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I bambini di Mr. Pitty

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Consegna prevista Gennaio 2025
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Elsa Lighthouse è una ragazza di 24 anni che insegna arte alla scuola elementare Santa Rita, un giorno la sua quotidianità verrà sconvolta dalla brutale morte di Isaac Cronemberg.
I suoi compagni di classe sono increduli perché affermano che il piccolo scolaro non è morto, ma che sia in un’altra dimensione insieme a Mr Pitty, un mostro grottesco che nasce dall’immaginazione dei piccoli alunni. Le morti continuano nella scuola e in altri istituti nella città ed Elsa insieme alla collega signora Morovich iniziano ad affrontare questa catena di lutti collaborando con Mrs Rogers una famosissima psicologa infantile che affiancherà Elsa e la signora Morovich in questo percorso. Inizierà così un duello ricco di colpi scena per liberare i bambini dall’influenza di Mr Pitty, un amico immaginario molto pericoloso e mortale.

Perché ho scritto questo libro?

Non mentirò, non sono una persona nata con la penna in mano o un prodigio della narrativa, questo romanzo nasce, su consiglio di mio papà, di mio fratello maggiore e della mia ragazza, come terapia, con lo scopo di dare un senso alle mie giornate, in quanto una malattia cronica mi costringe a restare a casa e non riesco più a muovermi come una volta, il dolore fisico ed emotivo hanno creato l’ antagonista del mio libro. Penso inoltre, che ognuno di noi abbia un Mr Pitty da affrontare.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

Isaac era un bambino di otto anni, continuava a girarsi  nel suo letto, era spaventato da quella notte, perché era terribilmente buia e le ombre nella sua camera si  allungavano, fino a sembrare dei mostri pronti ad afferrarlo. Isaac sentiva i suoi genitori che litigavano nell’ altra stanza. Il suo papà era tornato poco prima che il piccolo andasse a dormire, era entrato nella sua camera e gli aveva dato un bacio sulla guancia. Il piccolo era incuriosito da  quello strano odore che proveniva dalla bocca di suo padre, gli ricordava vagamente l’odore di benzina. Era tardi e la sua mamma l’aveva mandato  a letto e suo padre poco dopo si era avvicinato con la voce tremante e con gli occhi stranamente rossi gli disse: ”Buonanotte piccolo mio, il tuo papà ti vuole tanto bene!”. L’uomo emise un singhiozzo, dopo aver finito quella frase. Il piccolo non ci diede troppo peso, ma pensò che fosse solo tanto stanco. Il padre uscì dalla camera e i genitori iniziarono a litigare e la madre urlò :         ” Cristo fai schifo è la seconda volta in una settimana che tuo figlio ti vede in questo stato, sei un cazzo di alcolizzato, non ti reggi manco in piedi, quanti soldi ha speso stasera al bar, lurido alcolizzato?”
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Il padre rispose con quella voce che al piccolo Isaac faceva ridere,  perchè sembrava quella di un personaggio dei cartoni animati, che fatica a parlare:                 ”Vai a farti a farti fottere, i soldi sono miei e li uso come voglio io, se non fossi così insopportabile non sarei sempre ubriaco, sei come un cazzo di martello pneumatico che mi picchia sulla testa!”. La madre prontamente rispose:”Sei un bastardo, questa non te la perdono, domani mattina farò le valigie e me ne andrò con Isaac, torno da mia madre. Sei un buono a nulla!” Il bambino  non capiva perché la  sua mamma dicesse quelle brutte cose al  suo papà, non conosceva quelle parole, come “bastardo” e  “alcolizzato” , ma ultimamente le sentiva spesso, lo facevano ridere perchè immaginava che queste parole potessero essere il nome perfetto per un cagnolino. Si immaginava, quando cercava di prendere sonno, di chiamare quel cucciolo che il suo papà aveva promesso di regalargli per Natale.Sognava che gli avrebbe lanciato una pallina di stoffa e il piccolo ”Alcolizzato”, nome che al piccolo pensava fosse perfetto, gli avrebbe riportato.

