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Ho imparato a volare

Ho imparato a volare
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Consegna prevista Aprile 2024
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Nina rappresenta un po’ tutti noi: un involucro di razionalità al cui interno si racchiude la nostra essenza, unica per ogni essere umano. Spesso tendiamo a controllare la nostra vita in ogni dettaglio, pretendendo di programmare anche ciò che non si potrebbe. Quando arriva un temporale improvviso ci sentiamo spogliati della nostra capacità di controllo e anziché accettare la nuova condizione adattandoci ci impegniamo a capire come sfuggire ad essa. E se invece fossimo obbligati a fare i conti con la nostra impotenza? È ciò che succede a Nina che improvvisamente si trova catapultata in una realtà assurda. La donna è in coma cosciente, ma nessuno intorno a lei può accorgersene. Intrappolata in un corpo inerme dovrà rinunciare alla razionalità dando spazio all’immaterialità dei suoi sentimenti più profondi. Inizia così il suo viaggio interiore, ripercorrendo i passi fondamentali della sua vita e intersecando i rapporti con le persone importanti che ne fanno parte.

Ho scritto questo libro per dar voce a tutte quelle anime che spesso sono intrappolate nei ritmi veloci imposti dalla società. Rallentare, fermarsi e smettere di voler controllare tutto della propria vita è il primo passo per riprendere il contatto perso con sé stessi. Presento una situazione iniziale assurda proprio per sottolineare quanto spesso sia necessario l’avvenire di un evento paradossale per costringerci a fare i conti con ciò che non ci soddisfa nella nostra vita.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Non so cosa mi succede. Mi sento intrappolata in un corpo inerme. Ascolto le voci, sento gli odori, immagino ciò che ho intorno perché non posso aprire gli occhi ma non riesco a muovermi. Immagino il mio corpo qui, su un letto, attaccato a chissà quanti macchinari. Mi piace pensare che il mio comodino sia pieno di fiori, come mi è capitato di vedere in qualche film, e che ogni giorno qualcuno ne metta altri freschi. Non capisco perché non riesco ad avere il controllo nonostante io sia cosciente. In realtà non posso sapere nemmeno da quanto tempo perché potrebbe essere che questa mia lucidità duri poco tempo. Allora, da quanto tempo sono intrappolata? Ricorderò ogni giorno di ciò che è stato nella mia vita negli ultimi mesi, prima di ritrovarmi in questo inferno.
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Forse ripercorrerò più volte gli stessi ricordi dimenticando tutto ma lo farò lo stesso. Chiamo questa dimensione “inferno” perché non c’è niente di più brutto che stare sola con i propri pensieri tutto il giorno. Sapere e sentire che intorno a me c’è gente con la quale non posso comunicare e avvertire le lacrime che escono dal viso di chi amo senza potergli fare una carezza e dire: <>. Vorrei tanto ricordare come sono arrivata qui. Avrò avuto un incidente? Una malattia? Non lo so, ho pensato tanto ma non riesco a capire questo blackout a cosa sia dovuto. Eppure ricordo così bene tutti gli avvenimenti della mia vita, riuscendo a rievocare persino ogni emozione, sensazione, odore, suono delle mie giornate passate. Inizio a pensare che questo stop abbia il suo perché, forse dovrei iniziare a prenderlo come una seconda possibilità. Il traffico dei pensieri era diventato troppo intenso da poter gestire e senza prendermi una pausa dalla guida non sarei più riuscita a proseguire. Nel dramma dovrei sentirmi fortunata forse? Non lo so.

Cerco di impegnarmi per focalizzare il momento preciso in cui il quadro della mia vita subì la prima grossa crepa. Dopo un po’ di sforzo ci riesco e torno lì, a quella sera.

I pensieri scorrevano come un fiume in piena ed io non riuscivo a deciderne il corso. Trovavano ingorghi lungo il tragitto che non sempre erano facili da superare e a volte si fermavano bloccati per un po’. Ma l’acqua non potrebbe mai restare ferma per troppo tempo perché più resterebbe immobile e più incamererebbe energia per continuare a scorrere più potente. In quel momento mi sentivo così: bloccata in un ingorgo timorosa che arrivasse una bomba d’acqua a travolgermi. Era un po’ che pensavo che il mio matrimonio avesse perso qualcosa nell’arco di quei cinque anni. Ogni volta che lo pensavo rimandavo sempre il mio pensiero in un angolo buio e nascosto in me giustificando quella preoccupazione con frasi del tipo: “non può esserci sempre la stessa passione” oppure “bisogna crescere ad un certo punto!”. In quel momento però mentre ero intenta a preparare la solita cena a Lorenzo mi resi conto che non potevo più rimandare l’appuntamento con quei pensieri. Fettina di manzo con un cucchiaino d’olio e insalata mista: solito menù del giovedì sera dopo la sua regolare palestra. Lorenzo non sgarrava mai una virgola sull’alimentazione e la forma fisica, l’opposto di me che iniziavo una dieta e non durava più di un giorno e mezzo. Sentii la porta sbattere e mi discostai dai miei pensieri. Lui si avvicinò e mi diede un bacio a stampo come sempre ed io trattenni il più possibile il suo profumo che sapeva di pulito. Appoggiò la sua borsa della palestra nello stanzino e si sedette a tavola.

<> mi chiese. Io mi sedetti di fronte a lui e gli feci cenno di no rispondendo: <>. Dopodiché lui iniziò a mangiare, ormai abituato alla sua solita domanda e alla mia banale risposta.

<> esclamai al suo secondo boccone. Lui abbassò lo sguardo come se cercasse di evitare un discorso che sapeva di dover affrontare ma del quale aveva paura, proprio come ne avevo io.

<>.

Ogni volta cercavo di stimolarlo in ogni modo ma lui non parlava mai o mi liquidava con frasi accondiscendenti alle quali non credeva neanche lui. Ma quella volta alzai lo sguardo e capii che stava per parlare, ignara della burrasca che avevo appena scatenato.

<>. Tutto mi sarei aspettata tranne che quella affermazione. Con poche parole coincise mi ferii dandomi in un attimo la certezza che non ero l’unica ad avere quei pensieri e che non ero pazza. Quella però era anche la conferma che per l’ennesima volta aveva preferito la solitudine dei suoi pensieri anziché parlarne con me. Mi aveva esclusa, come sempre, e il suo silenzio mi uccideva ogni volta.

<<Perché non me lo hai confermato tutte le volte che ho cercato di parlartene?>>. Dopo quella mia domanda smise di mangiare e si alzò da tavola.

<>. Non ci credevo che avesse detto una cosa del genere ma quella volta non riuscii ad aggredirlo. Avevo la gola secca e sentivo freddo. Mi venne solo da dire: <<ok!>>.

Ma non era ok per niente e non ci avrei pensato nemmeno a vedere altre persone ma non riuscii a dire altro. Ero arrabbiata con me stessa perché avrei voluto dimostrare il mio disaccordo. Il matrimonio è sacro non poteva essere sminuito in quel modo ma non dissi niente per oppormi.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Ilaria D'Ambrosio
Sono Ilaria D’Ambrosio, 27 anni, laureata in Scienze della Formazione Primaria, madre di due bimbi, Kevin e Aurora. Scrivo da quando ne ho memoria. Da piccola ho sempre avuto una grande immaginazione e passavo spesso le mie giornate solitarie inventando storie, poesie e filastrocche. Considero la scrittura una vera e propria forma d’arte. Il foglio bianco per me rappresenta la tela su cui imprimere sentimenti ed emozioni. Intrattengo uno stretto rapporto con i personaggi delle mie storie, quasi da sembrarmi reali, tanto che spesso vivo in prima persona le emozioni che tento di trasformare in parole attraverso la narrazione. Sono autrice di due romanzi editi dai titoli “Calda bellezza di quegli occhi color ghiaccio”, scritto a soli quattordici anni, e “Meriti anche tu un posto sicuro”.
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