Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Ceneri d'Europa

Ceneri d'Europa
13%
174 copie
all´obiettivo
54
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Aprile 2023
Bozze disponibili

Raul Barka è un giovane combattente appartenente ad un corpo d’élite che si ritrova solo e disperato dopo che la sua città, la sua famiglia e i suoi amici sono stati massacrati dai Ryusshan, esseri umani contagiati da un virus senziente i cui scopi sono la conquista e assorbimento di tutte le creature del pianeta. Muovendosi in una terra post-apocalittica devastata dall’avidità dell’uomo, Raul incontra altri due giovani, Jan un cecchino con la capacità di predire il futuro e Kath, la sua ragazza cyborg. Inizia così un lungo e pericoloso viaggio verso Nuova Rinascimento, una delle ultime città che ancora resiste alle armate dei contagiati. Tra feroci battaglie e nemici implacabili, Raul capisce che l’avversario più pericoloso si trova dentro la sua mente.
Un’ avventura nel cuore delle antiche rovine della Megalopoli Pan-europea, una colossale città alveare che copriva la maggior parte del territorio del continente Europeo, Mediterraneo incluso, e che ora giace in stato di abbandono.

Perché ho scritto questo libro?

Essere uno scrittore di fantascienza è sempre stato il mio sogno, avendo sviluppato un amore per la letteratura e in particolare per la fantascienza già in tenera età. Volevo scrivere qualcosa che facesse sentire meno sole le persone sole e in difficoltà, come sono stato io, qualcosa che sollevi lo spirito e faccia sognare ed emozionare, oltre a offrire spunti di riflessione filosofici; cos’è davvero l’essere umano e qual’ è il suo effettivo posto nel cosmo? Cosa significa, oggi, essere umani?

ANTEPRIMA NON EDITATA

Some day, some night

some live some die

in the way of the samurai

some fights, some bleed

sun up to sun down

the sound of a battle cry

a battle cry.

-Fat Jones feat Nujabes, Battlecry

 

The night time is falling the voices are calling

a beast, there’s a beast in the field

the world keep on tunrning but we are not learning

a beast, there’s a beast in the field!

-Benedictum, Beast in the field

Capitolo 1

La fine del grande deserto

La via del Guardiano consiste in questo: diventare pazzi e incedere come folli di fronte alla morte; dovete liberarvi del vostro ego come una cicala si libera del suo guscio. Solo così raggiungerete la forza necessaria per proteggere questa città-rifugio.

-Adam, tecnocrate modello quattro, tratto da “I 139 articoli del Guardiano”, Art. N 1 2300 D.c. circa

Anno 2691 D.C. 543 anni dopo il Contatto

Un vento leggero sollevò un sottile velo di polvere sulla superficie cerea del deserto, mentre il sole tramontava in un tripudio di rossi aranciati e nubi violette.
Continua a leggere

Continua a leggere

Il vento trascinò la polvere per le strade intasate della città in rovina, scorrendo fra scheletri di edifici un tempo imponenti, sfiorando vie ingombre di macerie e infestate da un erbaccia marroncina che sembrava crescere ovunque.

Dalla cima scoperchiata di un antico campanile diroccato, Janaceck osservava la brulla distesa del deserto per l’ ennesima volta, attraverso l’ ottica del suo fucile di precisione, un ingombrante dispositivo di emissione di tipo L 400, in grado di sparare proiettili accelerati ad una frazione calcolabile, per quanto infinitesimale, di C.

Con una punta di noia in agguato nel fondo del cervello, Jan scrutava il deserto nascosto in quelle antiche rovine, in attesa.

La città era stata un fiorente centro di scambi e di innovazione tecnologica all’ epoca Della Rinascita, quando l’ umanità aveva cominciato a riprendersi dalle ferite inflittegli dalla lunga guerra coi Nekraal e dal successivo conflitto coi Tecnocrati.

Poi, un paio di centinaia di anni fa, era arrivata la piaga Ryusshan, un contagio genofago che aveva trasformato la maggior parte della popolazione in zombie sbavanti. Nel suo primo stadio. Poi la malattia aveva preso a modificare i corpi dei contagiati trasformandoli in strumenti e soldati che utilizzava per espandere la propria influenza. Si, perché il contagio sembrava senziente e dotato di una propria, gelida, volontà.

“ la cosa strana” pensò Janaceck “ è che in quasi 200 anni di conflitto col Ryusshan non siamo ancora riusciti a determinarne la natura”.

