Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

Con il cuore rivolto al contrario

740x420 (18)
6%
188 copie
all´obiettivo
52
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Dicembre 2024

Jillian e Philip, legati da un’amicizia profonda e separati per inseguire i loro sogni, si ritrovano dopo anni di lontananza, scoprendo che il tempo ha cambiato tutto. Anche la loro amicizia. Mentre Jillian cerca di realizzare il suo progetto di diventare stilista e si nasconde dietro a relazioni sbagliate, Philip sta facendo carriera ed è sul punto di un matrimonio imminente. Il ritorno di Jillian porta alla luce vecchi ricordi e accende nuovi sentimenti, mettendo entrambi di fronte a scelte difficili e rivelazioni sorprendenti. Aprirà la porta a una nuova comprensione dell’amore e del coraggio necessario per affrontarlo. Tra passato e presente, dubbi e paure, la loro storia è un riflesso vivido della forza dell’amicizia e della ricerca di sé nel cuore di un intenso intreccio emotivo.

Perché ho scritto questo libro?

Un’idea ha preso forma nella mia mente, ispirata dal legame profondo che può nascere tra due amici e dall’evolversi dei loro rapporti nel corso della vita. Da questa visione sono nati Jillian e Philip, che ho scelto di calare nell’incantevole scenario dell’Irlanda che ha catturato il mio cuore fin da adolescente. Mentre sviluppavo le loro vicende, ho sorriso e sofferto insieme a loro, lasciandomi coinvolgere da un intreccio che ha preso vita con una propria forza e vitalità, rendendomeli reali.

ANTEPRIMA NON EDITATA

1

Scendendo dalla scaletta dellaereo Jillian fece un profondo respiro, guardando i campi verdi al di là delle piste e le montagne che si intravedevano appena allorizzonte.

« Aria di casa » disse fra sé sorridendo.

L’aeroporto di Dublino era incredibilmente affollato quel pomeriggio. O forse era la fretta di arrivare a casa a farglielo sembrare tale. Cercava di farsi largo in mezzo alle persone spingendo il carrello sul quale aveva accatastato il più stabilmente possibile i suoi numerosi bagagli, al tempo stesso guardandosi attorno in cerca di quel volto familiare fra la gente. Stava finalmente facendo ritorno a casa in via definitiva, e sentirsi circondata da decine di persone che parlavano con lamato accento irlandese ancora una volta le fece capire quanto si sentisse attaccata alla sua terra. Nonostante gli anni trascorsi a Parigi prima e a Los Angeles poi la sua casa era quella, non cerano mai stati dubbi sul fatto che prima o poi sarebbe tornata.

Continua a leggere

Continua a leggere

A un tratto scorse in mezzo alla folla il viso che stava cercando, e sorridendo si avviò in quella direzione. Raggiunse il ragazzo alto, ben vestito, che continuava a guardare verso luscita degli arrivi, ignaro della sua presenza.

« Aspettavi qualcuno? » gli chiese, appoggiandogli una mano sulla spalla per attirare la sua attenzione. Lui si voltò, con unespressione sorpresa negli occhi nocciola.

« Jill! » si riprese subito, abbracciandola con affetto. « Che bello riabbracciarti! » Dopo averla tenuta per un postretta a sé si scostò per osservarla meglio. « Non ti si è ancora fermata la crescita? Mi sembri più alta dallultima volta… » 

« Ho i miei assi nella manica, o per meglio dire nella gamba » rispose lei ridendo, mostrando il tacco degli stivali in pelle che portava. « E tu ti sei tagliato i capelli finalmente! »

« Sì be’, recentemente mi hanno fatto notare che sarebbe consigliabile avere un aspetto un po’ più serio e professionale e meno da delinquente” » Jillian scoppiò a ridere, riconoscendo laggettivo preferito della madre di Philip per descriverlo durante gli anni delle superiori.

« In effetti potrei avere poca stima di un avvocato dai capelli lunghi e i jeans strappati! E questa? » chiese, pizzicando la leggera barba scura e ben curata che copriva il bel volto dellamico.

« Mi sono fatto crescere la barba, non ti piace? »

« Ti sta bene, ti fa sembrare più maturo. Daltra parte ti capisco, quando è la materia prima a mancare » disse, battendo leggermente il pugno sulla testa di lui « bisogna ricorrere a qualsiasi stratagemma. »

« Grazie, non hai perso il senso dellumorismo nonostante lo stretto contatto con stilisti nevrotici e modelle anoressiche. »

« E tu non hai perso il tuo, nonostante lo stretto contatto con quei noiosi parrucconi » ribatté lei.

« Ti faccio notare che non tutti gli avvocati sono noiosi e vecchi lumaconi. »

« Me lo auguro Phil, non riuscirei a vederti tutto compassato e precisino in un ufficio mega lussuoso e con la massima attività fisica consistente in una partita di golf a settimana. » Entrambi scoppiarono a ridere allidea.

« i andiamo, ho la macchina qui fuori » disse lui prendendo il carrello con i bagagli e levandole dalle spalle una pesante tracolla.

« Ehi, che chai messo qui dentro? »

« Oh, niente, due o tre regalini che ho portato da Los Angeles. »

« Qualche mattonella della Walk of Fame si direbbeAllora, com’è andato il viaggio? »

« Tutto bene, volare è diventata una passeggiata ormai. Per me almeno. Non altrettanto per la mia vicina di corridoio, unanziana e direi imponente signora francese che già dal decollo ha cominciato ad urlare Mon Dieu, mon Dieu, cest la fin!Una hostess ha fatto del suo meglio per tranquillizzarla, nonostante la signora avesse già preso mezzo tubetto di tranquillanti, una dose che avrebbe steso un cavallo… che come stazza poi era paragonabile. Credo che alla fine non si sia sentita molto bene, chissà se è riuscita a scendere dallaereo, non lho vista al ritiro bagagli » concluse Jillian facendo spallucce, mentre Philip era piegato in due dal ridere.

« Insomma hai avuto di che distrarti. »

« Inizialmente sì. Poi ho guardato un film e schiacciato un pisolino, ed eravamo già nei cieli dIrlanda. Molto meglio del mio penultimo viaggio insomma. Quella volta mi era capitato di fianco un ragazzino che ha passato la metà del tempo a giocare a un videogioco sparatutto decisamente rumoroso, e laltra metà a dormire russando. »

Uscirono dallaeroporto, e si diressero verso il parcheggio visitatori.

« Ah, aria di casa » disse di nuovo Jillian, chiudendo gli occhi.

« Ha qualcosa di diverso laria di Dublino rispetto a quella di Los Angeles? » le chiese lui lanciandole unocchiata di traverso.

« Intanto leggermente più fresca e umida. Non sai quanto mi è mancata lIrlanda. Parigi e Los Angeles saranno anche tra le più belle città del mondo, ma per me Dublino resta sempre Dublino. »

« C’è chi pagherebbe oro per scappare di qui e inseguire il sogno americano. Per te invece tutto il contrario. »

« Non fraintendermi, ho vissuto esperienze bellissime, ma era una cosa diversa. Qui mi sento… a casa. »

« , l’hai già detto » disse Philip ridendo.

« Non so in quale altro modo spiegarlo. Lho sempre vissuta come unesperienza temporanea, una cosa a scadenza. Sapevo di non poter sopravvivere fuori da questo paese troppo a lungo. »

« Ok, ci siamo. Spero di riuscire a caricare tutte queste valigie. Non mi avevi detto che erano così tante. »

« Questa è la tua auto? » chiese Jillian ammirando la splendida Fiat 124 Spider rossa fiammante.

« Già. È stato un vero affare. Ho fatto qualche sacrificio per lei, ma ne è valsa la pena. »

« Wow! » esclamò Jillian ammirando gli splendidi interni in pelle e le linee decise della carrozzeria.

« i, se fai la brava te la faccio guidare. »

« Dici davvero? » chiese lei voltandosi a guardarlo con occhi sgranati.

« No, scherzavo. Non sei conosciuta per la tua guida propriamente prudente. » Jillian lo fulminò con lo sguardo.

« Tutti pregiudizi di voi uomini maschilisti sulla guida delle donne. »

« No, esperienza di vita dopo che ci siamo quasi schiantati per festeggiare il giorno che hai preso la patente. »

« Infatti, hai detto quasischiantati. Ne è passato di tempo da allora. »

« E poi non vorrei che avessi preso labitudine a girare dalla parte sbagliata della strada » disse Philip salendo in macchina imitato da Jillian.

« Ammetto che è stato un podifficile allinizio, non riuscivo a capire il loro strano modo di guidare. Per fortuna giravo principalmente con i mezzi pubblici o a piedi. »

« Spero tu non abbia ucciso nessuno. » Jillian gli lanciò un’occhiataccia. Accese lauto e partì.

« Sei cambiata dallultima volta che ci siamo incontrati » commentò Philip, cercando per la prima volta di distogliere gli occhi da lei mentre spingeva lauto a velocità sostenuta lungo la M1. Era rimasto incantato non appena laveva vista. Negli ultimi due anni passati ai capi opposti del globo avevano fatto delle videochiamate, quando gli orari reciproci lo permettevano, ma vedendola di persona notava tutta una serie di particolari che prima gli erano sfuggiti. I capelli, lisci e color del grano erano molto più lunghi di quanto ricordava, e alla luce del sole emanavano ipnotici riflessi dorati. La sua figura era snella e sottile, i vestiti allultima moda e il trucco impeccabile. Perfino i suoi modi denotavano una sicurezza e uneleganza del tutto nuovi, ma che non apparivano costruiti, anzi. Irradiava un fascino del tutto particolare, naturale e involontario.

« Lo credo bene! Quando sono partita per Parigi ero ancora alla ricerca della mia personalità, e odio dover ammettere che mancavo totalmente di gusto. Lì è iniziato il cambiamento credo, e lesperienza a Los Angeles non ha fatto altro che rafforzarlo. Ma in definitiva mi trovi meglio o peggio? »

« Meglio, decisamente. E io, come ti sembro? »

« Anche tu sei cambiato. Sembri più maturo, vesti in modo più moderno e hai imparato a pettinarti. Devo dire che hai un aspetto davvero sexy » disse Jillian reprimendo un sorriso, mentre faceva scorrere lo sguardo dai jeans azzurro slavato alla giacca in tweed, ai ricci scuri perfettamente sistemati con il gel.

« Perché, non sono forse sempre stato terribilmente sexy? »

« Può essere, magari non lavevo notato. Merito della barba credo. »

Philip sorrise scuotendo la testa mentre si accarezzava la barba.

« Lo porti ancora? » chiese Jillian vedendo il sottile anello dargento allanulare della mano destra di Philip. Lui capì subito di cosa stava parlando, e agitò le dita verso di lei.

« Questo? Certo, una promessa è una promessa » rispose. Seguendo unantica tradizione irlandese, avevano deciso di scambiarsi i Claddagh Ring come simbolo di amicizia, alla vigilia della partenza di Jillian per Parigi, promettendo di restare sempre amici, qualunque cosa fosse successa, e nonostante la distanza che per la prima volta li teneva separati. « Pensa che a volte capita che qualcuno mi chieda se sono sposato, e mi guarda strano pensando che ho sbagliato mano. Tu hai ancora il tuo? » Jillian sollevò la mano destra, mostrando le dita lunghe e affusolate sulle quali scintillava un anello, anchesso argento ma con al centro un cuore blu.

« Sembra sia passata davvero una vita dallultima volta che ci siamo visti » commentò Jillian pensando ad alta voce.

« Già, un intero oceano tra noi. Troppo lavoro… » 

« E sfortune varie… » disse Jillian, ricordando le ultime vacanze che aveva dovuto passare negli Stati Uniti per essersi rotta una gamba durante unescursione, poco prima della partenza.

« E meno male ci eravamo promessi di farci visita almeno una volta al mese! » Quella era stata la promessa che si erano scambiati poco prima della partenza di Jillian per Parigi. Lavevano rispettata nei primi tempi, per poi allungare le distanze tra una visita e laltra con lintensificarsi dei rispettivi impegni. Quando poi Jillian aveva lasciato Parigi per Los Angeles le cose si erano ulteriormente complicate.

« Siamo sempre rimasti in contatto però, è quello che conta. Se non ci fossi stato tu a volte non so veramente come avrei fatto. C’è stato un periodo quando ero ancora a Parigi in cui restavamo alzati a chattare fino alle tre o alle quattro del mattino, ricordi? »

« , e ricordo anche che per il mio bene ho dovuto smettere, per non mettere in pericolo la mia salute fisica e mentale. »

« Ammetto che ci eravamo fatti prendere un pola mano. Ma allinizio è stata davvero dura. Già il fatto di trovarmi in un posto nuovo lontano da casa non è stato subito facile, e poi sentivo incredibilmente la tua mancanza. Meno male è passata in fretta » concluse Jillian restando seria.

