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Gioco di anime

Gioco di anime
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Consegna prevista Novembre 2022

Miriam è una donna dolce e introversa, determinata e caparbia nel voler raggiungere un obiettivo semplice e difficile insieme :essere felice. È stata sempre l’attesa dall’esterno e l’aspettativa nei confronti degli altri a bloccare le sue ali. Ma la vita è piena di sorprese, soprattutto quando l’imprevedibilità di un incontro la stravolge totalmente. E proprio quando si ha la certezza di avere tutto sotto controllo e che le cose debbano andare per come si è stabilito, ecco che Miriam incontra Erick e cadono tutte le certezze di una vita destinata alla banalità degli stereotipi. Una storia d’amore combattuta al limite fra un’ ineffabile gioia di un sentimento raro se non unico e il vuoto della consapevolezza di un amore che entrambi definiranno come non convenzionale.

Perché ho scritto questo libro?

In realtà non doveva essere un libro: tutto parte da una lettera ritrovata in una scrivania. Mi sono immersa nelle parole che scorrevano su questo unico foglio fino al punto di immaginare la storia che ci stava dietro.

ANTEPRIMA NON EDITATA

“In questo non tempo, come amo definirlo, mi perdo per ritrovare me stessa.

Ed anche con te torno alle origini.

Avrei preferito una di quelle missive un po’ rétro, con francobollo e busta un po’ sbiadita, ma va bene anche così.

Basta che possa ritrovarti con la calma e la raffinatezza di una penna, cose che (nonostante la mail a cui sono costretta) non appartengono di certo ad un cellulare.

Guardo dalla finestra del mio studio, quello in cui ormai mi ritiro per far incontrare il mio Sè ed il mio Io.

E’ una giornata calda ma sento già la nostalgia dell’estate…

Ti sembrerà un preambolo lungo, ma in realtà voluto per creare un clima dolce ed accogliente come poche volte siamo riusciti a fare.

Non so perché hai deciso di non rispondere al mio ultimo messaggio. D’altra parte ricordo che, non molto tempo prima, eri curioso di sapere perché non ti avessi chiamato, essendo lì sotto il tuo cielo.

Così, accogliendo con gioia il tuo invito,  non ho fatto altro che dirti “sono qui”.
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La razionalità potrebbe avermi dato le più svariate spiegazioni, ma qualcosa mi dice che non è nella testa che devo cercare la risposta, ma nel cuore.

Quello che più mi stupisce di questo rapporto non convenzionale, è come possa vivere solo di sensazioni…

perché io non li conosco realmente i tuoi desideri. Non me ne hai mai parlato o forse sono io che non ho mai chiesto. E perdonami per questo, ma quando ti ho accanto il mio cervello si blocca e non sento la necessità di parlare: sono con te e questo è tutto ciò che voglio.

Credo che la vita sia l’arte degli incontri e dei racconti: persone che sono solo di passaggio, altre che lasciano segni significativi nella nostra vita ed altre ancora che sono lì sulla nostra strada per sempre, solo perché l’ Universo ha deciso così.

E tu, amore mio, sei l’anima che conosco da sempre e che a prescindere da qualsiasi riduttivo numero o lasso di tempo, sarà sempre con me e in me.

Io questo non lo vedevo, non riuscivo a vederlo. Potevo solo percepirlo.

Ho sempre avuto l’idea, invece, che io per te fossi un pezzo di passato. Sai, come un libro che hai letto tanto tempo fa, le cui pagine ti hanno rapito e che poi per questo di tanto in tanto torni a sfogliare.

Forse per te sarò solo questo, non sono capace di avere la certezza dei tuoi pensieri.

Io sono solo un oggetto da leggere, sfogliare per poi richiudere?

Mi sbaglio? Dimmi chi sono! Portami al di là della profondità dei tuoi occhi, che volutamente restano freddi per non far entrare nessuno.

Io non sono nessuno… e tu lo sai.

Per chi ha la sensibilità di andare oltre gli schemi stereotipati della finzione, come sono certa che tu sai fare, deve saper riconoscere chi non sta fingendo.

Tu ci sei immerso dentro la finzione nel tuo mondo, lo so, percepisco anche questo; ma sai esserne fuori quando e se lo vuoi.

Tu non sei un “modèle” senz’anima. Tu un’anima ce l’hai eccome ed io l’ho sempre vista.

E non ti sei mai reso conto se io potessi essere vera o meno con te?

Ora che sono sola nel mio equilibrio, capisco che pensare troppo non fa bene. Farmi trascinare dalla corrente di un fiume non mio, dove per assecondare bisogni altrui ho perso di vista me stessa…ho perso anche te.

Mi sono ritrovata in schemi che non mi appartengono… perché, ricordi, te lo dissi già, o sono aria.

Far prevalere troppo  la razionalità ci porta a dare importanza a ciò che non esiste.

Si finisce per avere accanto la persona che ci si convince sia quella giusta.

Quando ti svegli da questo sonno indotto, capisci che le età, le diverse vite sono dettagli banali di fronte alle emozioni che solo tu mi trasmetti e che non hanno memoria.

Nulla si può avvicinare a ciò che noi siamo insieme . “Noi siamo belli così” mi dicesti una sera…

Sorrido, ma non sai come avrei voluto essere solo e semplicemente fra le tue braccia anche per pochi istanti.

Leggendo tutto questo, penserai che sono diventata matta, ma pazza in realtà forse lo sono sempre stata. E poi, già sai, preferisco scrivere.

Anche se non avrò risposta o anche se adesso mi sveglierò e sarà solo uno degli innumerevoli sogni che faccio con te al mio fianco, sappi prima che io apra gli occhi, che tu sei la mia unica e VERA storia d’amore.

Tua  per sempre Miriam “

I

Chiuse il pc, l’ultimo sguardo allo specchio e giù in ascensore per raggiungere, come ogni giorno, quello che Miriam definiva il suo insano lavoro.

Sì, perchè lei non amava la sua occupazione: erano ormai anni che era inerme e si lasciava condurre dalla corrente di un fiume che non era il suo.

Chi non conosceva la parte più nascosta di Miriam, ha giudicato tutto questo come mancanza di coraggio, come mero accontentarsi senza saper scegliere.

Ma la vita non è fatta per essere giudicata, perchè quello che vedi nell’altro potrebbe capitare a te. Ed è così che a Miriam capitò di dover scegliere e scelse la cura del padre che si era gravemente ammalato.

Anche lei aveva scelto, non per se stessa, ma in nome di un amore incondizionato.

Le giornate trascorrevano così tutte uguali, scandite da un orologio implacabile, il cui ticchettio non smuoveva comunque quella situzione di stallo.

Entrò nella stanza, colorata ma senza finestre “Buongiorno a tutti” disse Miriam con velato entusiasmo “si comincia?” E poichè in quell’ufficio, sapeva ormai distinguere i finti sorrisi da quelli veri, si caricò dell’energia di quelli che preferiva e prese come sempre posto alla sua scrivania.

Entrò il capo ed esortò tutti a rendere produttiva quella giornata dopo i deficit delle giornate precedenti. Ma Miriam guardava sempre fuori dalla lontana ed unica finestra di quella immensa e grigia struttura. I suoi pensieri volavano e raggiungevano irrimediabilmente ciò che non era in quella stanza, persone che non erano accanto  a lei…e lui, che in modo beffardo era sempre lì: più Miriam respingeva il pensiero, più Erick era nella sua vita prepotentemente.

“Allora, Miriam, oggi voglio da te la massima concentrazione per portare a termine quella pratica di cui avevamo già parlato, ok? “, disse Jhon, il suo severo ma amabile capo.

Jhon era diventato un mentore di vita per la giovane Miriam, infatti, nonostante la ragazza non amasse quell’ambiente lavorativo, aver conosciuto una persona come Jhon lo considerava un grande dono.

“Certo capo! Porterò a termine entro questa sera l’ultimo fascicolo. ”

Con un dolce e rassicurante sorriso, Jhon lasciò l’ufficio, certo che la determinata Miriam non sarebbe venuta meno al suo dovere.

Era grande la stima fra Jhon e Miriam, forte di vicessitudini di vita che avevano rafforzato il loro rapporto, al di là del lavoro circoscritto in quelle mura. Ormai sera Miriam, dopo aver sistemato l’ultima risma di carte, sentì l’esigenza di dedicarsi un po’ alla sua danza. Muovere il corpo al ritmo delle melodie più ricercate, era per lei un modo per sentirsi libera: liberare i sensi e scaricare tutte le tensioni accumulate durante la giornata. Le note di musiche esotiche rapivano il suo corpo e la sua mente e mentre cercava di sorridere, come se qualcuno la stesse osservando ballare su un palcoscenico, ecco Erick apparire di nuovo nei suoi pensieri.

Quella appena trascorsa era un’estate molto strana e combattuta, fatta di risvegli, cambiamenti e incertezze, ma tutto questo così intensamente passionale.

A distanza di anni, l’immagine di Erick rubava ancora la sua attenzione, e Miriam custodiva pochi ricordi e parole sussurrate che continuavano ad urlare nel suo cuore.

La prima sera che si rividero dopo quattro anni, Erick era fermo nella sua auto ad aspettarla, Miriam lo vide bello e “suo” come quando l’aveva salutato l’ultima volta. Salì in macchina e non ci volle molto a che i loro corpi, attratti come due calamite, si ritrovarono inebriati da un unico profumo.

Erick si avvicinò subito per baciarla, ma Miriam si sottrasse in un gesto alquanto infantile e contraddittorio (che cosa avrebbe dato per avere subito un suo bacio).

E così cedette per poi ritirarsi ancora. ” Perchè?” disse Erick “Perchè ti allontani? Noi siamo belli così…”

Miriam si lasciò andare fra le sue braccia e quelle furono le sensazioni più intense di cui aveva memoria.

Sentiva di essere frenata dal pensiero di Victor, da quella storia che stava vivendo ormai alla deriva. Non sapeva perchè disse subito ad Erick della sua convivenza con Victor, pur sapendo che era finita. Forse perche’ con lui non potevano esserci veli, ma di una cosa era certa: in quel momento doveva essere lì.

II

“Ciao mon petit ami” Miriam aprì gli occhi e già accanto a lei il suo fedele e tenero amico era lì a fare le fusa. Oscar era la sua dolce sveglia.

Quella mattina Miriam si svegliò prima di Victor. Era disteso accanto a lei, ancora immerso in un sonno profondo. Lo guardava, curiosa, chiedensosi “Chi sei?”… Continuò ad osservarlo per qualche altro minuto, quando decise di destarsi da quei pensieri. Si alzò e gustò la sua consueta buona tazza di caffè.

Anche a casa, come se non fosse la sua, i pensieri viaggiavano oltre le mura, forse in un non tempo (come a Miriam piaceva definirlo).

E continuavano le giornate, accontentandosi di quella vita parallela fatta di pensieri e di sogni che la emozionavano più della realtà che aveva deciso di vivere. Aveva fatto un sogno, uno di quelli che ormai non la stupivano più. Erick era con lei, la lasciò solo al risveglio, dopo un incontro che rendeva difficile definire il margine di confine fra ciò che era realtà e ciò che era immaginario. Erano insieme, chissà in quale affascinante città straniera, a divertirsi e a godere di ciò che ognuno riusciva a trasmettere all’altro, anche solo con un semplice sguardo. Lui era bellissimo, come sempre, accanto a lei per proteggerla, ma il sogno terminò quando Miriam chiese ad Erick di aspettarla.

“Erick devi aiutarmi. Temo che qui Victor possa vederci. Devo parlare con lui. Devo dirgli che è finita”. Erick acquisì la sua inconfondibile postura seria ed elegante, discreta e così tremendamente distante. Con apparente calma disse “Va bene Miriam, ci vediamo fra una settimana”.

Cosa vuol dire fra una settimana? Perchè sette giorni? Miriam era da sempre affascinata dal metafisico e sapeva che la numerologia aveva dei significati, ma a quel sogno non riusciva proprio ad attribuirne uno.

“E’ complicato anche in sogno il mio uomo” disse ad alta voce Miriam, accennando un sorriso. E queste domande continuavano ad assillarla mentre lavorava meccanicamente al computer, ma anche quando, rilassata, osservava con disincanto lo svolazzare di una splendida farfalla sul suo terrazzo.

“Sai” disse un giorno Violet, la sua tenera nipotina, “quando vedi una farfalla volare accanto a te vuol dire che qualcuno che ami ti sta pensando” . Miriam sapeva che Erick era con lei anche in quel momento.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Alessandra Bruno
Scrittrice e blogger. Ha studiato Scienze Politiche presso l’UNICAL con master in Organizzazione e Gestione delle Risorse Umane. Specializzazione in Social Media Marketing
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