In effetti si sapeva ben poco rispetto alla piaga, ne erano sconosciute le modalità di diffusione così come i meccanismi di sopravvivenza. Tutto ciò che si sapeva era che la malattia utilizzava un processo di degradazione enzimatica che permetteva ai contagiati di assimilare e riutilizzare qualsiasi materiale.

La piaga era stata creata dagli esseri umani, ovviamente, probabilmente il risultato di un qualche scellerato piano di conquista mondiale.

L’ unico obbiettivo del Ryusshan sembrava essere quelle uccidere e assimilare ogni specie vivente diversa da lui stesso.

Le città in mano agli esseri umani erano poche e il loro numero diminuiva di giorno in giorno, soprattutto a causa di un enorme controffensiva lanciata dai Ryusshan appena un mese fa, che aveva colpito e distrutto ben cinque delle sette città rifugio sparse su quello che un tempo era conosciuto come il continente europeo. A causa di ciò la maggior parte delle persone sopravvissute conduceva una vita nomade e isolata, in una costante ricerca di risorse, fra le rovine delle città umane e il territorio controllato dai Ryusshan in continua espansione.

Riflettendo su tutte queste cose e Consapevole del fatto che avrebbero dovuto lasciare la città distrutta da almeno un giorno, Janaceck osservava il Grande Deserto di Cenere. Osservava e Aspettava.

Un fruscio, seguito da un imprecazione soffocata, annunciò a Jan che qualcuno stava salendo le scale del campanile. Poi una testa dai folti ricci scuri fece capolino da una botola, subito seguita dal bel volto di Kathleen.

Jan la squadrò per un istante, soffermandosi un po’ più a lungo sulla sua camicetta slacciata per il caldo, che lasciava scoperta una bella porzione del suoi seni più che generoso, la cui pelle color caramello era resa lucida da una leggera patina di sudore. Poi tornò a scrutare il paesaggio con concentrazione.

Facendo finta di niente, Kath gli si avvicinò furtivamente, per poi affibbiargli una sonora pacca sul sedere che lo fece sussultare ed imprecare.

“Allora tesoro” disse Kath sedendosi accanto a lui per guardare il monotono paesaggio: morbide dune grigiastre che si perdevano all’ orizzonte come un mare visto in slow motion. “ non è ancora arrivato nessuno?”.

Janaceck mise da parte il fucile ed estrasse una sigaretta tutta accartocciata dal taschino della sua giubbotto grigio di stampo militare.

“arriverà” rispose con sicurezza, espirando una nuvoletta fumo azzurrino “ le mie previsioni non sbagliano mai lo sai”.

Non era del tutto vero ma nessuno dei due disse niente. Jan si colpevolizzava ancora per il fatto di non essere riuscito a prevedere, nonostante le sue capacità precog, lo sterminio del loro gruppo, avvenuto solo poche settimane prima, per mano dei Ryusshan. Sapendolo bene Kath prese la mano di Jan nella sua e i due si baciarono teneramente per qualche istante. “ mmmmmh” fece Kath staccandosi da lui “ il mio Bioscanner sta rilevando una forma di vita umana in avvicinamento da sud-ovest”. Si interruppe mentre il suo cervello cibernetico calcolava le distanze; in quanto cyborg di classe doppia s, Kath aveva molti aggeggi utili impiantati nel corpo, fra cui un rilevatore di forme organiche in grado scovare qualunque oggetto vivente nel raggio di una decina di kilometri. “ Avevi ragione a quanto pare” disse per poi aggiungere immediatamente “ Asp… Merda! Rilevo almeno 3, no 2, anzi una forma di vita non convenzionale” non convenzionali: ovvero Ryusshan.

Mentre Kath parlava una nuvola di polvere e detriti si sollevò nella direzione indicata da lei, seguita subito dopo dall’inconfondibile boato di una granata. Perplesso, Jan chiese:” scusa ma quanti sono i Ryusshan?”

“ erano in tre ma mentre parlavo due segnali sono scomparsi” rispose Kathleen.

“Bene” disse Jan “ vuol dire che sta combattendo” riflette un attimo “ secondo te dovremmo andargli incontro?” Kath si strinse nelle spalle “ tra pochi secondi dovremmo essere in grado di avvistarlo”. Osservo un poco l’ orizzonte poi indicò una minuscola figura nera che sfrecciava a tutta birra attraverso le dune. Dietro di lui, un a figura leggermente più grande lo tallonava guadagnando terreno.

“Guarda eccolo li!” esclamò poi.

