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Corpi caldi

Corpi caldi
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Consegna prevista Ottobre 2023
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“Goditi il caldo cosina, che il mondo là fuori è terribilmente freddo e veloce” aggiunge, per un attimo ripensando alle sue riflessioni sulla brevità della vita, il primo esempio che le balza in mente ha gli occhi azzurri e le labbra rosa.
Lauren non la vuole nemmeno più la sua esistenza, colorata in una scala di grigi dalla quale non sembra riuscire a scappare. In trappola nel suo stesso cervello, con le dita che sfregano ripetutamente e la lacerano e la voglia di sciogliersi al sole inesistente di Manchester. Viene folgorata da un’anima che invece la vita la vorrebbe accalappiare e non mollare più: Levi è un’anima del limbo la cui esistenza è stata spezzata troppo presto, un corpo freddo che irradia un calore umano che non si può permettere di mantenere vivo per lei, se lei prima non decide di salvare se stessa. E non solo lei.

Perché ho scritto questo libro?

Ho sempre usato la scrittura come modo per evadere dalla mia mente e allo stesso tempo trovare la maniera per navigarci dentro. Corpi caldi è nato in un momento di calma piatta esteriore ma profondo turbamento interiore, dopo un’esperienza umana e lavorativa particolarmente tassante che mi avevano lasciato scossa e senza direzione. In quegli istanti inconsapevoli cominciai a scrivere per istinto, cercando di dare ordine e senso alla confusione, trovare controllo sul caos e alla fine, conforto.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Anche nella penombra Lauren riesce a scorgere il delicato profilo di Levi. Riesce a distinguere il naso all’insù e la bocca semiaperta, il labbro continuamente torturato dai suoi denti, la mascella non troppo pronunciata. La ragazza spende un attimo come incantata, solo ad osservare il regolare ma leggero alzarsi e abbassarsi del petto di Levi, respiri sottili e rilassati, una distante vocina dentro di se che continua a chiederle di avvicinarsi un pochino, solo un pochino, la prega di poggiare la testa li sul suo petto. Chissà se è così accogliente come crede che sia, chissà se da quella prossimità riuscirebbe a mappare le lentiggini sul naso e sotto gli occhi, chissà quanto pacifico e rilassante deve essere farsi cullare dal respiro tranquillo di una persona, assordare il rumore del suo stesso respiro e del suo stesso battito con il silenzio ronzante della stanza. “Non riesci a dormire?”, un filo di voce sussurrata e profonda, non interrompe nemmeno il silenzio, ne entra a far parte in maniera complementare, Lauren lo vede girarsi verso di lei, gli occhi di un blu intenso in assenza di luce, scuote la testa leggermente, affondando di più la testa nel cuscino, “cosina ha deciso di farmi sentire la sua presenza un po troppo intensamente.

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Colpa di quella specie di yoga che ho fatto pomeriggio, al corso”, risponde piano, quasi avesse paura di scontrarsi con la quiete, attraverso il suono della sua voce; Levi solleva un sopracciglio, chiudendo il pugno di una mano per impedirsi di allungarla su di lei, Lauren si tocca l’addome teso, i fianchi doloranti per i rimasugli dell’attività pomeridiana, notando distrattamente come queste semplici azioni stanno facendo fremere Levi in tanti piccoli tic nervosi come mordersi insistentemente un angolo della bocca o contorcersi continuamente le mani, “t-tutto bene?”, chiede perplessa, lui degluttisce rumorosamente, il pomo d’Adamo ben pronuciato sale e riscende facendosi notare, “s-si … dove ti fa male?”, Lauren sbuffa, soffiando via una ciocca di capelli che ricade lateralmente sul suo viso, “ovunque! Non trovo nemmeno una posizione comoda perchè continuo a muovermi. Vorrei onestamente solo dormire e dimenticarmi del disagio che ho provato oggi! Una volta ho letto che le persone che soffrono di insonnia perchè magari la notte si girano e rigirano nel letto, comprano queste coperte volutamente pesanti che le bloccano sotto il loro peso. Geniale! Inquietante ma geniale”. Levi ridacchia sommessamente, facendo affiorare quelle fossette dove Lauren vorrebbe tanto ma proprio tanto affondare un dito, “mi spiace tu ti sia sentita fuori posto … posso aiutarti in qualche modo? Farti stare meglio?” chiede piano.

Lauren schiocca la lingua sul palato, pronta a cogliere un’ occasione così gustosa che a stento riesce a fingere di essere relativamente spontanea nella sua prossima proposta: “potresti … potresti tenermi?”, azzarda, sbattendo le ciglia come una bambina adulante per una caramella, “t-tenerti in che senso?”, “non lo so… tienimi ferma. Abbracciami”. Gli occhi di Levi si spalancano, sottili ciglia bionde sfiorano la palpebra superiore. Ora, non che Levi fosse esattamente timido con le ragazze quando era in vita. Certo, non era il più estroverso ed esuberante, tendeva a restare un po sulle sue, scambiare qualche chiacchera timida in assenza di alcol, puntare molto sul suo essere simpatico e abbordabile. Ma crescendo era diventato più disinvolto, mettendo da parte un po di misteriosità e cedendo il passo a qualche sorriso più ampio e qualche bicchiere in più per dargli nonchalance;il problema vero è che da quando era morto non aveva contantti nemmeno vagamente intimi con nessuno. Aveva dimenticato come comportarsi in situazioni del genere e ritrovarsi con una ragazza che lo stava letteralmente pregando di stringerla a se tanto da impedirle di muoversi …lo stava mandando in corto circuito. Il dettaglio che lo frenava più di tutti era però la sua temperatura corporea. Ferma probabilmente sotto zero dal momento in cui aveva esalato il suo ultimo respiro. “Uhm … non … non ti piacerebbe, Lauren. E se poi ti schiaccio? E se sei ancora più scomoda? E se ti faccio male?”, Lauren cerca disperatamente di seguire i frenetici movimenti degli occhi di Levi che corrono in giro per tutto il suo volto, “se non lo provo non lo saprò mai. Non me lo hai insegnato tu stesso? E poi perchè mai non dovrebbe piacermi?”, il ragazzo a stento riesce a contenere una risata arresa, ritrovandosi con le sue stesse parole rivoltatesi contro nella maniera più bella possibile. Solleva un sopracciglio e le fa un sorriso furbo, allungando e sollevando un braccio leggermente, per invitarla a se. Se avesse un cuore funzionante, anche sotto quella finta sicurezza e sfacciataggine, lo sentirebbe accelerare, al momento. Lauren gli sorride di rimando, soddisfatta, e striscia sulle lenzuola fino a raggiungerlo, sistemandosi con la testa giusto sotto la giugulare del ragazzo e abbracciandone i fianchi a fatica considerando la limitata lunghezza delle sue braccia e lo spessore aggiunto dall’addome. Le braccia di lui la accolgono con un leggero tremolio e immediatamente Lauren realizza da cosa era provocato tutto quel nervosismo e esitazione da parte del ragazzo: “Levi … sei così freddo”, dice piano, non sollevando gli occhi per incontrare i suoi, lui sospira profondamente, “lo so, tesoro, sono un morto”.

Per un attimo restano entrambi in silenzio, e Levi si bea della sensazione di avere finalmente un corpo che irradia puro calore contro la sua pelle, bhe … due corpi. I capelli di lei profumano di fiori e di frutta e la sua guancia schiacciata, tutta pressata contro il suo petto le restituisce una aurea così infantile e piccola, indifesa. Lauren lo stringe di più, come può, come se dipendesse da lei riportarlo a una temperatura normale, non sente lo sforzo ricambiato. Nessuna morsa avvolgente e calda, Levi quasi la lascia inerme, arreso a non poterla realmente trattenere tra le sue braccia, “se ti stringi ancora un po, cosina potrebbe sviluppare improvvisamente i piedi e tirarmi un calcio”, commenta lui, una leggerissima risata lo percuote e Lauren sente il suo petto vibrare, le onde sonore risuonare così profonde dalla sua posizione, la gola più tesa, il respiro più caldo, “ti-ti da fastidio. .. posso.. posso spostarmi”, incespica, “no no. Affatto. Solo che so perfettamente che stai patendo il freddo in questo momento. Ti avevo avvertito che non ti sarebbe piaciuto”. Lauren sa che ha ragione, ma nonostante la temperatura, stare li, ferma tra le sue braccia, la sua voce così vicina da farla sentire finalmente in pace, al sicuro. Non sente tensione, non sente dolore. Si accorge che se lo tiene a se un pochino più allungo può quasi sentire il suo stesso tepore corporeo trasferirsi su di lui, e se si sforza abbastanza può appoggiare l’orecchio dove è naturalmente situato il cuore del ragazzo, abituarsi quasi all’idea che non lo può sentire battere. Ma può sentire il suo respiro ventilare sulla sua fronte e nei suoi capelli, può sentire le piccole vibrazioni del suo corpo, i mini spasmi dei suoi muscoli che si acquietano, può sentirsi calma, può sentirsi bene. Tra le braccia di Levi va tutto bene.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Eleonora Sammito
Nata a Monfalcone in una fredda notte di gennaio, sotto il segno del capricorno in cui si riconosce particolarmente, è testarda ma curiosa, sin dalle scuole dell'infanzia si innamora dell'arte e della lingua inglese, oltre che della musica.
Studia inglese, spagnolo e tedesco presso il liceo linguistico, alternando viaggi, concerti e lunghe letture per diletto, che la spingono a tentare la penna diverse volte in numerosi racconti ancora stipati in una cartella nel computer.
Lavora come bibliotecaria e nel tempo libero cerca spazio in casa per poter stipare altri libri sopra le pre esistenti pile.
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