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“Hikari” of the Moon

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Consegna prevista Dicembre 2024
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La Luna era la sua più inseparabile amica.
Per Hikari è sempre stato così, anche quando non ha più potuto vederla.
Quella sfera tonda e luminosa che le ricordava il suo sogno è sempre lì ad aspettare un’altra alzata, ma quella luce che la contraddistingueva si è persa con quell’incidente che è costato alla ragazza la vista.
Quella sensazione di sfiorare la Luna con i polpastrelli sembra solo un lontano ricordo per Hikari, ma forse quel suo sguardo cupo e impaurito ha solo bisogno di una nuova luce.

Perché ho scritto questo libro?

Hikari è diventata più di una semplice protagonista per me, siamo cresciute assieme in questi anni e vederla spiccare il volo insieme a me in questa nuova avventura mi riempie di gioia. Hikari ha bisogno della luce della sua Luna e io ho bisogno della mia, non sarò qui a parlarvi della mia passione per la scrittura, voglio che questo spazio sia dedicato a Hikari. Spero che anche chi leggerà questo mio scritto ricomincerà a credere nei sogni come ho fatto io grazie a Hikari.

ANTEPRIMA NON EDITATA

1.

“La palla è esattamente sopra di me, non ho alcun problema ad alzarla, ma appena i miei polpastrelli entrano in contatto con quest’ultima, la mia vista si oscura e non vedo più niente.

Giro la testa in continuazione ma è tutto nero, poi sento un forte dolore alla testa…”

Il suono della sveglia riporta Hikari alla realtà, ma quando apre gli occhi il buio regna sovrano.

La ragazza si alza dal letto e mettendo le mani avanti cerca di farsi strada fino ad arrivare all’uscita della sua stanza.

Apre la porta, ma appena varcata la soglia inciampa e presto sente due braccia prenderla al volo.
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«Sei più testarda di tuo fratello. Quante volte ti ho detto che devi chiamare quando ti svegli?»

Il profumo inconfondibile di Noya entra nelle narici della ragazza.

«Scusa Noya, non volevo farti preoccupare»

Noya scuote la testa.

« Non preoccuparti Hikari, vieni ti accompagno al tavolo.»

Noya prende il polso della ragazza e l’aiuta ad accomodarsi  a tavola.

«Allora Hikari, come ti trovi a scuola?»

«Mi trovo bene, ora è un po’ più difficile integrarmi, ma non mi trovo male.»

«Trovato qualcuno con i tuoi stessi interessi?»

Hikari rimane in silenzio, in realtà non ha ancora  parlato con nessuno nonostante sia passato quasi un mese da quando ha iniziato a frequentare il liceo Washino.

Noya non può fare a meno di sospirare mentre si versa una tazza di caffè.

«Sapevi già che non avevo parlato con nessuno vero?»

«Certo che lo sapeva.»

La voce di Ukaii arriva alle orecchie della ragazza.

«U-Ukaii… io»

«Senti Hikari, so che per te è una situazione difficile, ma dovresti cercare di fare delle amicizie. Dovresti cercare qualcuno con i tuoi interessi…»

Nella mente della ragazza si manifesta l’immagine della palestra e delle sue vecchie compagne di squadra.

«Mi stai dicendo che dovrei tornare in una palestra?»

Ukaii posa il suo sguardo su Noya, poi scuote la testa.

«Io non intendevo quello, ma se la prima cosa che ti è venuta in mente è questa… dovresti seguire questo tuo desiderio.»

Prima che malinconia e tristezza si abbattano sulla ragazza, Noya la sprona a tornare in camera per prepararsi.

«Non sei stato troppo severo con lei?»

«Forse sì, ma la conosco abbastanza da pensare che serve comportarsi in questo modo. Non perdonerò mai mio padre per quello che le ha fatto, perché le ha tolto il suo sogno; ma non riuscirei mai a perdonarmi se lei si lasciasse scivolare tra le mani  tutte le speranze che ha … per questo deve entrare di nuovo in una palestra.»

Quel giorno Hikari non era riuscita a seguire neanche una lezione, non riusciva a smettere di pensare alle parole di suo fratello.

Fare delle nuove conoscenze era nei suoi programmi, ma appena si era presentata alla classe aveva capito che avrebbe avuto dei grossi problemi.

Voleva che nessuno sapesse del suo passato da pallavolista, nessuno doveva sapere cosa le era successo, ma inevitabilmente ogni volta che cercava di avere una conversazione voleva parlare di una sola cosa.

Hikari parlerebbe per delle ore della sensazione che le dava toccare la palla, di come stava in campo e del legame che aveva con la sua squadra ma da quando il suo sogno si è sbriciolato tra le sue mani vorrebbe  non essere mai stata in grado di alzare una palla. Inevitabilmente però, il suo pensiero corre sempre a quel suo sogno.

La sua mente spera sempre di vedere una nuova alzata… perfetta, né troppo alta né troppo bassa, così da permettere allo schiacciatore di poter guardare al di là del muro avversario e fare punto.

«Hikari, va tutto bene?»
Noya interrompe i pensieri della ragazza.

I due si trovano a scuola e, come tutti i pomeriggi, aspettano la fine degli allenamenti nell’aula professori.

«Stavo pensando a quello che ha detto mio fratello stamattina. Non stava nemmeno alludendo all’idea di tornare in palestra e nonostante questo è la prima cosa che mi è venuta in mente.»

Noya incurva le labbra in un sorriso e si siede accanto a Hikari.

«Hikari… io forse non posso capire quello che provi, nessuno può capirlo, ma se senti che tornare in una palestra è la cosa giusta da fare, dovresti almeno provarci.»

Hikari stringe i pugni sulla sua gonna.

Si sente messa alle strette, da una parte vorrebbe eliminare la pallavolo dalla sua vita ma dall’altra vorrebbe poter continuare a ricordare le sue alzate, vorrebbe sentire ancora l’odore del ghiaccio spray e vorrebbe sentire nuovamente il rumore della palla che cade a terra.

«Certo dovrai sentire che è il momento giusto, io e tuo fratello non ti forzeremo mai, noi non siamo qui per questo.»

Hikari sorride e cerca quantomeno di guardare il volto di Noya.

«Grazie Noya, mio fratello è davvero fortunato ad aver trovato una persona come te.»

Noya ha quasi le lacrime agli occhi, gli è costato tanto dire quelle parole, ma come Ukaii gli ha detto, bisogna spronarla o si lascerà scivolare il suo sogno tra le mani.

Noya abbraccia la ragazza, la quale dopo un attimo di stupore, ricambia volentieri il gesto del professore.

2.

«Dai ragazzi facciamo una pausa.»

Ukaii prende una sigaretta dal pacchetto, si avvicina alla porta della palestra e poco dopo averla accesa nota Noya avvicinarsi.

«Noya è successo qualcosa?»

«No tranquillo, sono solo venuto ad avvisarti che noi stiamo andando a casa.»

Noya è particolarmente nervoso e Ukaii non ne capisce il vero motivo.

«Sicuro che vada tutto bene?»

Noya in quel momento abbassa lo sguardo e maledice la sua incapacità di nascondere ciò che prova agli occhi di Ukaii.

«Ha chiamato l’avvocato…»

«E… Cosa ha detto?»

Ukaii ha i nervi a fior di pelle.

«L’affidamento di Hikari è stato ufficialmente assegnato a te, ma tuo padre non è stato mandato in carcere… abbiamo ottenuto solo un ordine restrittivo.»

«Merda!»

Ukaii butta la sua sigaretta per terra e la pesta con forza.

All’interno della palestra c’è una persona che è stranamente interessata a quello che sta succedendo.

Fujiwara Tobio, ma come del resto tutta la squadra, sa che il coach è spesso duro e burbero, ma non l’ha mai visto così nervoso.

«Satori passami il pacchetto di sigarette che c’è sulla panchina.»

Kiyomi passa velocemente il pacchetto ad Ukaii.

«È una mia impressione oppure oggi, il coach, è davvero più nervoso del solito…?»

«Non sei l’unico che la pensa così Koshi.»

Tobio, a differenza del suo amico, non è il genere di persona che rimane ad osservare gli altri, eppure anche a lui è saltato all’occhio il visibile nervosismo di Ukaii.

«Ukaii devi tranquillizzarti, c’è sempre la possibilità di vincere con l’ultima parte del processo. Non è ancora finita.»

«Si lo so, ma nel mentre lui è ancora in libertà e sappiamo entrambi che appena scoprirà dove siamo verrà qui.»

«Lo so Ukaii, ma noi faremo in modo che questo non accada, va bene?»

Ukaii annuisce e Noya sorride per poi lasciargli un timido bacio sulle labbra.

«Ci vediamo a casa.»

Noya si allontana mentre Ukaii entra in palestra e si siede su una panchina.

«Coach è tutto ok?»

Chiede Yaku preoccupato.

Tutta la squadra si avvicina al coach.

Non è strano vedere Ukaii perdere la pazienza ma nessuno lo aveva mai visto così teso.

«Non vi preoccupate ragazzi. Chi di voi è in seconda sezione B?»

«Io e Nishimura, coach.»

Risponde Kiyomi mentre guarda Ukaii confusa.

«Satori, soprattutto tu che sei una femmina, fammi questo favore, cerca di parlare un po’ con la ragazza che è appena arrivata.»

«Intende la ragazza cieca coach?»

In quel momento Kiyomi tira una gomitata a Yaku per la sua indelicatezza.

«Sì, proprio lei. Se la trovate per i corridoi datele una mano. Lei si chiama Hikari Akane, non le piace essere chiamata per cognome quindi chiamatela Hikari.»

Per un attimo cala il silenzio, poi Koshi prende parola.

«Scusi se mi permetto coach, ma lei ha qualche tipo di parentela con quella ragazza? Da quanto ho potuto notare vi somigliate.»

«Sì, lei è mia sorella minore. Da poco si è trasferita qui e non conosce nessuno. Da quando è diventata cieca, non è molto propensa a stringere amicizie. Non vi sto dicendo che deve per forza starvi simpatica, dico solo… se vedete che è in difficoltà cercate di aiutarla.»

“Ok Hikari, ce la puoi fare, devi solo raggiungere la macchinetta e una volta lì sperare di prendere la merenda giusta.”

Appena esce dalla classe Hikari poggia una mano sul muro per cercare di seguirlo nella speranza di non cadere e di non perdersi.

Appena svolta un angolo però urta per sbaglio qualcuno.

«Maledizione… »

«Tutto bene?»

Hikari fa un passo indietro cercando con una mano il muro che si trova di fianco a lei.

«Scusami, non volevo venirti addosso.»

Il ragazzo non può fare a meno di notare lo sguardo perso di Hikari.

«Non preoccuparti. Piuttosto hai bisogno di una mano?»

Da quando il coach Ukaii ha parlato di sua sorella, Koshi nota più spesso Hikari nei corridoi ed essendo un gran osservatore, per lui non ci vuole molto a capire che la ragazza ha bisogno di una mano.

«In realtà sì… è questo il corridoio delle macchinette vero?»

Koshi sorride, è sempre felice di poter aiutare gli altri.

«Sì, è questo. Vuoi che ti accompagno?»

Hikari sorride e alza la testa nella speranza di non fare brutte figure.

Koshi prova una strana sensazione quando guarda la ragazza negli occhi , non ne capisce il motivo ma lo sguardo vuoto di Hikari è pieno di tanta tristezza e tormento.

«Mi faresti davvero un grande favore.»

Koshi si mette al fianco di Hikari e lei appoggia una mano sul braccio del ragazzo.

I due iniziano a camminare verso le macchinette e arrivati lì Hikari non sa se chiedere ancora aiuto o tentare la fortuna e premere il primo tasto che trova.

Koshi percepisce un certo disagio nella ragazza e pone per primo la domanda.

«Che cosa vuoi dalla macchinetta?»

Alla domanda di Koshi la ragazza si sente sollevata.

«Una barretta alla frutta, grazie.»

Hikari cerca il suo portamonete in tasca ma non fa in tempo a tirarlo fuori che Koshi le porge la barretta.

«Non preoccuparti, te la offro io.»

«Ma non devi, mi hai già accompagnata fin qui.»

«Davvero non preoccuparti.»

Quando poi suona la campanella, Koshi accompagna Hikari in classe e solo dopo, la ragazza si rende conto di non aver nemmeno chiesto al ragazzo il suo nome.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Sara de Toma
Nella vita c'è bisogno di attimi e non di storie complesse, eppure non ho mai potuto fare a meno di quest'ultime. Fin dalla tenera età mi piaceva osservare con occhi vispi il mondo che mi circondava facendo mie le piccole sfaccettature di vita che vedevo intorno a me. Sono una geometra mancata, una figlia unica con la paura di deludere chiunque e un'appassionata di letteratura, ma prima di essere tutto questo sono Sara, quella bambina cresciuta che scruta il mondo e scrive di esso. Mi hanno insegnato a credere nei sogni, possiamo provarci insieme?
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