Janaceck gettò la sigaretta da parte e imbracciò il fucile, inquadrando nel mirino il giovane uomo, che doveva avere più o meno vent’anni, come lui e Kath, e il ryusshan alto più di tre metri che lo inseguiva. “ merda” esclamò dopo poco

“ sono fuori portata”.

***

Raul correva. Ormai da giorni. Era esausto ma continuava a correre. I suoi polmoni andavano a fuoco e la gola gli bruciava ad ogni boccata di aria polverosa che respirava. Ogni volta che i suoi piedi si abbattevano sulla sabbia grigiastra, fitte di dolore si irradiavano dalla milza impedendogli di respirare agevolmente. La vista gli tremava ed era ormai così disidratato da non sudare neanche più.

Nonostante tutto ciò, continuava a correre.

I 3 ryusshan che lo inseguivano divoravano la distanza che li separava da lui su quattro zampe, gli arti anteriori ipertrofici che li facevano assomigliare a bizzarri gorilla bio-meccanici, i cui corpi sembravo rivestiti da fasci intrecciati di tubature metalliche. I volti delle creature erano impassibili maschere di porcellana che lasciavano intravedere solo file su file di zanne nere e affilate. I loro occhi vacui e neri, privi di iride o pupilla, erano fissi su di lui. Raul era la loro preda e i ryusshan erano specializzati nella caccia, qui modelli in particolare.

Raul era l’ ultimo rimasto.

Dopo la caduta di Karthago, lui e la sua squadra avevano condotto i profughi attraverso il Grande Deserto di Cenere, nella speranza di farli arrivare fino alla lontana città di Roma2.

Avevano fallito.

Certo, avevano combattuto, certo avevano fatto vedere l’ inferno a quei dannati ryusshan ma alla fine, erano tutti morti. Tutti tranne Raul.

Il viaggio era stato una vera e propria marcia della morte, in quanto i profughi e la squadra d’ assalto che li scortava erano stati costantemente sotto attacco. La squadra tattica d’ assalto, il plotone ventisette delle reclute dei Guardiani di Karthago, constava di venti elementi alla partenza dalla città. I profughi erano più di millecinquecento.

E ora Raul correva, ormai allo stremo. Amici, pensò, tra poco vi raggiungerò. Non desiderava altro che morire ma prima voleva portare con se quei fottuti bastardi. Anche loro erano gli ultimi. Era stata una battaglia di logoramento da ambo le parti.

La morte e gli orrori costanti cui aveva assistito, lo avevano portato in una zona priva di emozioni, un posto aldilà della paura e del dolore, i cui contava solo riuscire a prendere un’ altra boccata d’ aria, non importa a quale prezzo.

Lentamente Raul cominciò a rallentare fin quasi a fermarsi come se fosse spossato. Non che dovesse fingere più di tanto. I ryusshan, credendolo stanco e finito, gli si avventarono addosso come cani che si precipitano a fauci spalancate su una carogna. Raul aspettò che l’ avessero quasi ghermito, poi lasciò cadere a terra un oggetto cilindrico, dopo averlo attivato premendo un pulsante invisibile. Contemporaneamente, con un pensiero attivò il repulsore EM della sua tuta alla massima potenza. Con uno schiocco sonoro, Raul fu scagliato in aria per diversi metri, il lungo cappotto di tipo militare che svolazzava intorno a lui. Fu un salto brutale e secco, senza nessuna delle finezze e dell’eleganza che caratterizzavano i movimenti con quel tipo tuta, ma Raul era esausto e voleva solo spostarsi velocemente. Mentre toccava terra rotolando a una decina di metri di distanza dai Ryusshan, Raul contava. “3, 2, 1”. Si voltò verso i nemici giusto in tempo per vedere la pallida iridescenza del fiore al plasma sbocciare ai piedi di ryusshan e inglobarli.

Una calda vampata di vento leggermente radioattivo lo investì, mentre l’ esplosione della granata plasma sollevava nel cielo una nube fungina di polvere e detriti. Il suo scanner a corto raggio lo avvisò che una delle creature era morta sul colpo, mentre un’ altra era malamente ferita e sarebbe spirata di li a poco. Il terzo ryusshan però era rimasto praticamente illeso e sbucò fuori dalla nube di fumo e detriti con ruggito belluino, prendendo subito ad avanzare verso Raul.

