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CLAVEM – La storia nascosta

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Consegna prevista Marzo 2025
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“La storia prima della storia. Gli uomini prima degli uomini.”
Scrisse così l’archeologo William Parker nel verbale sugli scavi effettuati a Tiwanaku, in Bolivia, relazionando sugli sconcertanti ritrovamenti fatti all’interno dell’Akapana, una tra le più antiche piramidi a gradoni al mondo.
Anni prima, rischiando il carcere e corrompendo alcuni custodi della piana di Giza, riuscì a scendere nel sotterraneo della Grande Piramide. In base ad alcuni scritti che parlavano della presenza di un tunnel, rintracciò l’accesso a questo e, percorrendolo, trovò le prime conferme.
Di queste e di altre vicende ne volle raccontare ad una giornalista scientifica. Un racconto che oltre a rivelare vicende e scoperte straordinarie, mostrò un William Parker diverso da quello che salito sul trono della Royal Society, per più di vent’anni vi esercitò un potere assoluto tanto sulla verità quanto sulla ricerca, il tutto a difesa di una scienza fattasi dogma universale.

Perché ho scritto questo libro?

Dopo aver scritto 3 trame dai risvolti scientificamente eretici, cercavo di farne la somma attraverso la creazione di un personaggio potente quanto compromesso. È così che nasce sir William Parker, un archeologo che dopo aver compiuto la scoperta del secolo, riesce a barattarla, in cambio della presidenza della Royal Society, finendo al soldo di una misteriosa élite di potenti. CLAVEM è una denuncia contro la Scienza che si è fatta dogmatica e nega alcune scoperte che rifarebbe la Storia.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

1

Parker House

Arrivare davanti ai cancelli di Parker House fu come approssimarsi a quelli del paradiso.

Un lungo viale di cipressi appena lavati dalla pioggia, poi, laggiù, il maestoso rifugio di sir William Parker, presidente onorario della Royal Society dopo che per un quarto di secolo ne era stato il responsabile, qualcuno diceva persino il padrone.

Un grande del Regno sir William. Cavaliere dell’Ordine del Cardo e del Royal Victorian; Gran Croce di San Michele e San Giorgio e, ovviamente, baronetto della Corona quale inevitabile corollario di una carriera a dir poco prestigiosa.

Un uomo di prima fila, pure se personaggio poco mondano, scorbutico e impenetrabile nel suo privato. Per questo poterlo incontrare era a tutti gli effetti un vero colpo di fortuna.

E Sofia Bradshaw, lontanissima discendente di Henry Bradshaw, cancelliere dello scacchiere di Buckingham, suonando e avendo la certezza che gli enormi cancelli di ghisa e ottone si sarebbero aperti, all’orgoglio univa l’emozione.

Un appuntamento procuratole dalla prestigiosa Scientific American per la quale lavorava come collaboratrice esterna.

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Un’opportunità che solo più tardi avrebbe in realtà scoperto essere legata più al suo nobile cognome che all’editore.

Al momento, ignorando ciò, per Sofia tutto si riduceva al giusto premio che le spettava dopo due ore di automobile e un risveglio forzato.

Il trillo della sveglia fu alle quattro e trenta, la partenza un’ora dopo, il tutto per essere puntuale davanti a quei cancelli prima delle sette e trenta.

Un orario a dir poco insolito per un appuntamento al quale non avrebbe comunque rinunciato per nulla al mondo.

Lasciò una Londra più sonnolenta di lei, per arrivare nel Buckinghamshire, attraversarne un tratto e ritrovarsi nell’area delle ville militari. Tra queste Parker House, che stupenda nel suo stile vittoriano, con torri laterali e una scalea regale al centro, emergeva con un effetto cinematografico.

Roba da Arthur Conan Doyle, pensò Sofia quando pigiò il pulsante del videocitofono, l’unica concessione alla modernità di quell’antico lusso.

S’accese uno spot e si sentì una voce metallica.

«Parker House.»

«Buongiorno, sono Sofia Bradshaw. Ho un appuntamento con sir William.»

«Per favore si metta in primo piano.»

«Cosa?»

«Devo riconoscerla e lei è inquadrata solo di profilo.»

