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I biscotti di Cupido

I biscotti di Cupido
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Consegna prevista Novembre 2022
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Lucio è il giovane fornaio della Suburra, il quartiere più popolare dell’antica Roma, innamorato non corrisposto di Livia, che anzi sta per sposare un ricco senatore. Tutto è perduto? Non proprio: Cupido ha ascoltato le sue invocazioni e decide di scendere sulla Terra per aiutarlo, preparare un filtro d’amore da usare come ingrediente nei biscotti che Lucio sta preparando e conquistare così la bella amata. Ma la pozione non funziona esattamente come previsto, e anziché far innamorare Livia, Lucio si trasforma in un asino: per recuperare il suo aspetto dovrà affrontare parecchie prove, aiutato dallo stesso Cupido, che si rivela però più pasticcione del previsto.

Perché ho scritto questo libro?

Mi ricordo che da bambina ritagliavo dei pezzettini di carta tutti uguali e li spillavo insieme con la cucitrice per farne dei piccoli, minuscoli, libri dentro i quali scrivevo piccole, minuscole storie. Ho sempre amato raccontare, inventare personaggi e vedere cosa combinavano; I biscotti di Cupido sono nati quando, mentre aspettavo che i miei biscotti cuocessero in forno, ho immaginato cosa sarebbe successo se il dio dell’amore fosse arrivato nella mia cucina.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Tra gli dei quella mattina si respirava un po’ di confusione.

– Insomma, dov’è Cupido? – tuonò Giove.

– Io non lo so – cinguettò Venere sollevando appena la testa dalla sua toletta.

– Non lo vedo da ieri, meglio così, almeno non rompe – mugugnò Apollo.

– Mmm, anche io non lo vedo da un po’, ma dove si sarà cacciato – continuò Giove tra sé e sé -non vorrei fosse in giro a combinare qualche guaio…sarà meglio dare un’occhiata – e così dicendo ficcò la testa tra le nuvole, vedendo qualcosa che non gli piaceva per niente.

Qualche migliaio di chilometri più in basso Cupido stava cercando di mettere insieme tutti gli ingredienti della sua pozione sotto lo sguardo perplesso di Lucio.

– Fa schifo, sa…sa…di piedi puzzolenti! Lo sapevo, adesso i miei biscotti saranno immangiabili, e Livia non ne vorrà sapere di assaggiarli – fece disgustato dopo averne assaggiato un po’ col dito.

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– Sì, è proprio quello che ho pensato anche io…devono essere le lingue di lucertola. Comunque sta tranquillo, una volta cotta insieme ai dolcetti non si sentirà più questo saporaccio. Almeno spero… – Ma quest’ultima frase Cupido non la disse ad alta voce, continuando invece a mescolare la pozione con grande convinzione mentre Lucio impastava i biscotti. Poco prima di infornare, secondo la ricetta degli dei, i due misero solo tre gocce e mezza di filtro d’amore come ultimo ingrediente; dopo un’energica ultima mescolata, Lucio fece delle piccole palline di impasto, le schiacciò appena e le mise a cuocere nel forno, sperando che tutto andasse per il meglio. Anche Cupido sperava lo stesso, ma era nonostante tutto un po’ inquieto.

Passò solo qualche minuto prima che la bottega fosse invasa da un profumo celestiale, il che voleva dire che i biscotti erano cotti. Lucio li sfornò in un attimo e li mise su un vassoio di legno.

– Aspetta, sono ancora bollenti – fece a Cupido che stava per agguantarne uno.

– Uffa, volevo solo assaggiarne un pezzetto – rispose lui piccato.

– Ma come facciamo a capire se funzionano? Se li assaggio io e mi innamoro di un’altra? E se mi innamorassi di te? – domandò Lucio un po’ preoccupato.

– Non può succedere, stai tranquillo, perché quando abbiamo messo le gocce ho ripetuto per sette volte il tuo nome e quello di Livia. E le lingue di lucertola che abbiamo messo nella pozione servono proprio a quello, a tenere insieme nei biscotti il tuo nome ed il suo. Se li mangi tu non ti capiterà nulla. Funzioneranno solo con Livia: quando li assaggerà lei, al primo boccone cadrà tra le tue braccia e non vorrà più sentire parlare di quel citrullo del marito –

– E se li assaggi tu? – chiese allora Lucio.

– Io sono un dio, e per questo sono immune. Se pure li mangiassi tutti, non mi succederebbe nulla – disse Cupido prendendo finalmente un biscotto.

– Forse solo un gran mal di pancia per l’indigestione – fece Lucio prendendone uno a sua volta, e osservandolo con cura prima di assaggiarne un pezzettino.

– Non aver paura, è buono, mangia! – lo invitò Cupido con la bocca piena.

Lucio ne prese un gran morso. Evidentemente qualcosa era andato storto.

Due lunghe orecchie, un bel muso fornito di due grosse narici, denti sporgenti e un bel manto grigio chiaro, morbido morbido: al primo assaggio Lucio si era trasformato in un asino.

– Che cosa è successo? – chiese a Cupido prima di rendersi conto di quello che gli era capitato

– Non capisco…sei forse allergico alle lingue di lucertola? –

– Non lo so, non le ho mai provate prima…- rispose Lucio, che si guardava le zampe senza ben aver capito cosa gli fosse capitato.

– Forse hai sbagliato qualcosa nella ricetta di tuo nonno? –

– Io!!?!? I-ooooo!!! – Lucio cominciava ad arrabbiarsi e a rendersi conto della trasformazione, e cominciò a battere la zampa destra a terra – se io sbaglio una ricetta può succedere che i biscotti siano troppo duri, o poco dolci. Non che mi trasformi in asino

– Forse hai ragione – fammi controllare i miei appunti…dunque, salvia, uova di oche bianche, vino dalla Grecia, pepe e lingue di lucertola. Due gocce e mezza in ogni ricetta e l’amore è il gioco è fatto –

– Due gocce e mezza? Noi ne abbiamo messe tre e mezza! – urlò, anzi ragliò Lucio.

– Dici davvero? – rispose Cupido.

– I-ooo!!! I-oooo!!!!! I-ooooo!!!!! – Lucio ormai ragliava disperato girando attorno al banco del suo negozio, e sbattendo la coda qua a là. Cupido cominciava ad essere un po’ spaventato.

– Lucio, Lucio aspetta, stai fermo per tutti gli dei! Stammi a sentire, forse avremmo sbagliato qualcosa nella ricetta, ma non è successo niente di irreparabile. Posso andare da Giove e chiedergli di annullare il mio sortilegio. Lui lo può fare, e non vorrà certo lasciarti andare in giro così. Lucio, ma che fai? – Lucio stava mangiando paglia da un cesto vicino al forno.

– Scusa – rispose lui biascicando un po’ più tranquillo – ma ho visto questa paglia e mi è venuta una gran voglia di assaggiarla…lo sai che non è affatto male? –

– Quindi adesso non sei più arrabbiato con me? – sorrise Cupido accarezzandogli il muso.

– Sono furioso, e avrei una gran voglia di assestarti un calcio nel sedere con questi grossi zoccoli. Ma questa paglia è davvero buonissima, chi l’avrebbe mai immaginato! Ma torniamo a noi: quindi puoi andare da Giove e chiedergli di farmi tornare normale? Che aspetti allora?  I-ooooo – concluse Lucio.

– Ci vado subito, ma prima devo portarti fuori da qui. I clienti non possono mica entrare e trovare un asino tra il pane e le gallette. Potrebbero insospettirsi…vieni, ti legherò qui fuori –

– Non provarci nemmeno, non voglio essere legato. Voglio andarmene in giro –

– Lucio, sei un asino, non puoi passeggiare tranquillamente per Roma mentre io vado da Giove. C’è il rischio che qualcuno ti veda e ti porti via; in fondo sei un gran bell’asino! Che faresti se ti portassero in una fattoria? Come ti ritroverei? –

– Uffa, e va bene, ti aspetterò qui fuori. Però sbrigati, e legami non troppo stretto –

Assicurato Lucio ad un palo, Cupido girò l’angolo e, sicuro di non essere visto, si sedette su un muretto con la testa tra le mani.

– Ma che ho combinato, che cosa è andato storto? Il povero Lucio è diventato un asino solo per colpa mia, che non sto mai attento! Oh Giove, padre di tutti noi, io ti prego e ti supplico, dammi un segno, e fammi capire come posso rimediare – concluse teatralmente, guardando in cielo.

– Cupido… – fece una voce accanto a lui, che però sembrò non accorgersene – Cupido – ripeté allora la voce ma, visto che quello continuava a guardare insistentemente in cielo, si decise per dagli un colpetto sulla spalla – Cupido, dove guardi? Sono qua – Giove stava lì di fronte a lui, con le braccia incrociate e un’espressione irritata sul volto. Cupido pensò che doveva averla fatta davvero grossa se Giove in persona era arrivato fino a Roma. 

– Oh Giove grandissimo, primo tra tutti gli dei, essere superiore e giusto tra i giusti, grazie di essere arrivato qui da me e di aver accolto le mie umili preghiere – Cupido gli si era gettato ai piedi e gli stringeva le ginocchia piagnucolando.

– Veramente le tue preghiere non lo ho proprio ascoltate. Anzi, sono qui da un po’…diciamo da quando mi sono accorto che lassù eri sparito. Dimmi un po’, che hai combinato stavolta? –

– Oh, per tutte le frecce, davvero non lo so. Ho preparato una pozione d’amore, ma forse ho sbagliato gli ingredienti, o forse le dosi. Insomma, adesso Lucio è diventato un asino, e io non so come farlo tornare uomo –

– Mmm…capisco, sei stato ancora una volta avventato. Quello che devi capire, figliolo – disse Giove bonario – è che non puoi fare sempre di testa tua, e che quello che fai ha delle conseguenze che a volte non puoi controllare. Oltretutto, se sbagli a dosare le gocce nelle pozioni non sai mai quello che può capitare –

– Ma Giove onnipotente, io volevo solo aiutare quel povero disgraziato, e ho solo messo una goccia di filtro in più nel filtro d’amore. Se avessi avuto le frecce, se non avessi dato ascolto a Eolo che mi aveva detto di non toccarle più. Oh, onnipotente Gio… –

– Adesso basta! – tuonò Giove – mi hai stancato con queste storie! Hai sbagliato ancora una volta e provi a dare la colpa a Eolo che ti aveva avvertito! Adesso non sarò di certo io a risolverti i problemi che tu hai causato con la tua avventatezza e imprudenza! –

– E come… – rispose Cupido intimorito.

– Lo vedrai, lo vedrai… – fece lui camminando nervosamente avanti e indietro – ci saranno delle prove da superare, sia per te che per quel somaro…ehmmm, quel povero ragazzo. Io adesso me ne vado perché sono davvero furioso con te. Se non fosse che quel Lucio non ha nessuna colpa lo lascerei asino per tutta la vita, e tu diventeresti il suo custode. Ma io sono onnipotente, e anche giusto: quando allora mi sarò calmato manderò Mercurio a dirti cosa fare. Per adesso, stai lontano dai guai – e, detto così, Giove scomparve in un lampo di luce.

Ignaro della conversazione tra Cupido e Giove, Lucio tentava inutilmente di grattarsi il naso. Ci stava provando in tutti i modi: sfregando leggermente il muso sul davanti, girandolo leggermente e poi alzandolo, e abbassandolo. Ma non c’era niente da fare, senza mani arrivare in quel punto preciso del naso era impossibile. E ci si mettevano pure le mosche! Era diventato un asino da meno di un’ora e già ne aveva abbastanza; meno male che Cupido avrebbe chiesto a Giove di intervenire…eccolo arrivare.

– Povero Lucio, con tutte queste mosche…sciò, via, lasciate in pace il mio amico! –

– Grazie Cupido, ma potresti per favore darmi una grattatina sul muso? Non ce la faccio più, ecco sì, proprio là…aaaahhh, che sollievo, grazie! Allora, sei riuscito a parlare con Giove? –

– Ehhmmm, sì, ci ho parlato…ha detto che manderà Mercurio a risolvere tutti i tuoi problemi. Non ci resta che aspettare; tu vuoi un po’ di fieno? Dai, vieni qua che ci facciamo una passeggiata…ma gli asini piace passeggiare? –

– I-ooooo – ragliò Lucio, che non aveva tanta voglia di parlare.

Ed eccoli là, un dio travestito da fornaio e un fornaio tramutato in asino, andarsene a spasso per la Suburra, scalpicciare sul selciato, fermarsi accanto alle botteghe e osservare la gente passare, l’uno con la paura di restare sempre ciuco, l’altro con la certezza che da lì a poco gli sarebbe toccato affrontare un sacco di guai, forse più grandi di quello che lui stesso aveva provocato. Meglio non dire niente per il momento, pensò Cupido allungando una carota verso Lucio, che la mangiò avidamente. Da quando si era trasformato masticava tutto quello che gli capitava a tiro: essere un asino metteva una davvero così tanta fame, o forse era fame nervosa?

– Dove accidenti sono i miei sandali, li avevo lasciati qua, proprio sotto al letto! – Mercurio era quasi pronto per scendere sulla terra e portare a Cupido e a quell’altro il messaggio di Giove, ma gli mancavano i calzari alati, e senza era proprio impossibile andare da qualche parte!

– Minerva, hai visto i miei sandali? – urlò lui.

– No, proprio no –

– Non si può mai star tranquilli qui…ah, eccoli finalmente! – i sandali alati di Mercurio svolazzavano nel giardino dell’Olimpo assieme alle colombe di Venere, e per acchiapparli ci volle un bel po’ di tempo. Finalmente, infilati ai piedi, Mercurio era pronto per partire, senza dimenticare la lista di cose da fare che gli aveva lasciato Giove sul comodino.

Scwoooschhhhhh…in un soffio Mercurio era atterrato proprio di fronte alla bottega di Lucio.

– Buongiorno amici miei –

– Mercurio! Finalmente sei arrivato! – gli fece Cupido correndogli incontro e abbracciandolo -Lucio, ti presento Mercurio, il più veloce tra di noi, il messaggero degli dei. Quando qualcuno ha qualche messaggio da recapitare la cosa migliore è affidarsi a lui –

– Salve Lucio, è un piacere conoscerti – fece Mercurio allungando la mano – ah, scusa, non volevo – fece imbarazzato, carezzandolo sul muso.

– Giove mi ha detto che saresti venuto per dirci come aiutare Lucio a tornare uomo –

– Sì, non mi ha dato molti dettagli, ma solo questo rotolo, chiuso con la ceralacca. Non ho nemmeno potuto sbirciare – disse Mercurio porgendo la pergamena a Cupido, alzandosi in volo subito dopo.

– Ma dove vai? – chiese il dio dell’amore

– Me ne torno sull’Olimpo! Non so cosa c’è scritto là sopra, ma l’espressione di Giove quando me l’ha data non prometteva nulla di buono –

– Hai sentito cosa ha detto?  – Lucio, impegnato a combattere con una mosca, non aveva ascoltato le parole di Mercurio

– Ehmm, niente di che, ha detto che torna sull’Olimpo perché aveva da fare –

– Per tutti i fulmini! – Cupido non riuscì a mascherare il suo stupore leggendo il messaggio di Giove. Se ne accorse anche Lucio che intanto stava ancora combattendo con la mosca che gli volava sul naso, tra le orecchie, sulla punta del muso.

– Che scrive Giove? Come faccio a tornare umano? –

– Dunque…non è una cosa proprio immediata…ci vorrà un po’ di tempo. Ma alla fine tutto sarà risolto! –

– E quanto ci vuole? –

– Mmm, qualche giorno forse. E ci sono delle cose che dobbiamo fare –

– Quali cose? –

– Cose…prove da superare, direi – disse Cupido evasivo, guardando Lucio nei suoi grandi occhi scuri.

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Sara Pietrantoni
Sono storico dell’arte, giornalista e autrice di libri per bambini: Bernini, Borromini e la colomba scomparsa, Agostino e l’incantesimo dell’oro e Raffaello sono io!
Innamorata da sempre della città in cui sono nata, ho un blog che si chiama 365giorniaroma: lì racconto le vicende delle persone, delle strade, degli artisti, dei papi, delle donne e degli imperatori che hanno fatto la storia della città.
Sara Pietrantoni on InstagramSara Pietrantoni on Wordpress
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