Il quale ricominciò a correre. Mentalmente fece un ripasso della sua situazione. Era esausto, affamato, disidratato, aveva finito le granate di tutti i tipi, aveva ancora due pistole automatiche iper-cinetiche ma erano praticamente scariche. gli restavano solo la sua lama Khetra e la sua tuta EM. Dopo l’ ennesima duna le forze gli mancarono e cadde riverso al suolo. Il ryusshan gli fu subito sopra, sollevando entrambe le braccia, dotate di molte e strane giunture, con lo scopo di schiacciarlo. Presto sarò con voi amici, pensò Raul sorridendo mentre impugnava le pistole e toglieva la sicura. Il ryusshan fece per colpire ma, mentre i suoi pugni crollavano inesorabilmente, Raul si voltò di scatto aprendo il fuoco con entrambe le pistole, scaricandogliele addosso. I proiettili accelerati aprirono grossi squarci nella corazza pettorale e nella carne del ryusshan, tranciandogli brutalmente un braccio. Mentre Raul si rialzava a fatica, l’ essere ruggì più per la rabbia che per il dolore, mentre il suo organismo gli pompava nel corpo un cocktail di antidolorifici e antiematici per costringerlo a proseguire il combattimento.

Estratta la spada Khetra, dalla lama snella e ricurva di un serico colore nero opaco, Raul fronteggiò il ryusshan attendendo una mossa che non tardò ad arrivare.

Ruggendo come una belva, la creatura sollevò il proprio mastodontico pugno e colpi.

Ma Raul, con una leggera repulsione Em, scattò in avanti e il colpo del mostro andò a vuoto, sollevando una nube di detriti nel punto in cui Raul si trovava fino a pochi secondi prima. Con quel movimento arrivò tra le gambe del ryusshan amputandogliene una con uno spettacolare fendente rotatorio. Perso il punto di appoggio, l’ essere crollò rumorosamente a terra. Senza perdere tempo, Raul gli montò sopra per dargli il colpo di grazia ma il ryusshan si contorse e, muovendo il braccio rimanente come una frusta, centrò Raul in pieno petto, scagliandolo lontano.

Raul atterrò pesantemente sulle ginocchia, piantando la spada nel terreno per evitare di scivolare ulteriormente. Poi si tirò in piedi sputando sangue, facendo leva sulla spada. Il dolore al petto era terribile e Raul era sul punto di perdere conoscenza. Tuttavia fronteggiò il ryusshan che nel frattempo aveva preso a strisciare freneticamente nella sua direzione, le fauci spalancate che stillavano un icore verdastro. Raul si preparò a morire.

L’ essere biomeccanico era ormai vicino, quando la sua testa scattò all’ indietro, come se avesse urtato un ostacolo invisibile, mentre subito dopo il rumore di uno sparo ovattato dalla distanza riecheggiava tra le dune cineree.

Il ryusshan si fermo, osservando nella direzione da cui era giunto lo sparo.

Si voltò verso Raul giusto in tempo per vedere la sua lama Khetra che lo colpiva tra gli occhi e la bocca, nel punto in cui di solito si trova il naso. Il fendente spacco la testa del ryusshan in due perfette metà, uccidendolo sul colpo.

Ansimante, Raul cadde in ginocchio, aspettandosi di essere centrato da un proiettile da un istante all’ altro. Ma poiché ciò non avvenne, giunse alla conclusione che non si era trattato di un evento fortuito, qualcuno aveva davvero cercato di aiutarlo. Cosi si alzo di nuovo faticosamente in piedi e prese ad avvicinarsi alle rovine dell’antica città. Sarà una camminata lunga e faticosa, ma chi ha sparato quel colpo ci sa davvero fare, potrebbe valere la pena incontrarlo, pensò mentre un vento leggero sospendeva nell’aria un impalpabile velo di polvere, che sembrava bruciare, nella luce cremisi del tramonto.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Ceneri d’Europa”

Condividi
Tweet
WhatsApp
Lorenzo Bazzoni
Lorenzo Luca Antonio Bazzoni, è nato nel 1990 in Lunigiana, una terra selvaggia e cupa ma ricca di storia e tradizioni che si spingono indietro fino alla preistoria. Fin da bambino ha sempre amato la lettura, in particolare la Fantasy e la Fantascienza. Ha frequentato l'università senza laurearsi ma ha passato tutta la vita a studiare approfonditamente argomenti di carattere storico, scientifico (fisica e biologia), filosofico e religioso. Nel 2012 ha pubblicato una raccolta di racconti intitolata “Amore, ombra e tendini scarlatti”. Ha svolto molti lavori negli anni, dal manovale alla guida ambientale ma senza mai rinunciare all' amore per la conoscenza e alla passione per l'arte e la scrittura.
Lorenzo Bazzoni on Instagram
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie