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Fidati di Me

Fidati di Me - 740x420 px
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Consegna prevista Marzo 2025

Elisabeth, una donna con profonde cicatrici sia fisiche che dell’anima.
E’ decisa dopo un lungo periodo di auto-isolamento che è ora di riprendere in mano la propria vita.
Torna al lavoro, circondata dagli amici di sempre.
Trova Mike, il capo, quasi un padre, che la accoglie a braccia aperte e Davis, spinto da profondi sentimenti mai ricambiati.
Elisabeth è un tipo empatico ma non solo. Possiede una particolare capacità di analisi e una personale percezione di ciò che accade alle vittime. Questo spesso porta alla soluzione del caso.
Conosce Robert, un uomo un pò misterioso che col tempo le farà capire che il passato va affrontato ma non dimenticato.
Lei dapprima stenta a fidarsi poi si lascia trasportare e coinvolgere in una travagliata storia d’amore.
Ma quando si trova in difficoltà, Elisabeth si richiude in sé stessa escludendo Robert da ogni decisione.
Si crea una profonda spaccatura, Robert potrebbe voltarle le spalle per sempre. O forse nonostante tutto, non sarà così

Perché ho scritto questo libro?

Passo lunghi periodi senza scrivere, il pensiero nemmeno mi sfiora poi ad un certo punto in me scatta qualcosa.
I primi appunti sono quelli da cui parto. Possono essere l’inizio o la fine del racconto.
Scrivere è il mio universo parallelo, non ciò che avrei voluto che fosse della mia vita ma uno in cui combatto in cerca di un lieto fine, dove “arrendersi” non è un opzione, esattamente come la protagonista!
Se le cose non andranno come desidero…pazienza, ci proverò con il prossimo!

ANTEPRIMA NON EDITATA

Tornare al lavoro, riprendersi la sua vita.

Era questo che Elisabeth era intenzionata a fare

all’alba di un nuovo giorno.

Non avrebbe permesso a niente e nessuno

di ferirla ancora in quel modo.

Quando incontrò Robert per la prima volta,

Elisabeth era convinta che mai nessun uomo

avrebbe potuto amarla così com’era…o forse

era lei a pensare che non sarebbe più riuscita a

lasciarsi andare…

Fidarsi di lui, questa era l’unica cosa che Robert le chiedeva…

Non sarebbe stato facile ma quando finalmente

pensava di aver incontrato davvero l’uomo

della sua vita, non si era fidata abbastanza

da condividere con lui un dolore tanto grande…

1

Doveva essere una mattina come tutte le altre, sapeva che sarebbe stato così ma in cuor suo sperava davvero che oggi sarebbe cambiato qualcosa.

La sveglia aveva suonato alla solita ora, fuori era ancora buio ma era una cosa che le piaceva, aprire le finestre al mondo mentre fuori ancora tutto tace e sono le stelle ad augurarle il buongiorno.

Erano passate settimane da quando la sua casa si era svuotata. Una decisione davvero difficile ma alla fine si era convinta che per essere felice la prima cosa da fare era liberarsi di colui che aveva fatto  in modo nell’ultimo anno di renderla una donna insicura, triste, vuota, senza più nessuna ambizione. Invece c’era ancora molto che lei potesse fare, soprattutto per se stessa, in fondo “il prezzo della vittoria è soprattutto il sacrificio”. Questo era ciò che le ripeteva di continuo l’unico amico che aveva avuto la forza di starle accanto anche quando più volte lei gli aveva sbattuto la porta in faccia…ma non per sua scelta.

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Non era stata tutta colpa di John, dopo quello che le era successo aveva sicuramente avuto bisogno di qualcuno che le impedisse di uscire di casa così che lei si potesse sentire al sicuro ma a distanza di tempo quella casa era diventata una prigione. Per questo aveva deciso che, una volta sistemata la questione del lavoro, avrebbe anche cambiato casa.

Un respiro profondo che le aveva quasi squarciato il cuore quando tutto d’un fiato gli aveva urlato di andarsene immediatamente da quella casa. Due giorni dopo tutta la sua roba era impacchettata e pronta per essere spedita.

Guardandosi intorno ora la casa sembrava vuota e la sera per addormentarsi si accovacciava comunque sul divano, rannicchiandosi come le volte in cui lui era troppo aggressivo perché lei dopo potesse in qualche modo dormirgli accanto.

Ora basta…non aveva più tempo per stare a piangersi addosso, da oggi tutto sarebbe cambiato.

