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Alphamors - Il Pianeta dell'Amore

Alphamors - Il Pianeta dell'Amore
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Consegna prevista Giugno 2023

Ender vive con la voglia di rendere il mondo un posto migliore tramite la conoscenza. Il dettaglio che i clienti della libreria in cui lavora non sapranno mai è solo uno: viene da un pianeta a sei miliardi e mezzo dalla Terra.
Con il cuore puro da alieno altamente evoluto e la sua combriccola di colleghi, Ender osserva il modo in cui i terrestri vivono schiavi delle proprie bugie e delle proprie illusioni, in cerca di qualcuno abbastanza sensibile che abbracci i suoi consigli.
Dall’altra parte di Londra, Faith odia ogni singolo aspetto di sé stessa e sogna di poter scappare dalla casa in cui è cresciuta. Lei è il risultato di ferite mai guarite, fra cui l’insicurezza cronica e l’abbandono del padre.
Quando una catena di eventi inaspettata la porta fra le braccia di Ender, la ragazza sceglie di fidarsi di lui e di seguirlo, convinta che nessun luogo potrebbe essere peggiore di quello in cui ha vissuto per tutta la vita.

Perché ho scritto questo libro?

Negli ultimi anni ho letto molti libri di self-help e filosofia orientale. Alphamors è nato dal desiderio di voler unire gli insegnamenti di questi testi a un romanzo di narrativa, così che potessero essere raggiunti anche da chi non ha mai letto determinati autori.
Voler bene a se stessi è la scelta più coraggiosa che si possa fare ogni singolo giorno.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Nel silenzio totale e nel mio caos interiore, camminai per raggiungere il locale che avevo citato poco prima, con un Ender taciturno accanto. Non sapevo di preciso dove collocare quel tassello del puzzle – in mezzo a tutto il casino che era la mia vita –, ma sapevo che Ender era un uomo gentile e che si stava mettendo a disposizione per ascoltarmi. Sarebbe stato da stupidi rifiutare quella proposta e forse entro sera avrei potuto dire di avere un amico.

Quel pensiero mi scaldò il cuore. È infinitamente triste da scrivere, ma non avevo mai avuto un amico vero con cui poter parlare di tutto, con cui poter ridere e piangere di gioie e disgrazie. Con Thomas avevo instaurato qualcosa di più di un legame scolastico, ma non riuscivo a definire quella connessione un’amicizia. In fin dei conti stavamo uscendo con un obiettivo, noi due: quello di metterci insieme. E mi rendo conto che prima di essere fidanzati bisognerebbe essere amici, eppure… non lo so.

Tutti gli altri compagni di corso che avevo avuto alla Jefferson Academy non mi avevano mai mostrato interesse nel diventare miei amici e quando ero tornata a scuola dopo il tentato suicidio, si erano allontanati il più possibile, quasi come se il suicidio fosse contagioso.

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Forse l’unica persona che all’epoca avrei potuto definire più di un conoscente qualsiasi era il mio professore di musica. A volte vivevo la settimana aspettando di entrare nella sua aula sia per il pianoforte a coda, sia per il modo in cui quel docente mi stimolasse nell’imparare cose nuove.

Un amico… a poco a poco, le immagini di quello che avrei potuto fare assieme ad Ender mi sfilarono davanti agli occhi come un treno in corsa. Mi sarebbe piaciuto uscire a passeggiare con lui dopo il lavoro, condividere un gelato e ridere per qualcosa di buffo che era successo a uno dei due. Avremmo potuto andare al mare assieme, correre sulla sabbia bollente e buttarci poi nell’acqua fredda.

Passo dopo passo, vidi nascermi in testa ben altro di una corsa verso le onde e nuovamente mi ritrovai imbarazzata da quei pensieri. Desiderai le sue mani gentili sui fianchi – chissà perché proprio sui fianchi, poi? – il suo profumo sulla mia pelle… Sentii il viso farsi caldo e quella strana sensazione alla pancia bussare alla porta del mio corpo. Era sempre lì: tre dita sotto l’ombelico.

«Faith, vuoi iniziare a correre, per caso?» mi chiese Ender con leggerezza, e a quel punto rallentai un po’. Non mi ero accorta di aver aumentato il passo.

«Scusa…» mormorai a bassa voce. Era una parola riferita più ai pensieri che avevano preso a srotolarsi dentro di me, che per la velocità con cui avevo camminato.

Fu solo in quel momento che – passando in rassegna le disavventure della mia vita – mi resi conto non solo di non aver mai dato un bacio a un uomo, ma anche di non averne mai sfiorato uno. Una carezza, una coccola… L’unico reale contatto che potevo definire tale era stato ancora il gesto che aveva fatto poco prima Ender.

Non esisteva una tenera dolcezza condivisa con un uomo, dentro la mia vita. Non avevo nemmeno mai visto un ragazzo a petto nudo se non durante un film e adesso che avevo preso confidenza con Ender – il cui fisico faceva a gara con la più bella statua di marmo che fosse mai stata scolpita –, la mia fantasia aveva preso a viaggiare come non mai.

Captai la temperatura del mio corpo alzarsi, mentre l’ennesima bollente e imbarazzante immagine di un Ender mi passava davanti agli occhi. In quel folle momento di esplosione ormonale avrei dato qualsiasi cosa per potermi togliere i vestiti; non mi sarei nemmeno curata delle lentiggini che tanto detestavo. Mi sarei semplicemente spogliata di tutto e gli sarei saltata addosso senza troppe cerimonie. Certo… lo avrei fatto solo per poi potermene pentire amaramente dopo, se non addirittura per bloccarmi nel durante.

Non riconoscevo tutto quel desiderio improvviso e la cosa mi mise un po’ di paura. Era qualcosa di completamente nuovo, atipico.

Poco prima che finissi gli studi c’era stato un momento in cui credevo di essere asessuata o qualcosa del genere. Mi ero fermata a riflettere e mi ero resa conto che dopo Thomas non avevo mai più provato nemmeno il desiderio di baciare qualcuno.

Ender invece… Com’era sotto quella maglietta termica che gli avevo visto fasciargli il busto? Mi ritrovai a sorridere fra me e me e fu bello. Fu un sorriso sincero, imbarazzato, letteralmente in disaccordo con la Faith che Sarah avrebbe voluto che fossi; la donna casa e chiesa che non faceva sesso fino al matrimonio, per intenderci.

Mi gustai quella sensazione il più possibile, consapevole che non sarebbe passato molto tempo prima di ritrovarmi nuovamente con l’umore a terra. Era successo più volte nelle ultime ventiquattro ore. Era come se fossi diventata una montagna-russa emotiva: toccavo il fondo – convinta che più in basso di così non avrei mai potuto andare – e poi tornavo in alto nel giro di pochi istanti solo per vedermi nuovamente sbattere a terra.

«Siamo arrivati. Scusa per il silenzio. Ero… stavo pensando per conto mio.»

«L’ho notato! A giudicare dal sorrisino che avevi pochi secondi fa deve essere stato un bel viaggio!»

Sorrisi di nuovo e poi varcai la soglia del locale in cui mi ero rifugiata ogni tanto dopo il lavoro per leggere tranquilla in compagnia di una cioccolata calda. Ender mi seguì e insieme chiudemmo gli ombrelli che ci aveva prestato Freya, investiti da un morbido calore che profumava di vino. Attorno a noi non c’erano molte persone, ma in fin dei conti erano le 14:00 passate da poco.

«Direi di sì. Allora? Vuoi dirmi chi sei a parte Ender?»

Porsi quella domanda con gentilezza, realmente incuriosita di sapere qualcosa di più circa quell’uomo. Lui mi rispose all’istante, mentre prendemmo posto su un tavolino di legno scuro sistemato nell’angolo di una pedana rialzata.

«Beh, mi sono trasferito qui dall’Olanda qualche anno fa. Volevo fare qualcosa di diverso e così non ci ho pensato due volte. Ho quasi subito trovato lavoro da Freya, mi piacciono gli animali, non sopporto i telefoni e il freddo, e che altro? Ah, sì! Ho venticinque anni!»

Ascoltai tutto con attenzione e subito mi saltò all’orecchio un’incongruenza, una nota stonata all’interno della melodia: com’era possibile venire dall’Olanda e non sopportare il freddo? E soprattutto: perché Londra? Se Ender non sopportava il freddo, già che aveva deciso di cambiare città avrebbe potuto sceglierne una più calda.

«Che parte dell’Olanda?»

«Rotterdam! La mia famiglia non si aspettava che volessi andarmene.»

«Almeno tu lo hai fatto.» sottolineai.

«Puoi farlo anche te, se vuoi.»

«Sarebbe bello, sì.» Un velo di malinconia si stese sopra la mia voce. «Al momento però dubito sia possibile. Ho troppi pochi soldi con me, senza contare il casino che ho dentro… Non credo che riuscirei a trovarmi un nuovo lavoro in questo stato!»

Una microscopica parte di me prese coscienza che mentre io pensavo a un ipotetico nuovo lavoro in una città diversa da Londra, Sally non aveva la minima idea che – molto probabilmente – non sarei mai più tornata al supermercato. Fu divertente, cazzo!

E mentre io gongolavo all’idea di una Sally funesta – che urlava dietro a tutti i suoi dipendenti e magari che tirava matto perfino mio fratello per via della mia assenza – Ender lo ripeté nuovamente con leggerezza, senza risultare impositivo. «Allora vieni via con me.»

Non lo nascondo: rimasi molto sorpresa che quell’invito mi venisse posto ancora.

Per quanto assurda potesse essere quella proposta, sembrava essere seria. Poco prima di uscire Ender me l’aveva buttata giù nel pieno di una crisi di pianto – e lui non mi sembrava quel tipo di uomo che si permettesse di prendere in giro o di ironizzare determinate questioni –, ma adesso che me la proponeva di nuovo, la sua offerta sembrava nascondere qualcosa di losco… O forse ero semplicemente io che non ero in grado di fidarmi nemmeno di un sasso!

Ridacchiai per cercare di nascondere l’imbarazzo. Riuscivo chiaramente a cogliere l’assurdità della cosa – non ero una bambina stupida ed ero certa che Ender stesse scherzando –, ma volevo ugualmente vedere dove sarebbe andato a parare. «In Olanda?»

«Perché no? L’idea non ti piace?»

Mi presi qualche istante prima di rispondere, alla ricerca delle parole migliori da usare. «No, beh… più che altro mi sembra… strano. Insomma, ci siamo visti per la prima volta ieri e adesso tu, Ender, mi stai proponendo di venire in Olanda con te?»

Lui ribatté con un sorrisino, stringendosi fra le spalle. «Che c’è di così strano?»

Il suo invito era serio. Non c’erano dubbi. Nei secondi che precedettero la mia voce cercai di capire se Ender ci stesse provando, se gli piacessi sotto quel punto di vista. Non credevo che proponesse inviti simili a tutte le ragazze che incontrava. «Ma non ci conosciamo e poi… siamo così diversi tu ed io. La sottoscritta qui ha ancora un sacco di strada da fare, mentre tu…»

«A me piace dire che le differenze non devono necessariamente creare divisioni.»

Rimasi a fissarlo negli occhi, in balia di ciò che aveva appena detto. Non avevo mai sentito nessuno pronunciare delle parole così… sagge. Ender continuò come se niente fosse. «I contrasti non devono per forza far nascere conflitti. Due persone possono essere amiche pur avendo idee, passioni e gusti diversi; non credi? E poi, non ti sto proponendo di andare a vivere insieme, ma solo di fare un viaggio in amicizia. Perché sei mia amica, tu.»

Mi limitai a un lievissimo cenno della testa, con la mente annebbiata da quella meravigliosa, profonda frase. Le differenze non devono necessariamente creare divisioni. La consapevolezza mi investì pochi istanti dopo.

Amici. Ender ed io eravamo amici e non ero stata io ad affermarlo, ma lui! Questo voleva dire che quell’affermazione non era una finzione della mia testa, un’illusione da me stessa creata per poter stare un po’ meno male. Il pensiero di poter definire quel giovane uomo come un amico mi invase il corpo a poco a poco, come un liquido estraneo che prese a scorrermi nelle vene fino ad arrivare alla cellula più lontana.

La voce di Ender mi interpellò di nuovo. «Detto ciò, non vedo motivo per cui tu non possa prendere un aereo insieme a me…»

Diamine, faceva sul serio! Non si trattava di uno scherzo! Ender mi stava davvero proponendo una nuova vita in un’altra città! Con il suo aiuto, forse avrei trovato un nuovo lavoro alla svelta! Pensandoci, trovai strano che non avesse citato la questione. Non stava pensando di mantenermi o qualcosa di simile, vero?! Perché per quanto sarebbe stato carino da parte sua, io non avrei mai permesso una cosa simile, anche a costo di rimanere a Londra. Il mio scopo era quello di diventare indipendente, non di accollarmi a qualcuno.

A distrarmi da quel meraviglioso e sconcertante pensiero, arrivò una giovane ragazza con un grembiulino nero; aveva i capelli castani sistemati in un taglio a caschetto che le incorniciava perfettamente il viso sottile, gli occhi marroni. Io ordinai una cioccolata fondete con la panna, Ender un tè caldo.

Olanda. Poteva realmente essere lì il mio futuro?

«Quindi tu… Non stai scherzando. Mi stai davvero invitando in Olanda con te?»

«Sì. Ci torno periodicamente per trovare la mia famiglia, ma questa volta pensavo di rimanere là. Quella di Londra è stata una bella esperienza, ma sai… ho un paio di sorelline più piccole che mi piacerebbe conoscere meglio, nonché un sacco di amici che vorrei frequentare di nuovo.»

L’idea di non poterlo più rivedere e di non potergli più parlare guardandolo negli occhi mi fece vacillare non poco, ma cercai di non dare troppo peso alla cosa. In fin dei conti Ender non aveva ancora deciso di partire definitivamente… e comunque mi stava invitando con lui!

Rimasi concentrata sull’obbiettivo e mi tolsi ogni dubbio. «Quindi, se venissi con te mi aiuteresti a trovare un lavoro là? Hai dei conoscenti che potrebbero facilitare la cosa?»

«Sì, certo. Mio padre è ingegnere. Conosce un sacco di gente.»

Rimasi nuovamente in silenzio. È proprio il caso di scrivere che ero senza parole. Come poteva star succedendo una cosa simile a me? A Faith Stryder: la ragazzina lentigginosa che aveva tentato il suicidio e con l’autostima sotto la suola delle scarpe!

Poteva davvero essere così facile andarmene da Londra? Per tanto tempo ci avevo sperato e adesso che l’occasione mi si era presentata su un piatto d’argento, non riuscivo a crederci. Una parte di me pensava che doveva necessariamente esserci un doppio fine dietro a quella proposta.

Dopo qualche istante di totale silenzio – passato fra la paura di non poter rivedere più quell’uomo meraviglioso e la sfiducia che provavo per il mondo intero – gli chiesi: «Perché? Perché mi vuoi aiutare, Ender?»

Lui si sporse sul tavolino, in modo da potermi essere più vicino. Mi rispose con un tono di voce tranquillo quanto serio. «Prima di uscire hai parlato di un nuovo mondo, giusto? Come credi sia possibile crearlo se non partendo dai piccoli gesti d’affetto? La Terra non ha bisogno di nuove leggi, nuovi politici o nuovi farmaci, per evolvere. Le macchine volanti, la manipolazione genetica… quella roba non porterà da nessuna parte. L’unica cosa davvero necessaria qui adesso è l’amore verso il prossimo, Faith.»

2022-09-20

Aggiornamento

Estrattino.❤

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Chiara Montecristo
Chiara Montecristo nasce a Bergamo alla fine degli anni '90, dove tutt'ora vive lavorando come cameriera. Con la passione per la scrittura fin da piccolina, gestisce un blog letterario su cui condivide i pareri sui libri letti. Sentendo un'amore sconfinato per la Toscana, punta nel potercisi trasferire definitivamente.
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