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Arcane Hotel

Arcane Hotel
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Consegna prevista Febbraio 2023
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La giornata di Justin Evans, un giovane impiegato, non comincia nel migliore dei modi. Il contratto che stava cercando di ottenere da più di un anno non gli viene offerto, ed è costretto ad abbandonare il suo ufficio. Proprio quando tutto sembra andare nella direzione sbagliata, un uomo misterioso fa la sua comparsa in una circostanza alquanto ambigua. L’uomo, dopo essersi presentato, propone al giovane un”offerta di lavoro, la stessa fatta a suo nonno anni prima. Il giovane ripensa più volte all’episodio insolito, fino a quando decide di visitare la struttura dell’uomo: un hotel dove suo nonno ha lavorato quando era ancora un bambino. L’uomo, dopo aver rafforzato la sua offerta, accompagna il ragazzo in una delle stanze dell’hotel. Una volta entrati, un nuovo mondo si apre davanti agli occhi di Justin, lasciandolo incredulo. L’Arcane Hotel non è una semplice struttura ricettiva, bensì un luogo pieno di ospiti molto pericolosi, avvolto da oscuri segreti.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché stavo cercando una storia auto-conclusiva e con una durata sufficiente a sviluppare l’intera storia. Ho tratto ispirazione dai miei percorsi di studio e dall’esperienza lavorativa nel settore alberghiero. L’idea di inserire un elemento della mia vita mi ha intrigato fin dall’inizio. Inoltre, ho rivisitato fatti realmente accaduti giocando anche con la fantasia. Posso dire di essermi divertito.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

Capitolo 1

Un’offerta di lavoro

Fin dalle prime luci dell’alba la pioggia scende su New York con intensità; le nuvole grigie coprono il cielo dando alla città un tono cupo. Le gocce d’acqua si scontrano contro il vetro creando un ticchettio leggero nell’ufficio. Dietro la scrivania siede un giovane pensieroso, intento a fissare lo schermo del computer senza accennare al minimo movimento. Il ragazzo resta in attesa, pronto ad accogliere il capo nel suo ufficio: finalmente questo potrebbe essere il suo grande giorno. Ha lavorato senza sosta per un anno per ottenere quel contratto che gli cambierebbe la vita, e che finanzierebbe i suoi progetti familiari. Bussano alla porta. «Avanti» risponde con tono teso il ragazzo. Il signor Moore entra nella stanza a grandi passi smuovendo l’aria; l’ambiente circostante si riempie del suo profumo in pochi istanti. In mano tiene una cartellina in pelle nera, il ragazzo non gli stacca gli occhi di dosso chiedendosi se contenga il tanto sospirato contratto. «Signor Evans», esordisce l’uomo restando in piedi, «Sarà impaziente di sapere.»

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Il ragazzo annuisce debolmente, fissa l’uomo con lo sguardo di un bambino che aspetta le caramelle dai genitori. «Signor Evans, le devo dare una notizia spiacevole» sentenzia l’uomo. Il volto del ragazzo si rabbuia mentre distoglie lo sguardo, si lascia andare in un lungo sospiro. «Purtroppo abbiamo subito una crisi e per questo ci sono stati dei tagli al personale. Lei rientrava tra questi». Il ragazzo fa un sorriso amaro, «Ho lavorato per voi senza sosta per un anno, e questo è il mio premio. Un benservito; con stile. La ringrazio per la sua generosità.» Risponde con tono ironico. L’uomo si volta come se niente fosse, arriva alla porta e si ferma sulla soglia. «In tempi come questi dovrebbe capire come vanno certe cose. Come dicono in molti, si chiude una porta e si apre un portone». Chiude la porta dietro di sé lasciando il ragazzo da solo, seduto sulla sedia girevole, con lo sguardo basso e l’umore a pezzi. Si allenta la cravatta e si volta verso la finestra, la pioggia scende ancora fitta tra i grattacieli. Si alza dalla sedia e prende il capotto dall’attacca panni. Dopo averlo indossato afferra lo scatolone nell’armadio e lo riempie con i suoi affetti personali, sgomberando la scrivania per l’ultima volta. Esce dall’ufficio per non farvi più ritorno. Senza salutare nessuno si dirige agli ascensori, scende fino al piano terra ed esce dall’edificio attraversando l’atrio. Quando supera la porta girevole il fragore lo investe, le sue narici si riempiono di petricore. Si incammina verso la metropolitana noncurante dell’acquazzone in corso e tenendo stretto lo scatolone, aumenta l’andatura. Arriva alla fermata e scende gli scalini lentamente per evitare di scivolare, supera poi i tornelli. Arriva alla banchina ferroviaria e aspetta il treno nella completa desolazione.

