Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Il destino è un male minore

Svuota
Quantità

Enea, nel buio della sua stanza, disegna e rivive i propri ricordi: era poco più che una bambina quando al Quartiere aveva conosciuto Neon, motociclista omosessuale che amava la velocità e le gare clandestine. Sono passati anni, una vita, ma niente di quei momenti è andato perduto.

Simona lavora in un bar, i sogni li ha lasciati nella casa da cui è fuggita, ma saranno loro a tornare a cercarla dopo l’incontro con il Nero e Rio.

Lattina vive alla discarica insieme allo Zingaro e Kodai, un transessuale di cui il giovane Lattina si è innamorato: farebbe di tutto per vederlo felice, persino prendere parte a un’improvvisata rapina.

A unire le vite ai margini della società dei personaggi, una desolata ambientazione comune ai tre racconti.

Quella non notte di San Lorenzo

Gocce di luce traboccavano dal cielo, scendendo in sordina verso la città in una picchiata furiosa, furibonda per tutto il tempo perso lungo il viaggio e per quei desideri inespressi che non si sarebbero mai esauditi.

Era un ricongiungimento celeste, una forza astrale che sollevava il mondo verso l’alto, richiudendo la città in se stessa, serrandola contro il cielo.

Continua a leggere

Continua a leggere

Desideri cadenti, non stelle, era ciò che vedeva Enea in quella manifestazione divina, in quell’estensione dell’entità anomala chiamata Dio.

Non era la notte di San Lorenzo, quella notte, e quello stormo di stelle cadenti giungeva inaspettato, per lo più ignorato dalla gente, ma non da lei, da quell’Enea silenziosa che solcava i fiumi scuri di una città invernale, stretta nell’abbraccio della sua giacca verde, con il respiro che si addensava appena in nuvole bianche, proprio all’altezza del naso.

Se quello fosse stato un film, Enea avrebbe accompagnato con un pensiero il suo attraversare la strada, mentre un’ombra buia le avrebbe svelato un sorriso familiare, dietro l’angolo. Magari quello di Neon o di suo fratello Ettore. Ma siccome quella era la vita e non un film, Enea camminava sola, oltre il passaggio pedonale, sottomessa a un silenzio popolare che non era altro che lo spettro del quartiere, un quartiere fatto sempre di angoli bui e vicoli sussurranti.

Enea guardò in alto, verso quella tempesta di stelle cadenti, rabbrividendo nell’ultimo vento d’inverno, mentre un passante anonimo la superava e una macchina faceva stridere le gomme sulla volta violacea del cielo notturno.

Era uno strano fenomeno, di quelli che si vedono una volta sola nella vita, come un gravitare di comete, o forse di sogni colorati che si muovevano verso il basso, palloncini al contrario pieni di un carico luminoso e della certezza definitiva che qualcosa sarebbe cambiato. Che il mondo era a un passo dal mutamento. 

Enea si fermò di fronte alle saracinesche di un vecchio bar sulle quali pendeva un foglio della pretura, storto, avvolto in una busta di plastica stropicciata. Lo lesse e se ne disinteressò, mentre le luci dell’ultimo kebabbaro illuminavano quel tratto di strada in salita.

Proseguendo sarebbe arrivata al Babylon, il centro sociale, a uno sputo dalla palestra di Ettore e ai lunghi capannoni attorno all’Intercambio. Luoghi opposti e contrapposti, divisi da poche centinaia di metri e sempre coinvolti in lotte intestine, in strane e manesche trinità.

Enea amava le dinamiche criminali, era una cosa che aveva ereditato un po’ da Lui e un po’ da suo fratello.

Suo fratello. Chissà come sta…

Enea sollevò la matita e prese a temperarne la punta. Sentiva le dita irrigidite dalla stanchezza e il collo piegarsi in una morsa di dolore, eppure non poteva smettere, non poteva pretendere di farlo.

«Chi sei tu?» domandò, a bassa voce, guardando quell’Enea del futuro, quella ragazzina dallo sguardo stanco che la fissava oltre il foglio, oltre la carta, oltre quell’universo di grafite e china che le si estendeva attorno per chilometri, all’infinito.

Enea mordicchiò la gomma della matita e guardò i suoi occhi grandi e adolescenti risplendere nello specchio rotondo della scrivania. «Chi sono io?» si domandò. Ma non trovò risposta, nel silenzio della sua casa nuova, lungo il fiume, così posizionò meglio la lampada e riprese a disegnare.

Neon tagliò la strada come un deciso lampo blu elettrico, una portentosa meteora orizzontale che accelerava al grido dei pistoni. Le sfrecciò davanti portandole via il respiro, costringendola a guardarlo veleggiare su ruote invisibili, sospinto da una forza e una foga assoluta, capace di sconvolgere il tempo.

Fu un attimo, poi scomparve, lasciando Enea immobile, nell’attesa del silenzio, del brusio indistinto della città, della musica cinetica che muoveva cose e persone.

Se Neon andava all’Intercambio era solo perché Marco doveva trovarsi lì.

Marco.

Il suo sguardo scandagliò la strada, prima a destra, poi a sinistra, ma niente, di Marco neppure l’ombra.

Un po’ forse ci sperava, però, che Marco mancasse a quell’appuntamento, che tardasse abbastanza da farla stancare, da convincerla a tornare indietro, a rincasare, almeno quella sera, a un’ora decente. Eppure, come ogni volta, proprio mentre lei si preparava a svoltare l’angolo per andarsene, la musica cupa dell’Intercambio la faceva esitare, costringendola a ripensarci.

E allora eccola, tra i fari alogeni delle auto truccate, ubriaca di una festa senza pari, danzare con gli abiti intrisi di sudore nonostante l’aria ghiacciata e quel fumo capace di fare male ai polmoni.

Marco le si avvicinò mentre era in quello stato, nell’assoluta ebrezza sonora, travolta da un vortice in crescendo sino alla cupola orizzontale del cielo, la stessa che aveva visto, con Lui, sulle colline.

«Lo vedi com’è la città, vista da lontano?» le aveva domandato.

«Lo vedo» aveva risposto lei.

«E sapresti disegnarla?»

«La rifarei migliore.» Aveva sorriso.

«È mezz’ora che ti cerco!» ringhiò Marco, afferrandola per il braccio.

Enea si sentiva ebbra, piena di pensieri leggeri come nuvole. In fondo era semplicemente una notte come tutte le altre.

«Ero qui» rispose, asciutta.

Marco si guardò attorno, aveva quel modo di fare dei pusher di professione, quel profilo attraente che sapeva di ragazzo di strada, di vita vissuta ai margini. Forse era quello che l’aveva attratta tanto.

«Perché non mi hai aspettato?» continuò, furibondo.

«Mi sono rotta il cazzo di aspettarti! Sono venuta a piedi.»

Marco strinse il pugno e soffocò un rigurgito d’ira.

«Tra un po’ iniziano…» disse.

«Cosa?» domandò lei.

«Le gare.»

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. Bernardo Graneris

    Grazie Ninni, sei sempre il numero uno dei miei fanz. Spero che il libro ti piaccia

  2. Ninni Callivá

    Aspettando che arrivi il libro, devo dire che sia il titolo che l’anteprima mette molta suspense. Molto Interessante anche la storia di vita privata dell’artista. Sono molto curioso, vi aggiornerò😊😊😊

Aggiungere un Commento

Condividi
Tweet
WhatsApp
Bernardo Graneris
nasce a Trinità. Appassionato di scrittura fin dall’infanzia, inizia a scrivere già alle elementari, arrivando a vincere il primo concorso a soli quattordici anni. Con il sopraggiungere della maggiore età, decide di lasciare la provincia piemontese per girare il mondo, zaino in spalla, seguendo le orme dei suoi idoli della beat generation. Sulla strada incontra le figure che compariranno poi nelle sue successive opere letterarie: tossici, barboni, prostitute. Trasferitosi a Torino, si dedica alla sua idea di narrativa, dando voce alla sua passione per il mondo degli esclusi.
Bernardo Graneris on Instagram
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie