Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

Gli Eroi del Nuovo Mondo

740x420 (46)
2%
196 copie
all´obiettivo
83
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Gennaio 2025
Bozze disponibili

Le Terre del Nord, dopo più di un secolo di pace, sono minacciate da un terribile pericolo: Akalshai è tornato grazie alla fame di potere di Fanason, re di Radura del Cielo.
Sta al gruppo degli Eroi del Nuovo Mondo, composto dai fratelli Zampa Rossa, Andrew, Argos ed Omar, assieme a Dawidh ed Earinë, Elysa, Jessin e Luke, Didaco e Lowrence, salvaguardare la libertà dei popoli dal giogo di questo antico nemico, ma non sarà un’impresa facile…

Perché ho scritto questo libro?

Quest’opera è nata da un sogno e messa su carta per, e grazie, alla mia vecchia compagnia di amici a cui ho dedicato la maggior parte dei personaggi che incontrerete. La mia passione per la lettura e, soprattutto, per il genere fantasy, mi ha spinta a creare un mondo tutto nuovo, dalla differente morfologia che varia di regno in regno dove il lettore potrà immedesimarsi al meglio nei protagonisti e nei luoghi che più amerà.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

1 ANDREW

Questa storia ebbe inizio nel tempo in cui gli umani ancora conoscevano la lealtà, quando un ragazzo diventava un uomo affrontando i suoi avversari per la prima volta e l'era in cui le creature della foresta erano amiche e combattevano insieme per la pace.

Non esisteva il male neppure negli esseri più oscuri: gli anni dei demoni che attaccavano dall'alto erano finiti con la caduta del re degli inferi Akalshai e i suoi figli si erano arresi alla supremazia dei Guardiani del Sole, i più puri angeli del paradiso, i quali avevano combattuto per secoli a fianco di molti alleati credendo che il buio non avrebbe mai potuto trionfare neppure nella notte più oscura. Fra questi vi erano i lupi, figli dei boschi, coloro che potevano mutare in animale quando volevano e avevano nell'antichità abbracciato il Credo della Luna.

Tra gli alberi, nella fitta selva di Radura del Cielo, abitava uno fra i più vecchi e potenti clan dei Figli della Luna, i Zampa Rossa, il cui capo aveva iniziato tutto: Aaron, l'uomo lupo più potente mai esistito e i cui poteri si narrava fossero al pari di un demone o di un angelo. Egli comandava gli elementi, specialmente il fuoco.

Continua a leggere

Continua a leggere

A distanza di secoli, i discendenti del primo licantropo continuavano a vivere nel luogo da lui fondato in armonia con le altre creature della foresta. Il loro attuale capo era Fanason, un leader indiscusso e severo, l'ultimo dopo decenni. Egli però, nonostante il suo carisma impressionante, non venne apprezzato da tutti i suoi sudditi; infatti non si faceva amare neppure dai suoi figli, i quali erano trattati proprio come tutti gli altri cuccioli del clan, senza nessuna distinzione.

Fanason aveva avuto tre eredi dalla sua unica moglie: il primogenito Argos, detto il Pacifico, poiché sin da piccolo non è mai stato un guerriero; l'ultimo nato Omar, detto Vento tra le Orecchie, velocissimo, un vero stratega; e infine Andrew, il secondogenito, chiamato da tutti i membri del clan Zampa di Fuoco. Quest’ultimo venne sin da subito visto dai saggi del villaggio come un portento nella caccia grazie alla sua velocità e alla sua letalità. Insomma, un buon guerriero sin dagli albori dell'addestramento: uccise il suo primo coniglio nell'arena d'allenamento all'età di 3 anni, età in cui solitamente gli altri cuccioli venivano ancora accuditi dalla madre.

Il suo manto bianco come la neve, gli occhi color del sole… Questo era il suo aspetto regale una volta trasformato! Dopo 1000 anni era stato messo alla luce il primo lupo mutato. Nessuno poteva crederci e tutti presero il piccolo principe come un segno di buon auspicio; tutti tranne suo padre. Il regnante infatti, sin dall'inizio della linea positiva di successo da parte del suo erede, comprese immediatamente che il trono sarebbe stato ben presto usurpato dal giovane. Invidioso e geloso di quest'ultimo cominciò a sminuirlo, poiché nessuno poteva permettersi di portargli via il potere.

Andrew aveva solo 5 anni quando vide suo padre intento a studiare una carta, una mappa polverosa e ingiallita, un cimelio appartenuto a chissà quale popolo. Il bimbo si avvicinò piano per non far rumore, con un sorriso dolce e furbetto sul volto, come i suoi occhi scuri che sprizzavano d’astuzia. Il suo piano di non essere scoperto s'infranse però quando schiacciò una foglia trasportata dal vento nella grandissima stanza. Fanason si accorse della sua presenza e si voltò di scatto ringhiando lievemente – Sei tu?!quasi disprezzandolo, senza però toccare al momento il cucciolo, il quale gli arrise più deciso – Sì padre, ero venuto a chiederti se ho il permesso domani di andare a caccia del cervo d'argento… Sai, il Vecchio Grigio mi ha detto che… fu interrotto bruscamente dall'ira del monarca che si girò di scatto e lo colpì con il dorso della mano sinistra, facendolo cadere a terra. Solo i lupi con più di 15 anni d'età potevano iniziarsi nel clan con quella prova; com'era possibile che Andrew, così giovane, fosse già pronto? Eppure il saggio lo aveva invitato a tanto! L'uomo in questione era uno dei più affidabili di tutti i Figli della Luna; lui stesso ci aveva messo molto tempo a cacciare il cervo e non era riuscito a prenderlo come tutti. Doveva fare qualcosa… Ma che cosa? Per la fortuna del piccolo licantropo entrarono nella stanza anche Omar ed Argos, i quali, assistendo alla scena, si precipitarono a difendere il fratello.

Il più vecchio dei tre si mise fra il padre e Andrew ancora a terra, rivolgendosi a quest’ultimo preoccupato Tutto bene Drew? L'interpellato, tenendosi la guancia sinistra e guardando sempre dallo stesso lato, annuì impercettibilmente trattenendo a stento una lacrima Sì… Piagnucolò. Il più anziano dei tre si crucciò mostrando lievemente le zanne appena spuntate dalla sua bocca. Sapeva che loro padre non era per nulla tenero col secondogenito, ma adesso stava esagerando Cos'hai fatto?! Il re cercò di colpire anch'esso senza neppure proferire una parola, ma anche il più giovane si interpose fra loro trasformato in lupo, con il pelo grigio e le iridi nere puntate sul nemico. Il signore dei Zampa Rossa li guardò tutti assieme, chiuse la mano a pugno e arretrò leggermente Che cosa volete? Eh?! Si accorse in una frazione di secondo che il figlio più grande era già dietro di lui che guardava la mappa e preoccupato si precipitò a togliergliela da sotto alle mani Non è roba per un moccioso, Argos! Il nominato lo guardò nuovamente di sottocchio, incerto Che cos’è questa? , – Andatevene! urlò Fanason sbattendo un pugno sul tavolo cercando di spaventarli. I figli seguirono il consiglio e uscirono lentamente dalla stanza senza voltarsi nemmeno una volta.

Il monarca rimase solo.

Dopo aver guardato fuori dalla finestra ancora irrequieto, spostò rapidamente lo sguardo sulla carta ora lievemente stropicciata e tirò un lungo sospiro per calmarsi. Lasciò lì il suo prezioso tesoro e accorse a chiudere tutti gli spiragli di luce; prese una candela, l'accese con il fuoco di un braciere e la pose nel candelabro posto su di una mensola. Gli occhi ancora iniettati di sangue tornarono sulla pergamena polverosa e ingiallita. L'accarezzò come in cerca di qualche imperfezione per poi sorridere Nessuno avrà il mio trono… neppure lui. E' questione di tempo, mi serve solo del tempo… Si sedette accendendo la sua lunga pipa posta poco lontano da lui e si mise a leggere un libro.

2 DIDACO

Regno dei Cieli, luogo venerato da ogni umano e patria indiscussa dei Guardiani del Sole.

Molte leggende narravano di questa plaga, tanto che gli uomini l’hanno sempre sognata senza però che nessuno avesse mai detto loro come veramente era. Potevano solo immaginarne le sue ricchezze e la sua luminosità; si sapeva solamente che gli abitanti erano coperti d'oro, ma la verità andava ben oltre il sogno.

La grande città tra le nuvole era una vera metropoli dorata: tutto, dal pavimento alle arcate, ai tetti sino alle acque che scorrevano libere in appositi scoli riflettevano la luce di un astro che non si spegneva mai, neppure di notte. Ogni abitante di questo posto indossava vesti bianche come la neve, mentre i guerrieri indossavano un'armatura color del sole. Le loro grandi ali bianche, assieme a un vestiario così imponente, li tramutavano in divinità viventi.

Il leader di questo popolo era Gadriel, un angelo tra i più potenti mai esistiti, una creatura pacifica, giusta e magnanima; nessun nemico o alleato avrebbe parlato male di lui: egli era un capo, un amico e compagno per i suoi uomini, un signore della guerra giusto e spesso diplomatico. Il monarca che ogni suddito desidererebbe avere.

Nell'enorme reggia dove risiedeva la famiglia reale, il padrone della capitale sulle nuvole deteneva molti incontri con la sua gente, ascoltava le problematiche e i consigli di quest'ultimi facendone tesoro e aiutava chi era in difficoltà. Ogni tanto permetteva anche a suo figlio di partecipare alle udienze, in modo che anche il rampollo imparasse il suo futuro lavoro al meglio.

Didaco, ecco il nome del bambino con le ali candide, colui che è destinato a diventare il futuro regnante. I suoi occhi azzurri uniti ai capelli chiari anch'essi fanno di lui uno stupendo bimbo di otto anni, pieno di energia e attenzioni da ogni servo del palazzo, anche da parte dei soldati che di solito soggiornavano nella reggia.

Il suo miglior amico di avventure, di studi e di vita era il figlio del generale delle truppe Lowrence, un ragazzo anch’esso cresciuto nel grande stabile, istruito come un nobile e del tutto differente dal suo principe fisicamente, il quale condivideva con lui l'ideale di un mondo migliore, un posto in cui tutte le creature potessero vivere a stretto contatto fra loro senza guerre e in amicizia. Come dicono sempre i padri dei piccoli pacifisti: «I sogni sono solo sogni», ma loro ci credevano fermamente per l'orgoglio dei genitori e del reame, i quali confidavano che le generazioni future mantenessero la pace già del tutto instaurata nel cuore di ogni essere vivente della Terra.

Era una calda giornata, una delle tante del Regno dei Cieli, il sole come di solito era alto sopra di loro e non c'erano state piogge da un paio di mesi, motivo per cui l'afa tormentava ogni Guardiano del Sole non lasciando neppure un'ora di riposo. La città era frenetica, i fabbri lavoravano il metallo rumorosamente e la poca aria che c'era portava alle orecchie del rampollo il tintinnio delle spade appena forgiate dai maestri del ferro, nonostante lui fosse ben lontano da quelle strade così trafficate. Si trovava in uno dei tanti giardini del palazzo, con i piedi nell'acqua tiepida, con farfalle di tutti i colori che gli danzavano attorno. Didaco sorrideva nel vedere quegli insetti, molto più grandi di quelli della Terra, e ne stava toccando dolcemente qualcuna quando improvvisamente i suoi occhi si posero sul bambino che rumorosamente stava correndo su per la lunga scalinata che portava alla terrazza verde: era il suo amico Lowrence.

Il figlio del generale Morador stava saltellando sui gradini, ma la sua corporatura non longilinea lo rallentava molto; le iridi chiare però erano già là, dal suo amico d'infanzia, dal suo fratello dal sangue blu. Lo salutò nonostante la distanza – Ehi! – L'interpellato gli rispose correndogli incontro e veloce, trovandosi ben presto da lui e salutandolo gioiosamente – Sei troppo lento, tua mamma dovrebbe metterti a dieta. Il latte e ambrosia non ti fa molto bene. – L'erede del regno si mise a ridere divertito dalla sua affermazione portando una manina alla bocca per non farsi notare troppo dalla pietra dello scandalo. L'altro non la prese troppo bene – Non è vero! Vedrai che saprò combattere meglio di te un giorno! – Si dimenò cercando di mimare un guerriero, non riuscendo però veramente nell'intento e facendo al contrario ancora più ridere il suo amico – Vuoi fare il giullare, oppure pianificare con me il mondo del futuro? – Mise il pugno destro in aria e guardò verso il cielo, così da sembrare ancora più potente, ma l'interrogato prese fiato e annuì: – Andiamo, mio signore! – Rapidi andarono via entrambi, uno istigando l'altro.

Il loro nascondiglio segreto, o come lo chiamavano loro, il regno del futuro, altro non era che uno stanzino dove c'erano solo vecchie armature arrugginite e rotte, mai aggiustate, ma di un'importanza storica per la loro gente davvero notevole. Per i due ragazzini erano solo giochi, se li avessero scoperti i loro padri li avrebbero messi in punizione; fortunatamente però il vecchio guardiano chiudeva sempre un occhio sulle loro malefatte.

Anche quel giorno si erano seduti a un tavolo con sopra un elmo gigante e, su di un papiro, scrivevano con l'inchiostro fatto di sangue di orco le loro idee. Didaco era sdraiato con una spada sbeccata accanto contemplando le ali dorate di un angelo caduto: erano così grandi che avrebbero potuto coprirlo almeno dieci volte, ma lui sognava di diventare ancora più grande. Lowrence invece stillava regole del tutto fortuite, sino a quando si fermò per riflettere meglio; si grattò il capo con la mano libera – Secondo te un demone può diventare mai un amico? – Ci fu un attimo di silenzio, interrotto dopo qualche secondo di ragionamento – Sì! – Affermò l'altro sicuro di sé – Come fai ad esserne certo? – Il figlio di Gadriel si mise seduto guardando lo scrittore – Non puzzano come i troll, ne sono brutti come gli orchi… – Scrollò le spalle toccando un pennacchio e facendo una smorfia con le labbra, mentre attendeva un responso. Il ragazzino con la penna in mano si toccò ora il mento guardando le zanne di un drago appese al muro – Uhm… sì, presumo che possa andare. Tu ne hai mai visto uno? – Il biondo scosse il capo tornando a sdraiarsi – No, ma un giorno voglio poterli incontrare. – Risero entrambi, tornando così all'inventario per le regole future, ma qualcosa li disturbò; era il loro alleato, ovvero l'uomo che faceva da palo: aveva aperto di poco l'uscio entrando solo con la testa – Signorini, stanno arrivando i vostri genitori e penso che non siano così felici di voi… – I due bambini rimasero di stucco, con la bocca aperta e un velo di paura negli occhi. Cosa potevano fare?

In realtà non potettero fare molto; furono portati via dalla stanza dei cimeli, o meglio trascinati per un braccio tra le lamentele di entrambi. Il castigo non tardò ad arrivare e non avrebbero mai più potuto entrare in quel posto con così tante cose preziose. Morador li mise in riga l'uno accanto all’altro – Giurate che non metterete più piede là! – I piccoli si scambiarono uno sguardo a testa bassa rispondendo in coro e con voce molto fioca – Sì, signore… – L'angelo alzò un sopracciglio e increspò un angolo della bocca – Sarà meglio per voi che troviate un altro modo per passare le vostre giornate… – Il re intervenne ridacchiando – Visto che si sentono abbastanza grandi da poter cambiare il destino della Terra, beh, potranno iniziare con il loro addestramento nell’esercito. – I diretti interessati non potettero credere alle loro orecchie; si voltarono esaltati, iniziarono a saltare come pulci in giro per la stanza: avrebbero potuto finalmente diventare chi volevano essere davvero! Addio alle spade di legno da bambini, si cominciava a fare sul serio!

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Gli Eroi del Nuovo Mondo”

Condividi
Tweet
WhatsApp
Elisa Piccardo
Elisa Piccardo nasce nel Maggio del 1991 a Savona. Durante gli anni scolastici delle medie si appassiona subito ai generi letterari fantasy ed horror cominciando ad abbozzare brevi scritti nello stile dei suoi autori preferiti.
Nel 2016 decide di dedicarsi alla creazione di “Gli Eroi del Nuovo Mondo”, che vedrà prendere vita con sua estrema gioia e dei suoi amici, ai quali lo espone ancora in bozza.
Oltre alla scrittura ed alla lettura Elisa è appassionata di cosplay e creazione di costumi, sia sartoriali che di altri materiali scenici; è inoltre gamer ed amante della natura.
Elisa Piccardo on FacebookElisa Piccardo on Instagram
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors