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Apologia della disoccupazione – Espedienti di sopravvivenza di un uomo analogico nell’era digitale

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Consegna prevista Gennaio 2025

Lo smarrimento di un immaginario comune, la mancanza di certezze e di indici di senso. Nel delirio post analogico dell’epoca digitale si erge come ultimo baluardo della propria identità LA DISOCCUPAZIONE nella quale Federico e i suoi amici si identificano intravedendovi tutto sommato, un ruolo sociale accettabile. La perdita progressiva della reale percezione di sé e la ricerca spasmodica di una qualsiasi “verità” mistica cui attaccarsi li precipita in un vortice di lucida follia, in cui diventa normale essere incriminati per pirateria e terrorismo piuttosto che giungere alla consapevolezza di essere i VERI figli di Dio.

Nel disorientamento sociale globale, nel “non sense” come stile di vita, prendono vita una serie di accadimenti frutto di presagi e premonizioni, di credenze e visoni, di desideri e pulsioni che creano e progressivamente alimentano un gorgo che risucchierà i protagonisti, spingendoli a dover attraversare inconsapevolmente una serie di prove ed espiazioni. Federico dovrà sopravvivere a sé stesso e alla propria spirale d’isteria in cui, i dogmi ferventi della fede cieca fondati su allucinazioni e dispercezioni autoreferenziali lo hanno scaraventato.

Riuscirà a scegliere di riemergere e darsi la possibilità di riconoscere la propria identità rileggendo la propria storia analogica ed il suo significato in continuità con il tempo digitale che lo ospita, arrivando a comprendere di essere “l’uomo a cavallo del tempo… tra il tempo prima e il tempo dopo”, intravedendovi finalmente una chiara missione da compiere.

Apologia della disoccupazione è un romanzo che cerca di scorgere la luce dell’infinito dalla melma della pozzanghera.

Perché ho scritto questo libro?

Questo romanzo nasce con l’intento di precipitare il lettore nei “suggestivi scenari” che l’attuale momento storico mostra. Esplorare i meandri malsani della complessità sociale e l’ansiogeno disorientamento identitario cui la persona è sottoposta ogni giorno. Ripossedere il passaggio dall’arcaico mondo analogico a quello digitale, il confronto tra le generazioni ed in particolare quello tra i nativi digitali e i nuovi adulti irrisolti; il tutto, senza fornire risposte e soluzioni, ma stando nel processo, nel caos totale dei protagonisti che sembrano ognuno inseguire il proprio delirio interiore. La perdita del controllo e dei freni inibitori, i tentativi blasfemi di santità, la frustrante ricerca di una normalità che si tramuta in devianza infarcita di esercizi spirituali narcisistici; ed il progressivo allontanamento da uno spazio e un tempo condiviso. È in questo scambio di reciproca follia, in cui le prove ed espiazioni si fanno intense, moltiplicando e compenetrando i molteplici punti di vista che prende forma e si eleva qualcosa che sfugge al “non sense” e al caos stesso… l’idea che le cose avvengano perché devono avvenire. Ecco che si mostra un percorso in cui il lettore attraversato l’apice del degrado e del delirio mistico, sarà invitato ad imboccare la via della consapevolezza, dove esiste un altro punto di vista, capace di spiegare e dare senso alla propria esistenza di uomo a cavallo tra tempo analogico e tempo digitale.

ANTEPRIMA NON EDITATA

2) Sulle dispercezioni di Federico

Le luci si accendono e si spengono. Si accendono e si spengono. Come le mie speranze di tornare a lavorare. L’albero mi fissa mostrandomi l’ennesimo Natale in cui restiamo io e lui a fare i conti con il presente e il passato. Spero che il trasformatore si riscaldi molto, e poi bruci, in modo da glorificare il corto circuito della mia vita in una bella fiammata purificatrice.
“Muore arrostito dall’albero di Natale single, quasi quarantenne, esubero delle provincie, con problemi psichici”; tanto ce lo mettono sempre il “problemi psichici”, in modo che il fruitore medio del tg dica “a me non può succedere, non ho problemi psichici”. Chi ha problemi psichici e chi non li ha non è più un campo certo, io su di me non mi sbilancio.
Ogni palla sui suoi rami è un disoccupato che ho visto sulla collinetta. Abbandonato dalla sua città in cui aveva riposto fiducia. Che ora che hanno chiuso tutto ha pensato bene di impiccarsi. Sull’albero degli impiccati svetta il puntone che sono io impalato.
Ogni ramo è un anno della mia vita appesantito da un amore per un lavoro eterno durato qualche mese, indurito da promesse che durano il tempo che capiscano le mie idee. Loro al contrario di me capiscono le mie idee. E non gli piacciono.
L’albero non prende fuoco.
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Sposto lo sguardo sotto l’albero e trovo il solito presepio di tutti gli anni. Si respira un clima confusivo e precario: cammelli in mezzo alla neve. Il clima è allo sbando. Sarà il surriscaldamento globale, o quello del trasformatore. E subito mi aspetto che da dietro la capanna, fatta con tre lattine di birra tagliate, parta un tifone o un’alluvione a spazzare via tutto. Niente… e i re magi, ultima speranza come il sussidio di disoccupazione nella crisi, non arriveranno mai perché non c’è la stella cometa da seguire. La famiglia nucleare si raccoglie attorno a Gesù. Ci guardiamo. Lui dalla mangiatoia, io dal divano, increduli con lo stesso smarrimento di tutti gli anni. Ma è possibile che tutti i natali ci ritroviamo nella stessa situazione: te a chiederti come è che non ci sia verso sostituire il bue e l’asinello almeno con una stufa a pallet… e se non sia il caso di chiedere l’affidamento a qualsiasi altra famiglia, anche “Il Grande”5 Erode Ascalonita 73.a.C.-4 a.C. detto il grande fu re della Giudea, nel vangelo di Matteo è colui che ordina la strage degli innocenti. andrebbe bene, perché dei genitori che ti tengono nella mangiatoia in capanna di anno in anno non è gente adeguata; io sempre solo e senza lavoro. Ma vedrai Gesù che l’anno buono viene anche per noi e poi si svolta. Se trovo lavoro prima io, un monolocale in affitto te lo prendo e se te capisci dove tuo padre si sputtana i soldi di falegname…
Squilla il telefono
– Fede…-
– Mmmmm…-
– Stai mettendo in atto il protocollo di Natale? Hai già finito la bottiglia di whisky,?-
Palmiro. Mi rammenta che sto bevendo come tutti i Natali una boccia di whisky da solo. Parto ricercando la riflessione nella solitudine. Trovo la desolazione della mia esistenza verso metà bottiglia e poi a tre quarti sprofondo nella depressione cosmica in cui io sono il male del mondo e non merito di vivere.
– La bottiglia è ai piedi del divano, e sta come me… giace svuotata –
– Lo prendi troppo sul serio in Natale. E hai anche già costatato che te e Gesù avete gli stessi problemi immagino… –
– Palmiro, non ho mai detto che abbiamo gli stessi problemi, perché io non ho una famiglia da servizi sociali come Gesù. Io sono artefice dello schifo che fo, diciamo che entrambi siamo in un meccanismo disfunzionale e non ne riusciamo a uscire –
Mi invita ad uscire a svagarmi un po’.
– Palmiro mi sono ritirato te l’ho detto, devo pensare a come responsabilizzarmi per trovare il giusto modo per iniziare un nuovo anno in maniera più consona alla mia età, che non preveda atti terroristici –
– E ti ubriachi con Gesù?! –
Forse ha ragione Palmiro. Non dovrei bere con Gesù. Forse dovrei bere con qualcun altro. O forse potrei smettere di bere. Smettere di bere, così come se niente fosse, come se non contasse niente nella mia vita.
– … Fede, ma mi senti? –
– Impossibile. Vengo meno ai miei principi! –
Appendo veloce. Cazzo. Smettere di bere. Ansia. Vuoto. Che sete. Una birra ci vuole una cazzo di birra. Corro al frigo. Birra. Vuoto. In dispensa. Birra? Calda. Perfetta. Stappo bevo.
Una sorsata che non la sento neanche. Non il sapore, ma arriva a riscaldare quel ghiaccio che ho dentro. Torno sul divano. Sto un po’meglio. Dlin. La porta. Chi cazzo suona alla porta.
– Mhmm –
– Sono Palmiro apri Fede, dobbiamo parlare –
Passi concitati su per le scale. Arriva alla porta trafelato e tetro in volto.
– Fede tu hai un problema! –
Mi faccio interessato. Se è uno solo inizio l’anno alla grande. Generalmente sono nella merda su svariati fronti.
– Hai un problema con l’alcol –
– Che cazzo dici! Ti sembra il momento di tirare fuori nuovi problemi? Per giunta inesistenti? –
– Federico la struttura del tuo presepe, è fatto di lattine di birra vuote, i monti le casine, e ogni anno si espande, per esempio quella città la…?-
– Gerusalemme! –
– E dopo Nazareth, Gerusalemme, pensi di costruire tutta la Palestina fatta di lattine? –
– È un presepe a favore del riciclaggio! –
– È il presepe di un alcolizzato! –
Va via e sbatte pure la porta. E menomale che non ha visto la Galilea e la Cananea che sto costruendo in camera da letto.
Corro al balcone.
– Palmiro! Palmiro! –
Si volta e mi guarda. Sempre accigliato.
– Se è come dici tu allora significa che non sarei in grado di smettere di bere –
– Federico, il fatto che il tuo Avvento inizi a Febbraio e che cominci a ricostruire il presepe dimesso una quindicina giorni prima perché non sai più dove cacciarti le lattine di birra, no fa di te un artigiano Napoletano –
– Va bene ti dimostrerò che il mio avvento precoce è semplicemente un atto di fede. Quindi stai sereno smetto di bere e continuo a costruire il presepe con altro materiale. Ateo infelice!
Bene la sfida con Palmiro è iniziata. L’agnostico supponente. Ci vuole subito un sorso di birra… cazzo sto pensando che ho bisogno di bere per smettere di bere; grave direi.
Allora devo subito togliere di mezzo tutto ciò che mi induce in tentazione; quindi, direi che entro domani non devo avere più una lattina di birra ne altre sostanze alcoliche in casa. Rifletto che è uno spreco gettarle. Rifletto che non ho un garage. Un piccolo sforzo ci vuole allora. Stappo una bottiglia di vino bianco delle Venezie e comincio a bere. Calcolo che per le due di stanotte, tenendo un ritmo blando di tre litri l’ora dovrei aver finito tutto ciò che ho in casa; se non svengo prima ovviamente. Ci vuole sacrificio. Ci vuole sacrificio e tenacia.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Gabriele Zen
La mia grande passione per la scrittura, unita alla professione di ascolto della persona, mi ha portato in questi anni ad analizzare questo inscindibile intreccio di storie e ad approfondire le narrazioni a 360 gradi. Teorico sociale, da circa 20 anni mi occupo di analizzare i mutamenti sociali e come questi impattino nella costruzione identitaria delle generazioni; ho scritto diversi testi che correlano l’ottica sociologica dell’analisi dell’attuale società ad un approccio di clinica sociale fondata sul caso. Se nel quotidiano utilizzo la scrittura come strumento di cura, la mia passione da sempre resta quella della narrazione creativa: dare vita a personaggi, permettere loro di impadronirsi delle mie emozioni, farmi guidare tramite i loro sogni nei miei labirinti… per cercare insieme una via d’uscita.
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