« Quindi ti sono mancato soltanto per un paio di mesi? » chiese Philip indignato.

« Chi ha detto un paio di mesi? Ho detto allinizio, i primi due, tre giorni » rispose Jillian con aria innocente.

« Ma senti. E io che mi sono impegnato per scriverti o telefonarti tutti i giorni. Bella ingrata! » Sapevano entrambi quanto avevano sofferto, soprattutto i primi tempi, della lontananza luno dellaltra, e ora potevano finalmente scherzarci sopra.

Erano cresciuti assieme, avevano frequentato tutte le scuole assieme, e assieme si erano diplomati. Erano più di due migliori amici e più di un fratello e una sorella. Era stato Philip a convincere Jillian a partire, perché sapeva quanto fosse importante per il suo futuro studiare a Parigi, e sapeva anche che lei vi avrebbe rinunciato per non correre il rischio di rompere la loro amicizia. Per settimane lui laveva rassicurata dicendole che era la cosa giusta da fare, che quellamicizia così solida avrebbe resistito a tre anni di lontananza. Poi gli anni erano diventati cinque, perché dopo la laurea in fashion design a Parigi si era aggiunta unesperienza di lavoro negli States. Ma Philip aveva avuto ragione. Avevano continuato a restare in contatto, giorno dopo giorno, pur non essendo riusciti ad incontrarsi così spesso quanto avevano previsto.

Jillian si voltò a guardare fuori dal finestrino dellauto. Il paesaggio familiare le scorreva dinanzi agli occhi nella luce tenue del tramonto. Le sembrava incredibile essere finalmente lì, rivedere quei campi verdissimi, quei paesaggi così amati con la consapevolezza di essere lì per restare. Aveva uninfinità di cose da raccontare ai suoi familiari, ai vecchi amici, ed era tornata piena di progetti da realizzare. Tutto questo le dava unenorme carica, e non vedeva lora di cominciare.

« È un peccato che Adam e Patricia non siano a casa ad accoglierti » disse Philip interrompendo i suoi pensieri.

« Già. Incredibile che siano dovuti partire proprio il giorno del mio ritorno, per poco non ci incontravamo allaeroporto » rispose Jillian sospirando con aria rassegnata tornando a voltarsi verso di lui. Sua madre laveva chiamata il giorno prima per comunicarle scusandosi che avevano trovato un volo in partenza per Londra il giorno dopo. Dovevano andare là per incontrare un lontano parente del suo patrigno che doveva fermarsi a Londra proprio in quei giorni, e sembrava che quella fosse lunica occasione. A Jillian era sembrata una cosa un postrana, non aveva nemmeno capito chi fosse quel lontano parente e perché mai dovesse essere più importante della figlia che tornava a casa dopo cinque anni allestero, ma aveva accettato di buon grado la cosa. Era stata via tanto tempo da casa, e qualche giorno in più senza vederli non avrebbe fatto la differenza. Anche se tornare dopo tanto tempo e trovare una casa vuota non era proprio la migliore delle accoglienze. « Vorrà dire che per qualche giorno avrò la casa tutta per me. »

« Scommetto che avrai talmente tante cose da mettere a posto che non metterai fuori il naso dalla tua stanza per un bel po’. »

« In parte hai ragione. Ma non starò a lungo a casa con i miei, ho intenzione di trovarmi un appartamentino in centro da dividere con Becky, è più pratico. Ti ho parlato del nostro progetto no? » Rebecca Connolly era una ragazza, anche lei di Dublino, che aveva conosciuto a Parigi e che aveva frequentato il suo stesso corso di fashion design. Al termine dei loro studi erano partite assieme per Los Angeles, lavorando per qualche tempo per una casa di moda, sfruttate e sottopagate. Avevano quindi deciso di tornare a Dublino al termine del con

1

Scendendo dalla scaletta dellaereo Jillian fece un profondo respiro, guardando i campi verdi al di là delle piste e le montagne che si intravedevano appena allorizzonte.

« Aria di casa » disse fra sé sorridendo.

