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Fortuna Perduta

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Consegna prevista Novembre 2024
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Lucy Testarossa è alle prese con il suo primo incarico serio. Ritrovare Angelica Spada Veralli. Viene inviata a Roma dall’agenzia investigativa per cui lavora, la Delta Security Agency. Ma il suo cliente nasconde qualcosa, con la complicità del domestico. In più, lei si ritrova anche a lottare per non cadere preda del fascino di James Ashford, un ricco donnaiolo forse implicato in questa storia. Un’indagine che la porta a immergersi in vari contesti dell’Urbe, dagli ambienti altolocati ai luoghi di emarginazione sociale, col rischio di trovarsi sempre a un punto morto. Un muro di silenzi, dimenticanze e omissioni che tenta costantemente di aggirare o scavalcare, oltre il quale spera di trovare la chiave del mistero. È la sua unica possibilità di dimostrare quanto vale, non può tirarsi indietro.
Una vicenda che affonda le radici in un passato fatto di segreti e compromessi, in un rose noir sentimentale e drammatico sullo sfondo della vivace, contraddittoria e oscura Città Eterna.

Perché ho scritto questo libro?

I gialli e i noir sono il genere che mi ha sempre affascinato più di tutti. Così è nato “Fortuna Perduta”, inizialmente come fanfiction, col desiderio di inventare una giovane investigatrice privata, che ricostruisce i cocci di una storia passata e dimenticata indagando su un caso impossibile. Alla fine, l’ho trasformata in un romanzo vero e proprio, modificando radicalmente personaggi, vicende e ambientazioni in un amalgama originale e verosimile scritta a ritmo di jazz.

ANTEPRIMA NON EDITATA

CAPITOLO 1

Roma di notte giaceva mezza assopita sui suoi sette colli, la cui atmosfera era avvolta da un velo di incanto e di mistero, riflessa dalle sue viuzze scoscese, dagli edifici antichi, da qualche finestra che rivelava ancora il suo bagliore interno e dai locali soffusi così pieni di vita. Il silenzio regnava sovrano nelle strade deserte e illuminate dalla luce giallastra dei lampioni, interrotto solamente dal passaggio casuale di alcuni mezzi, da radi schiamazzi o da brandelli di qualche brano musicale che si potevano carpire per un breve istante.

Una Fiat Punto nera percorreva quelle vie desolate, rispettando la velocità consentita dalla legge e senza rompere l’equilibrio con quell’ambiente reale, eppure quasi onirico a quell’ora così tarda. Né troppo piano, né troppo veloce. Alla guida c’era una giovane donna, che manteneva un’andatura costante mentre scansava eventuali buche o spiacevoli rischi di incidenti. Si chiamava Lucy Testarossa. Non era italiana, bensì un’italo-americana, proveniente dalla costa ovest degli Stati Uniti d’America.
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Non si trovava nella capitale d’Italia per un viaggio di piacere ma per un’importante occasione di lavoro, legata a un mistero irrisolto risalente a molti anni fa. Aveva affrontato un lungo viaggio per arrivare fin qui, offerto dall’agenzia per cui lavorava, la Delta Security Agency, che aveva pagato le spese per vitto, alloggio e trasporti, in qualità di investigatrice privata. In quel momento lei era troppo concentrata ed emozionata per sentirsi stanca. E ora aveva in mano la sua grande occasione che aspettava da tanto tempo, che l’avrebbe portata ad introdursi in chissà quali segreti di questa città antica e piena di verità nascoste di cui era del tutto ignara, dopo una lunga espiazione nel purgatorio dei compiti marginali che le era toccato svolgere. Il suo capo, qualche giorno prima, si era presentato da lei e le aveva chiesto se fosse disposta a occuparsi di questo incarico, dato che per circostanze fortuite non vi era nessun’altro disponibile fra i colleghi che sapesse parlare altrettanto bene l’italiano. Si trattava di una ragazza scomparsa il 15 luglio del 2000, che si chiamava Angelica Spada Veralli, ventenne, proveniente da una famiglia benestante di origine nobiliare. Un mistero risalente a ventidue anni fa e rimasto ancora irrisolto, ma che meritava una conclusione per via del buon nome dell’agenzia. Lucy non si era fatta sfuggire l’occasione e aveva accettato, entusiasta. Ed ora era qui, a Roma, e non stava più nella pelle dalla voglia di iniziare questa nuova avventura. Il sogno della sua vita si era realizzato, un caso tutto suo in una location oltretutto intrigante, e lei sarebbe stata l’unica in grado di risolverlo, costi quel che costi. Ne era profondamente convinta, ce l’avrebbe messa tutta per svolgere le sue indagini, anche se avrebbe dovuto scandagliare a fondo il labirintico oceano di mezze verità, di segreti, di silenzi, di omissioni, di linguaggi nascosti e di giochi di prestigio del potere che si celava sotto le onde agitate della caotica cultura calda, chiassosa e confusionaria, e di una malia avvolgente dei luoghi che incantava, seducente e ingannevole come il canto di una sirena, i suoi visitatori. La giovane investigatrice, pur attratta dalla prospettiva di esplorare questi anfratti, era perfettamente consapevole degli ostacoli che avrebbe incontrato nello svolgimento del proprio incarico, per cui doveva restare pura come una colomba ma prudente come un serpente. Cosa difficilissima. Era in grado di mantenere questo equilibrio? Ma doveva farlo, per un senso del dovere più grande di lei, non poteva consentire di farsi sconfiggere dalle circostanze avverse. Sarebbe stato un altro scacco alla sua vita, un’opportunità sprecata e lei non poteva permetterselo. Non adesso che aveva la possibilità di realizzare i suoi sogni. Era una sua responsabilità e avrebbe fatto tutto il possibile per non deludere sé stessa, il suo datore di lavoro e chi avesse bisogno in quel momento del suo servizio professionale, che si trovava a passare una tragedia personale ben più grande dei suoi piccoli problemi.

L’auto procedeva a passo costante per le vie della Città Eterna, la cui unica compagnia era la fioca luce giallastra dei lampioni, che rendeva ancora più cupa la scena tramite il contrasto con le ombre, le quali avvolgevano sagome appena distinguibili nello scorrere del paesaggio urbano agli occhi della conducente. Attraversando le strade piene di edifici di ogni fattezza, Lucy si rese conto che dietro la silente cappa della notte senza stelle che li avvolgeva brulicava una movida notturna fremente all’interno dei luoghi d’intrattenimento, nelle piazze e in alcuni crocicchi, trasmettendole così un senso di calda giovialità ma, al contempo, un che da cui guardarsi dall’avvicinarsi pur di mantenere intatta la propria incolumità. Non aveva intenzione di perdere tempo per fare baldoria e andare in cerca di situazioni che potessero essere positive o negative, interessanti o prive di senso. Non ne aveva bisogno, le bastava e avanzava la prospettiva che l’incarico le offriva e non vedeva l’ora di iniziare. Chissà quanti misteri riservava Roma di notte, con i suoi mille giochi di luci e di ombre celanti ai più i segreti inconfessabili, frutto delle illusioni e dei propositi buoni e cattivi animanti le passioni delle creature notturne che si aggiravano senza posa. E chissà se anche il caso affidatole era di questa fattezza.

E con questi pensieri Lucy si dirigeva verso la sua destinazione, l’alloggio in affitto offerto dalla Delta, di cui aveva segnato l’indirizzo su Google Maps e ne stava seguendo il percorso. Finalmente lo raggiunse, un edificio distante a soli cento metri a piedi dalla stazione della metropolitana di piazza Bologna. Era un condominio di otto piani e provvisto, secondo le indicazioni, di un parcheggio sotterraneo dove poter lasciare il proprio mezzo di trasporto al sicuro, si sperava, dalle grinfie dei ladri. Tirò fuori il suo smartphone e telefonò al proprietario, secondo le istruzioni che le erano state date dall’agenzia. Questi rispose e scese per consegnarle il telecomando del parcheggio sotterraneo, dopo quindici minuti di attesa. Le fu indicato dove posteggiare, lei fece manovra e si mise al suo posto. Scese, prese il suo trolley dal portabagagli e chiuse l’auto. Salirono insieme al quarto piano, dove si trovava la sua sistemazione. Era un piccolo monolocale ben tenuto. Una volta terminati i convenevoli con il locatore sul funzionamento dell’abitazione, raccomandandole che poteva contattarlo per qualunque cosa avesse bisogno, questi se ne andò. Erano le tre di notte. Lucy chiuse a chiave la porta e girò il nottolino. Una volta sola, al centro della stanza, fu colta prepotentemente dalle emozioni che finalmente poterono manifestarsi senza più freni e altro a cui pensare, come un vulcano sul punto di esplodere. Stava per occuparsi di un caso affidatole solo a lei e a nessun altro, come se non vi fosse alcuno altrimenti idoneo e più in gamba di lei. Eccola qui, Lucy Testarossa, la giovane investigatrice privata! Oddio, si stava davvero abbandonando a quelle fantasie?! Si vedeva come la protagonista di un noir, magari in bianco e nero, girare per una città indefinita in cerca della risoluzione del mistero, come un abile segugio. E avrebbe fatto in modo di realizzare questo suo sogno, il suo primo passo verso una lunga strada di incarichi degni di attenzione. Poi la stanchezza iniziò a sopraggiungere… Posò a terra il suo trolley, lo aprì e ne tirò fuori il pigiama e il suo piccolo beauty case.

Il monolocale in cui alloggiava era piccolo e ben tenuto, seppure dall’arredamento piuttosto spartano e risalente almeno a una cinquantina di anni fa. La porta d’ingresso aveva una serratura a doppia mappa ed era provvista di spioncino e nottolino. In posizione centrale, disposto contro il muro, c’era un letto a una piazza e mezzo, già preparato in precedenza dal proprietario per il suo arrivo, con due cuscini sistemati parallelamente e due comodini ai lati. A poca distanza da questo, c’era una poltrona imbottita dall’aria vetusta. Contro la parete opposta all’entrata, in un angolo sulla sinistra, era posto un cassettone basso e stretto, completamente vuoto, e accanto ad esso la finestra, che si affacciava su una strada secondaria né bella né brutta. Sotto di questa stava una vecchia scrivania di legno, di aspetto semplice, con sopra una lampada da studio. Una sedia era sistemata contro di essa. Sulla parete dell’ingresso, al centro, c’era un tavolino quadrato con due sedie. Dalla parte opposta del letto torreggiava un armadio di noce a due ante, di aspetto antiquato, la porta del bagno dal lato destro, di legno marrone, e uno specchio stretto e lungo che si reggeva in piedi in un angolo, a sinistra. Nel bagno, le pareti e il pavimento erano composte di piastrelle bianche, provvisto di gabinetto, bidè, doccia, un mobiletto contenente degli asciugamani puliti e il lavandino, spazioso appena per collocarvi sopra il beauty e con delle ante sotto, in cui vi erano riposti dei prodotti per la pulizia, una ricarica di sapone e un pacco di carta igienica da sei rotoli. Sopra di questo vi era una specchiera. Era un ambiente semplice ma pulito. Una sistemazione essenziale adatta a un breve soggiorno.

Preparatasi per andare a dormire, Lucy si stese sul letto. Era spossata per il viaggio ma emozioni forti combattevano in lei, impedendo al suo cervello di dormire, nonostante ne avesse tanto bisogno. Cercò di rilassarsi navigando su internet sul suo smartphone. Ci volle un’ora perché si calmasse.

Finalmente il sonno calò su di lei, riuscendo a sopire nel suo oblio ogni pensiero o sentimento.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Ilaria Calderisi
Per tutta la vita ho avuto una passione per le storie, affascinata dalle vicende raccontate e i personaggi rappresentati, che hanno alimentato fortemente la mia immaginazione. Romanzi, film e non solo. Finché non avevo deciso di dare corpo alle immagini nella mia mente attraverso la scrittura, inizialmente coltivata con la stesura di fanfiction rimaste chiuse nel cassetto. Ma dalle idee che ho ritenuto buone sono fiorite opere che non potevo fare a meno di pubblicare. Infatti, il mio primo risultato è stato un romanzo autopubblicato. “Fortuna Perduta” è lo step successivo.
Continuerò il mio cammino verso la lunga strada che ho scelto di imboccare, come un viandante in una terra nuova tutta da esplorare e costruire.
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