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Anime perse

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Consegna prevista Dicembre 2024
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Tikualine, California, fine anni ’90.
Tra le strade polverose di questa città corrotta si intrecciano le vite di tre giovani adulti. Adam, in fuga da un passato troppo doloroso per essere ricordato; Alyssa, sorella di Adam, divorata da segreti e scelte sbagliate; Raúl, amico fraterno, corroso da rabbia e rancore contro un padre incurante dei suoi bisogni. Tre esistenze tormentate, in bilico tra autoinganno e distruzione.
Cosa accadrà quando la fiducia verrà tradita e la verità prevaricherà le bugie?
‘Anime perse’ è un romanzo di formazione che spezza le illusioni della giovinezza e catapulta nella tragicità della vita adulta. Un noir che fa luce su i rimpianti e le amarezze che si nascondono sotto una patina in apparenza dorata.

Perché ho scritto questo libro?

Ho trascorso circa dieci anni della mia vita sentendomi anche io un’anima persa. Ho toccato il fondo nel 2016, quello che reputo l’anno più buio della mia vita. Da quel buio, tuttavia, è nata questa storia. L’ho custodita in segreto fino al 2019, poi da un banale “e se…” ho iniziato la prima stesura. Il romanzo è cambiato, è cresciuto insieme a me tra molti alti e bassi; è scomodo, indigesto, malinconico. Però sono sicura che scriverlo mi abbia davvero salvata.

ANTEPRIMA NON EDITATA

PARTE PRIMA

A volte ho l’impressione di fare una gara di corsa

contro la mia ombra. Per quanto io corra veloce,

non riesco a seminarla.

Perché dalla propria ombra non si può fuggire.

Haruki Murakami, After Dark.

CAPITOLO    1

*

Vecchi copioni

Adam stava scappando. Il corpo, lanciato in una corsa spericolata, era un concentrato di energia e respiro; una macchia di colore che si stagliava sullo sfondo scuro della città di Tikualine. I fari delle auto e le insegne al neon dei locali gli danzavano attorno, al ritmo concitato della fuga. Guardò verso l’alto. Il cielo notturno, fumoso e rossastro, era illuminato dal riverbero dei lampioni, e dava l’impressione che le stelle fossero precipitate tra i palazzi di mattoni e cemento, trasformandosi in centinaia di finestre illuminate. Gli occhi di Adam brillarono di vita folle e le labbra si tesero in un sorriso aggressivo e sfacciato.

Tutto era cominciato al Moonflower, un disco club frequentato da una risma di individui talmente variegata da somigliare a un serraglio esotico. Adam apprezzava quel locale, lì dentro si sentiva a suo agio, ma soprattutto poteva prendere parte alle bische clandestine che si tenevano nei privé. Quella sera però aveva puntato troppo in alto. Adesso fuggiva, leggero e senza un soldo in tasca, proteso in avanti come Il Matto nei Tarocchi, portandosi dietro nient’altro che sé stesso e due grossi energumeni che rispondevano ai nomi di Kosta e Nikolai.

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Le loro urla lo avevano seguito per qualche isolato, poi erano state risucchiate dal frastuono della città che non smetteva di vivere nemmeno di notte. Era riuscito a sfuggirgli. Dopotutto Adam conosceva alla perfezione le strade di quella città, vi aveva trascorso gli ultimi tre anni della sua vita; non poteva sbagliarsi.

Rallentò per riprendere fiato e un sorriso compiaciuto gli increspò le labbra. Gonfiò il petto e si passò una mano tra i capelli per sistemarli. Gocce di sudore gli imperlavano la fronte e il petto divorava aria nuova, sollevandosi e abbassandosi come un mantice. Arricciò le labbra in una smorfia di disappunto, quasi deluso dall’essere riuscito a seminare i suoi inseguitori, ma un attimo dopo un moto di orgoglio gli inondò il petto. Perse ancora qualche secondo per sistemarsi i vestiti, poi scacciò una ciocca di capelli color grano maturo che gli solleticava un sopracciglio. Tirò su col naso e sputò un grumo di saliva asciutta. A quel punto si voltò, con la convinzione che non ci fosse più nessuno dietro di lui. La strada era deserta.

«Un gioco da ragazzi…» commentò tronfio. Compì mezzo giro su sé stesso e la parte destra del viso entrò in collisione con qualcosa che la mente non aveva previsto. Un pugno lo colpì al volto. Il dolore esplose, insieme a un bagliore bianco dentro le orbite. I profili degli edifici circostanti persero consistenza, sdoppiandosi e sovrapponendosi. Un fischio ovattato cominciò a echeggiare nell’orecchio. Sentì caldo e subito dopo freddo lungo tutta la parte colpita, mentre il resto del corpo perdeva il proprio baricentro e si schiantava contro l’asfalto.

«Oppure un ragazzo a cui piace giocare troppo» gli fece eco una voce arrochita dall’affanno e dal troppo fumo. Un uomo corpulento gli si stagliava a un metro di distanza e lo fissava con sdegno. Adam gli rifilò un’occhiata torva, intontito e ferito nell’orgoglio.

«Forse hai ragione…» sibilò a denti stretti e cercò di rimettersi in piedi il più in fretta possibile.

«Ma guarda! Il moccioso ha ancora la faccia tosta per parlare. Qualcuno dovrebbe tagliarti quella cazzo di lingua lunga!»

«E scommetto che quel qualcuno vorresti essere tu».

Rise e sputacchiò sangue. Sentiva la guancia destra pulsare e quando la sfiorò con la punta delle dita una scarica di dolore si irradiò su metà volto. Anziché tentare di soffocarla, Adam vi si aggrappò con bramosia. Quel dolore gli permetteva di incanalare in una direzione precisa la rabbia che gli ribolliva nelle vene. Solo così era in grado di sopravvivere, di andare avanti.

Mentre il mondo ritrovava la sua solidità, si rese conto che ad averlo colpito era stato Nikolai. Kosta, invece, li stava raggiungendo. La parte più irrazionale del cervello gli suggerì di dare inizio a una rissa. Sapeva di poter battere Nikolai, ma non in quelle circostanze. Questa volta si trovava in svantaggio. Era disarmato, mentre gli altri due sfoggiavano una pistola sotto la giacca.

«Questo era solo un avvertimento».

«Ah, perché questo tu lo chiami avvertimento?» una risata da iena, mezza strozzata, accompagnò quelle parole. Nikolai ignorò la provocazione, ma Adam continuò a sfidarlo. Si rimise in piedi e gli sorrise come se avesse la vittoria in pugno. Il fascio intermittente del lampione sulle loro teste lasciava che i tre venissero a tratti divorati dalle ombre e poi risputati nella luce. Si studiarono a vicenda per qualche istante, poi Adam fece un passo avanti. Allargò le braccia, i palmi aperti rivolti verso l’esterno, e fece spallucce. Inclinò la testa di lato e il suo sorriso si fece ancor più sbilenco.

«Certo che la qualità dei cani di Keelan si è abbassata di parecchio» Adam rise ancora.

Un secondo pugno gli spaccò il sopracciglio sinistro. Poi un terzo lo centrò in piena faccia, facendogli sbattere e stridere i denti. Si morse la lingua e un denso fiotto di sangue e muco prese a colare dalle narici. Fece un passo indietro, mantenendo a stento l’equilibrio, ma Nikolai non si fermò. Lo colpì con un’altra serie di pugni: di nuovo al viso, allo stomaco e infine si accanì sulle reni.

Il corpo di Adam sussultò a ogni colpo incassato. Il dolore lo investì a ondate. Sputò sangue e bile, chiazze di vita sporca contro l’asfalto polveroso. Poi cominciò a ridere. All’inizio Nikolai non fu in grado di udirlo. La risata di Adam fuoriusciva a singhiozzi, gorgogliante e stridula, finché in un attimo di pausa eruppe: piena, fragorosa, incontrollata.

«Che cazzo hai da ridere, moccioso? Ne vuoi ancora?»

Nikolai gli afferrò la testa per la cima dei capelli. Ciuffi biondi spuntarono tra le grosse dita dell’uomo come erbaccia incolta. Lo avrebbe nuovamente colpito, ma Kosta intervenne per fermarlo.

«Lascialo andare. Keelan lo vuole vivo, per ora».

Adam fissò gli uomini che lo fronteggiavano. Sagome sfocate in una visione rossastra. Inspirò ed espirò a fatica, tossendo saliva e sangue. Stava ancora ridendo.

«Tu sei pazzo…» dichiarò, poi lo lasciò andare.

Adam si accasciò a terra in una posa scomposta. Vedeva di nuovo le insegne al neon e le luci della città vorticare attorno a sé, il cielo nuvoloso rosseggiare per il riverbero. Nella sua mente quella era l’immagine di un mondo in fiamme. I volti di quei due uomini erano maschere d’osso brunito dalle quali la carne colava via come cera sciolta.

* * *

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Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Non sono un lettore assiduo, ma conosco l’autrice e ho voluto darle una possibilità. L’ho divorato. Una scrittura veramente “dinamica” che non annoia, ma che ti fa chiedere cosa accadrà nel capitolo successivo. Davvero super consigliato!

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Nadia Nucera
Nadia Nucera, classe 1991. Laureata in Filologia Moderna. spera di poter essere un'insegnante. Vive e lavora a Milano, città di adozione che le permette di coltivare le sue passioni: la scrittura e il disegno. Ama le civiltà antiche e la mitologia, l'astrologia e i gatti. Girovaga sempre con un libro da leggere in borsa. 'Anime perse' è il suo romanzo di esordio.
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