«Sorry. Così va bene?»

Qualche attimo e il cancello cominciò ad aprirsi lentamente.

«Risalga in auto e quando il cancello lo consentirà entri pure, ma a passo d’uomo perché il battente è piuttosto alto. Poi segua il viale.»

«D’accordo.»

Sofia salì in auto, riaccese il motore ed aspettò che il cancello si aprisse, ma quando lo spazio fu sufficiente, non realizzò quanto potesse essere alto un battente piuttosto alto e così quello fece inevitabilmente stridere il pianale della sua Mini.

Frenò di colpo e solo allora comprese le giuste misure.

E si che la voce l’aveva detto chiaramente.

Riprese la marcia cercando di superare l’impaccio, ma quando arrivò alla scalea e scese dall’auto, il sorriso che provò a sfoderare non trovò corrispondenza.

Davanti a lei un maggiordomo troppo formale per starle simpatico e Arthur Caldwell, il segretario tuttofare di sir William Parker, apparentemente meno formale dell’altro.

«Ha fatto danni?»

«Chi?» disse Sofia, ritirando la mano disattesa.

«Il battente.»

«Credo di no, pure se non pensavo che fosse così alto.»

«In effetti sono le Mini ad essere piuttosto basse.» rispose l’altro, chinandosi a guardare e sputando la sentenza: «Temo che la sua auto perda olio.»

«Dice?»

«Sì, dico. Barrymore? È richiesta la tua abilità.»

«Non faccio in tempo ad arrivare che già procuro problemi.»

«Non si preoccupi, può succedere. Vogliamo entrare?»

Varcare la soglia di Parker House per Sofia fu davvero come entrare in un film, uno di quelli d’una volta.

Una sala d’ingresso simile a una piazza d’armi, con una grande scalea a due braccia che, salendo, ripetevano il semicerchio del piano sul quale si affacciavano sette porte di ciliegio, intarsiate a quadri e stelle a cinque punte. Poi, tutt’intorno, quadri enormi e arazzi intervallati da antichi scudi con spade incrociate.

C’era un tepore gradevolissimo e l’aria profumava di vaniglia.

«Miss Bradshaw» sibilò il suo accompagnatore tendendo le mani per avere soprabito e cappello.

Sofia cercò di togliersi l’impermeabile, ma riuscì solo a farne un garbuglio inestricabile.

«Lasci fare a me.» si offrì il segretario più paziente dello scacchiere.

L’altra neanche lo ringraziò che alzato lo sguardo verso il soffitto, scoprì il più grande lampadario del mondo.

Sarà stato un cerchio di almeno quattro metri di diametro, con tre giri di luce dei quali solo uno era al momento acceso.

«Incredibile!»

«Cosa?» domandò Caldwell, impegnato a tirarle via il soprabito senza la benché minima collaborazione.

«Il lampadario.»

«È molto antico e ovviamente, prima di fissarvi le centoventi lampade che vede, veniva usato con altrettante candele.»

«Candele? Non ci posso credere.»

«Conosce una diversa sorgente luminosa a disposizione trecento anni fa?»

«Quel lampadario ha trecento anni?»

«Anche di più.» rispose l’altro, finalmente padrone del soprabito che trattenne riconsegnando all’ospite il borsone appena liberata dal garbuglio.

Sofia provò con un sorriso, ma l’altro non contraccambiò.

«Mi segua. Sir William non ama aspettare i suoi ospiti.»

Arrivati innanzi ad una delle porte di ciliegio, Arthur si fermò, annuendo a se stesso.

«Signorina Bradshaw le sto per chiedere massima riservatezza. Sir William soffre di crisi ischemiche. Queste sono leggere, ma si ripetono più volte nel corso della giornata. Capisce?»

«Crisi ischemiche. Leggere.»

«Esatto. Queste si potrebbero verificare in qualsiasi momento, anche nel mezzo di un discorso e sir William potrà darle la sensazione di essere assente. Non so se rendo l’idea.»

«Certo, capisco.»

«In quei momenti non è presente a se stesso. Se capitasse questo, la prego di rimanere calma e aspettare con pazienza che la crisi passi. Sono stato chiaro?»