Si era preparata una colazione che aveva però lasciato a metà, vomitare era l’unica cosa che le veniva in mente di fare al solo pensiero di dover affrontare i vecchi colleghi sul posto di lavoro.  Voleva riprendersi il suo impiego dove l’aspettavano con impazienza ma il suo timore più grande era la consapevolezza di cosa avrebbe letto nei loro occhi, anche se facevano parte di quei pochi ad averla vista dopo “l’incidente”…

Bene, era proprio ora che si preparasse. Accese lo stereo e si diresse in bagno per prepararsi.

Era di nuovo assorta nei suoi pensieri quando squillò il telefono.

“Ciao Elisabeth, sono Kate, ti ho disturbata?”

Kate era la sua migliore amica ed era una delle poche persone a chiamarla col suo nome per intero. Gli amici, quando li frequentava, la chiamavano tutti Ellis. Viveva ancora a Glandale, cittadina in cui era nata e cresciuta anche Ellis.  “No Kate, tranquilla, mi stavo preparando per uscire”

“Ecco appunto…vuoi che passi a prenderti per accompagnarti?”

Ci fu un breve silenzio. In effetti se qualcuno che la conosceva così bene come Kate l’avesse accompagnata, forse non si sarebbe sentita così ansiosa di dover affrontare il pubblico. “Kate…ti ringrazio e a parte il fatto che ci dividono qualche centinaio di chilometri…credo di dovercela fare da sola.”

“Capisco. Hai ragione…sono sicura che tu non abbia nulla da temere. In bocca al lupo e fammi sapere qualcosa quando avrai finito!”

“Certo Kate, lo farò. Grazie…”

Dopo la doccia Ellis andò in camera, aprì l’armadio ma tutto ciò che vedeva davanti a se non andava bene; anche se aveva un fisico perfetto, dei vestiti scollati anche se di poco, avrebbero messo in evidenza le sue cicatrici ma non voleva nemmeno chiudersi in qualche abito in stile suora; i colleghi che la conoscevano, sapevano quanto ci tenesse ad essere sempre elegante ma sobria.

Alla fine scelse un abitino blu con maniche a tre quarti che metteva comunque in risalto sia la sua figura che i suoi splendi occhi azzurri.  Si guardò allo specchio abbastanza soddisfatta; ora non le restava che decidere come pettinare i suoi lunghi capelli castani e come truccarsi.

Cominciò a spazzolare i capelli che per truccarsi raccolse in una leggera coda, poi alzò lo sguardo nello specchio e fece la solita smorfia dolorante nel vedere la vistosa cicatrice sulla guancia sinistra. La sfiorò con le dita come se questo bastasse a farla sparire ma scopriva sempre che non era così. Finì di truccarsi, qualcosa di delicato per mettere in risalto gli occhi e un po’ di lucidalabbra.  I capelli come sempre li avrebbe lasciati sciolti in modo da ricadere e coprire almeno in parte la ferita.

Quando arrivò alla porta ebbe un istante di esitazione. Chiuse gli occhi, sentiva la testa pesante e le gambe tremarle…forse non sarebbe dovuta uscire. Poi come se qualcuno l’avesse scossa, aprì la porta e la richiuse dietro di se. Scese dal quarto piano con l’ascensore evitando però di guardarsi nuovamente allo specchio al suo interno; se l’avesse fatto non avrebbe avuto la forza di andare avanti. Attraversò il lungo corridoio che portava ai garage, poi affrettò il passo per arrivare alla macchina. Le sembrava fosse passata un’eternità dall’ultima volta che si era messa alla guida.

Salì in macchina e ancor prima di avviare il motore, mise la chiavetta USB nel lettore e alzò a tutto volume ma le sembrava ancora che il battito del suo cuore rituonasse nell’abitacolo. Fece un lungo respiro, strinse le mani al volante e poco dopo si decise a mettere in moto. Le era sempre piaciuto guidare anche senza meta ma oggi le sembrava davvero di essere una principiante.

“Va tutto bene”si diceva Ellis ad alta voce per cercare di convincersi che fosse proprio così.

In ogni caso, appena superata la rampa e imboccato il primo tratto di strada, inconsapevolmente  la sua bocca si allargò in uno splendido sorriso che le illuminò il viso insieme al sole che penetrava forte dal parabrezza…peccato che in quel momento nessuno la potesse vedere.

Ellis cominciò a cantare, a guardarsi intorno quando il traffico rallentava e ad osservare con cura tutti quei particolari che negli ultimi anni le erano proprio sfuggiti. Il verde degli alberi, il rosso dei papaveri, l’azzurro del cielo; colori che precedentemente dava per scontati ora le sembravano i più belli del mondo. Era davvero rimasta chiusa dentro casa così a lungo da scordarsi di tutto questo? Le sembrava di essere una cieca che aveva appena riacquistato la vista.

Dopo quasi un’ora di strada svoltò per l’ingresso al Palazzo dove si trovavano gli uffici. Si rendeva conto per la prima volta di quanto quel posto le fosse mancato. Non si poteva proprio considerare che il suo fosse un impiego da segretaria,  anzi, la sezione di cui si sarebbe nuovamente occupata le avrebbe ricordato tutti i giorni quanto le era accaduto.

La guardia all’entrata era stata avvisata da Mike, il suo supervisore,  che le aveva riservato un parcheggio. Di certo non il solito, quello dove tutto era iniziato.

Ora il cuore le batteva di nuovo all’impazzata ma questa volta era stata la guardia ad avvisare Mike che la stava già aspettando ai piedi della scalinata del Palazzo.

Mike aveva da tempo superato la sessantina, non si era mai sposato, se non col suo lavoro, e si era preso cura di Ellis sin da quando era arrivata, quasi cinque anni prima, dopo aver superato con lode il concorso per accedere alla divisione di cui Mike era a capo e  rappresentante legale. Il loro gruppo di cinque persone fra cui due investigatori e uno psicologo, era incaricato di valutare la gravità di alcune situazioni in caso di maltrattamenti su donne e bambini che doveva poi aiutare a stabilire le loro necessità’ durante e dopo i processi. All’inizio non si era occupata da sola dei casi ma aveva subito dimostrato ottime capacità di analisi sia delle vittime che degli aggressori, soprattutto se si trattava di maltrattamenti sulle donne. Peccato che quando era toccato a lei non fosse stata nemmeno in grado di farsi aiutare dai suoi colleghi che nel corso degli anni erano diventati i suoi amici.  Ora era come ricominciare tutto da capo e sicuramente Mike l’avrebbe aiutata e sostenuta in ogni modo. Ellis parcheggiò l’auto ma ci mise un po’ prima di decidersi a scendere. . Era stata percorsa da un brivido freddo nonostante la mattinata si presentasse già particolarmente calda…

Scese dall’auto e Mike le diede il tempo di percorrere da sola il breve tratto che li separava in modo che Ellis si sentisse un po’ più sicura sulle sue gambe; poi allargò le braccia. Ellis vi si rifugiò e quasi immediatamente si sentì al sicuro, pronta a riprendersi la sua vita.

“Andiamo?” chiese Mike in tono fermo ma pacato. Ellis fece semplicemente un cenno con la testa e i due si avviarono. “ Vedrai Ellis, andrà tutto bene, le cose non sono cambiate poi molto da quando te ne sei andata. Troverai molti dei tuoi vecchi amici che non vedevano l’ora che tu tornassi. Sai che di noi ti puoi fidare e che per qualsiasi cosa ti potrai rivolgere a me, la mia porta è sempre aperta.”

“Lo so Mike, ti ringrazio ora come allora, per esserci stato, per esserci ora e soprattutto per aver approvato il mio rientro”.

“Oh, io avrei voluto che fosse stato prima, ma posso capire che ti ci sia voluto del tempo. Ben tornata!”

Ellis rubò ancora un confortante abbraccio a Mike, poi entrarono negli uffici.

Il legame che Mike aveva avuto con Pete, il padre di Ellis, era stato più che fraterno. Amici d’infanzia avevano percorso strade diverse che li avevano spesso divisi. L’uno per la dedizione al lavoro di poliziotto e l’altro per gli studi che lo avrebbero portato ad essere il personaggio di oggi. Il profondo sentimento aveva fatto si che nei momenti importanti di Pete, Mike ci fosse sempre: il matrimonio, la carriera, la nascita di Elisabeth di cui era padrino, fino alla lunga e sofferta malattia della moglie Susan. Tutto questo aveva portato al fatto che Mike si sentisse legato a Ellis come un padre ad una figlia di cui prendersi cura e sostenere in tutto ciò che si sarebbe ancora trovata ad affrontare. Non si sentiva in dovere, per lui era stato del tutto naturale vestire questo ruolo.  Pur con discrezione da quando Ellis era rimasta sola, non l’aveva mai abbandonata pur lasciandole, in quello che era stato il periodo più delicato della sua vita, tutto lo spazio di cui aveva avuto bisogno, attendendo che Ellis riemergesse dalle proprie “spoglie”.

Una piccola folla di ammiratori si voltarono urlando un ben tornata. Ellis scoppiò in una fragorosa risata quando vide che tutti avevano indossato dei ridicoli nasi rossi e occhiali da clown. “Grazie ragazzi, è davvero bellissimo tutto questo”.

Diana, la segretaria tuttofare un po’ matta, sicuramente l’artefice di questa messinscena e Molly, una degli investigatori, le corsero incontro ballandole intorno. James, lo psicologo, le fece una linguaccia e Davis, capo investigatore e il serio del gruppo, le fece un cenno con la mano e un gran sorriso. Ellis non poté fare a meno di notare che avevano però tutti sguardi un po’ indagatori in cerca di qualcosa che in realtà era molto evidente. Ma questo era il suo gruppo e la loro curiosità era in fin dei conti del tutto normale.

“Bene ragazzi, la pausa è finita; tutti al lavoro!” Poi Mike si rivolse ad Ellis “Davis ti aggiornerà su un po’ di cose, sulle novità e sui casi su cui stiamo lavorando. Il tuo ufficio è sempre al solito posto ma dovrai arrangiarti a spolverare la scrivania”.

“Gentile da parte tua…”Ellis gli rivolse una smorfia ma si diresse entusiasta verso la porta del suo ufficio. Naturalmente quando entrò tutto era in perfetto ordine; pochi secondi dopo Davis la raggiunse.

“E’ strano rivederti dopo tanto tempo…avresti davvero potuto farti almeno sentire”

Ellis socchiuse gli occhi, fece un respiro e si girò verso Davis “Ho avuto paura per tanto tempo Davis,  persino della mia stessa ombra e quando ho cominciato a riprendermi non ero più sicura di niente, nemmeno di chi fossero i buoni o i cattivi”.

“Già ma te ne sei tenuto vicino uno per un bel po’”!

“Davis…no ti prego…non ho bisogno di questo…”

“Hai ragione ma non ti chiederò scusa. Sapevi che avresti potuto contare su di me, che non ti avrei mai voltato le spalle o lasciata sola…”

“Ad un certo punto non sono più stata in grado di decidere per me stessa, la mia casa era il mio più grande rifugio ed era John a condurre il gioco. Mi ci è voluto davvero molto tempo per capire che dovevo ricominciare a vivere la mia vita e lasciarmi il resto alle spalle per quanto possibile” e mentre parlava si toccava la cicatrice sulla guancia “ed è passato altro tempo prima che trovassi il coraggio di far valere la mia scelta. Ora ho solo bisogno di rimettere le cose al posto giusto e andare avanti.”

“D’accordo…spero che prima o poi anch’io troverò un posto in questa tua lista delle cose da fare!” Il tono era stato un po’ sarcastico. Ellis sapeva benissimo cosa provava Davis ma per lei non era mai stato lo stesso. Gli voleva bene ma sapeva che non ci sarebbe mai stato altro. Forse adesso lei non ci sarebbe stata più per nessun altro uomo.

Davis le si avvicinò, fissò lo sguardo nei suoi occhi, poi verso la cicatrice “Sai che nemmeno questa mi ha mai fermato”.

“Lo so Davis, lo so. Se sono qui oggi è anche grazie a te…il prezzo della vittoria!” Si scambiarono un profondo sorriso, poi Davis fece un passo indietro “Va bene Ellis…al lavoro!”

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Andes
Classe 1970. Nata e cresciuta in un piccolo paese bilingue della provincia di Bolzano, dove ho vissuto insieme ai miei genitori e ad altre tre sorelle.
Una vita del tutto normale, scandita dallo studio, l'hobby della pallacanestro e la musica.
Durante il periodo delle superiori ho cominciato a scrivere brevi racconti che giravano proprio intorno alla tematica della scuola, amori, sogni adolescenziali ma solo “per me stessa”! A rileggerli oggi, scritti a macchina e ingialliti, mi viene proprio da ridere, beata innocenza.
All'età di vent'anni decido di seguire quello che successivamente è diventato il mio compagno di vita, in provincia di Udine.
Si svolge tutto secondo le regole...matrimonio, figli, casa, lavoro...trascuro per un po' il richiamo della penna che però appena possibile riprendo ma che rimetto nel cassetto...fino ad oggi!
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