L’aeroporto di Dublino era incredibilmente affollato quel pomeriggio. O forse era la fretta di arrivare a casa a farglielo sembrare tale. Cercava di farsi largo in mezzo alle persone spingendo il carrello sul quale aveva accatastato il più stabilmente possibile i suoi numerosi bagagli, al tempo stesso guardandosi attorno in cerca di quel volto familiare fra la gente. Stava finalmente facendo ritorno a casa in via definitiva, e sentirsi circondata da decine di persone che parlavano con lamato accento irlandese ancora una volta le fece capire quanto si sentisse attaccata alla sua terra. Nonostante gli anni trascorsi a Parigi prima e a Los Angeles poi la sua casa era quella, non cerano mai stati dubbi sul fatto che prima o poi sarebbe tornata.

A un tratto scorse in mezzo alla folla il viso che stava cercando, e sorridendo si avviò in quella direzione. Raggiunse il ragazzo alto, ben vestito, che continuava a guardare verso luscita degli arrivi, ignaro della sua presenza.

« Aspettavi qualcuno? » gli chiese, appoggiandogli una mano sulla spalla per attirare la sua attenzione. Lui si voltò, con unespressione sorpresa negli occhi nocciola.

« Jill! » si riprese subito, abbracciandola con affetto. « Che bello riabbracciarti! » Dopo averla tenuta per un postretta a sé si scostò per osservarla meglio. « Non ti si è ancora fermata la crescita? Mi sembri più alta dallultima volta… » 

« Ho i miei assi nella manica, o per meglio dire nella gamba » rispose lei ridendo, mostrando il tacco degli stivali in pelle che portava. « E tu ti sei tagliato i capelli finalmente! »

« Sì be’, recentemente mi hanno fatto notare che sarebbe consigliabile avere un aspetto un po’ più serio e professionale e meno da delinquente” » Jillian scoppiò a ridere, riconoscendo laggettivo preferito della madre di Philip per descriverlo durante gli anni delle superiori.

« In effetti potrei avere poca stima di un avvocato dai capelli lunghi e i jeans strappati! E questa? » chiese, pizzicando la leggera barba scura e ben curata che copriva il bel volto dellamico.

« Mi sono fatto crescere la barba, non ti piace? »

« Ti sta bene, ti fa sembrare più maturo. Daltra parte ti capisco, quando è la materia prima a mancare » disse, battendo leggermente il pugno sulla testa di lui « bisogna ricorrere a qualsiasi stratagemma. »

« Grazie, non hai perso il senso dellumorismo nonostante lo stretto contatto con stilisti nevrotici e modelle anoressiche. »

« E tu non hai perso il tuo, nonostante lo stretto contatto con quei noiosi parrucconi » ribatté lei.

« Ti faccio notare che non tutti gli avvocati sono noiosi e vecchi lumaconi. »

« Me lo auguro Phil, non riuscirei a vederti tutto compassato e precisino in un ufficio mega lussuoso e con la massima attività fisica consistente in una partita di golf a settimana. » Entrambi scoppiarono a ridere allidea.

« i andiamo, ho la macchina qui fuori » disse lui prendendo il carrello con i bagagli e levandole dalle spalle una pesante tracolla.

« Ehi, che chai messo qui dentro? »

« Oh, niente, due o tre regalini che ho portato da Los Angeles. »

« Qualche mattonella della Walk of Fame si direbbeAllora, com’è andato il viaggio? »

« Tutto bene, volare è diventata una passeggiata ormai. Per me almeno. Non altrettanto per la mia vicina di corridoio, unanziana e direi imponente signora francese che già dal decollo ha cominciato ad urlare Mon Dieu, mon Dieu, cest la fin!Una hostess ha fatto del suo meglio per tranquillizzarla, nonostante la signora avesse già preso mezzo tubetto di tranquillanti, una dose che avrebbe steso un cavallo… che come stazza poi era paragonabile. Credo che alla fine non si sia sentita molto bene, chissà se è riuscita a scendere dallaereo, non lho vista al ritiro bagagli » concluse Jillian facendo spallucce, mentre Philip era piegato in due dal ridere.

« Insomma hai avuto di che distrarti. »

« Inizialmente sì. Poi ho guardato un film e schiacciato un pisolino, ed eravamo già nei cieli dIrlanda. Molto meglio del mio penultimo viaggio insomma. Quella volta mi era capitato di fianco un ragazzino che ha passato la metà del tempo a giocare a un videogioco sparatutto decisamente rumoroso, e laltra metà a dormire russando. »

Uscirono dallaeroporto, e si diressero verso il parcheggio visitatori.

« Ah, aria di casa » disse di nuovo Jillian, chiudendo gli occhi.

« Ha qualcosa di diverso laria di Dublino rispetto a quella di Los Angeles? » le chiese lui lanciandole unocchiata di traverso.

« Intanto leggermente più fresca e umida. Non sai quanto mi è mancata lIrlanda. Parigi e Los Angeles saranno anche tra le più belle città del mondo, ma per me Dublino resta sempre Dublino. »

« C’è chi pagherebbe oro per scappare di qui e inseguire il sogno americano. Per te invece tutto il contrario. »

« Non fraintendermi, ho vissuto esperienze bellissime, ma era una cosa diversa. Qui mi sento… a casa. »

« , l’hai già detto » disse Philip ridendo.

« Non so in quale altro modo spiegarlo. Lho sempre vissuta come unesperienza temporanea, una cosa a scadenza. Sapevo di non poter sopravvivere fuori da questo paese troppo a lungo. »

« Ok, ci siamo. Spero di riuscire a caricare tutte queste valigie. Non mi avevi detto che erano così tante. »

« Questa è la tua auto? » chiese Jillian ammirando la splendida Fiat 124 Spider rossa fiammante.

« Già. È stato un vero affare. Ho fatto qualche sacrificio per lei, ma ne è valsa la pena. »

« Wow! » esclamò Jillian ammirando gli splendidi interni in pelle e le linee decise della carrozzeria.

« i, se fai la brava te la faccio guidare. »

« Dici davvero? » chiese lei voltandosi a guardarlo con occhi sgranati.

« No, scherzavo. Non sei conosciuta per la tua guida propriamente prudente. » Jillian lo fulminò con lo sguardo.

« Tutti pregiudizi di voi uomini maschilisti sulla guida delle donne. »

« No, esperienza di vita dopo che ci siamo quasi schiantati per festeggiare il giorno che hai preso la patente. »

« Infatti, hai detto quasischiantati. Ne è passato di tempo da allora. »

« E poi non vorrei che avessi preso labitudine a girare dalla parte sbagliata della strada » disse Philip salendo in macchina imitato da Jillian.

« Ammetto che è stato un podifficile allinizio, non riuscivo a capire il loro strano modo di guidare. Per fortuna giravo principalmente con i mezzi pubblici o a piedi. »

« Spero tu non abbia ucciso nessuno. » Jillian gli lanciò un’occhiataccia. Accese lauto e partì.

« Sei cambiata dallultima volta che ci siamo incontrati » commentò Philip, cercando per la prima volta di distogliere gli occhi da lei mentre spingeva lauto a velocità sostenuta lungo la M1. Era rimasto incantato non appena laveva vista. Negli ultimi due anni passati ai capi opposti del globo avevano fatto delle videochiamate, quando gli orari reciproci lo permettevano, ma vedendola di persona notava tutta una serie di particolari che prima gli erano sfuggiti. I capelli, lisci e color del grano erano molto più lunghi di quanto ricordava, e alla luce del sole emanavano ipnotici riflessi dorati. La sua figura era snella e sottile, i vestiti allultima moda e il trucco impeccabile. Perfino i suoi modi denotavano una sicurezza e uneleganza del tutto nuovi, ma che non apparivano costruiti, anzi. Irradiava un fascino del tutto particolare, naturale e involontario.

« Lo credo bene! Quando sono partita per Parigi ero ancora alla ricerca della mia personalità, e odio dover ammettere che mancavo totalmente di gusto. Lì è iniziato il cambiamento credo, e lesperienza a Los Angeles non ha fatto altro che rafforzarlo. Ma in definitiva mi trovi meglio o peggio? »

« Meglio, decisamente. E io, come ti sembro? »

« Anche tu sei cambiato. Sembri più maturo, vesti in modo più moderno e hai imparato a pettinarti. Devo dire che hai un aspetto davvero sexy » disse Jillian reprimendo un sorriso, mentre faceva scorrere lo sguardo dai jeans azzurro slavato alla giacca in tweed, ai ricci scuri perfettamente sistemati con il gel.

« Perché, non sono forse sempre stato terribilmente sexy? »

« Può essere, magari non lavevo notato. Merito della barba credo. »

Philip sorrise scuotendo la testa mentre si accarezzava la barba.

« Lo porti ancora? » chiese Jillian vedendo il sottile anello dargento allanulare della mano destra di Philip. Lui capì subito di cosa stava parlando, e agitò le dita verso di lei.

« Questo? Certo, una promessa è una promessa » rispose. Seguendo unantica tradizione irlandese, avevano deciso di scambiarsi i Claddagh Ring come simbolo di amicizia, alla vigilia della partenza di Jillian per Parigi, promettendo di restare sempre amici, qualunque cosa fosse successa, e nonostante la distanza che per la prima volta li teneva separati. « Pensa che a volte capita che qualcuno mi chieda se sono sposato, e mi guarda strano pensando che ho sbagliato mano. Tu hai ancora il tuo? » Jillian sollevò la mano destra, mostrando le dita lunghe e affusolate sulle quali scintillava un anello, anchesso argento ma con al centro un cuore blu.

« Sembra sia passata davvero una vita dallultima volta che ci siamo visti » commentò Jillian pensando ad alta voce.

« Già, un intero oceano tra noi. Troppo lavoro… » 

« E sfortune varie… » disse Jillian, ricordando le ultime vacanze che aveva dovuto passare negli Stati Uniti per essersi rotta una gamba durante unescursione, poco prima della partenza.

« E meno male ci eravamo promessi di farci visita almeno una volta al mese! » Quella era stata la promessa che si erano scambiati poco prima della partenza di Jillian per Parigi. Lavevano rispettata nei primi tempi, per poi allungare le distanze tra una visita e laltra con lintensificarsi dei rispettivi impegni. Quando poi Jillian aveva lasciato Parigi per Los Angeles le cose si erano ulteriormente complicate.

« Siamo sempre rimasti in contatto però, è quello che conta. Se non ci fossi stato tu a volte non so veramente come avrei fatto. C’è stato un periodo quando ero ancora a Parigi in cui restavamo alzati a chattare fino alle tre o alle quattro del mattino, ricordi? »

« , e ricordo anche che per il mio bene ho dovuto smettere, per non mettere in pericolo la mia salute fisica e mentale. »

« Ammetto che ci eravamo fatti prendere un pola mano. Ma allinizio è stata davvero dura. Già il fatto di trovarmi in un posto nuovo lontano da casa non è stato subito facile, e poi sentivo incredibilmente la tua mancanza. Meno male è passata in fretta » concluse Jillian restando seria.

« Quindi ti sono mancato soltanto per un paio di mesi? » chiese Philip indignato.

« Chi ha detto un paio di mesi? Ho detto allinizio, i primi due, tre giorni » rispose Jillian con aria innocente.

« Ma senti. E io che mi sono impegnato per scriverti o telefonarti tutti i giorni. Bella ingrata! » Sapevano entrambi quanto avevano sofferto, soprattutto i primi tempi, della lontananza luno dellaltra, e ora potevano finalmente scherzarci sopra.

Erano cresciuti assieme, avevano frequentato tutte le scuole assieme, e assieme si erano diplomati. Erano più di due migliori amici e più di un fratello e una sorella. Era stato Philip a convincere Jillian a partire, perché sapeva quanto fosse importante per il suo futuro studiare a Parigi, e sapeva anche che lei vi avrebbe rinunciato per non correre il rischio di rompere la loro amicizia. Per settimane lui laveva rassicurata dicendole che era la cosa giusta da fare, che quellamicizia così solida avrebbe resistito a tre anni di lontananza. Poi gli anni erano diventati cinque, perché dopo la laurea in fashion design a Parigi si era aggiunta unesperienza di lavoro negli States. Ma Philip aveva avuto ragione. Avevano continuato a restare in contatto, giorno dopo giorno, pur non essendo riusciti ad incontrarsi così spesso quanto avevano previsto.

Jillian si voltò a guardare fuori dal finestrino dellauto. Il paesaggio familiare le scorreva dinanzi agli occhi nella luce tenue del tramonto. Le sembrava incredibile essere finalmente lì, rivedere quei campi verdissimi, quei paesaggi così amati con la consapevolezza di essere lì per restare. Aveva uninfinità di cose da raccontare ai suoi familiari, ai vecchi amici, ed era tornata piena di progetti da realizzare. Tutto questo le dava unenorme carica, e non vedeva lora di cominciare.

« È un peccato che Adam e Patricia non siano a casa ad accoglierti » disse Philip interrompendo i suoi pensieri.

« Già. Incredibile che siano dovuti partire proprio il giorno del mio ritorno, per poco non ci incontravamo allaeroporto » rispose Jillian sospirando con aria rassegnata tornando a voltarsi verso di lui. Sua madre laveva chiamata il giorno prima per comunicarle scusandosi che avevano trovato un volo in partenza per Londra il giorno dopo. Dovevano andare là per incontrare un lontano parente del suo patrigno che doveva fermarsi a Londra proprio in quei giorni, e sembrava che quella fosse lunica occasione. A Jillian era sembrata una cosa un postrana, non aveva nemmeno capito chi fosse quel lontano parente e perché mai dovesse essere più importante della figlia che tornava a casa dopo cinque anni allestero, ma aveva accettato di buon grado la cosa. Era stata via tanto tempo da casa, e qualche giorno in più senza vederli non avrebbe fatto la differenza. Anche se tornare dopo tanto tempo e trovare una casa vuota non era proprio la migliore delle accoglienze. « Vorrà dire che per qualche giorno avrò la casa tutta per me. »

« Scommetto che avrai talmente tante cose da mettere a posto che non metterai fuori il naso dalla tua stanza per un bel po’. »

« In parte hai ragione. Ma non starò a lungo a casa con i miei, ho intenzione di trovarmi un appartamentino in centro da dividere con Becky, è più pratico. Ti ho parlato del nostro progetto no? » Rebecca Connolly era una ragazza, anche lei di Dublino, che aveva conosciuto a Parigi e che aveva frequentato il suo stesso corso di fashion design. Al termine dei loro studi erano partite assieme per Los Angeles, lavorando per qualche tempo per una casa di moda, sfruttate e sottopagate. Avevano quindi deciso di tornare a Dublino al termine del contratto ed unire le forze per aprire un atelier in città. Era diventato il loro obiettivo e il loro grande sogno da realizzare e si erano promesse di cominciare a darsi subito da fare una volta tornate in patria. Becky sarebbe rientrata un paio di giorni dopo, dovendo sbrigare le ultime formalità a Los Angeles.

« Almeno una cinquantina di volte » rispose Philip ridendo.

Arrivarono in breve tempo alla periferia di Dublino, dove entrambi erano cresciuti. La casa di Jillian si trovava lungo un vialetto di case identiche tra loro, costruite su due piani con un piccolo giardino davanti, tutte bianche con il tetto marrone scuro. Si differenziavano solamente per il colore delle tende alle finestre e per laspetto del giardino, più o meno curato a seconda del proprietario.

tratto ed unire le forze per aprire un atelier in città. Era diventato il loro obiettivo e il loro grande sogno da realizzare e si erano promesse di cominciare a darsi subito da fare una volta tornate in patria. Becky sarebbe rientrata un paio di giorni dopo, dovendo sbrigare le ultime formalità a Los Angeles.

« Almeno una cinquantina di volte » rispose Philip ridendo.

Arrivarono in breve tempo alla periferia di Dublino, dove entrambi erano cresciuti. La casa di Jillian si trovava lungo un vialetto di case identiche tra loro, costruite su due piani con un piccolo giardino davanti, tutte bianche con il tetto marrone scuro. Si differenziavano solamente per il colore delle tende alle finestre e per laspetto del giardino, più o meno curato a seconda del proprietario.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Con il cuore rivolto al contrario”

Condividi
Tweet
WhatsApp
Jessica Fraccaroli
Jessica Fraccaroli, Digital Marketing Manager con i piedi a Ravenna e la testa altrove, da poco oltre la soglia dei temibili “anta”. Ma non è una persona tutta analisi e strategie: gli hobby creativi sono la sua vera linfa vitale. Si perde nei meandri della letteratura da giovanissima, senza ritrovarsi mai del tutto. Cominciano allora i sogni di scrivere storie e romanzi, e diventare così una famosa scrittrice. Tra una strategia digitale e la gestione di un progetto, si immerge spesso nella creazione di mondi immaginari che usa come evasione temporanea dalla realtà. Ma i sogni, come spesso accade, restano confinati al famigerato cassetto, chiuso a doppia mandata e coperto di polvere per anni. Fino all’incontro con Bookabook che il destino le riserva, dove spera che prenda il via una nuova emozionante storia, la sua…
Jessica Fraccaroli on FacebookJessica Fraccaroli on Instagram
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors