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Consegna prevista Marzo 2025
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In questa avvincente avventura, due archeologi, Dani e Jarod, durante uno scavo a Luxor, in Egitto, fanno una scoperta sorprendente: un idolo di derivazione mesoamericana, a migliaia di chilometri dal suo luogo di origine. Questo ritrovamento li mette nel mirino di una misteriosa setta, i “Fratelli per la vita eterna”, disposti a tutto pur di recuperare l’idolo che credono li guiderà verso l’immortalità. Con l’aiuto del loro amico egiziano, l’imprenditore Aziz, Dani e Jarod intraprendono una pericolosa caccia al tesoro che li porta in giro per il mondo, svelando segreti antichi e sfuggendo ai loro inseguitori. Il Vaticano, intuendo la portata della scoperta, si allerta, temendo le implicazioni per la religione cattolica. L’avventura culmina sul Monte Musinè, in provincia di Torino, dove il mistero degli undici testi sacri principali viene finalmente svelato. Chi li avrà scritti? Un thriller mozzafiato che terrà i lettori con il fiato sospeso fino all’ultima pagina.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro per esplorare la mia convinzione che i testi sacri trasmettano un messaggio universale, suggerendo un’unica origine. Attraverso la storia di Dani e Jarod, ho voluto offrire una spiegazione, seppur fantasiosa, del mistero e della magia che circondano il Monte Musinè, luogo dove culmina l’avventura. Questo romanzo è un viaggio che unisce la passione per l’archeologia e la ricerca di significati profondi nascosti nelle pieghe della storia e della fede.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

1

Il pomeriggio era soffocante, il caldo del giugno di Luxor non lasciava scampo e la squadra di archeologi si muoveva con lentezza nel campo. Il nuovo tempio, scoperto alle porte della città egiziana, possedeva una bellezza che toglieva il fiato. Una lunga serie di colonne invitava all’ingresso dell’imponente costruzione, del tutto diversa da qualunque antica scoperta nella zona. I resti delle mura si trovavano a livello del terreno e formavano un quadrato di dieci metri per lato, molto più corti del colonnato d’ingresso, come a voler rilevare che il viaggio è più importante della meta. Le scoperte più importanti però si trovavano sotto il tempio, dove erano stati scoperti un antico sepolcro, che era l’ultima dimora per una famiglia fino a quel momento sconosciuta alla storia e diverse stanze adiacenti, dove le ricchezze accompagnavano i loro possessori nell’ultimo viaggio.

Danila Jimenez, direttrice delle ricerche, attendeva l’arrivo del suo compagno di avventura all’inizio del colonnato. L’archeologa spagnola osservava la sua scoperta con i suoi occhi scuri che guardavano senza in realtà vedere.

Piccola di statura, la carnagione olivastra che ne tradiva le origini mediterranee, la donna aveva un carattere da leader ed una mente razionale, che le permetteva di capeggiare il gruppo di ricerca archeologica senza mai provocare una discussione in merito alle sue decisioni.

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Mentre aspettava, lasciò che la mente la riportasse indietro nel tempo, all’inizio degli scavi, ricordò i primi ritrovamenti con una tale chiarezza che le fece sembrare impossibile fosse trascorso tanto. Nessuno credeva che in quel sito potesse nascondersi un tempio, e di tale importanza poi, ma Dani riconobbe nei primi ritrovamenti il segno di una ricchezza immensa e cominciò a lottare per trovare dei finanziamenti che le permettessero di proseguire gli scavi. E adesso eccola qua, davanti alla magnifica scoperta in gran parte dovuta a lei, giovane dotata di un intuito straordinario, che le era riconosciuto da tutti i colleghi.

Le ricerche erano cominciate da una semplice lettura delle mappe, lo spiazzo lasciato libero da costruzioni a sud del tempio Almdamod aveva incuriosito Dani, la possibilità che il sito ospitasse altre costruzioni era concreta e primi ritrovamenti confermarono che aveva ragione. Fu scoperto il colonnato, che era maestoso e non poteva che far parte di qualcosa di molto importante.

Una lacrima di commozione, tutt’altro che consueta per lei, le rigò il viso, presto asciugata quasi con fastidio. Tutto stava per finire, gli sponsor non credevano che nuove scoperte potessero dare ancora più lustro al sito e non intendevano proseguire con i finanziamenti. Ma Dani pensava che non fosse così, l’ultima stanza del sepolcro portato alla luce sotto il tempio poteva riservare sorprese, grosse sorprese, il suo istinto non l’aveva mai tradita, ma non si stanziano grosse cifre basandosi solo sull’istinto, questo lo sapeva e lo comprendeva. Aveva bisogno di qualcosa, un reperto o un’iscrizione, qualcosa che confermasse le sue sensazioni e che potesse concretamente convincere gli sponsor a prolungare i contratti.

Mentre questi pensieri le attraversavano la mente, l’imponente figura di Jarod Child entrava nel suo orizzonte e la riportava alla realtà. Jarod era fisicamente l’opposto di Dani, biondo, occhi chiari era dotato di un fascino anglosassone, che molte donne trovavano attraente, laureato alla Oxford University aveva proseguito gli studi in Grecia e in seguito in Egitto, appassionandosi tanto alla storia antica che raramente lasciava quei luoghi.

Erano a buon punto nel liberare l’ultimo anfratto ritrovato e nulla d’indicativo era emerso. Jarod era in questo periodo considerato il più esperto archeologo al mondo e aveva accompagnato Dani nel viaggio della scoperta, mettendole a disposizione il suo immenso sapere sulla materia, diventando, in seguito, qualcosa in più di un semplice collega.

“Ciao Dani, l’ultima stanza sta venendo alla luce”.

le disse guardandola con attenzione.

“Bene Ja, credo che dovremmo cominciare a pensare al rientro”

rispose lei con un sorriso forzato.

“Non lo so … “

rispose lui con uno sguardo enigmatico.

“Sai bene che i fondi stanno per finire, non c’è molto da riflettere purtroppo”

“Non lo so … “

ripeté Jarod guardandola con un sorrisetto che lei conosceva bene.

“C’è qualcosa di cui non sono a conoscenza?”,

il sorriso dell’archeologo si allargò.

“Vedi, non vorrei crearti illusioni, ma forse dovresti guardare la parete che stiamo liberando”.

“Ci saranno le solite iscrizioni funebri … “

replicò la donna “ma le persone importanti che erano qui le abbiamo già trovate … “.

“No”, la interruppe “Veramente … vorrei che vedessi tu stessa”.

“Ok, andiamo, ma anticipami qualcosa”

“Vorrei, ma credo di non esserne in grado”

Ora era Dani che fissava Jarod.

“Tu, il miglior egittologo del pianeta, non sei in grado? Mi prendi in giro.”

“Ehi, piano con i complimenti, comunque … ok non volevo rovinarti la sorpresa, il fatto è che … non sono geroglifici egiziani!”

“Sei sicuro?”

la domanda venne spontanea, anche se inutile, Dani sapeva benissimo che Jarod non poteva sbagliare in questo campo e mai avrebbe scherzato sul suo lavoro. La sua mente cominciò a elaborare le possibili implicazioni di quello che aveva appena sentito dal suo collaboratore.

Un’iscrizione non egiziana nella camera di un tempio alle porte di Luxor!

Mentre si avvicinavano alla zona del tempio la grandezza di quello che poteva significare, si faceva strada nella sua mente. Camminavano aumentando il passo senza rendersene conto, gli scavatori stavano abbandonando il sito e li salutarono guardandoli con curiosità. Yusuf li attendeva all’ingresso del tempio. L’egiziano era il loro collaboratore più fidato, era di grande aiuto nella gestione dei lavoratori e la sua passione per la storia era pari alla loro, ora tradiva l’impazienza di mostrare a Dani ciò che era stato scoperto.

“Dani, Jarod, finalmente, i segni sono quasi del tutto scoperti… venite!”.

Ormai Dani non stava più nella pelle.

“Andiamo, poiché non riesco a cavarvi nulla, non perdiamo più tempo”.

Entrarono nella solennità del salone superiore e si avviarono verso il luogo, dove erano conservati gli elmetti dotati di lampada.

“Sembrano simboli derivanti da diverse culture ma anche da diverse epoche … “

Yusuf diede un altro stimolo alla curiosità di Dani mentre s’inoltravano negli stretti cunicoli.

Finalmente giunsero nella stanza, la sabbia la occupava ancora per metà e la parete principale era scoperta solo nella parte superiore. Dani si arrampicò sul cumulo e fu presto costretta ad avanzare carponi e poi a strisciare. Quello che vide contribuì al senso di soffocamento dovuto allo spazio angusto.

“Jarod, riesci ad avvicinarti?”