Dal tunnel alla sua destra arriva una forte luce che annuncia l’arrivo del treno, seguita dal forte stridio delle ruote sui binari. Il mezzo si ferma e le porte si aprono, consentendogli di entrare nel vagone vuoto. Si siede e mette vicino a sé lo scatolone bagnato, poi si asciuga il volto con una mano. Piega la testa all’indietro sospirando. nell’esatto momento in cui il treno riparte, rivolge lo sguardo in alto rimuginando. Il mezzo procede la corsa rientrando nel tunnel, ma le luci non si accendono lasciando il vagone nel buio totale. Il ragazzo non se ne preoccupa: accade spesso che queste restino spente e si lascia cullare dallo stridio dei binari. Un rumore lo fa sussultare, strappandolo ai suoi pensieri. «Giornata pesante?» Chiede una voce nel buio. Il ragazzo trasalisce e si aggrappa con forza ai sedili, indietreggiando. Un fiammifero viene acceso all’improvviso. La luce fioca illumina una barba bianca curata e una pipa in legno scuro, l’uomo incendia il tabacco e da poche boccate. «Chi cazzo è lei?» Chiede spaventato il ragazzo. L’uomo ridacchia nell’ombra, «Giornata pesante, ne ero certo». Il fumo della pipa comincia ad espandersi nel vagone facendo tossire l’altro.

«Non si può fumare qui.» 

«Lei rispetta sempre le regole, Justin?»

Il ragazzo resta in silenzio per lo stupore e la paura. «Come sa il mio nome; chi è lei?» Chiede con tono ansioso. L’uomo risponde mordendo la pipa: «mi hanno chiamato in molti modi, ma per lei sono il Signor Walt.»

Justin si allontana tastando i sedili, quando afferra il tubo in ferro si alza e si mette vicino alla porta. «Che cosa vuole da me?» Chiede alzando la voce.

«Voglio offrirle un lavoro. Qualcosa che la valorizzi e ripaghi i suoi sacrifici.» Risponde l’uomo continuando a buttare fuori il fumo dalla bocca.

«Grazie, sono a posto così.» Justin è desideroso di fuggire dal treno. 

«Oh, lo vedo. Vedo come l’hanno ripagata di tutti i sacrifici che ha fatto. Vedo benissimo come il signor Moore l’ha ricompensata». Il ragazzo comincia a picchiettare sul vetro della porta preso ormai dal panico. «Come conosce il mio capo? Come conosce me?!» Esclama rabbioso.

«Io conosco molte cose, Justin Evans. Anni fa, feci la stessa proposta a suo nonno, e lui non se ne pentì. Le concedo che la circostanza è alquanto bizzarra in effetti, ma ho bisogno di lei. Le sto offrendo l’opportunità di fare qualcosa di veramente grande. Mi fidavo del vecchio Albert; mi fido di lei.» Il treno si avvicina all’uscita della galleria, la luce viene verso di loro. «Se accetta, si rechi al numero centoventi della sessantaseiesima strada». Il treno esce dalla galleria all’improvviso, tutto il vagone viene illuminato dalla luce esterna. Justin si copre per un attimo gli occhi infastidito dal bagliore improvviso, poi inizia a guardarsi intorno. Il mezzo si ferma e le porte si aprono, i passeggeri entrano cercando posto a sedere. Justin rimane in piedi aggrappato ancora al palo, fissando il punto preciso dov’era seduto l’uomo. Il signor Walt, di cui ignorava l’identità.

Justin fissa il piatto con sguardo assente, le pietanze fumanti sono ancora integre. Una mano sfiora la sua ridestandolo. Il ragazzo sposta lentamente lo sguardo sul viso di Zoe, la sua compagna,  guardandola con apatia. « So che stai male Justin, ma questo non è il miglior modo per affrontare il licenziamento.» Justin stringe la sua mano con delicatezza.

«Vedrai che prima o poi troverai un altro posto di lavoro…»

«E se lo avessi trovato? Così, all’improvviso?»

«Sarei ancora più curiosa di sapere perchè hai questa faccia. Dove lo hai trovato?»

Il volto della ragazza è solare e il tono della sua voce è così positivo, mentre l’espressione e il tono del ragazzo sono pieni di preoccupazione. «È lui che ha trovato me» risponde titubante.

Zoe assume un’espressione confusa, «Che significa che “Lui ha trovato te”?» Chiede avvicinandosi al compagno. Justin si strofina nervosamente il naso, «Ero nella metro, in un vagone completamente vuoto. Il treno è entrato nella galleria e le luci non si sono accese, a quel punto una voce ha parlato. Era un signore nascosto nel buio. Ha acceso una pipa e mi ha chiamato per nome: per nome capisci! Sapeva del licenziamento e mi ha offerto un lavoro, lo stesso lavoro che offrì a mio nonno tempo prima.»

