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Il Distintivo dei Guardiani

Il Distintivo dei Guardiani
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Consegna prevista Gennaio 2023
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Il Distintivo dei Guardiani è un urban fantasy che tratta il sogno ancestrale di ogni ragazzo: poter diventare un super eroe. Il protagonista di questa avventura è Francesco Forte, un quindicenne che vive a Santa Maria Traicolli; un piccolo paese immaginario del centro Italia.
Francesco non ha amici, né un padre. Introverso e solitario, passa il suo tempo a contatto con la natura o leggendo fumetti. Tutto questo cambia il giorno in cui, per salvare un cane dai bulletti di paese, scopre una realtà di super eroi che proteggono l’ambiente e la natura.
Come in ogni buon romanzo e bel fumetto, ci saranno insidie e segreti, prove e pericoli, che Francesco dovrà affrontare. Ciò comporrà il percorso formativo di crescita del protagonista, il quale scoprirà di essere finito in una realtà ben più complicata, di quello che si aspettava.
Natura, ambiente, fumetti, supereroi e amicizia, sono le fondamenta di questo racconto e spero possa coinvolgere sia lettori grandi, che più giovani.

Perché ho scritto questo libro?

La passione per lo scrivere è nata unitamente alla passione per la lettura. A 13 anni leggevo Il Signore degli Anelli e scribacchiavo il mio primo romanzo e da allora non mi sono più fermato. Oggi ho scritto questo libro perché è una necessità di ogni scrittore, che spera sempre incontri il piacere dei lettori. Questa è la verità. Quindi, se amate supereroi e fumetti, se avete a cuore le sorti del pianeta, questo è il libro che cercavate… e che spetta solo a voi poter far esistere.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Dedicato a chi si batte

per la salvaguardia della natura

e delle specie viventi che, da sole, non

possono far valere i propri diritti.

Alla fermata dell’autobus gli studenti dell’istituto Costa affollavano la pensilina ridendo e scherzando in modo chiassoso. Quando videro Francesco, si raccolsero in cerchio e cominciarono a parlottare tra loro. Solitamente lui non avrebbe dato peso a quei mediocri scherni ma non era dell’umore giusto per sopportare la loro stupida allegria quindi piegò a sinistra e si avviò per la ripida discesa che congiungeva la parte antica di Santa Maria Traicolli, con quella più moderna. Non avere più un padre era un dato di fatto con il quale si era arreso a convivere eppure, non poteva far a meno di sentirsi avvilito per quell’ineluttabile verità, quando si trovava a misurare la sua triste esistenza con quella degli altri. Afferrò il portafoglio e tirò fuori una vecchia foto che lo ritraeva tra le braccia di Federico. Nello scatto l’uomo stringeva in maniera goffa il figlio appena nato.. Somigliava a quell’uomo e questo lo rincuorò ma poi, lasciando scivolare il pollice sulla superficie rovinata della pellicola, costatò che come nella sua mente, così anche in quella foto spiegazzata il volto del padre andava sbiadendo. Quando sarebbe arrivato il giorno in cui lo avrebbe dimenticato del tutto?

Sentì gli occhi riempirsi di lacrime ma prima che potessero sfuggire al suo controllo, le ricacciò indietro stropicciando le palpebre. Ripose con cura il cimelio convinto che nulla avrebbe potuto migliorare quella giornata, ma dovette ricredersi. Raggiunta la lunga fila di lamiere che delimitavano l’ultimo cantiere sorto in paese, un gatto dal manto rosso miagolò strappandogli un sorriso. Francesco non poté far a meno di abbassarsi e carezzare l’animale che contraccambiò con veementi fusa. All’istante, i pensieri che lo tormentavano scivolarono nell’angolo buio in cui li teneva confinati ma non durò molto. Le sgradevoli voci di Giulio, Pietro e Ugo irruppero nei pensieri di Francesco riportandolo bruscamente alla realtà. Con un balzo il gatto si allontanò dalle lamiere e sfoderò gli artigli pronto allo scontro. Le urla oltre le lamiere si fecero prima più vicine poi si allontanarono rapidamente, permettendogli di tornare a respirare.

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«Almeno per oggi non siamo noi il loro bersaglio» asserì.

Pronunciare quelle parole lo fecero sentir male, come poteva trovare confortante sapersi in salvo, a discapito di qualcun altro, forse persino un animale? Grida disumane e suoni acuti, tornarono a riecheggiare nel cantiere. L’istinto ordinò al gatto di andar via e con due balzi si spostò sull’altro lato della strada ma Francesco non si mosse: sentiva il dovere di confutare quanto aveva pensato, oppure non sarebbe stato più in grado di convivere con se stesso. Con il cuore che gli pompava forte in petto, afferrò con decisione la mal messa catena arrugginita che faceva da lucchetto e tirò con forza. Seppur a fatica, riuscì a crearsi un varco nel quale s’intrufolò. Il gatto lo seguì in quel folle gesto infondendogli più coraggio di quanto sapeva di avere ma non durò molto, poiché dopo una rapida ispezione del luogo, miagolò in segno di saluto e andò via. Per un istante gli balenò di fare altrettanto, ma non lo fece.

Due prefabbricati blu macchiati da punti di ruggine erano impilati l’uno sull’altro e tenuti insieme dal loro peso. Diversi mezzi da lavoro gialli e neri erano parcheggiati alla rinfusa sull’intera area, come se fossero stati abbandonati frettolosamente. Un bilico da camion ricolmo di mattoni rosso porpora attendeva più in là. Sacchi di cemento erano ammassati a decine tutt’intorno, su di un suolo polveroso, sconnesso e pieno di buche. Su tutto torreggiava una gru verde e bianca, posta al centro del complesso edilizio in costruzione.

Una nuvola di polvere si materializzò sul fondo del cantiere come una tempesta di sabbia che portava con sé le minacciose voci dei meschini. Nuovamente l’istinto impose a Francesco di uscire rapidamente da quel cantiere ma si oppose a quel comandamento.

«I guai cominciano» mormorò stringendo i pugni.

Il cumulo di detriti vorticò verso di lui facendogli diventare molli le gambe. Particelle di terriccio mischiate a calce gli invasero prima il naso e subito dopo gli occhi che, irritati, cominciarono a lacrimare. Qualcosa lo urtò alle gambe facendolo retrocedere di un passo e sussultare. Strofinò gli occhi impastati e arrossati, riuscendo alla fine a scorgere tra le sue gambe la sagoma nera di un cane.

«Allontanati da quel randagio!» esordì Giulio additandolo.

«Se non ti levi subito di torno, ti riempiremo di botte!» infierì Pietro.

Il meticcio di taglia media, incrocio tra un pastore tedesco e uno schnauzer, cercò di nascondersi tra le gambe del suo protettore. Incrociandone gli occhi, Francesco percepì il terrore che provava e si maledisse nuovamente per quanto aveva detto poco prima. Gli poggiò una mano sul capo cercando d’infondergli coraggio, ma sapeva di averne ben poco da donare.

Capendone lo stato d’animo i tre scoppiarono in una risata demoniaca. Il grosso cane nero, di tutta risposta, cercò d’infilarsi ancora di più tra le gambe di Francesco il quale, nel disperato tentativo di mostrarsi più alto e prestante di quanto in realtà fosse, s’irrigidì.

«Non potete obbligarci a restare» farfugliò certo del contrario.

«Questi non sono affari che ti riguardano!» sbottò Pietro.

«Pensi di poterci dire cosa possiamo o non possiamo fare?!» ribadì Giulio, pizzicandogli una guancia. «Chi ti credi di essere» ringhiò a denti stretti, lasciando la presa.

«Forse uno di quei supereroi che tanto ama» diede risposta Ugo.

«Peccato che super eroi flaccidi non se ne sono mai visti in giro» infierì Giulio, affondando un dito nel fianco molle di Francesco.

I meschini ripresero a sghignazzare ma Francesco nemmeno ci fece caso poiché stava rivivendo la conversazione fatta con Viola. La immaginò lì, pronta a scattare qualche foto, con la sua vecchia polaroid e questo lo fece sorridere.

«Che ti ridi ciccione!» sbottò strattonandolo più volte. «Ti diverte essere preso in giro, oppure cerchi guai?» continuò premendogli un pugno sotto il mento.

Riportato alla realtà, Francesco realizzò con assoluta certezza che da un momento all’altro sarebbe stato colpito. Come avrebbe fatto a tenere nascosto un occhio nero a sua madre? Preso dallo sconforto cercò di divincolarsi dalla presa ma il capo dei meschini era più alto, grosso e forte di lui quindi non ci riuscì.

«Vuoi andartene?» riprese Giulio soddisfatto di scorgere il terrore nei suoi occhi. «Allora vattene!» aggiunse mollandolo con irruenza. «Ma il bastardo resta con noi!» precisò.

Ugo e Pietro si affiancarono al loro capo lasciando a Francesco la possibilità di raggiungere il varco alle sue spalle ma non riuscì a trovare il coraggio necessario per abbandonare il cane che ancora tremante, lo guardava speranzoso.

«Questa è roba da uomini, sparisci!» strillò Giulio calciando il suolo.

«Vattene!» incalzò Pietro ripetendo il gesto.

«Torna dalla mammina!» gli fece eco Ugo, colpendo più volte e con vigore la terra.

Un velo di polvere si alzò investendo Francesco e questo divertì i meschini che decisero di continuare a calciare. Una densa nube avvolse tutti. Giulio ne approfittò per abbassarsi e afferrare il cane ma qualcosa di duro lo colpì con forza sulla bocca, sbalzandolo indietro. Pietro e Ugo restarono impietriti nel vedere schiena a terra il loro capo e lo stesso fece Francesco che non riuscì a capacitarsi del gesto compiuto. Giulio, ancora stordito per la

ginocchiata presa sulle labbra, cominciò a lamentarsi incentivando Pietro e Ugo a dargli soccorso. Francesco ne approfittò invece per scappare da lì, seguito dal meticcio nero.

Superate le lamiere cominciò a correre più veloce che poté. Il cane si adeguò alla sua andatura per non lasciarlo solo e di questo gli fu grato ma ben presto i meschini si gettarono all’inseguimento. Per quanto la cosa lo terrorizzasse, non stava correndo verso casa che era lontana, ma in direzione della drogheria della signora Agata posta un centinaio di metri da lì. Gambe molli, fiato corto e occhi fissi sull’ingresso del locale, diede fondo a tutte le sue energie cercando di non far caso alle voci dei tre sempre più vicine. La porta annunciò il loro ingresso con uno scampanellio, attirando così l’attenzione di Agata che scrutò prima lui, poi il randagio al seguito. Francesco fece pochi passi poi si accasciò sulle ginocchia, attirando lo sguardo delle presenti. Agata uscì rapidamente da dietro al bancone per aiutare il giovane.

«Il cantiere» spiegò Francesco con un filo di voce e indicando la porta dietro di sé. «Questo cane» aggiunse poggiando la mano in testa al meticcio. «I meschini» terminò privo di fiato.

La proprietaria del locale non capì il discorso farfugliato ma quando fecero il loro ingresso Giulio, Pietro e Ugo, le fu tutto chiaro. Rapida si frappose tra le due fazioni. Le presenti continuavano a osservare la scena come se fosse quella di un film. Pur non essendo molto più alta dei tre, Agata parve torreggiare su di loro grazie alla mole e il piglio severo. Questo bastò a intimorire Pietro e Ugo che si bloccarono all’istante, ben conoscendo i modi sbrigativi della donna. Giulio, per nulla intimorito, avanzò spavaldo fermandosi a un passo da lei.

«Non so come funzionava dalle tue parti, ma a Sant Maria Traicolli quelli come te li puniamo a suon di ceffoni» lo ammonì.

Pietro e Ugo conquistarono l’uscita del locale. Giulio si voltò e guardò disgustato il vuoto

dietro di lui poi tornò a fissare la donna, domandandosi se avesse avuto davvero il coraggio di agire. Di tutta riposta Agata rimboccò le maniche della casacca pronta a mantener fede alle sue parole. Giulio fece un passo indietro mentre allungava lo sguardo verso il ragazzo che aveva osato ostacolare i suoi affari.

«Lunedì appianeremo le nostre questioni a scuola» sentenziò guardando Francesco.

Il tintinnio della campanella scortò l’uscita teatrale di Giulio. Per qualche istante nessuna delle presenti si mosse poi tutte infransero il silenzio iniziando a parlottare tra loro in modo concitato. La signora Agata le guardò sdegnata del piacere che provavano nello sparlare delle disgrazie altrui e sebbene avesse avuto l’istinto di cacciarle via, preferì concentrarsi su Francesco che era ancora stretto al compagno di sventura.

«Tranquillo, domani avranno già dimenticato tutto» lo rassicurò aiutandolo a mettersi in piedi. «Adesso però va a casa, tua madre sarà di sicuro in pensiero non vedendoti tornare.»

Aveva ragione, considerò Francesco, se avesse continuato a tardare Rosa sarebbe potuta diventare anche più pericolosa dei meschini quindi provò a muoversi, ma le gambe non risposero alla richiesta. Agata, intuendo la sua riluttanza ad abbandonare quel luogo sicuro, lo accompagnò in strada dove si sincerò che dei tre non vi fosse traccia.

«L’autobus dovrebbe passare a momenti» disse studiando l’orologio di gomma color fucsia.

La pensilina era dall’altro lato della strada, un paio di metri più in basso. Francesco, riluttante, squadrò le persone che sfilavano intorno a loro poi si fece coraggio e la raggiunse. La navetta comparve sul fondo della strada poco dopo. Francesco sventolò una mano per paura che tirasse dritto e l’autista rispose lampeggiando. Guardando il meticcio accucciato lì di fianco, provò una strizza al cuore nel doversi separare da lui ma non poteva fare altrimenti.

«Mi dispiace ci dobbiamo separare» confessò carezzando la testa del cane. «Se li vedi, corri veloce» aggiunse mentre il mezzo di trasporto si posizionava sulla fermata.

Francesco occupò il posto vicino al guidatore che subito dopo richiuse le porte. Nerone abbaiò all’amico per salutarlo, mentre l’autobus già si avviava per la discesa. Alla fine, con oltre un’ora di ritardo rispetto al solito, arrivò a casa.

«Vuoi dirmi che fine hai fatto?!» strepitò Rosa, non appena varcò la soglia dell’appartamento. «A momenti mi veniva un colpo!» aggiunse osservandolo sfilare. «Ma guardati! Sei sporco, sudato e hai il volto stravolto. Ti sei messo a giocare con qualche randagio vero?!» continuò afferrandolo per un braccio.

Francesco non aveva mai mentito alla madre, né mai avrebbe voluto, ma non voleva nemmeno che si preoccupasse più di quanto già non facesse quindi, visto che nella storia c’era un cane, del terreno e tanta corsa, le confermò la sua supposizione.

«Vuoi forse fare la fine di tuo zio?!» replicò per nulla soddisfatta dalla notizia. «Sai bene che ha combinato con le sue passioni! Le sue priorità!» insistette stringendo le dita.

Francesco tentò di liberarsi dalla presa ma non ci riuscì. Sua madre nonostante fosse minuta e avesse un fisico longilineo, era dotata di un’incredibile forza.

«Adoro quello che fa zio! E non credo che abbia fatto una brutta fine!» strillò.

Francesco sapeva che era il momento meno adatto per parlare di certe cose ma ormai lo aveva fatto, quindi cercò di sorreggere con sguardo fiero quello della madre. Di contro Rosa fu scioccata dall’impeto del figlio che non aveva mai osato alzare la voce con lei. Più di tutto però, la lasciò impietrita lo sguardo risoluto con il quale la fissava. Il medesimo che suo marito sfoggiava quando faceva scelte sulle quali non era disposto a trattare. Lo stesso che aveva la sera in cui prese la decisione che gli strappò la vita. Un turbine di ricordi misti a tristezza, rabbia e disperazione s’impossessò di lei. Il sol pensiero che Francesco potesse

essere determinato a seguire le orme dell’uomo che aveva causato la morte di Federico la terrorizzò così, ancor prima che potesse rendersene conto, lo colpì con un ceffone. La presa sul braccio divenne poco più di un semplice appoggio e Francesco ne approfittò per correre in camera. Rosa, sconvolta del gesto compiuto per la prima volta nella sua vita, si alzò per seguirlo ma l’odore del cibo sui fornelli la guidò in cucina, per salvare quello che restava del pranzo. Dopo aver preparato in tavola, cercò di convincere Francesco a uscire dalla camera ma non ci riuscì. In quanto madre si sentiva nel giusto ad obbligarlo di aprire la porta chiusa a chiave, ma dopo quello che aveva fatto, non ebbe il coraggio di arrogarsi quel diritto. Tremendamente in ritardo rispetto all’inizio del turno di lavoro, scrisse un messaggio che lasciò vicino al microonde poi uscì di casa. Scendendo le scale del palazzo si domandò se fosse riuscita a imprimere su carta, ciò che voleva realmente dire al figlio.

Se sei arrivata, o arrivato, fin qui ti ringrazio e ti ricordo che questo progetto ha bisogno di tutto l’aiuto possibile. Per favore se ti è piaciuto, chiedi ad altri di supportarmi attraverso il finanziamento del crowdfunding, oppure, consiglia ad altri l’acquisto del libro se ritieni che possa piacere loro. Non dimenticare magari di lasciare un commento sulle mie pagine e di condividere qualcuno dei miei post che parlano del libro. Soltanto insieme, possiamo dar vita a questo mondo immaginario!

2022-06-18

Aggiornamento

Il 18 e 19 Giugno sarò presente a ValloNerd, l'evento nerd del Vallo di Diano! Manifestazione del mondo dei Fumetti, Videogames, Youtubers e Cosplay! Tanto divertimento, bella gente, tornei con premi messi in palio dall'organizzazione, musica nerd e molto altro ancora! Io sarò lì per promuovere il mio libro, Il Distintivo dei Guardiani, ma non solo, per fare delle video-interviste live, in perfetto stile dramelay_talk!
2022-05-13

Aggiornamento

Voglio ringraziare la rivista Wondergate che si occupa di Fantastico in tante sfumature che mi ha concesso uno spazio per parlare del mio libro, della mia visione dei supereroi e in generale per parlare del mio canale Dramelay Talk, trovabile sui principali social, dove i protagonisti potreste essere anche voi! La rivista n.4 Wondergate la si può scaricare a questo link, fatelo! Oltre la mia presenza, ci sono molti altri interessantissimi argomenti. http://www.japanimation.it/download/wondergate-webzine-n-4/
2022-04-21

Aggiornamento

IL DISTINTIVO DEI GUARDIANI ha raggiunto il 50% del primo obiettivo! 100 libri sono stati supportati da amici, parenti, conoscenti e anche nuovi amici e amiche, che hanno preso parte a questo viaggio scoprendomi attraverso i social. Un giro di boa importante, che sinceramente non mi aspettavo di compiere in così poco tempo, meno di un mese! Davvero grazie a tutti anche se, ora, comincia la salita difficile... gli amici, i parenti, i conoscenti, sono stati tutti coinvolti quindi ora tocca a chi vuole prendere parte a questo viaggio, di farsi avanti! Il Distintivo dei Guardiani parla di fumetti, di supereroi e in tal senso, se sei un appassionato Marvel e Dc, se leggi fumetti, libri e vai al cinema per seguire le avventure dei tuoi supereroi preferiti, questo libro è un nuovo mondo che spetta solo a te rendere reale! Mi aiuterai?! GRAZIE... a chi c'è stato e chi ci sarà in questo viaggio !!!
2022-04-30

Evento

MUSEO HISTORIALE - Cassino Sarò presente a Cassino Fantastica sabato 30 Aprile e domenica 1° Maggio, per incontrare nuovi, futuri, sostenitori del Distintivo dei Guardiani ma non solo! Chi vorrà in fiera supportarmi con l'acquisto del libro (on line, su piattaforma bookabook), riceverà in ringraziamento dei gadget, appositamente realizzati per le fiere a cui parteciperò. Se siete in zona, se vi piacciono i fumetti, cosplay e gdr, a Cassino Fantastica avrete di cui divertirvi! http://www.cassinofantastica.it/

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Ho appena finito di leggere la versione non editata che ho potuto scaricare dopo l’acquisto del libro cartaceo: davvero appassionante! . Non vedo l’ora che venga pubblicato e che mi arrivi a casa!! In bocca al lupo Paul!

  2. Maria Russolillo

    (proprietario verificato)

    Una storia davvero ricca di molte emozioni, scritta con dovizia di particolari! Se amate il genere… da non perdere!

  3. (proprietario verificato)

    Se siete arrivati fino a qui, vuol dire che il mio progetto davvero vi interessa! Ringrazio tutti quelli che hanno deciso o decideranno di darmi una mano a rendere reale questo sogno!

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Paul D. Dramelay
Ho iniziato a scrivere quando ero molto giovane, si può dire che la passione per i romanzi di genere e la scrittura siano cresciuti di pari passo. A 9 anni comincia a leggere La Casa tra i Mondi e da lì è stato un susseguirsi di classici poi, a 13 anni ho cominciato a scrivere il mio primo romanzo e da lì la mia attività non si è mai fermata.

Spesso mi fanno questa domanda: perché usi uno pseudonimo, per giunta straniero?

Il mio fantasticare su un possibile pseudonimo, da giovane, era influenzato dalle letture di quel tempo: Robert Louis Stevenson, Arthur Conan Doyle, Edgar Allan Poe, J.R.R. Tolkien, H. P. Lovecraft, Marion Z. Bradley, Philip K. Dick, C.S. Lewis, Ursula K. Le Guin e tanti altri. Questi nomi avevano per me un fascino evocativo ed ecco che oggi, oggi trovo piacere nel firmarmi Paul D. Dramelay.
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