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Capitalisti umani di tutto il mondo... uniamoci!

Capitalisti umani di tutto il mondo... uniamoci!
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Consegna prevista Febbraio 2023
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Il capitale umano è una cosa seria, merita di essere trattato avendo chiaro che cosa significa capitale e umano. Il campo di riflessione si allarga e viene superata la vuota sloganistica convenzionale sbilanciata sul sostantivo o confusa con la retorica “buonista” suggerita dall’aggettivo.
Ciascuno di noi (senza distinzione di ceto, classe, area geografica, genere, etnia, colore, ecc.) è unico proprietario del proprio patrimonio umano, costituito da una “moneta sonante” specifica (conoscenze, capacità, competenze e QUALITA’ UMANE). E ‘ nella veste di capitalista umano, in quanto “persona nella sua interezza”, che possiamo movimentare con continuità la nostra moneta e “accumulare” valore, come vuole la legge del capitale. Siamo costretti ad agire da veri capitalisti umani con urgenza perché siamo “assediati” (come suggerisce l’immagine) da un sistema capitalistico “non più sostenibile”, da una pandemia non ancora domata e, ora, anche dalle conseguenze di una tragica guerra.

Perché ho scritto questo libro?

Innanzitutto, lo stupore nel vedere combinate e intrecciate tra loro due parole, storicamente contrapposte, riunite in una locuzione di valore strategico l’uscita dalla crisi economica iniziata nel 2008. Poi la scoperta che il tema riguarda la decadenza della comunità umana (non solo il lavoro) e che, agire da capitalisti umani potrebbe aiutarci a percorrere una strada per cambiare il mondo, più a “misura di uomo”. Qui se ne parla.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Introduzione

Per avviare la nostra riflessione e chiarire meglio il significato di capitale umano, per come oggi è inteso, proponiamo un dettaglio relativo ad un film che molti avranno visto e il cui titolo è proprio Capitale umano; un dettaglio “tecnico” illuminante che forse è sfuggito a molti.    

Se non ci fosse stata nella didascalia finale l’indicazione di 200.000 € (questo è l’aspetto “tecnico”) attribuito dalla compagnia di assicurazioni al “valore economico” capitale umano del ciclista ucciso, il messaggio del film di Paolo Virzì si sarebbe ridotto (come penso sia stato) alla sola intelligente e realistica rappresentazione di un campione degradato di umanità (i protagonisti del film), esempi negativi di capitale umano di inizio terzo millennio. Questo messaggio rimane, insieme all’idea che questo esempio negativo possa riguardare tutti coloro che assomigliano ai protagonisti del film in qualsiasi parte del mondo. 

Il dettaglio che abbiamo indicato ci fa capire che il capitale umano, oggi, viene misurato secondo criteri “oggettivi” (?) il cui calcolo propone una stima di valore in euro: età anagrafica, prospettive di reddito, prospettive di guadagno futuro e, infine, valore delle relazioni sociali (le persone che frequentava abitualmente il ciclista). 

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Se avessimo applicato gli stessi criteri per valutare il capitale umano degradato dei protagonisti del film (giovani, rampanti, di “buone” frequentazioni, con abitazioni sfarzose, con soldi e la frenesia di arricchirsi, etc.), la “misura in euro” del loro capitale sarebbe stata di gran lunga superiore a quella dello “sfigato di merda” (espressione utilizzata dai protagonisti del film per qualificare la vittima), ucciso, abbandonato come fosse un orpello fastidioso alla loro vita.

Forse c’è qualche cosa che non torna perché il film di Virzì, in fin dei conti, non lascia dubbi sul campione degradato di umanità dei protagonisti del film.

Ma il capitale umano, con il suo carico di significato e di emotività  è “misurabile”? I criteri che riguardano una persona nella veste di capitale umano sono riconducibili ai soli criteri “oggettivi” indicati dalla compagnia di assicurazioni?

Se volessimo calcolare il valore del capitale umano prendendo in considerazione altri “fattori umani”, qui non considerati, come ad esempio onestà, lealtà, responsabilità, rispetto, amicizia, affidabilità, e molte altre che vedremo in queste pagine, fattori poco “oggettivi” e poco calcolabili ma indiscutibilmente umani, il valore economico dei protagonisti del film potrebbe risultare, con ogni probabilità, inferiore a quello dell’anonimo operaio ciclista travolto per strada. 

Se ne può dedurre che il diverso valore del capitale umano dipenda dal significato che si attribuisce all’aggettivo “umano” e, ancor più, come vedremo, dal significato del sostantivo capitale.

Perché parlare di capitale umano? Perché questa locuzione, per ciò che convenzionalmente viene inteso, è sbagliata. Le componenti a cui ci si riferisce convenzionalmente sono parziali e portano il capitale umano, convenzionalmente inteso, a non rendere ragione del sostantivo capitale e, ancor più all’aggettivo umano, con il rischio di procurare danni irreversibili al sistema mondo. Stupisce che esperti della materia che si muovono all’interno del capitale (economico) e del mondo del lavoro, non si siano accorti che il sostantivo capitale ha una sua specificità e una logica stringente (profittabilità), e che l’aggettivo umano rimanda a categorie altrettanto specifiche la cui profittabilità (plusvalore umano) non è strettamente collegata al sistema economico e produttivo. E stupisce che l’utilizzo disinvolto di questa locuzione lasci indefinita l’identificazione del vero proprietario di detto capitale.

La nostra riflessione cercherà di dare senso proprio alle parole, per quanto possibile. Si tratta di intenderci: il capitale umano o è capitale, e come tale dovrà essere trattato; oppure è mezzo per il capitale economico, e allora la sua valorizzazione o non valorizzazione seguirà strade già note (risorsa umana, ad esempio).

Il capitale umano è davvero un capitale e lo è sempre stato, ma va capito e utilizzato con quella cura che il sostantivo, e ancor più l’aggettivo, suggeriscono. E ci conduce in spazi più ampi del solo fare operoso produttivo, più ampi del solo lavoro. Ci porta a considerare lo sviluppo umano, la persona nella sua interezza, l’etica, la responsabilità come suo vettore, la trasformazione della condotta umana per assicurare il processo di accumulo, come vuole il sostantivo.

La riflessione sulla specifica forma di capitale tiene il lavoro, inevitabilmente, sullo sfondo poiché da lì proviene la locuzione. Ma non verranno proposti ulteriori algoritmi, né calcoli matematici finalizzati ad attribuire un valore economico allo “stock” di capitale umano, come accade oggi. Usciremo da questo perimetro scoprendo che la locuzione capitale umano riguarda la condotta umana quotidiana di ciascuno di noi in tutti gli spazi di vita che ci riguardano.

Il libro è strutturato in tre parti.

La Prima parte è dedicata a chiarire il significato di capitale umano in senso generale e traccia un quadro plausibile di capitale umano “non convenzionale” con l’evidenza delle sue componenti. Si parlerà anche di capitalisti umani, assenti nel dibattito odierno, e di ciò che li legittima a essere considerati tali.   

Nella Seconda parte allargheremo il campo della nostra riflessione cercando di comprendere quanto il capitale umano nella realtà degli anni successivi alla crisi del 2008 (pandemia compresa), si stato trattato con la serietà che meriterebbe. Ideologia della crescita, lato in Ombra del fare operoso umano, sviluppo tecnologico e rottamazione del capitale umano, sono i temi centrali.

Nella Terza parte il nostro sguardo sarà proiettato verso il futuro, nel tentativo di risponder alla domanda: come può manifestarsi concretamente il capitalista umano? Si parlerà di sviluppo umano e sviluppo del capitale umano, di solidità e coesione della comunità umana, di trasformazione della condotta umana, di abbandono dell’etica “vecchia” (?), di “secondo stadio etico”, di “armi leggere”, di più scambio e meno mercato, di rendere umane le circostanze per lo sviluppo del capitale umano sia nel territorio lavorativo, sia nella società.

Seguendo questo tragitto, forse alcuni aspetti saranno chiariti, altri magari meno.  Per ora, spero, ci si accontenterà di questo appunto iniziale che offre la garanzia di una riflessione lontana dal pensiero calcolante, ma più vicina all’idea della necessità/possibilità di un incremento di tasso di umanità necessario più che mai in questa nostra contingenza storica.    

Va detto che non è obbligatorio utilizzare la locuzione capitale umano come riempitivo linguistico per “nobilitare” la persona che lavora, con quell’enfasi e quell’abbondante retorica caratteristica di improvvisati leader che con ogni probabilità non hanno cognizione piena di che cosa essa significhi. Se però si ritenesse utile prendere sul serio le sorti di questa particolare forma di capitale, sarà opportuno seguire un percorso diverso da quello seguito sin qui dai “tecnici” del mestiere. Altrimenti sarebbe meglio non usare più questa locuzione, ve ne sono tante altre già note, anche se in buona parte consumate e poco credibili. 

La natura autonoma del capitale umano, i capitalisti umani

Penso si possa affermare, sulla scorta di quanto abbiamo argomentato sin qui, che la presenza del sostantivo capitale nella locuzione capitale umano, assegni automaticamente la sua appartenenza, per come è affrontato ancora oggi, al capitale economico, come qualsiasi forma di capitale: stima monetaria, potenziale produttivo. Ma il capitale umano ha una sua natura autonoma perché il processo di formazione del patrimonio che distingue la persona nella sua interezza dalle “cose”, dal denaro, è iniziato ben prima dell’affermarsi del capitale e delle sue logiche; e questa sua formazione ha seguito un percorso meno strutturato sul piano razionale, ma che, ciò nonostante, ha contribuito a dare “forma umana” a questo essere nel mondo.

Dicevamo che l’idea di risorsa umana si confonde con quella di capitale umano “convenzionale” poiché in entrambi i casi, le componenti di maggiore significato sono le medesime (conoscenze, capacità (abilità), competenze) utili ad assicurare comportamenti essenziali per l’ottenimento dei risultati del lavoro (incremento della produttività), come recita anche la definizione di capitale umano dell’OCSE, dell’ONU, dell’UE.

La domanda che si pone è: sono sufficienti i comportamenti produttivi ad assicurare l’incremento di ciò che chiamiamo capitale umano?

Credo sia importante sottolineare il fatto che questa nostra contingenza economica (e il covid 19 ce lo ricorda in forma più drammatica) è di così grave portata anche perché molte persone (manager a tutti i livelli e comuni operatori) hanno agito e adottato, consapevolmente e inconsapevolmente (come vedremo più avanti), anche “altri” comportamenti non contemplati nella lista dei comportamenti razionalizzati; e l’adozione di questi “altri” comportamenti  ha contribuito in maniera significativa a procurare anche disastri, come, ad esempio, la crisi del 2008. Persone, bravi professionisti (ottime conoscenze, ottime competenze/capacità professionali).  Anche brave persone?

I comportamenti produttivi collegati alle componenti professionali del capitale umano (convenzionale) sono il risultato della separazione, come sosteneva Karl Polanyi, tra economia, cioè la disciplina che si occupa degli elementi razionali del vivere, e la persona nel suo insieme come portatore i elementi non razionali del vivere. Ciò ha provocato la separazione tra moventi economici (fame e profitto) e moventi non economici, separazione che aiuta a comprendere la differenza tra capitale economico e ciò che si intende per capitale umano. Diceva Polanyi:

….la fame e il profitto  vennero isolati come ‘moventi economici’ e si iniziò a presumere che l’uomo agisse, in concreto, in base a essi, mentre le altre motivazioni apparivano più eteree e distaccate dai fatti prosaici dell’esistenza quotidiana. L’onore e l’orgoglio, il senso civico e il dovere morale, persino il rispetto di sé e la comune decenza, furono ora ritenuti irrilevanti per i rapporti produttivi e significativamente compendiati nella parola ‘ideale’. Si ritenne, perciò, che nell’uomo fossero presenti due elementi, uno maggiormente attinente alla fame e al profitto, l’altro all’onore e al potere. L’uno ‘materiale’, l’altro ‘ideale’; l’uno ‘economico’ l’altro ‘non economico’; l’uno ‘razionale’, l’altro ‘non razionale’.

Separare ciò che è di utilità per il raggiungimento di risultati economici e produttivi da ciò che non lo è, in qualche modo, esclude le caratteristiche della persona ritenute non utili a questo fine.

Che s’intenda dare valore alle componenti funzionali all’incremento di “produttività” e profittabilità è comprensibile. E’ evidente, però, che il processo di razionalizzazione delle componenti umane (conoscenze, capacità e competenze) e dei comportamenti produttivi ad esse collegati, è un modo sofisticato per togliere orpelli umani non utili allo sviluppo del capitale (economico) che, di fatto, porta a ridurre le componenti umane di una persona nella sua interezza. La riduzione delle componenti del capitale umano alle sole componenti funzionali alla produttività decreta nei fatti una riduzione del valore del suo patrimonio umano e conferma, anche in questo caso, la loro subordinazione al capitale economico.

Forse onore, orgoglio, senso civico, dovere morale, il rispetto di sé, la comune decenza e altre componenti umane a loro simili, sono orpelli di ostacolo alla produttività? Queste componenti hanno una loro legittimità ad appartenere a ciò che intendiamo per umano? Forse si sono affermate come appartenenti al capitale umano e i suoi algoritmi secondo una strada autonoma, la strada della vita umana.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Roberto Armigliati
Roberto Armigliati (1949), laureato in Filosofia. Per anni socio di ARIELE (psicosocianalisi). Ho svolto
prevalentemente l’attività di Consulente aziendale (35 anni) frequentando le più importanti imprese italiane e multinazionali. Mi sono sempre occupato prevalentemente di persone, sia in quanto consulente aziendale, sia nelle posizioni aziendali in altre esperienze lavorative che hanno riguardato la mia vita. I temi intono al capitale umano, sviluppati in questo libro, hanno accompagnato e accompagnano da sempre la mia vita (il miglioramento della condizione umana, la centralità della persona, il lavoro quale attività specifica dell’uomo, l’etica e la condotta responsabile, lo sviluppo tecnologico e i rischi, lo sviluppo umano, ecc.).
Ho pubblicato: Responsabilità illimitata (Mimesis), Total Responsibility (Guerini Associati), Le perle di Jeannine (Feltrinelli)
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