«Certo.»

«Molto bene. Adesso aspetti qui.»

Un passo avanti, un ultimo sguardo a Sofia per vedere se rispettava la posizione, poi Arthur s’avvicinò alla porta come a un tabernacolo, bussò, e pressoché genuflesso, socchiuse il legno.

Alla sua voce ovattata che annunciava l’arrivo dell’inviata di Scientific American, si sentì appena un sibilo di risposta, poi, finalmente, il passo fu lasciato a Sofia che entrò nella stanza.

Lo fece un po’ rigida, ma lo sguardo sorridente di sir William le sciolse subito l’emozione.

«È un onore sir William.»

«Basta che sia un piacere. Si accomodi.»

Due poltrone di pelle color ocra, un tappeto enorme e nel mezzo il cammino.

Nella stanza, rifinita con pregiatissimo mogano, aleggiava odore di pipa, un tabacco dolciastro e gradevole anche per lei che odiava il fumo.

«Gradirà qualcosa di caldo immagino.»

«Volentieri.»

«Tè o caffè?»

«È scandaloso se chiedessi un italianissimo cappuccino caldo?»

«Nessun scandalo. Artù, ti prego, di a Barrymore di servire.»

Con un altro inchino Artù si ritirò.

Sir William sorrise di nuovo e allargò le braccia al preambolo: «Eccoci qui allora. Tutto bene?»

«Sì, grazie.»

«Nevvero.»

«Scusi?»

«Dico che non è vero. Sicuramente ha pensato male di me.»

«E perché mai?»

«Per questo orario assurdo che certo l’avrà buttata giù dal letto prima dell’alba.»

«Confesso che senza pensare male l’ho ritenuto una sorta di avviso.»

«In che senso?»

«Concedo l’intervista, ma all’ora che dico io. Implicito che questo significa che oltre all’ora, si farà come dice lei. Ho immaginato male?»

L’altro ci pensò un po’, poi con una piccola smorfia annuì: «Sincera e arguta. Ha colto nel segno.»

«Sinceramente poteva anche fissarlo nel cuore della notte. Non sarei mancata a questo incontro.»

«Non so quant’è sincera nel dire questo, ma è certo che fa piacere sentirglielo dire.»

Bussarono alla porta e Barrymore fece il suo ingresso spingendo un carrello scintillante d’argenti, con caraffe e tazze che da sole valevano lo stipendio di una giornalista scientifica.

Sir William guardò con sorpresa la tazza porta a Sofia e fece la domanda: «È davvero gustoso il cappuccino?»

«Tantissimo. L’ho conosciuto a Roma ed è stato subito amore. Il segreto sta nella schiuma. Tanta schiuma!»

«Interessante. Ci ha vissuto molto a Roma?»

«Un paio di anni.»

«Splendida città, anche se un po’ caotica.»

«Vero, ma ho la sensazione che il suo fascino è proprio da tutta quella frenesia che emerge, perché poi, da dietro il caos, ecco uno dei tanti angoli caratteristici che ti appare davanti.»

«L’adoro. È l’unica parte di storia e archeologia che non ci ha mai dato problemi. L’unico neo è il non essere riusciti a convincere l’Italia a spianare quell’assurdo selciato che nega il resto dei Fori e del cuore dell’urbe.»

«Cosa che sarebbe stata magnifica anche da un punto di vista turistico.»

«Come turistico?»

«Intendevo dire come ritorno economico.»

«Certo, certo.»

Una pausa guardando il fuoco, poi la battuta con cui sir William apriva al discorso: «Ha voluto incontrarmi a tutti i costi signorina Bradshaw. Adesso ne pagherà le conseguenze. Lo sa?»

«Devo preoccuparmi?»

«Solo d’avvisare a casa che non arriverà in tempo per la cena.»

«Poco male. Vivo da sola e spesso salto i pasti.»

«Pessime abitudini.»

«Forse la cena, ma l’altra è una mia scelta. Sola è meglio.»

«Bella com’è? Non posso crederci.»

«Ok. Diciamo allora che è andata male e che mi sto curando le ferite.»

«Basta che la cura non sia peggiore della malattia. Mi creda, la solitudine è una brutta bestia.»

«Al momento mi protegge.»

«L’inganna! Fa sempre così. Creda ad un vecchio orso.»

«E il soprannome che le hanno affibbiato vero?»

Il vecchio orso rimase di sale.

«Mi spiace, non volevo.»

«Di cosa? Sono solo sorpreso. Non pensavo che fosse stato inserito nella mia biografia.»

«In effetti mi è stato rivelato con un sorriso malizioso.» mimò l’altra «Stai attenta a come parli. Con quel vecchio orso non si scherza!»

Il sorriso di Sofia fu coinvolgente e sir William assorbì con classe l’ammissione.

«Non ha nulla da temere. Tuttavia, chi l’ha coniato, aveva ragione, questo sono e non perdo mai occasione di confermarlo.»

«Rischio di diventare una vecchia orsa?»

«Vecchia, scorbutica e irascibile.»

«Ne verrò fuori presto allora. Glielo prometto.»

«Deve prometterlo a se stessa.»

«Qualcosa a Sofia ho provato ad accennarlo, quanto meno non potrà dire che non l’ho avvertita.»

«Brava. Adesso però mi dica, vuole davvero farmi la biografia?»

«Solo per un profilo richiesto dalla redazione.»

«Le solite banalità condite con un pizzico di verità in esclusiva, magari riguardo al privato?»

«Più o meno.»

«Ecco, allora mi spiace. Per le banalità può rivolgersi al mio segretario che ormai ha molto tempo libero. Se al contrario vuole sapere qual è la mia storia, sappia che seppure ci vorrà molto tempo, sono disposto a dirle la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità.»

«Per me sarebbe magnifico.»

«Dice? Le trasmetterei il virus.»

«È così contagiosa la verità?»

«Quella che da quarant’anni rimorde nella mia coscienza sì. Mi ha avvelenato il fegato e adesso che ne sto pagando le conseguenze più estreme è bene che la confessi. L’orso non ha più pelo pure se il peso del vizio resta insopportabile.»

«Non capisco.»

«William Parker è baronetto solo per compiacenza signorina Bradshaw. Il risultato strepitoso di un baratto tra il tacere e l’avere. Io ho molto taciuto e quindi molto ho avuto.»

«Continuo a non capire, pure se comincio a preoccuparmi.»

«Buon segno. Significa che vuole arrivare alle cose.»

«E come ci si arriva alle cose?»

«Semplice. Vuole veramente sapere chi sono e cosa ho fatto?»

«Certo.»

«Bene. Parlerò fino allo sfinimento. Si accontenta di un profilo cretino? Allora mi lasci riposare sereno che nel sonno forse mi addormenterò una volta per tutte.»

Parole tanto sincere quanto dure che tagliarono l’aria mentre gli sguardi s’incrociavano; in quello del suo ospite, intuendo il luccichio di rivelazioni sconvolgenti, Sofia non poté che rimanervi impigliata.

Uno sguardo profondo quello di sir William, sofferente, con pochi riflessi e poca luce propria, come se, un secolo di negazioni, avesse fatto calare una coltre di nebbia fittissima anche sui suoi occhi.

E Sofia proprio da quella sensazione partì: «Posso chiederle quali verità intende?»

«Quelle taciute al riguardo di tante scoperte fatte e negate.»

«Basteranno le pagine che mi hanno concesso per il profilo?»

«In realtà non basterebbe l’intero numero della rivista.»

«Come faremo allora?»

«Le consiglio di scrivere il profilo quale sunto per la rivista e con tutto il resto ricavarci un bel libro.»

«Un libro?»

«Certo, una biografia della quale posso fornirle il titolo: La chiave del potere. E come sottotitolo l’intrigante lato oscuro di William Parker. Scommetto che sarebbe un successo clamoroso.»

«Una biografia?»

«Diciamo una confessione grazie alla quale spero che la mia coscienza se ne giovi.»

«E la mia carriera?»

«Ho ragione di credere che un libro del genere diverrebbe il caso letterario dell’anno e il suo nome notissimo.»

Sofia elaborò rapidamente le cose, realizzando in pochi attimi il lavoro da fare, i tempi e pure le conseguenze.

