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Cuore Verde

Cuore Verde

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Novembre 2022
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“Favorevole alla donazione degli organi?”, è la domanda che si sente rivolgere Marco, da un impiegato d’ufficio, quando fa domanda per ricevere una nuova carta d’identità.
Nello stesso giorno, Sam, un ragazzo dell’età di Marco, si trova in camera sua, riverso sul pavimento a faccia in giù, in preda ad uno dei suoi frequenti attacchi cardiaci. La governante lo trova e chiama subito un’ambulanza.
I dottori riescono a salvarlo anche questa volta, ma è solo questione di tempo, e se non si troverà un donatore compatibile, lui morirà. Lo sa bene Walter, il padre di Sam, che non crede più nelle liste di attesa dei trapianti, e decide di agire a suo modo. Per farlo si serve dei mezzi di cui dispone, e che conosce meglio. Il denaro, con il quale è convinto di poter comprare tutto; la sua determinazione, che all’occorrenza gli permette di non avere scrupoli; ma soprattutto, la voglia di rivalsa su un mondo che non gli è mai piaciuto troppo. Il suo.

Perché ho scritto questo libro?

Ci capita molto spesso di fare la scelta sbagliata, non una volta, ma tutte le volte. Ripetiamo lo stesso errore all’infinito, è diventato parte di noi. Una simbiosi perfetta quanto tossica.

Allora mi sono detto, perché non scrivere un libro sulla perpetuazione dell’errore fino a portarlo al suo estremo. Doveva essere un ‘thriller/horror’, con uno sguardo sugli autoinganni della mente dei personaggi, molto lontani dal voler fare una pausa creativa su se stessi.

ANTEPRIMA NON EDITATA

L’impiegato dell’ufficio comunale portava due fedi all’anulare della mano sinistra. Due matrimoni quindi. Pensò Marco, seduto difronte alla sua scrivania per farsi rifare un documento. Ma chi avrebbe portato la vera dell’ex moglie al dito? Supponendo per assurdo che l’altra persona gliel’abbia ceduta, anziché venderla in un banco dei pegni o gettarla via in un tombino. No. Impossibile. Era molto più probabile che si trattasse dell’anello appartenuto alla moglie defunta. Forse però era stato lasciato per via del suo aspetto poco curato. Cavolo amico, tagliati quei peli che ti escono dal naso e dalle orecchie, sono lunghi come dei germogli di soia.

“Favorevole alla donazione degli organi?” disse l’impiegato con due fedi.

“Scusi” disse Marco, fingendosi sorpreso come se gli avessero chiesto di ballare il tiptap. “Io sono qui per avere una nuova carta d’identità.”

Due fedi inarcò le sopracciglia cespugliose, e senza curarsi del tono sorpreso del ragazzo andò avanti in modo laconico con la spiegazione: “Se aderisce alla donazione ora potrà sempre retrocedere alla sua scelta in un secondo momento a questo ufficio.” L’impiegato allungò un foglio a Marco in cui erano indicati indirizzo e numero civico di un ufficio nella città di Asti.

Due fedi lo guardò attraverso le sottili lenti dei suoi occhiali, con l’intensità di cui solo i bradipi sono capaci, senza aggiungere altro. Forse voleva dare al suo interlocutore il tempo di pensare. Ma visto che Marco sosteneva il suo sguardo senza pronunciarsi al riguardo, Due Fedi gli propose la seconda scelta.

“Se ora sceglie di rispondere no potrà cambiare la sua decisione in un secondo momento, comunicandola sempre al medesimo ufficio.”

L’impiegato guardò il ragazzo in attesa di una risposta: “Dunque cosa fa?”

“Favorevole.” Disse Marco.

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Due fedi non sembrò affatto sorpreso o interessato alla sua decisione, con la stessa flemma decisa che gli apparteneva, inserì il responso affermativo riguardo alla donazione di organi nel database; una stampante si attivò, sfornando un paio di tiepidi fogli A4.

“Questa è la sua carta d’identità provvisoria, potrà ritirare l’originale a una settimana da oggi in questo ufficio. Tutto chiaro?” Disse consegnandogli i fogli.

Voleva dirgli di fare qualcosa per quei peli prima di andarsene, ma si trattenne. Era sconsigliabile dare nell’occhio. “Certo tutto chiaro.” Disse Marco, che prese i documenti e uscì dall’ufficio.

Nonostante fosse autunno inoltrato, la piazza di Nizza era inondata dal sole e faceva piuttosto caldo. Marco si tolse il giubbotto di pelle e se lo strinse in mezzo alle gambe, sotto portava una t-shirt nera con stampato il simbolo di un gruppo musicale. Si sistemò i capelli legandoseli con un elastico in un ciuffetto ribelle sulla cima della nuca, mentre si specchiava riflesso nella vetrina di una gioielleria. Odiava vestirsi in quel modo. Si sarebbe sentito più a suo agio in un completo di tweed con un papillon abbinato, camminando con un elegante bastone da passeggio, uno di quelli che potrebbero nascondere una lunga e affilata lama nell’impugnatura. (In realtà quello lo aveva davvero a casa).

Una ragazza di passaggio, che indossava dei pantaloni neri aderenti e portava diversi piercing al viso, vedendolo, gli sorrise. Lui ricambiò il sorriso, e le disse avvicinandosi: “Con te userei volentieri il mio bastone da passeggio.” La ragazza sembrò non capire, arrossì violentemente e andò via accelerando il passo. Marco la guardò sparire con un moto di odio misto a compassione e lasciò la piazza assolata per le ombrose vie del centro storico. Era ora della merenda.

Sam si trovava nella sua stanza, di fronte poteva vedere soltanto il nero delle lucide piastrelle, che si appannavano ad ogni suo respiro. Il braccio sinistro gli era rimasto teso in avanti sul pavimento, in direzione del telecomando per dare l’allarme. Aveva tentato di prenderlo dal tavolino per la colazione, quando il cuore aveva incominciato una delle sue danze sconnesse, così lo aveva ribaltato, finendo anche lui per terra a faccia in giù, senza essere più in grado di muoversi.

La governante, di nome Tecla, una donna robusta dalla pelle olivastra in un completo grigio a righe e coroncina bianca, tornando per sparecchiare, trovò il ragazzo riverso a terra, insieme ai resti della colazione e a delle porcellane rotte: “Signorino Sam, per l’amor del cielo!” Esclamò.

Senza perdere tempo, non era la prima volta che le capitava di soccorrerlo, lo voltò su un fianco. Era sempre meno faticoso farlo, Sam pesava meno di cinquanta chili, nonostante avesse già compiuto 18 anni. Poi gli infilò un fazzoletto di stoffa in bocca perché evitasse di mordersi la lingua, e chiamò l’ambulanza dal cordless che teneva appeso alla cintura.

Il secondo passo era avvisare il genitore più vicino, in questo caso il padre del ragazzo, il Signor Walter Attavi, che si trovava nel suo studio al piano di sotto, e così fece. Sempre usando il telefono per accorciare i tempi.

Poi chiamò la madre di Sam, Lucinda Attavi. La signora era uscita con la Mercedes per andare a fare compere. Così aveva detto. La governante sentì il cambio di marcia del potente motore AMG della Mercedes non appena Lucinda rispose.

“Come sta?” disse la signora, intuendo subito cos’era successo.

“E’ una crisi grave questa volta, l’ambulanza sta già arrivando, faccia presto la prego.” La domestica si interruppe, le era parso di sentire il suono delle sirene, poggiò Sam delicatamente a terra, adagiandogli sotto alla testa un cuscino che aveva recuperato da una poltrona lì vicino. Si avvicinò alle finestre e scostando le tende vide un’autoambulanza piombare nel parco della villa alzando ghiaia e spruzzi d’acqua dalle pozzanghere, sotto lo sguardo fisso delle statue da giardino prive di braccia. “Signora, sono già arrivati grazie al cielo. Devo andare ad aprire. Mi scusi.” Disse staccando la chiamata.

Diede un ultimo sguardo a Sam che giaceva pallido sul pavimento, ma ancora vivo. Poi si precipitò di sotto, ma nello scendere i gradini dello scalone perdette un mocassino e si inciampò, dovette aggrapparsi al corrimano per non cadere.

Walter Attavi, il padre di Sam, che non si era preoccupato di salire di sopra non perché non volesse bene al ragazzo, ma per il fatto che vedere il proprio figlio in quelle condizioni senza il potere di far nulla lo stava mandando al manicomio; stava correndo verso l’ingresso per aprire la porta ai volontari della croce rosse.

“Avanti sbrigati”, disse, incalzando la governante per la sua goffaggine. Insieme aprirono gli stipiti del portone, in modo che potessero entrare con la barella. I tre uomini, vestiti di rosso con la croce sul petto, corsero di sopra. Sapevano già dove si trovasse la stanza di Sam. Pochi minuti dopo stavano scendendo i gradini dello scalone con il ragazzo legato alla barella, due di loro lo trasportavano, mentre il terzo volontario teneva in alto una flebo che andava a inserirsi nel braccio del ragazzo.

Lucinda, la madre di Sam, entrò dalla porta, i capelli neri e lisci sulle guance arrossate, lo sguardo sconvolto. Rischiò quasi di scontrarsi con i volontari che stavano uscendo con suo figlio esamine. Gli fece largo per lasciarli passare. Scambiò uno sguardo carico d’ansia al marito e poi alla governante, che la ricambiarono allo stesso modo. Tutto il gruppo si precipitò in cortile. Tranne la governante che rimase sull’uscio a guardare quel frenetico spettacolo.

La Mercedes SLS grigia era parcheggiata dietro l’ambulanza. Lucinda non aveva spento il motore, che gorgogliava come una pentola sul fuoco in procinto di far saltare il coperchio. Si rimise al volante. Walter prese posto sul sedile passeggero allacciandosi la cintura. L’odore della pelle gli riempì le narici, l’auto era uscita dal concessionario un paio di settimane fa. Un regalo di anniversario del loro matrimonio, per il quale Walter aveva ricevuto soltanto un misero grazie a denti stretti. La moglie lo vedeva come un meschino tentativo di riavvicinarsi a lei.

Uscirono dal parco della villa e attraversarono la strada nel bosco, per poi arrivare sulle strade urbane, in direzione dell’ospedale San Gabriele di Asti.

Lucinda restava incollata al culo dell’autoambulanza, che viaggiava a sirene spiegate, incurante di precedenze e semafori.

“Non c’è bisogno di stargli così vicino” disse Walter, reggendosi al sedile.

“Sta zitto per favore” disse lei.

Walter abbassò lo sguardo sulla gonna corta e nera che portava sua moglie, i sedili bassi dell’auto la rendevano ancora più minuscola a un passo dalle sue mutandine. In pizzo, presumeva. Da quanto tempo quella zona morbida e profumata era off-limits per lui. Gli venne quasi da allungare una mano e toccarla, quando ad un incrocio una brusca frenata per poco non lo scaraventò con la faccia sul vetro del parabrezza.

Un automobilista a bordo di un Audi si era fermato per dare precedenza all’autoambulanza, ma non aveva visto la Mercedes grigia subito dietro di essa, nella quale lui e sua moglie stavano sfrecciando a tutta velocità. L’Audi si trovava in mezzo all’incrocio, sulla loro traiettoria.  Lucinda si allargò usando lo sterzo. Walter si coprì il volto con le mani. Sentì un ondeggiamento, poi una forza che opponeva resistenza e li tratteneva sulla fiancata destra, accompagnata da uno stridere di lamiere. Quando tolse le mani dagli occhi erano sul rettilineo, l’ambulanza sempre davanti a loro. Dallo specchietto retrovisore vide l’Audi ferma in mezzo all’incrocio con il paraurti anteriore che gli penzolava da un lato. Il conducente uscì dalla vettura ferma alzando il braccio in segno di protesta e forse anche il dito medio. Ma non poté metterlo a fuoco, perché in pochi attimi la scena dell’incidente divenne soltanto un puntino riflesso sullo specchietto retrovisore, mentre Lucinda continuava a ingranare marce nel potente motore V8 della Mercedes.

“Hai visto cos’hai combinato. Potevamo ammazzarci. Vuoi andare più piano adesso”, disse Walter.

“Saresti dovuto venire con la tua auto allora” disse Lucinda, guardandolo con sufficienza.

E pensare che quei momenti erano diventati quasi gli unici in cui poteva starle vicino. Ormai stavano insieme solo per Sam. Con la morte del figlio, Walter avrebbe perso anche la sua compagna. Non lo permetterò mai. Se lo ripeteva sempre.

“Non lo permetterò mai” disse, senza rendersene conto.

“Cosa stai bofonchiando” osservò Lucinda.

Walter scosse la testa.

“Niente.”

Arrivarono all’ospedale di Asti incolumi, ed Iniziò quell’attesa a cui non si erano mai abituati. Ore accompagnate da caffè solubili bollenti, richieste di informazioni ad infermieri che non sapevano nulla o non potevano dirtelo. Entrambi avevano smesso di fumare, quindi non c’era più neanche la nicotina a calmarli. Anche se Walter sospettava che sua moglie prendesse degli psicofarmaci. A lui quelle cose servivano, la sua sbronza non aveva rivali per calmargli i nervi.

Nell’ospedale avevano entrambi un amico. Anzi due. Ma il secondo lo conosceva soltanto Walter. Il primo era Carlo Vigotti. Caporeparto del team di terapia intensiva. Lui e Walter avevano frequentato lo stesso liceo da ragazzi. Era un uomo atletico, con dei folti capelli brizzolati e un sorriso rasserenante. Gli occhi azzurri erano coperti dalle lenti di un finissimo paio di occhiali dorati. L’opposto di Walter, che era basso e fuori forma, quasi calvo, se non fosse stato per quell’audace toupet che gli andava da un orecchio all’altro.

Arrivò Carlo dal fondo della corsia, Lucinda gli corse incontro e lo abbracciò. “Carlo, come sta mio figlio? Dimmi.” I suoi capelli neri e soffici si adagiarono sul camice bianco e immacolato di lui.

Ora è stabile.” Disse. “Tra non molto potrete vederlo”. Gli occhi di Lucinda si riempirono di gratitudine e di sollievo; poi ebbe un sussulto e si staccò da Carlo, quando sentì la mano di suo marito toccargli la spalla.

“Ancora nessun donatore?” Disse Walter rivolgendosi a Carlo. Era la domanda che Carlo si sentiva rivolgere più spesso. Non soltanto da lui. Essendo a capo della terapia intensiva, era in contatto con diverse organizzazioni per le donazioni degli organi. Ma trovare un donatore compatibile non era affatto facile.

“Mi dispiace”, disse Carlo, “per ora ancora niente. Ma oggi, grazie al cielo, abbiamo scongiurato il peggio.”

“Per il momento”, disse Lucinda appoggiando la schiena contro il muro e chinando il capo. Era bellissima, nonostante stesse soffrendo molto. Una leggera ruga le increspava la base della fronte, unico segno che dimostrasse di aver da poco passato i quaranta. Carlo avrebbe voluto stringerla e baciarla, ma naturalmente quello era il compito di suo marito. Walter ci provò, le andò vicino allargando le braccia.

“Non mi toccare” disse lei, colpendogli le braccia. Quasi inciampò per sfuggirgli. “Tutti i tuoi soldi non possono salvare nemmeno la vita di nostro figlio.” Gli rimproverò quando fu a debita distanza. Poi andò via, accompagnata dal rumore dei suoi tacchi che sbattevano forte sul pavimento.

Walter fece per seguirla, ma Carlo lo trattenne per una spalla. “È sconvolta. Dalle ancora un po’ di tempo.”

“Giù le mani”, disse Walter, voltandosi di scatto. “Cos’è, vorresti andare tu a parlarle, credi di essere più adatto di me per farlo. Io sono il marito, tu sei solo”

Carlo lo interruppe alzando una mano. Sfoderando uno dei suoi sorrisi migliori disse: “Andiamo Wally. Non è questo il modo.”

“Wally un cazzo.” Disse Walter.

Il dottore si fece serio. “Lo sai che Sam è in cima alle liste di attesa per un trapianto, non posso farci niente. Nessuno può.”

Questo lo dici tu bastardo scopa mogli. Un modo c’è eccome. Avrebbe voluto dirgli Walter, che invece cambiò espressione e abbassò la guardia. “Lo so Carlo. Scusami hai ragione, è lo stress che mi fa parlare.” disse.

Carlo gli mise una mano sulla spalla. “Ti capisco Wally, non preoccuparti. Vi farò chiamare dall’infermiere non appena potrete vedere Sam.” I due si congedarono.  Lucinda stava infilando delle monete in una macchinetta del caffè. Walter gli disse che sarebbe andato a prendere una boccata d’aria, lei annuì con il capo e distolse subito lo sguardo da lui.

Ma dove stava andando Walter non c’era aria fresca. Entrò in ascensore, premette il tasto meno uno, e scese nel piano interrato dell’ospedale.

2022-05-30

Aggiornamento

Cari ragazzi, L'obiettivo è stato raggiunto!!! Il mio librò uscirà nelle librerie ed su altri canali di vendita - oltre alle vostre copie preordinate naturalmente, che in esclusiva avrete a Novembre prima dell'uscita del romanzo per il grande pubblico. Sono stati 100 giorni intesi questi della campagna di crowdfunding, in cui tra post per il libro, lavoro, vita, ecc... sono successe molte cose. Ma una buona spicca: l'aver raggiunto il Goal grazie al vostro sostegno! Ho una lista, lunga, anzi lunghissima, con tutti i vostri nomi. Avevo in mente di farci un quadro. No davvero, non sto scherzando. Lo appenderò nella stanzetta dove in alcuni mesi ho 'partorito' il mio romanzo, mi farà da monito per ricordarmi di voi sempre, e soprattutto per ricordarmi che l'amicizia e la solidarietà esistono: voi ne siete la prova vivente. Ma la campagna non finisce qui: Bookabook ha messo a disposizione una settimana, quindi da oggi fino a Domenica 5 Giugno, in cui sconterà i pre-ordini del 30% su ogni copia acquistata. Basta inserire la parola VERDE (tutta maiuscola) nel campo 'sconto promozionale'. Fate passaparola tra chi ancora non conosce il libro se riuscite. Io vi ringrazio ancora, anche se questa volta le parole davvero non mi bastano per dimostrarvi la mia stima e il mio affetto. Grazieeee!!!!! Il vostro affezionatissimo. Ivano
2022-05-27

Aggiornamento

Ciao Ragazzi, La campagna è quasi finita, tutti voi che riceverete questa e-mail è perché avete preordinato il mio libro, che a Novembre entrerà nelle vostre case. I miei pensieri e le mie emozioni saranno sulla vostra libreria, sullo scaffale, sul comodino... a vostra disposizione. In quel libro ci siete anche voi, ricordatevelo, senza di voi non sarebbe stato possibile. E sempre grazie a voi altre persone potranno trovare la storia, che mi ha tenuto occupato mesi per la sua stesura, nelle librerie ed on-line (mancano davvero poche copie al goal e quindi sono fiducioso). Per questa magia e per quello che abbiamo realizzato insieme voglio dedicarvi una serata speciale: Venerdì 27 Maggio alle h 22 presso Cascina Bellaria (AL) ci sarà l'evento 'Inside a Rookie' parleremo del mio libro sotto alle stelle per festeggiare insieme questo inaspettato evento. Vi abbraccio, Il vostro affezionatissimo, Ivano
2022-03-09

Aggiornamento

Ciao ragazzi! Siete una comunità che cresce sempre di più insieme al mio progetto, sento il vostro calore, e vi guardo con occhi nuovi. Grazie! L'amico giornalista e scrittore 'Fulvio Gatti' mi ha omaggiato con un fantastico articolo che parla di me e del mio romanzo 'Cuore Verde' ve lo lascio in questo aggiornamento così potrete dargli uno sguardo. Un Caro Saluto, Ivano
2022-02-22

Aggiornamento

Ciao Ragazzi, Voi siete i miei primi diciannove sostenitori, non posso che iniziare dicendo grazie per aver creduto in me. Quindi: grazie di cuore! (verde). Ora anche voi siete protagonisti con me di quest'avventura, ho deciso di tenere due rubriche settimanali riguardanti temi, ambiti e aspetti presenti nel mio romanzo. Ogni consiglio da parte vostra è ben accetto naturalmente. Inizierò da domani (oggi preparerò il materiale), il primo tema che tratterò saranno gli autoinganni della mente, anche detti bias cognitivi. Nel mio testo ce ne sono parecchi, se avete già avuto occasione di dargli un'occhiata. A domani allora, Il vostro affezionatissimo, Ivano

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    IL MALE IN MEZZO A NOI
    Un Thriller provinciale. Un racconto dove i luoghi familiari si popolano di ombre. Nulla è come sembra. Una costante sensazione di imminente catastrofe fa da contrappunto alla storia. Ognuno sembrerebbe inseguire la propria linea d’ombra, oltre la quale non si può più tornare indietro. I personaggi si muovono come marionette cieche, animate solo dai fili di una meschina iniquità. Questa propensione al male, a volte sordida e altre mascherata da nobili propositi, è quella che atterrisce maggiormente. Discendono i meandri dell’abiezione senza una motivazione ben definita -il fine è sempre alquanto nebuloso- ma si trovano a proprio agio.
    Sceso il primo scalino, auspicano solo d’arrivare all’ultimo gradino prima dell’abisso,
    e noi….non possiamo far altro che seguirli.

  2. Rossella Tagliaboschi

    Il libro m’incuriosisce molto!
    Partendo dal titolo, leggendo l’anteprima ritengo ci siano delle tematiche interessanti.
    Ogni autore da al proprio romanzo mille sfaccettature e il lettore capta e fa proprie quelle più affini al proprio carattere, gusti personali…
    La sinossi mi lascia questa domanda in sospeso: Quante altre volte ancora dovremmo sbagliare, prima di comprendere?
    Non vedo l’ora di leggere la versione cartacea il prima possibile

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Ivano Pallavidino
Ivano Pallavidino è nato ad Alessandria nel 1985 ed è cresciuto in un paese di provincia. La scuola che frequenta lo porta all’età di 17 anni nel mondo del lavoro, oltre a questo gli dà anche la possibilità di viaggiare. Il primo posto all’estero è Londra, che a quell’età gli conferisce libertà, e il confronto con una realtà molto diversa da quella di un piccolo paese. Ma il desiderio di rivedere amici e famiglia si fa strada. Così dopo quell’esperienza tornerà in Italia, e trascorrerà molti anni a lavorare vicino a casa. Poi la voglia di partire si riaccende, lascia le abitudini consolidate, e parte. Gira parte dell’Europa in bicicletta, in diversi viaggi, inframezzati dal lavoro, anche quello sempre fuori porta. Molto volte è da solo, ma a fargli compagnia ci sono i libri, il taccuino e la penna.
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