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Cartapesta
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Cartapesta è la vita di Vincent, tabagista affaticato e tormentato dalla propria quotidianità. Schiavo di un tempo che non riconosce più. Costringendosi a vivere a New York, tenta di mettere da parte la sua vita prima del trasferimento. Convincendosi di poter ricominciare da capo, inciampa nel suo passato, che ritorna prendendo la forma di sei mostri. Dall’aspetto innocuo e quasi buffo, Vincent verrà aiutato da loro per ripercorrere la sua stessa vita e ciò che aveva tralasciato prima dell’arrivo di quegli esseri. Un percorso complesso, che lo costringerà a riemergere dal suo stesso abisso interiore. Quella che inizialmente sembra essere una nuova rinascita, si trasformerà poi in un incubo.

Perché ho scritto questo libro?

Il 2020 è stato un anno che è riuscito a stravolgermi, svuotandomi emotivamente. Ogni sensazione, emozione e sentimento sembravano essere scomparsi, nascosti da qualche parte dentro di me. Avevo bisogno di esorcizzare un demone interiore che aveva il mio nome e le mie stesse sembianze, priva di forze non sapevo cosa fare. “Cartapesta” nella mia testa urlava, chiedeva di essere scritto, mi prometteva serenità ed io non ci credevo, fin quando non scrissi il primo capitolo.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Capitolo 1


Vincent dimenticava sempre la finestra della sua stanza aperta e rientrando si lamentava del freddo, una volta trasferitosi a New York si tolse l’abitudine, assieme al freddo entravano gli odori della rosticceria che aveva sotto casa, non amava per niente l’odore di fritto che rimaneva tra le tende e le coperte lasciate in disordine sui divani del salotto. Sua madre glielo diceva che quel vizio se lo sarebbe tolto, e lui che non ci credeva. Non lasciava più le finestre aperte prima di uscire di casa, ma il vizio del fumo era rimasto. Non c’era odore di frittura in casa, ma di sigarette lasciate accese tra la cucina e il bagno. New York aveva aumentato lo stress e i pacchetti di tabacco che comprava regolarmente quasi ogni due settimane. Voleva togliersi anche quel brutto vizio, ma una delle soluzioni era trasferirsi e non mettere più piede in quella città che continuava ad amare senza una ragione precisa.

La sveglia continuava a suonare e non riusciva a smettere di fissare il soffitto, con gli occhi rivolti oltre quella parete, stava esplorando pensieri sordi, non stava riuscendo a decifrarne nemmeno uno, il suono della sveglia sovrastava il caos interiore. I piedi erano scoperti e più freddi delle mani. Si mise a sedere tra le lenzuola che non cambiava da mesi, tra le pieghe del letto poteva riassumere il tempo che era passato dall’ultima volta che aveva dormito tra lenzuola pulite. Si scostò i ricci dalla fronte e si alzò, la pianta dei piedi poggiò sul pavimento e avvertì un brivido che lo svegliò di colpo. Si diresse in bagno strisciando le gambe, lasciò che la vasca da bagno si riempisse di acqua calda. «Devo togliermi di dosso l’odore della notte», disse ad alta voce rivolto a sé stesso mentre si spostava in cucina per bere del caffè. Sentiva il suono dei negozi che aprivano e il traffico iniziare a prendere forma tra le strade del suo quartiere, i vicini ancora dormivano, ma a poco sapeva che avrebbe sentito la voce della signora dell’appartamento accanto urlare ai suoi figli di svegliarsi per andare a scuola, sennò avrebbero perso il bus. Vincent seguiva una sceneggiatura ben precisa ogni mattina, variava raramente e se qualcosa non andava com’era solito svolgersi, a volte non ci faceva nemmeno caso. Mise della musica in sottofondo per non stare nel silenzio dei suoi movimenti e si immerse nella vasca da bagno. Il fumo dell’acqua bollente lo incorniciava, mischiandosi tra i ricci e la pelle bagnata, seguendo a tratti i vecchi tatuaggi che dimenticava di avere.
Sospirò pensando a quanto avrebbe voluto fumare una sigaretta mentre si rilassava nel bagno, ma era tardi ormai. Nonostante si svegliasse sempre in anticipo, la sua lentezza lo faceva tardare ogni mattina.
Si vestì, indossò la divisa sgualcita con alcune macchie che non erano andate via nonostante i numerosi lavaggi. Il portone d’ingresso si chiuse alle sue spalle e il vento freddo di novembre lo inghiottì, mise le mani in tasca e si diresse verso la metro

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Adele Firrincieli
Mi chiamo Adele e prima di essere l'autrice di "Cartapesta", sono la scrittrice di casa. Quella che tutti chiamano per scrivere i biglietti d'auguri o per correggerli, l'inizio migliore per una carriera da scrittrice. Scrivo storie dapprima che imparassi a farlo, i disegni erano i miei alleati e unendoli poi ai lunghi capitoli quando iniziai a scrivere, mi aiutarono a crescere, a conoscermi e a scoprirmi; lavoro essenziale che vivo ancora adesso quando impugno la penna.
Oltre a correggere i biglietti d'auguri per le festività, correggo i buchi delle mie trame, modifico i miei personaggi e sto male se loro stanno male, imparo da loro, vengo rimproverata se le cose non vanno come vorrebbero i protagonisti. Sono una marionetta guidata dai personaggi che creo io stessa, e se sono loro a farlo sento di essere al sicuro.
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