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Cronache di una Criminale

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Consegna prevista Febbraio 2025
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Alexis è una supercriminale, ed è felice così. Fiera della sua fama nella metropoli di Spring Puff e dintorni, ci rimane di sasso quando un mattino viene svegliata da un’esplosione dal centro città che non ha causato lei.
Ci resta ancora peggio quando alla televisione vede che l’artefice del misfatto pare essere la sua nemesi, l’agente speciale Ryan De Cesaro. Ma proprio mentre guarda le notizie con le immagini registrate in diretta, trova quest’ultimo alla porta di casa sua, in cerca d’aiuto.
Inizialmente contraria a dargli una mano, Alexis ci ripensa nel momento in cui la stessa persona che ha provocato problemi alla sua nemesi minaccia anche lei.

Perché ho scritto questo libro?

Ho pensato che fosse arrivato il momento di affidare la posizione di protagonista ad un personaggio che in un normale racconto sarebbe stato il cattivo. Volevo lasciare spazio a qualcuno di moralmente discutibile, dare una possibilità anche al ‘malvagio’ di turno di rubare la scena, perchè tutti hanno il diritto di poter raccontare la propria storia. Questo è un libro per coloro cui è capitato di empatizzare con gli antagonisti, e almeno una volta han creduto che non avessero poi tutti i torti.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

[…]

Nel cassetto del comodino della propria camera, Alexis custodiva con zelo una fotografia.

Era un ritaglio di giornale, non eccessivamente grande, che aveva infilato in una cornice grigia. Raffigurava lei anni prima, durante il suo primo colpo importante che con disorganizzazione ed impulsività aveva diretto alla sede della SFCE di Franklin’s Bay.

Più volte aveva masticato e srotolato sulla linga quell’acronimo, ripensando a quanto schifo le facesse.

Special Forces for Containment of failed Eperiments.

Le forze speciali istituite per neutralizzare i pericoli rappresentati dalle cavie dei laboratori, evase dai centri di ricerca e conseguentemente ritenute un pericolo pubblico, erano niente di meno che il suo nemico numero uno.

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D’altronde, Alexis stessa era un esperimento fallito.

Un esperimento che ora avrebbe creato più problemi possibili.

Grazie al disastro che aveva provocato con il suo primo colpo, era finita in prima pagina e ricordava con fierezza di aver sorriso alle camere fotografiche sollevando con entusiasmo un agente sanguinante e semisvenuto per il colletto della divisa.

Quell’agente, che quel giorno durante il loro primissimo vis-à-vis era stato colto alla sprovvista dopo aver significativamente sottovalutato la forza e l’astuzia della criminale, era Ryan.

Quella fotografia era l’unico ritratto che aveva con la sua nemesi, il suo miglior nemico, e lei la conservava con molto entusiasmo.

[…]

Il cameraman stava chiaramente tremando, e dietro la giornalista si potevano nitidamente vedere le macerie di quello che, fino a qualche minuto prima, era stato il municipio. Sopra di esse, qualcuno con un paio di scarpe jet stava sfrecciando avanti e indietro nel cielo, sparando come un maniaco sulla folla che correva ed indietreggiava urlando alla ricerca di un riparo.

«Siamo in collegamento? Sì? Ottimo. Buongiorno a tutti, sono Reiko Truman, dal canale delle news, e mi trovo nei pressi del municipio» cominciò la donna, voltandosi a guardare la scena.

«Le autorità hanno evacuato la zona, e consigliano caldamente a chiunque di rimanere nelle proprie case. Quello che sta succedendo è decisamente sconvolgente ed inaspettato: come potete vedere, il giovane agente in carriera della SFCE Ryan De Cesaro, incaricato dalle forze speciali di sorvegliare ed arrestare Alexis Garcia, la delinquente che fa tremare da anni i cittadini della nostra città, questa mattina ha iniziato a comportarsi in modo violento ed irrazionale, rapinando un negozio di vestiti, una gioielleria, e, solo un paio di minuti fa, facendo esplodere il municipio. Il capo della polizia ci informa che-»

Alexis abbassò il volume fino a zero, con la bocca aperta. Aveva smesso di ascoltare quando la videocamera aveva ingrandito l’immagine sulla persona artefice di quel disastro che avrebbe volentieri reclamato come opera sua. Era Ryan, il suo persecutore, la sua nemesi; lo stesso agente delle forze speciali che aveva dispiacere persino a dire ad un bambino che erano finite le caramelle alla fragola e ne restavano soltanto al limone.

[…]

Il telefono iniziò a squillare, una, due, tre volte. Alexis sperava che nessuno rispondesse. Ma dopo la quarta, rispose una voce dal tono disorientato.

«…pronto?»

«Uh, ciao. Con chi parlo?» balbettando nella speranza che non le richiudesse in faccia, stava armeggiando con il computer sulla scrivania per rintracciare la chiamata. Era, con Ryan che aveva il compito di essere un buon supporto morale, nella sala di controllo. La stanza migliore nella quale era immagazzinata buona parte della tecnologia presente in casa sua.

«Come hai avuto questo numero?» da confuso, ora il tono si stava facendo aggressivo. La voce sembrava diversa da quella della volta precedente.

«Io ho… ecco… sai cosa? Sarò sincera. Mi hai chiamato. Qualche giorno fa. Sono Alexis Garcia.»

Seguì un attimo di silenzio, durante il quale Ryan si mise le mani nei capelli perché lei aveva bruciato la copertura.

[…]

Ticchettando con le dita sul volante, di tanto in tanto Alexis lanciava occhiate preoccupate a Ryan: la sua testa ciondolava e rimbalzava ad ogni buca e dislivello, ed era chiaro quanto si stesse impegnando per non lamentarsi troppo del dolore. Sembrava anche molto stanco.

«Scusa» sospirò Alexis, sterzando per evitare una fossa. «Sto cercando di prenderne il meno possibile, ma questo asfalto ha ancora le cicatrici del Terremoto»

Ryan annuì, con le labbra strette. Mugolò.

«Come ti senti?»

«Non mi sento svenire tanto per cominciare, e direi che è già buono» cercò di scherzare, abbassando un po’ il finestrino. «Ho perso sangue ma sopravviverò. Grazie per la cucitura, a proposito» le sorrise, gemendo –per una fitta, immaginò Alexis- subito dopo a palpebre serrate.

«Bene, perché non ho intenzione di dovermi anche occupare del tuo funerale»

Dopo qualche attimo di silenzio, Ryan si passò una mano tra i capelli con esasperazione. «Ma che diavolo è questo rumore che continua da quando siamo partiti?»

Lei sollevò le sopracciglia, ricordandosi all’improvviso del passeggero nel bagagliaio.

«Il postino della setta. È di dietro. Lo porto a casa e lo interroghiamo» rispose, con una sorta di fierezza nel tono.

Ryan non le rispose, si limitò ad appoggiare la nuca al sedile sospirando, avendo probabilmente perso ogni speranza.

Lei gli lanciò uno sguardo apprensivo, perlustrando il suo volto sciupato e pallido alla ricerca di segni di cedimento alla fatica. Aveva gli occhi infossati e circondati da due visibili cerchi scuri, e si passava una mano sulla faccia in continuazione.

«Sei sicuro di resistere? Quella ferita sembra averti steso»

L'agente agitò una mano con fare svogliato. «Sì, ho solo bisogno di dormire un po'…» la liquidò, con gli occhi chiusi e le sopracciglia aggrottate.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Reese Castelli
Sono natə nel 2004 e scrivo per diletto dal 2012. Abito nei pressi di Milano, ma sogno di trasferirmi in un posto un po' più verde.
Amo la solitudine, la gentilezza e la novità; mi annoio facilmente, per questo rincorro sempre troppi progetti, tutti in una volta.
Ho più piante che conoscenti e mi fermo ad accarezzare tutti i gatti che trovo per strada.
Mente e corpo sono sempre in due posti diversi, ma faccio quello che posso per farli stare il più vicino possibile. Di solito non funziona. Però in compenso questo mi permette di immaginare.
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