La ragazza si allontana da lui restando in silenzio, prende la forchetta in mano e smuove le uova nel piatto. «E tu hai a paura? Solo perchè non ti sei accorto della sua presenza nel vagone? Un’occasione così non capita due volte, e non capita subito dopo essere stati licenziati. Pensaci bene Justin.»

Il ragazzo abbassa la testa deluso, non le ha neanche menzionato la misteriosa sparizione dal vagone. Afferra la forchetta e comincia a mangiare in silenzio, resta con lo sguardo fisso sul piatto e con la mente avvolta nei pensieri. Finisce di mangiare in fretta e alzandosi senza dire nulla, va diretto nella sua camera dove tiene il computer. Si siede alla scrivania e digita su internet l’indirizzo che l’uomo gli ha indicato, la ricerca porta ad una struttura ricettiva. La scritta sull’edificio è grande e luminosa: Arcane Hotel. In quel preciso momento, la mente di Justin parte per un viaggio nel passato, per tornare a quando era solo un bambino. Suo nonno lavorava lì, in quell’hotel così grande e lussuoso. Ricorda che un paio di volte gli ha fatto visita, e che era rimasto così colpito da esserne influenzato negli anni successivi. È stato questo il motivo che lo ha spinto ad intraprendere gli studi per diventare receptionist. Justin aveva completamente rimosso tutto ciò, per qualche strano motivo a lui sconosciuto. «Arcane Hotel» recita Zoe alle sue spalle.

Justin si volta verso di lei. «Mio nonno lavorava qui. È per questo che ho studiato per lavorare in hotel. È passato così tanto tempo…»

La ragazza entra nella stanza e si siede sulle gambe del ragazzo, guarda lo schermo mentre gli accarezza delicatamente il viso. «È un segno Justin, e un’opportunità. Questo signore si è ricordato di tuo nonno e si è presentato a te di persona per offrirti questo lavoro, non devi sottovalutare questa cosa.»

Il ragazzo guarda la foto sullo schermo del computer, osserva ogni minimo dettaglio prima di parlare. «Sei sempre saggia. Ti ho scelto anche per questo».

I due iniziano a ridere guardandosi negli occhi, e si lasciano andare in un lungo bacio prima di avviarsi verso la camera da letto. Un odore delicato di gelsomino è sparso per tutta la stanza. Iniziano a sfiorarsi a vicenda i volti, immergendosi ognuno negli occhi dell’altro, per poi spogliarsi a vicenda con premura. Trascorrono tutta la notte nel letto, senza mai dividersi. Il giorno è solamente un lontano ricordo, che ha lasciato spazio alla dolcezza della notte. Le lancette dell’orologio avanzano senza essere viste. Si addormentano abbracciati e inebriati dalla fragranza che avvolge tutta la camera.

Al mattino Justin si alza dal letto lasciando dormire Zoe in tranquillità, premurandosi di scrivere un biglietto. Dopo aver fatto un abbondante colazione si prepara per uscire di casa. Prende un autobus e successivamente la metro per arrivare a Manhattan, tra i grandi palazzi che dominano la scena cittadina. Cammina fino a Central Park e da lontano comincia a intravedere la grande scritta luminosa sulla facciata dell’edificio. Quando arriva sotto all’hotel prova una sensazione per nulla rassicurante: si sente appesantito e in ansia. Si sistema la giacca e la camicia dirigendosi verso l’entrata, dove un portiere in divisa gli dà il benvenuto. Entra nella hall camminando sul grande tappeto rosso che porta alla reception, alla sua destra sono presenti dei divani molto spaziosi e delle poltrone morbide per accogliere gli ospiti. Passa sotto al grande lampadario appeso al soffitto raggiungendo l’accettazione. Una ragazza in divisa nera lo accoglie con un sorriso, “Matilda” recita la targhetta oro sulla sua giacca. «Benvenuto all’Arcane Hotel signore, come posso aiutarla?» Chiede con tono pacato e gentile. Justin le rivolge un mezzo sorriso, «Sto cercando il Signor Walt. Dovrei parlare con lui riguardo ad un’offerta di lavoro». L’addetta all’accoglienza alza la cornetta del telefono e digita rapidamente il numero interno, dopo alcuni attimi dall’altro capo rispondono. «Le garcon est ici» dice prima di attaccare. Si rivolge poi a Justin con gentilezza, «Tra un attimo sarà da lei Madame Lacroix, la governante. Può  accomodarsi nel frattempo». Il ragazzo ringrazia e segue il consiglio, sedendosi su una poltrona soffice, in tessuto. Si guarda intorno cercando di controllare l’ansia, e nel farlo nota che non ci sono altre persone a parte lui e la ragazza alla reception. Una cosa strana vista la reputazione dell’albergo. Il suono di un campanello proviene dalle sue spalle, una donna in tailleur scuro esce dall’ascensore imbracciando una cartellina. Justin si alza e le va incontro. «Benvenuto nel nostro Hotel Signor Evans. Prego, mi segua». Il ragazzo segue la donna nell’ascensore, quando le porte si chiudono cominciano a salire. Un intenso odore di lavanda li circonda, probabilmente proveniente dalla donna.  «Lei è il nipote di Albert, vero?» Justin annuisce muovendo la testa. «Ho conosciuto suo nonno. È stata una grande perdita per noi. Speriamo che lei sia alla sua altezza». L’ascensore si ferma e le porte si aprono, la donna attraversa il lungo corridoio marmo davanti a loro. Justin la segue ammirando la vista dalle grandi finestre alla sua sinistra, i passi della donna riecheggiano nel silenzio. Arrivati ad una porta in legno la superano, entrando nell’ufficio del signor Walt. L’uomo, intento a guardare l’esterno dell’edificio, si volta a guardarli. «Benvenuto Signor Evans, è un piacere accoglierla nella mia struttura. La prego, si sieda». Justin si siede davanti alla scrivania mentre l’uomo gli si avvicina restando in piedi.

Il ragazzo lo osserva bene: l’uomo calvo ha una barba bianca molto curata, ed è vestito con un completo blu che ne risalta la classe. Nonostante qualche ruga e la pancia il direttore è in forma per l’età che ha. «Sono felice di vederla qui quest’oggi, davvero.»  Dice sedendosi dietro alla scrivania. L’uomo porge un foglio al ragazzo e una penna di alto valore. «L’offerta che le sto proponendo è molto generosa». Justin si avvicina e comincia a leggere il contratto, dove è riportato il suo ruolo di receptionist per il turno pomeridiano dalle quindici alle ventitré. Quando arriva alla voce “stipendio” ha un tuffo al cuore, legge la cifra più volte prima di guardare l’uomo.

«Cinquantamila dollari al mese? Ne è sicuro?»

«Sicurissimo. La cifra riportata è congrua alle sue mansioni. Lei ha un ruolo di altissima responsabilità; lo tenga sempre a mente.»

Justin prende la penna ed esita un momento; si domanda se sia la cosa giusta da fare. Vede il volto di Zoe nella sua testa; lei gli sorride. Pensa a tutti i progetti che ha con lei: una nuova casa, mettere su una famiglia con tanti figli. Fa scattare la penna e poggia la punta sul foglio, la mano si muove da sola impregnando la carta con l’inchiostro.

«Bene!» Esclama l’uomo prendendo il foglio. Justin lo guarda depositare il contratto dentro ad una cartellina e riporre il tutto dentro al cassetto della scrivania. «Venga con me, le faccio fare il giro dell’hotel.»

Il ragazzo si alza e segue l’uomo fuori dall’ufficio, tutti e tre percorrono il corridoio. Fuori il tempo è cambiato, il cielo si è oscurato. Salgono nell’ascensore e scendono dal decimo piano fino al sesto, dove scendono solamente l’uomo e il ragazzo. Appena le porte si chiudono dietro di loro, il signor Walt estrae un mazzo di chiavi dorate dalla giacca. «Non si lasci ingannare dalla signora Lacroix. Sotto quella frangetta rigida c’è una donna molto affettuosa» dice con tono scherzoso l’uomo. Si avvicinano ad una porta in legno antico, inusuale per un hotel di lusso. Il signor Walt prende la chiave e la inserisce nella serratura, «Questa è la mia preferita». L’uomo apre lentamente la porta e si addentra nella stanza, una brezza fresca sfiora i capelli mossi di Justin. Il ragazzo resta sulla soglia della porta completamente pietrificato, fissa davanti a sé incredulo. Dietro la porta non c’è nessuna stanza. L’uomo è in piedi su una collinetta verde, con lo sguardo rivolto verso un cielo stellato dai toni violacei.

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Daniele Nicoletti
Sono nato a Roma nell'estate del 1996. Ho frequentato l'istituto superiore alberghiero di Tor Carbone dove mi sono diplomato in "Accoglienza turistica". Mi sono avvicinato alla scrittura durante l'adolescenza, cominciando a scrivere poesie. Dopo aver terminato gli studi ho pubblicato in modo autonomo quattro raccolte di poesie e cominciato la stesura di più romanzi, ancora inediti. La scrittura rappresenta una parte fondamentale nella mia vita, in quanto strumento per veicolare tutte le mie emozioni. Sono anche un grande amante del calcio e appassionato di cinema e musica.
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