«Un libro su di lei farebbe molto rumore?»

«Ha presente l’esplosione di Tunguska?»

«Quella del meteorite?»

«Non è stato un meteorite, ma un’esplosione di clatrato.» rispose l’altro con una prima rivelazione.

«Clatrato?»

«Sì, metano ghiacciato. Lasci stare però e pensi al suo libro e provi ad immaginarne la ricaduta.»

«Riesco ad esserne solo preoccupata.»

«Beh, diverrebbe sicuramente ricca e famosa, ma certo qualche rogna dovrà pure affrontarla. Non sarebbe la più amata in certi salotti e la rivista, conoscendoli, potrebbe farebbe a meno di lei.»

«Mi sbranerebbero?»

«Solo se glielo consentirà. Dipende dalla sua scaltrezza.»

«E tutto questo per dare sollievo alla sua coscienza?»

«Ho parecchie colpe da farmi perdonare e la fine non è così lontana.»

«Pure se le auguro cent’anni ancora, non era meglio un sacerdote?»

«Sono ateo miss Bradshaw, ma se la sua voleva essere una battuta, direi che è ottima, anche perché non posso farmi sollevare la coscienza da chi, nella sua fede, ne nasconde più di me.»

«E allora chi è in grado di scagliare la prima pietra?»

«Tanti, mi creda. Tuttavia, visto che ho scelto spontaneamente preferirei un più clemente confessore scientifico.»

«Qualche omissione?»

«Molto di più di qualche. Le ho contate di nuovo pochi mesi fa. Avrò peccato per non meno di quattromila pagine di relazioni scientifiche che ho bollato, rovinando chi le aveva fatte e schiacciando chi provava a reagire. Capisce quant’ero potente?»

«Da lei la verità discende.»

«A parte l’ironia è più corretto dire che filtra, anzi, filtrava, pure se l’ho affogata troppe volte.»

«È da ingenui chiederle il motivo?»

«Dovrei dirle per amore della scienza. In realtà era puro esercizio di potere e conservazione del dogma che non è base teorica, ma vero atto di fede.»

«Mi risulta che tali dogmi siano cose da religione.»

«Perché secondo lei la scienza cos’è? Non è altro che una blasfema religione e io ne ho officiato moltissime volte il rito.»

«Sir William Parker primo profeta del tempio.»

«Può sbeffeggiarmi con tale appellativo nel suo libro, pure se non ha ancora detto se lo scriverà.»

«Ho già indossato l’armatura. Sarà difficile impugnare la penna però.»

«Non ha un registratore?»

«A dire il vero avrei con me una videocamera. Pensa che possa usarla?»

«Deve! È la sua polizza assicurativa.»

«La ringrazio che vi abbia pensato lei. L’accendo?»

«Accetta?»

«Sì.»

«Bene. L’accenda pure e inizi spiegando perché ha accettato. Poi inquadri me e ne chieda conferma. Quando infine comincerò a raccontare, sposti sul mio profilo e lasci andare la ripresa. D’accordo?»

«D’accordo.» rispose Sofia, intuendo il motivo di quella richiesta.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. La trama mi sembra decisamente avvincente e lo slogan “La storia prima della storia. Gli uomini prima degli uomini” promette tantissimo. Speriamo che arrivi al compimento della campagna!

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Bruno Rosati
Sono una persona assolutamente normale, con i suoi difetti e i suoi pregi che mi porto appresso dal lontano febbraio 1959 insieme alla grande passione, certo innata, di scrivere. Ancora prima di scrivere però, è studiare. In qualche caso persino trovare. E al riguardo mi piace lo slogan che ho messo sulle mie bacheche social e sul canale YouTube:
Scrittore da sempre • Ricercatore per passione • Poeta per caso
Quello che cerco sono risposte. Un viaggio affascinante che compio passando tra le nebbie del tempo e così delineando una specie di spirale fatta di ere e avvenimenti, ma anche di dubbi. Sulla scienza che tra uomo e scimmia, cerca ancora un anello mancante che non esiste. E su certi indottrinamenti che ammantano un passato prodigioso solo per nascondere una verità diversa.
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