Le urla lentamente si affievolirono, il piccolo riuscì finalmente a prendere sonno, quando improvvisamente, il piccolo si svegliò, aveva la sensazione che qualcuno o qualcosa lo stesse fissando, pensò che fosse la mamma o il papà, si tranquillizzò e riprese a dormire, ma quella sensazione non cessò di accompagnarlo, sentiva sempre più vicini quegli occhi che lo scrutavano nel buio. Il piccolo però sapeva che era al sicuro, aveva le coperte che lo proteggevano, nessun mostro avrebbe potuto rompere quell’ antico patto che secondo Isacc i bambini avevano firmato con i mostri della notte, che terrorizzavano i cuccioli di uomo. Si tranquillizzò, doveva riposare perchè  a scuola si iniziava una lezione di arte e voleva essere fresco come una rosa, per fare il disegno più bello della classe e ricevere i complimenti dalla maestra Elsa.

Il silenzio della notte venne ancora interrotto, da un sussurro proveniente dalle tenebre, che diventava una sorta di Ninna nanna che proveniva da una  vocina  acuta, bizzarra e ipnotica, che diventava sempre più forte. La filastrocca recitava:

” Vieni piccolo bambino,

sarai al sicuro e ti divertirai,

se il tuo nuovo amico seguirai.

Non piangere piccolo bambino,

nessuno può ferirti,

i mostri sono tutti sconfitti,

segui me e i miei piccoli amici.

oh piccolo bambino,

la tua mamma e papà conosco,

mi hanno detto proteggi il nostro tesoro.

Oh piccolo bambino,

segui il tuo nuovo grande amico

e i tuoi sogni si avvereranno

e grandi diventeranno.”

Isaac aprì lentamente gli occhi e si trovò di fronte una figura alta e massiccia , l’ unico elemento che si distingueva nell ‘ombra erano due giganteschi occhi gialli che brillavano nel buio.

Il piccolo prese coraggio e disse:” Scusa…. Ma te chi sei ?” Gli occhi divennero amorevoli  e Isaac sentì ancora quella vocina, che disse:

“Mi ha mandato il tuo papà, desiderava che noi due ci conoscessimo, sai, mi ha detto che tu volevi un cucciolo e lo volevi chiamare… Uh che vergogna quando non mi ricordo le cose, ah si, ora ricordo, quel nome così buffo…”alcolizzato”!”

Il bambino rimase sorpreso, come poteva conoscere il nome che avrebbe dato suo cucciolo e non sapeva chi fosse quella figura, quindi rispose tremando:

”La mamma mi ha detto di non parlare con gli sconosciuti.”

La vocina rispose dicendo:”Hai ragione che maleducato che sono, mi chiamo Mr Pitty e voglio essere tuo amico, tu sei Isaac, tuo papà mi ha raccontato tutto di te.”

Il bimbo allora si tranquillizzò gli rispose:

” Mi chiamo Isaac!”

Mr Pitty gli disse:”Vuoi venire a prendere il cucciolo e così lo riportiamo a casa?”

Allungò la mano per darla alla figura, quando improvvisamente Isaac sentì un dolore lancinante al braccio.

L’arto gli fu strappato di netto e nel cuore della notte si udirono due suoni distinti:un urlo di una voce innocente e una risata fragorosa e demonica.

I denti di Mr pitty si colorarono di una luce arancione e spaventosa, il bambino vide quei  denti acuminati e sporchi di sangue, terrorizzato notò  il suo braccio strappato di netto, dove si vedeva l’ osso che sporgeva.

Isaac morì in quel mare di paura, solo, in una pozza di sangue.

L’ ultimo suono che udì fu quella vocina che continuava a ridere, lentamente quella luce arancione si spense e la notte ritorno buia e tetra.

La sveglia squillò, il suo suono vibrante rimbombò nella camera da letto di Elsa Lighthouse, la ragazza aprì un occhio ancora stanco, il rumore della sveglia  le picchiettava  nelle tempie si rigirò più volte tra le coperte, poi con uno scatto disattivò bruscamente la sveglia.

La donna si alzò in piedi e si recò in bagno ancora visibilmente addormentata, si lavò la faccia con l’acqua gelata nel tentativo di svegliarsi più velocemente, infine si pettinò i suoi capelli mossi  color cioccolato.

Si recò in cucina per preparare il suo quotidiano caffè del risveglio, accompagnato dalla sua immancabile amica, una “Camel blue”, che accese con un accendino nero, infine preparò le ultime cose, per affrontare la giornata lavorativa alla scuola elementare di “Santa Rita”, dove, da pochi mesi, insegnava arte in una classe di 29 bambini. Prese le chiavi della macchina e si affrettò per non fare tardi.

Arrivata in classe , notò la mancanza di un bambino, era il suo preferito e si chiamava Isaac. Era allegro e solare,  nonostante la situazione difficile che stava affrontando a casa.

Amava andare a scuola ed Elsa pensò che gli fosse venuta la febbre.

I bambini tirarono fuori dei grossi album da disegno dagli zaini insieme agli astucci colmi di   matite colorate.

L’insegnante cominciò a spiegare ai bambini le consegne per il disegno che avrebbero dovuto eseguire:

”Disegnate, un personaggio che nasce dalla vostra immaginazione, una figura che è capace di farvi sorridere.”Elsa sentì bussare alla porta e  venne chiamata fuori  dalla coordinatrice di classe, la signora Morovich, una donna anziana, che si mostrava sempre burbera con gli alunni, ma che in realtà era dotata di un animo sensibile.Elsa la seguì  fino  in aula insegnanti.

La maestra aveva il volto rigato dalle lacrime, che le rovinavano il suo  trucco pacchiano, con la voce rotta dal pianto, informò le colleghe dell’orribile notizia:

”Sono appena stata contattata dalla polizia… Isaac è morto questa notte è …” La voce si spezzò ancora a causa del pianto, il corpo docenti era rimasto paralizzato , nessun insegnante riusciva  a muoversi, solo Elsa si mosse per stringere in un abbraccio forte la signora Morovich, che riuscì a trovare le forze per riprendere il discorso da dove si era fermata e  con un tono commosso disse:”E’ stato ritrovato questa mattina dai genitori, in una pozza di sangue con il braccio strappato, la polizia pensa che qualche animale possa essersi introdotto nella sua cameretta Ora bisognerà avvertire la classe, chi lo potrà fare ?” Il silenzio calò in aula insegnanti, Elsa con tutta la forza che l’aveva  sempre contraddistinta, disse:”Lo farò io, ma potreste però  mandare voi una comunicazione ai genitori.”

La ragazza tornò in classe e prima di annunciare quella triste notizia, volle vedere cosa i bambini stessero disegnando. Girò tra i banchi e osservò una terrificante figura rappresentata da tutti bambini, ovvero quella di un essere alto, con un cilindro in testa , il volto era coperto da una barba, che sembrava quasi una sciarpa, indossava un abito viola, le dita erano lunghe e terminavano con delle unghie affilatissime e nere, mentre le gambe sembrano quasi delle zampe di un orso.L’elemento che fece gelare il sangue alla ragazza fu il suo volto, gli occhi, erano di un colore giallo intenso,  simili a quelli di un  gatto e il sorriso era demoniaco i suoi  denti erano lunghi e acuminati, sembravano quelli di uno squalo.

La giovane maestra domandò ai bambini cosa fosse quella terribile figura e in coro la classe rispose, con voce allegra:”E’ Mr Pitty, lui è nostro amico, gioca con noi e ci insegna cose nuove, i bambini buoni vanno con lui nel suo castello a giocare per sempre, mentre quelli cattivi, invece… beh… lui ci ha detto che non dobbiamo essere cattivi, perché altrimenti  si arrabbia e non gioca più con noi”.                                                                                       

era terrorizzata, pensò che quell’essere fosse la rappresentazione cartonista di un pedofilo, che magari aveva provato ad adescare  i bambini fuori dalla scuola.Tornò lucida,  capì che quello era il momento adatto per dare la terribile notizia alla classe.

Prese la parola e disse con voce triste:”Bambini, Isaac è volato in cielo , non ci sarà più con voi in classe, lo so sarete tristi e confusi, stamattina abbiamo ricevuto questa bruttissima notizia.” I bambini guardarono perplessa Elsa, e risposero dicendo che Isaac non era morto, era solo  andato nel castello di Mr Pitty, e ora poteva giocare in eterno con lui.Avevano visto tutto questo prima di entrare a scuola e la giovane maestra era choccata, però in lei subentrò la parte razionale, pensò subito che i bambini si fossero inventati tutto, che fosse una sorta di amico immaginario di gruppo, era normale averlo a quell’ età, anche lei ne aveva uno, una marionetta di pezza grigia con un sorriso cucito e con dei  bottoni al posto degli occhi, lo chiamava Patrick, per la somiglianza a un cartone animato, che guardava da piccola.

L'ora terminò senza ulteriori sussulti, la ragazza  salutò la classe e si recò in aula insegnanti. Voleva assicurarsi che la coordinatrice avesse avvisato i genitori dei bambini della classe  del piccolo Isaac. Elsa terminò le sue ore e uscì dall’ istituto Santa Rita, come prima cosa estrasse dal cappotto nero il pacchetto di sigarette, se ne accese una , ogni boccata di fumo le faceva ricordare le parole dei bambini e quel personaggio che avevano disegnato, le metteva i brividi, era come se quella rappresentazione sprigionasse malvagità.                                        Si mise in macchina e nel tragitto per tornare a casa accese la radio, in quel momento passò una canzone di una nota cantante italiana , che la fece tornare ai tempi dell’ università. Arrivata a casa si cambiò, si vestì in maniera più comoda, continuò  a pensare a Mr Pitty e al  piccolo Isaac, pensò che non si può morire a otto anni, le lacrime iniziarono a cadere,era stravolta e non riusciva a calmarsi, aveva bisogno, di un drink, estrasse dal frigo una bottiglia di Gin “Malfy” al limone, lo versò in un bicchiere, lo finì velocemente, poi decise di versarne un altro e così  divennero due, poi tre, arrivò a metà bottiglia, si addormentò, ma si dimenticò  di spegnere la televisione. L’ultima immagine che vide prima di andare a dormire fu quella di un cartone animato per bambini, che si chiamava: “le mirabolanti avventure dell’u…”, non riuscì a terminare il titolo perché  era caduta in un sonno profondo.

Quella notte Elsa non ebbe un sonno rilassato, continuava a pensare a quella vittima innocente, iniziò a sognare e si trovò in un parco giochi, non c’erano stelle in quel cielo oscuro e le luci dei lampioni erano guaste,  le giostre dove giocavano i bambini erano arrugginite, al limite del parco c’era un fitto bosco di pini, dove la luce non riusciva a penetrare. Fu presa da un terrore incredibile, quando dal fitto bosco , sentì una litania, una sorta di tetra ninna nanna, non riusciva a capire da dove provenisse l’ origine di quel suono, finchè dalla vegetazione emersero due grandi occhi gialli, con le pupille  che ricordavano quelle di un  gatto, ma la cose che la spaventò di più fu quella luce arancione, che improvvisamente mostrò un ghigno malefico, composto da denti aguzzi e affilati, sporchi di sangue,  all’ improvviso sentì una voce, acuta e stridula, che cantava:

” vieni piccolo bambino,

sarai al sicuro e ti divertirai,

se il tuo nuovo amico seguirai.

Non piangere piccolo bambino,

nessuno può ferirti,

i mostri sono tutti sconfitti,

segui me i miei piccoli amici.

oh piccolo bambino,

la tua mamma e papà conosco,

mi hanno detto proteggi il nostro tesoro,

oh piccolo bambino,

segui il tuo nuovo grande amico

e i tuoi sogni si avvereranno

e grandi diventeranno.”

Uscirono quattro bambini, inizialmente avevano un’aria felice, ma più la litania cresceva di intensità e più il volto dei piccoli, si tramutava in una smorfia spaventata e triste. C’era dettaglio inquietante, gli occhi dei bambini erano privi di pupille e da essi cadevano lacrime di sangue, improvvisamente la litania terminò ed Elsa vide quella creatura, accompagnata dai piccoli, la ragazza  era pietrificata , non riusciva a muoversi, bloccata dallo sguardo demoniaco di quell’ entità che scoppiò a ridere, improvvisamente le allungò quella mano con gli artigli e le domandò con una sottile vocina malvagia e divertita:”ti va di giocare con noi?”, Elsa era pietrificata, il mostro stava per afferrarla, quando un suono forte la destò, era la sveglia. La giovane era sudata e spaventata, era stato un terrificante incubo, cercò di ricordare chi fossero i bambini, perchè uno di loro le ricordava Isaac mentre un altro  le ricordava un piccolo alunno della sua classe parallela , mentre gli altri due non sapeva chi fossero. Si accese subito una sigaretta, la sua arma migliore contro l’ansia, poi osservò  lo  schermo del telefono, era in ritardo, si preparò in fretta per non tardare e fare aspettare la sua classe.

La ragazza, arrivò in aula insegnanti e notò il trambusto, la signora Morovic, in un angolo che piangeva disperata, Elsa si avvicinò e le chiese cosa fosse successo, l’anziana docente con un filo di voce rotta dal pianto, le disse che un altro bambino era morto, il quale era uno studente della classe parallela di Isaac, il bambino era deceduto a causa di un infarto precoce e fulminante. I genitori del bambino erano convinti che stesse dormendo ancora, ma baciandolo sulla fronte  notarono che era freddo e che non dava risposta a qualsiasi stimolo. I medici scoprirono che era morto già da un paio d’ ore, erano stupiti perchè un bambino così sano non poteva morire in quel modo, Elsa chiese chi fosse, quel bambino e a risponderle fu la maestra della classe parallela di Isaac:”Si chiama…” Un singhiozzo e un pianto la interruppe:”…Si chiamava André, era un bravo bambino e ogni giorno, ci lasciava sempre una mela sul tavolo, perché ci diceva che una mela al giorno toglie il medico di torno…” L’insegnante del piccolo crollò in un piantò disperato, a Elsa quel nome le sembrò familiare, ma non riusciva a ricordare il suo volto, finchè un’ altra collega le porse una foto della classe e le indicò chi fosse  André , Elsa impallidì, divenne bianca come la cera, riconobbe il bambino e scappò fuori dall’ aula, usci dall’ uscita del Santa Rita , e appena sentì l’ aria gelata sul suo volto vomitò per lo shock che aveva subito. Il pensiero che le balenò fu come fosse possibile che lei avesse sognato André, in compagnia di Isaac e di quel mostro, più ci pensava più il panico cresceva in lei, prese il pacchetto di sigarette, in quel momento uscì la signora Morovich, che le domandò:”Me ne offriresti una? Ho smesso da quando mi sono spostata,  perché mio marito non le sopporta, ma dopo quello che è successo in questi giorni, ho bisogno  di fumare” Elsa si ricompose e con un sorriso tirato le allungò una “Camel blu” e le accesero insieme, la coordinatrice della sua classe prese parola dicendo: ”in quarant’anni di insegnamento, non mi è mai capitato che mi morisse e in soli due giorni abbiamo perso due bambini.”, Elsa rispose:”E’ terribile quello che sta succedendo, sono preoccupata, perchè sarà difficile spiegare cosa sia la morte ai compagni di classe delle vittime”. La signora Morovich, rispose:”Ho chiamato una mia amica, è una famosa psicologa, esperta nell’elaborazione del lutto infantile, è una donna con un carattere particolare, ma nel suo lavoro è una fuoriclasse. Sarà lei a condurre quel difficile percorso nella nostra classe e in quella di André. La dirigente ha deciso che uniremo le classi. E’ ora di andare adesso,i bambini ci aspettano e ci devono vedere forti, ma hanno pure bisogno di un pò di leggerezza. Finisci pure la sigaretta ,  ti aspetterò in classe, mentre gli spiegherò che arriverà la psicologa”.

La giovane finì la sigaretta gettandola a terra e pensò che all’università non ti insegnano a gestire queste situazioni così problematiche, poi, come un fulmine a ciel sereno, si ricordò di quell’incubo, dove c’erano gli occhi di quella creatura e poi, gli sguardi persi di quei bambini, i volti tristi e sofferenti di Isaac e Andre , le sembrava tutto tremendamente reale, ma proprio in quel momento di paura si ricordò una frase di sua madre, che le diceva quando qualcosa la spaventava :” Ricordati bambina mia, che  nella vita  bisogna  sempre combattere e tu sei una vera guerriera”. Quel ricordo le fece scendere una lacrima sul volto, ma al contempo si sentì più forte, pronta ad affrontare la giornata. Elsa entrò nella sua classe e vide la signora Morovich che le sorrise, Elsa lo ricambiò,poco dopo la maestra più anziana fece cessare il brusio nella classe e con voce decisa disse: ”Bambini abbiamo deciso, di iniziare un progetto con mia cara amica , vhe si chiama Mrs Rogers, lavoreremo  sulle vostre emozioni, sia quelle belle e pure su quelle brutte. Siete ancora piccoli, ma vi aiuteremo a gestirle in una delle mie ore,durante la settimana”. Elsa si avvicinò alla collega e le bisbigliò in un orecchio:

” Non pensavo che avresti lasciato una tua ora” La signora Morovich rispose a bassa voce:

”Affrontare un lutto così grave è più importante di una lezione ”. La coordinatrice aggiunse” Cari ragazzi questo percorso lo faremo insieme alla nostra classe parallela, tutti insieme; ora prendete i quaderni e mettiamoci al lavoro, ho già parlato fin troppo!” Elsa si voltò verso la collega e le sorrise, pensando: ” Cazzo se questa ha le palle!”. La giovane ricordò alla classe che l’ora successiva non avrebbero fatto arte con lei ,ma ginnastica, si congedò e cominciò a preparare la lezione. Era una ragazza che amava fare attività fiasca, ma odiava correre, quindi andò in macchina prese dei leggins e una felpa.Finita la sua ora la signora Morovich li accompagnò in palestra. Elsa non era molto esperta e li fece correre, inventando degli esercizi bizzarri. Prese poi dal ripostiglio una corda per saltare, e iniziò a spiegare; ” Saltare la corda è molto semplice, vi basterà tenerla forte con le mani e tirarla indietro, ma è più facile che ve lo mostri, guardatemi bene”. La maestra iniziò a saltare la corda con estrema agilità, le sembrava di essere tornata bambina, poi aggiunse:”Bambini per darvi ritmo, potete pure iniziare a canticchiare una canzone come: “Clap your hands, move your feet.Two steps back, to the beat Clap your hands, move your feet Two steps back, to the beat”. questa canzone andava di moda quando la vostra maestra era una bambina come voi. Adesso avete capito? Partiamo, pronti…? Tre…due…uno,via!!”. I bambini iniziarono a saltare sulla corda che avevano preso nell’armadietto, molti inciampavano, mentre altri erano molto bravi, ma la cosa che li accomunava tutti era quel sorriso puro e pieno di gioia che accompagnava quel gesto. Questo allegro intermezzo riuscì a spezzare in Elsa quel turbine di tristezza, improvvisamente il suo sguardo cadde su uno specchio e li notò che gli occhi di un bambino erano diventati gialli e l’iride inizio a mutarsi in quella del mostro del suo incubo, notò pure che il sorriso del ragazzino si era mutato, era diventato spaventoso e tetro. Perse i denti che diventarono delle zanne lunghe e aguzze. Elsa distolse lo sguardo dallo specchio e li spostò verso quello di una bambina, si tranquillizzò e si convinse che quella visione era stata causata dallo stress. Era più serena e così tornò a osservare la classe che saltava allegramente.. Guardò l’orologio e mandò i bambini a dissetarsi, puntò verso quello specchio che l’ aveva terrorizzata. Si specchiò e si sistemò i capelli , quando improvvisamente vide comparire dietro la sua figura,quella di un personaggio, alto, con un cilindro in testa , il suo volto era coperto da una barba, che sembrava quasi una sciarpa. Era  vestito con un abito viola, le dita erano lunghe e terminano con degli artigli, mentre le gambe lunghissime terminavano con dei piedi che erano più simili alle zampe di un orso, giallo come i suoi occhi. Elsa sbiancò, quell’essere era mr Pitty, che ora la fissava con il suo sguardo demoniaco e poi il suo dannato sorriso la spaventò così tanto  che svenne, cadendo pesantemente sul pavimento della palestra.

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Francesco Alessandro Faretta
Mi chiamo Francesco Alessandro Faretta, si un nome un po' lungo, sono nato il 20 agosto del 2002 e sono cresciuto a Valeggio sul Mincio un paese nella provincia di Verona, ma i miei geni lombardi mi hanno fatto amare Milano e il suo caos. Sono stato Un grande atleta di arti marziali, ma i colpi più forti non li ho ricevuti sul tatami, ma nella vita quotidiana, ovvero quando ero piccolo e ho perso mia mamma e quando una malattia rara mi ha costretto a rimanere a casa, dove ho scoperto che non me la cavavo male a scrivere, incanalando la mia rabbia detonate, nei miei primi racconti horror, fino ad arrivare al mio romanzo di esordio:"I bambini di Mr Pitty".
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