“Ci provo” rispose l’uomo e prese a strisciare di fianco a lei.

Quando furono vicini, si guardarono, e Jarod annuì senza parlare. Dalla sabbia spuntavano quattro simboli, un cerchio racchiuso in un altro cerchio era il primo, il secondo era formato da due linee convergenti verso l’alto fino a unirsi in cima, ma il fondo era ancora coperto dalla sabbia e non si poteva stabilire se ci fosse stato altro, il terzo poteva sembrare un labirinto, anche in questo caso ne mancava un pezzo e il quarto era ank, il simbolo egiziano della vita eterna costituito da una croce il cui elemento superiore è un cerchio allungato.

” Il sole, il monte, il labirinto e la vita eterna … cosa … “

“Non è solo questo, i simboli provengono da diversi luoghi, e non è detto che il significato sia esattamente quello che ci pare scontato, per esempio le due linee … ” Dani interruppe Jarod prima che il suo entusiasmo gli facesse perdere di vista le questioni pratiche.

“Prima di formulare le nostre ipotesi dobbiamo liberare completamente la camera per avere la visione completa dei simboli, Yusuf.”

” Sì, Dani.”

“Quanti uomini possiamo far tornare a lavorare?”

“Credo tre o quattro, li avrei fermati ma erano stanchi, molto affaticati, però motivandoli… “.

“Prometti il doppio della paga notturna, questo è l’ultimo sforzo, daremo fondo anche ai pochi soldi rimasti”

Dani stava prendendo la situazione in mano e, come consuetudine, la praticità prevaleva su tutto.

“Noi andremo a riposare Jarod, domani dovremo rendere al massimo”.

“Si capo, non intendo discutere un ordine del genere dopo una giornata come questa”.

2

Furono svegliati all’alba da Yusuf che batteva sulla porta della casa dove alloggiavano “Dani, Dani svegliatevi presto!”

“Arriviamo” Il primo a svegliarsi fu Jarod, i due erano andati a stendersi vestiti e furono pronti quasi immediatamente.

“Presto, presto!” Yusuf, che li attendeva fuori dalla porta, non stava nella pelle.

“Sei impaziente, cosa … “

“Dovete vedere con i vostri occhi, è meraviglioso”.

“Cosa, Yusuf” disse Dani “Ci sono altri segni?”

“No, no c’è un piccolo altare proprio sotto i segni, ma… andiamo vedrete da soli”, i tre stavano correndo verso il tempio nonostante il caldo fosse insopportabile già a quell’ora del mattino, quando giunsero all’ingresso, trovarono gli uomini che Yusuf aveva assoldato, sfiniti, al di fuori della costruzione. Avevano terminato di liberare la stanza in pochissimo tempo, si erano meritati il premio che Dani aveva in mente per loro.

Entrarono e indossarono gli elmetti, Dani fu la prima a calarsi nel cunicolo che scendeva nella terra, superò le camere sepolcrali e giunse finalmente nell’ultima seguita dai due uomini.

Ecco cosa rendeva Yusuf così eccitato, la scritta ora appariva nella sua completezza, aggiungendo poco a quanto già sapevano, sotto però un piccolo piedistallo formato da una base sormontata da un cilindro di pietra attirava lo sguardo incredulo di Dani e Jarod, e ai suoi piedi una statuetta che poteva sembrare d’oro era a terra.

“Incredibile… ” Dani non trovava le parole per descrivere l’emozione.

“Nulla è stato toccato Dani” intervenne Yusuf mentre Jarod si avvicinava alla statuetta senza però toccarla, l’onore spettava a Dani.

“Non è di origine egiziana … ” Inginocchiato vicino alla statua, Jarod attendeva con impazienza di poterla esaminare più attentamente, doveva attendere che Dani filmasse con la sua microcamera l’ambiente in ogni particolare. Una volta terminato lei si avvicinò al piedistallo tentando di memorizzare ogni particolare del momento e finalmente prese in mano l’idolo.

Lo pose sul piedistallo dove un invito ne accolse perfettamente la base con un piccolo click che sembrava uscire dalla notte dei tempi, disponendolo perfettamente nel centro. Jarod si avvicinò e cominciò a studiare l’idolo con la massima concentrazione.

“Sembrerebbe provenire da una civiltà mesoamericana, il periodo potrebbe essere … sicuramente antecedente all’invasione spagnola” La statuetta raffigurava un uomo che indossava uno strano vestito piumato e aveva tra le mani un serpente.

“Aztechi?” Lo stupore dei tre era enorme.

“Aztechi o Maya, ho bisogno di tempo Dani, credo si tratti di una raffigurazione di Quetzalcóatl, un famoso idolo centroamericano.” Disse Jarod “I Maya lo chiamavano Kukalcan scompariva nella notte per ricomparire come prima stella del mattino dopo essere stato nel regno dei morti, probabilmente in suo onore avvenivano sacrifici umani”. La competenza e la memoria di Jarod non finivano mai di stupire Dani.

“Com’è arrivato qua Jarod?”

“La risposta potrebbe essere nei simboli disegnati sopra l’altare, ma dobbiamo innanzitutto verificare due cose, se ho ragione sull’idolo e se è autentico”.

“Giusto, portiamo l’idolo fuori di qua, dobbiamo stabilirne l’età, intanto studieremo la simbologia, ne faccio un disegno, Yusuf … ” Nella concitazione degli ultimi momenti Dani non si era accorta che Yusuf si era allontanato “Ma dove è andato? Aiutami tu a illuminare la parete, ti prego.”. Dani riprodusse fedelmente sul suo block notes l’iscrizione sul muro, Jarod prese delicatamente l’idolo e lo protesse con la sua camicia poi si riportarono all’aperto.

                                                               

3

Fuori dal tempio il sole era ormai alto, il tempo era passato velocemente nella camera, i due si recarono nella casa che dividevano nel tempo passato in Egitto, non notarono di essere osservati il modo diverso dal solito.

“Chissà dove è finito Yusuf” si chiese Jarod.” Ho bisogno che sia avvertito il laboratorio per l’analisi del materiale”.

“Me lo stavo chiedendo anch’io, è scomparso prima che io copiassi i simboli… lo chiamo sul cellulare” Il telefono di Yusuf squillò a lungo, mentre Dani stava per riattaccare, fu attivata la comunicazione.

“Dani … eccomi … “

” Yusuf, dove sei? Abbiamo bisogno di te. Bisogna avvisare subito il laboratorio per l’analisi del materiale, dobbiamo interpretare i simboli, vieni subito … “.

” Sì, Dani, io … arrivo… ” L’incertezza nel tono di Yusuf sorprese Dani, abituata all’efficienza del suo collaboratore. Jarod era già assorto nello studio dell’idolo, la difficoltà maggiore stava nel datare la statuetta, non essendo possibile un’analisi sul metallo. I riferimenti storici erano resi difficoltosi vista l’ubicazione del reperto.

“Semplicemente non dovrebbe essere qui” pensò ad alta voce l’archeologo “la sua casa è il Messico, come sei arrivato qui duemila anni prima di Cristo?” Parlava guardando Quetzalcóatl.

“I simboli, proviamo con i simboli, l’ordine in cui sono posti potrebbe suggerirci qualcosa” disse Dani a sua volta assorta sul suo notes.

“Il simbolo che assomiglia ad un labirinto potrebbe fare riferimento a Cnosso, la leggenda del minotauro, non avrei mai pensato di trovarlo qua a tremilasettecento chilometri di distanza ma … potrebbe esserci stata una riunione del G8 duemila anni prima di Gesù … ” L’ironia di Jarod strappò un sorriso a Dani “Sembra che dovremo cancellare un po’ di pregiudizi per comprendere quello che è successo in questo posto.”

“Già” gli rispose “Per esempio il simbolo del sole non mi convince, cioè … manca qualcosa, ecco”.

“Sole, monte, Cnosso e vita eterna … cosa volevano dirci?”

“Mi piacerebbe avere il parere di Yusuf ma dove si è cacciato … lo chiamo di nuovo”.

                                                             

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Claudio Mirella
Nato a Ferrara nel 1965, sono cresciuto in provincia di Torino dove ho conseguito il diploma in Informatica. La mia passione per la lettura ha sempre accompagnato la mia vita, arricchendola di idee e ispirazioni. Ho svolto diversi lavori prima di diventare un impiegato statale, ruolo che ricopro attualmente. Parallelamente alla mia carriera lavorativa, per 20 anni ho allenato squadre di pallavolo femminile, trasmettendo il mio amore per lo sport a tante giovani atlete. La scrittura è da sempre una mia grande passione e finalmente, dopo anni di dedizione, ho realizzato il mio sogno: pubblicare il mio primo libro. Questo debutto letterario rappresenta il coronamento di un percorso ricco di esperienze e di impegno.
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