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I Racconti di Millfront

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Consegna prevista Marzo 2025
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Per diventare ciò che si vuole, bisogna infrangere qualche regola. Rowan, Arya e Meka sono pronti a farlo. Voler essere degli avventurieri a Dele è una follia a cui solo tre ragazzi scappati di casa possono ammirare. Senza più niente da perdere giungono a Millfront, l’ultimo avamposto della civiltà per come la conosciamo e il portone d’ingresso per il mondo selvaggio! Il destino però sa essere beffardo. Tra vecchiette da aiutare, boschi da esplorare, amici, tornei e tante difficoltà, affronteranno loro stessi e i loro demoni.
Non è facile inseguire il proprio sogno, loro lo hanno fatto ma a che prezzo?!
E tu lettore? Saresti in grado si seguire il tuo sogno nonostante gli ostacoli della vita?
Entra a Dele: il mondo diviso fra Ordine e Caos e scopri chi sei davvero.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro per divertimento e per raccontare ciò che sento dentro di me e vedo nelle altre persone. Per creare una storia ricca, mai banale e con un ritmo giovane e moderno. Per dimostrare al mondo che si può, anzi, si deve investire sui “fragili” giovani della Generazione Z.
L’ho scritto anche per dare speranza alle persone, perché finché si crede in se stessi, si può realizzare tutto!

ANTEPRIMA NON EDITATA

CAPITOLO 1

L’INCARICO

Benvenuti, cari lettori! Mi presento: sono il Narratore, sarò la vostra guida in questo lungo e straordinario viaggio. Sono sicuro che, nel vostro mondo, non abbiate mai sentito parlare di Dele: un continente fantastico, abitato da creature magiche, numerosi popoli differenti tra loro per razza, cultura e religione. Dele è diviso in due grosse regioni: L’Ordine, che si estende dalle spiagge dell’ovest fino alla catena montuosa al centro del continente: la Pasaezina. In questa regione esiste la civiltà come la conosciamo: la gente lavora, si sfama e prova ad arricchirsi. Proprio come nel vostro mondo, nel corso dei secoli sono sorti numerosi regni, alcuni sono caduti, altri si sono fusi o trasformati. Il Caos, anche chiamato “Terre Selvagge” è meno esplorato, senza alcuna legge ma ricco di tecnologia, magia, mostri mai visti e soprattutto ricchezze inimmaginabili. Il sogno di ogni avventuriero dell’Ordine è esplorare quelle terre ma per farlo deve prima percorrere la “Grande Via”, una strada che taglia orizzontalmente la regione e collega tutti i regni. La Grande Via conduce i pellegrini alla città più famosa di tutta Dele: Millfront, la città-stato posta tra le due aree, conosciuta per essere l’ultima spiaggia del mondo civilizzato… o la porta d’accesso al mondo selvaggio. Millfront, la città della Speranza è sorta su l’unico passo percorribile della Pasaezina. Il lavoro dell’esplorazione non è visto di buon occhio dalla gente comune, non essendo un lavoro manuale e molto rischioso, è considerato un impiego da sognatori-perditempo, coloro che dichiarano di voler intraprendere questa via vengono scherniti e derisi. Millfront rappresenta il prologo per i numerosi avventurieri desiderosi di fama o di oro, i quali decidono di partire per scrivere la loro storia. La città è benevola con alcuni e perfida con altri; essa infatti non è solo stata il prologo di tanti, è anche stata l’epilogo. Quindici anni fa, Millfront ricevette un massiccio attacco da parte della Legione Fulminea. Migliaia di Giovani Eroi si sacrificarono pur di proteggere la Città della Speranza, mettendo la parola “fine” alla loro vita…

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… ma quando un eroe cade altri tre sono pronti a partire…

“ARYAAAAAAAAAA!” Urlò Rowan nel corridoio della taverna, mentre bussava rumorosamente alla porta della stanza della compagna d’avventure. “Non si è ancora alzata?” Disse con tono calmo e innocente Meka appena uscita dal suo dormitorio. “Non ancora…” rispose amareggiato, rifletté un secondo, doveva trovare un modo per convincerla ad uscire. Gli venne un’idea, fece una risatina e urlò scherzosamente: “Se non ti alzi dal letto andremo in missione senza di te, dormigliona!”. Attese in silenzio la risposta e dopo qualche secondo una voce ancora intorpidita dal sonno urlò sommessamente al di là della robusta porta di legno: “ARRIVO! Dammi un attimo…”. La ragazza dai capelli mossi e scuri prese Rowan per un braccio e disse: “Iniziamo a ordinare la colazione mentre si prepara, sai che ci impiega una vita!”. Rowan rispose con un cenno convinto e i due scesero al piano di sotto urlando in coro: “Oste! Uova e bacon per tre!”. “Subito” rispose allegro il locandiere.

Intanto al piano di sopra una giovane elfa dalla pelle color caramello e i lunghi capelli ricci stava affrontando una dura battaglia: alzarsi dal letto.

“Aaaah! Siano maledette tutte le divinità del Giglio!” Disse ancora in dormiveglia sotto le coperte. “Dov’è ho messo quello stupido liuto?!” pensò mentre allungava il braccio in giro per la stanza. Il letto era pieno zeppo di oggetti: razioni di cibo, vestiti e lozioni varie, ci vollero diversi minuti per riuscire ad afferrare lo strumento. Quando le mani toccarono il corpo legnoso del liuto, un sorrisetto beffardo comparì sul volto della giovane, suonò una delle corde la coperta si sollevò grazie ad una folata di vento, le toccò nuovamente ed un’altra corrente d’aria fece sollevare l’elfa dal letto, mantenendola stabile a mezz’aria. Arya si spostò al centro della stanza continuando a suonare; prima delle semplici note sporadiche, ma piano a piano, divennero una vera e propria melodia ed un piccolo turbine si generò attorno a lei. I venti passarono sopra il letto, rifacendolo alla perfezione e riponendo al loro posto tutti gli oggetti che vi erano sopra; poi si spostò su di lei, le tolse l’abito da notte che indossava, aprì la cassa panca ai piedi del letto e con dei movimenti precisi le fece indossare la sua armatura in cuoio. Infine un vento leggero si mosse verso il secchio presente sul davanzale della finestra, tirò fuori un pochino d’acqua e la direzionò verso il viso della giovane per pulirglielo. Tirò un calcio alla porta ed uscì dalla stanza continuando a suonare una melodia sempre più ritmata e complessa. Assieme a quelle note soavi, la giovane portava dietro di sé un vento che, come la melodia, stava diventando più forte. I turbini crearono molto scompiglio all’interno della locanda, spostò i mobili più leggeri e ruppe alcuni pezzi d’arredamento. La melodia e le correnti d’aria si fermarono una volta arrivata al tavolo della sala da pranzo e i piedi della ragazza toccarono di nuovo il pavimento.

“Avete già finito la colazione?!” Chiese basita Arya. I due, con ancora il boccone in bocca, fecero solo un cenno con la testa, l’elfa si incupì e iniziò a mangiare. Poco dopo Rowan, l’umano magrolino dai capelli scuri, si alzò di scatto con un sorriso quasi più grande della sua faccia e disse entusiasta: “Bene signorine, mentre voi siete subito scappate in camera appena abbiato trovato questa locanda, ieri, io… ho trovato un incarico”. Meka strabuzzò i suoi grandi occhi verdi incredula: “Davvero? Di cosa si tratta?” Non si aspettava di iniziare a lavorare il giorno seguente al loro arrivo. Rowan tentennò: “Dobbiamo aiutare una vecchia!” La faccia delle compagne si impietrì e un pezzo di uovo strapazzato cadde dalla forchetta di Arya che sbottò: “Mi prendi in giro?! Mi sono alzata dal letto per aiutare una vecchia?! Io torno a dormire”. “A-aspetta!” La interruppe Rowan: “E’ un compito più interessante di quello che sembra…” poi si avvicinò all’orecchio dell’amica e le sussurrò: “…Poi siamo al verde! Ci servono quei soldi! Altrimenti non potremmo pagare l’alloggio”.

Il locandiere si trovava al bancone, dalla parte opposta dello stabile e senza alcun motivo apparente cominciò a scrutarli con sospetto mentre faceva finta di pulire un bicchiere… come se avesse sentito tutto.

Il ragazzo si voltò e vide lo sguardo torvo del locandiere, spaventato riprese a spiegare: “…Quello che dobbiamo fare per la vecchia, Miss Ortica, è: andare nel bosco fuori Millfront, recuperare alcuni fiori per degli infusi e portarglieli. Prima di partire dobbiamo passare da casa sua”. “Wow sembra molto facile, quanto è il compenso?” chiese Meka. Il mago alzò la voce, in modo da farsi sentire dal taverniere: “Quindici monete d’argento in totale, ci basteranno per una settimana di vitto e alloggio”. Meka era stupita: “Così tanto per due fiori e quattro erbe del cavolo?! Partiamo subito!”. L’oste sbuffò e smise di osservarli. Rowan pensò: “Forse è più difficile di quello che sembra, questo spiegherebbe perché ieri al mercato nessuno lo voleva prendere…”

Il pomeriggio prima, mercato di Piazza Grande…

La piazza era enorme, gremita di gente che vendeva, comprava e cercava un lavoro.

“Un incarico… devo trovare un incarico, anche qualcosa di piccolo, giusto per pagarci la locanda, in fondo siamo dei ragazzi mica eroi esperti…” pensò affannosamente mentre si districava tra la folla alla ricerca della bacheca delle missioni, arrivato davanti ad essa c’era una folla di avventurieri alla ricerca di un lavoro. Dopo svariati minuti di attesa, il giovane mago riuscì ad arrivare davanti alla bacheca. “Ma questi compiti sono impossibili per dei novizi! Sono tutti nelle Terre Selvagge, uff…”. Cominciava a perdere le speranze, continuava a riflettere, mentre fissava il vuoto. All’improvviso un individuo alto e incappucciato lo affiancò: “Hey ragazzo, ti serve un incarico?”. “C-certo s-signore” rispose balbettando. “Tieni questo! Nessuno lo vuole… a quanto pare tutti credono che sia troppo difficile, ma secondo me puoi farcela…” Il ragazzo raccolse il volantino, alzò lo sguardo per chiedere spiegazioni all’uomo ma egli non c’era più. “Dov’è  finito? Mi sa che aveva fretta…” pensò il ragazzo dai capelli scuri e la tunica blu. Tornò in locanda per la notte, pronto ad avvertire le amiche della sua impresa.

I tre, finita la colazione, partirono verso la casa di Miss Ortica. Si trovava in cima a una collina non molto distante dalla locanda. Era una casetta modesta con un camino sul tetto, alle spalle un piccolo mulino ad aria e un vasto giardino dal quale si notavano piante di ogni tipo: fiori, erbe, spezie e alberi tipici della zona. Si avvicinarono alla porta e bussarono. Da una feritoia posta sulla parte alta due occhi gialli, che sembravano non vedere la luce del sole da mesi, gli scrutavano: “Non ho ordinato tre marmocchi appena usciti da scuola, cosa volete?” disse una voce rugosa e vecchia. Arya sbottò: “Hey senti vec…”. Meka la interruppe: “Siamo qui per il suo incarico” mostrando il foglietto. “Ah, siete voi” disse alzando gli occhi al cielo: “Prego entrate pure, scusate se ve lo dico… ma proprio non sembrate degli avventurieri…”. Aprì la porta e continuò: “…Specialmente il piccoletto là dietro” indicando il ragazzo dai capelli scuri. Il gruppo entrò, Rowan si soffermò sull’uscio, offeso dell’affermazione dell’anziana poi si ricordò del motivo per il quale ha deciso di venire qui, si riempì di determinazione ed entrò.

La casa era sporca, disordinata e con ingredienti, libri, beute e composti alchemici sparsi a caso sugli scaffali. La luce del sole entrava da una sola finestra posta in alto. Da un buco nel pavimento spuntava una pianta rampicante che si appoggiava al muro e arrivava a toccare il soffitto. “Scusate il disordine…” disse l’anziana. Miss Ortica era bassa, con la pelle verde (probabilmente per una malattia), capelli color bianco sporco, tenuti, tramite delle forcine, a forma di cono rovesciato con un paio di ciocche libere sui lati. Indossava una lunga tunica viola. “…Non ricevo molte visite, fatta eccezione per mio nipote che mi porta la spesa e vende le pozioni che produco al mercato” spiegò. Rowan pensò: “Ecco chi mi ha dato l’incarico ieri”. “La vostra missione non è proprio semplice, non so perché tre scappati di casa come voi l’abbiano accettata, ma se non ve la sentite siete sempre in tempo per rinunciare” La donna si fermò un paio di secondi, scrutò il viso dei ragazzi in attesa di un segno di rimorso, ma non percepì nulla e proseguì: “Dovrete recarvi al Bosco Ronzante sulla collina appena fuori città e recuperarmi i fiori presenti su questa lista. Vi ho affiancato alcuni disegni e delle note personali per aiutarvi a prendere i fiori giusti”. “Scusi dove sarebbe la difficoltà?” Chiese ingenuamente Meka, la risposta non tardò ad arrivare: “Quel bosco è pericoloso. Alcuni pensano sia maledetto… altri sono terrorizzati dagli orsi e dalle piante velenose; impossibili da riconoscere per chi non ha studiato biologia in accademia” concluse pavoneggiandosi. “Non sembra complesso” Disse fiera Arya. “Parla per te” ribatté Rowan, terrorizzato all’idea di incontrare un orso. Meka prese la lista e dando le spalle alla vecchia guardò i suoi compagni: “Partiamo subito!”. Uscirono dalla casa, sotto lo sguardo di sfida della donna. Una volta usciti l’alchimista pensò: “Chissà quali motivi li hanno spinti a compiere un gesto tanto sconsiderato, mmm… non capisco se quei tre sono stupidi o coraggiosi? Sarà meglio tenerli d’occhio…”

I tre baldi giovani tornarono in locanda per prendere le ultime scorte di cibo che tenevano nelle loro stanze. Mentre tornava nella sua stanza, Meka, notò che in fondo al corridoio c’era una vistosa corda rossa, si avvicinò, era tentata di tirarla, ma si fermò poco prima di farlo e si rimproverò: “No Meka, dobbiamo prendere il cibo che abbiamo in stanza e poi partire, niente distrazioni!”. Una volta pronti si diressero verso la Porta Est, il punto d’accesso più importante e ben difeso della città. Passarono attraverso il portone, sotto l’enorme arco in pietra che faceva da cornice, seguiti con lo sguardo vigile delle guardie, all’interno delle loro cabine.

Appena fuori da Millfront seguirono le indicazioni fornite da Miss Ortica. Percorsero molti minuti in mezzo ai campi verdeggianti immersi nei rumori della vita contadina, finché non raggiunsero il loro obiettivo.

I piedi dell’altura erano circondati da una staccionata, facilmente scavalcabile, arricchita con numerosi cartelli che invitavano a girare a largo o avvertivano alla prudenza, altri ancora dicevano semplicemente di non scavalcare. Rowan, Arya e Meka percorsero il sentiero fino a quando videro in mezzo alla staccionata un cancelletto aperto, con un uomo in armatura a fare la guardia. Si avvicinarono e si presentarono: “Salve Agente siamo qui per entrare nel Bosco Ronzante così da poter completare il nostro incarico” disse tranquillamente Meka mostrando il foglio della missione. L’uomo lo prese e lo osservò, mormorò con voce bassa e sommessa: “Quindi lavorate per Miss Ortica…” si interruppe un attimo e rimase completamente in silenzio mentre osservava, uno ad uno, i ragazzi. L’atmosfera stava iniziando a farsi pesante. Nessuno sapeva quali pensieri stesse formulando l’uomo. L’elmo gli oscurava il viso rendendolo ancora più controverso ed enigmatico. All’improvviso la guardia ruppe il silenzio: “… Non posso farvi passare, il bosco è pericoloso, specialmente per tre ragazzini come voi” e restituì il foglio. “Ma noi dobbiamo entrare!” disse Arya frustrata. “Mi spiace, ma non posso, gli orsi farebbero a pezzi un uomo in armatura come me, figuriamoci cosa farebbe a tre ragazzini con delle semplici tuniche”. Al rifiuto secco della guardia il gruppo si allontanò, Meka salutò la guardia e si scusò per averle fatto perdere tempo. Il morale era a pezzi: diviso fra rabbia, frustrazione e tristezza. Nessun adulto gli dava fiducia, tutti pensavano sempre che fossero solo dei ragazzini scappati di casa con il folle sogno di esplorare il mondo, ma non si sarebbero arresi così facilmente. Si allontanarono quanto bastasse per non farsi vedere o sentire dall’uomo, si misero in cerchio e iniziarono a radunare le idee.

“Quella stupida guardia del ca…” Disse nervosamente Arya prima di essere fermata da Meka: “Non scaldarti Arya, conserva le forze per quando avremo davanti un vero pericolo”. Il viso si incupì e disse con voce sommessa: “Come facciamo ad aggirarla?” Mentre le altre pensavano ad una soluzione, Rowan stava fissando l’ambiente circostante, voleva trovare un modo per sfruttare la poca vegetazione presente, notò poi che la guardia si stava appisolando su uno sgabello. Senza distogliere lo sguardo disse alle altre: “La guardia si sta addormentando, se siamo rapidi e silenziosi possiamo sfruttare i cespugli per arrivare dall’altro lato della collina e scavalcare la recinzione lontani da occhi indiscreti”. Le ragazze lasciarono perdere le loro idee e decisero di concentrarsi sul piano di Rowan.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Simone Galli
Milanese di nascita e studente all'ultimo anno delle superiori. Attore amatoriale da 9 anni e scrittore da una vita. "I Racconti di Millfront" è il primo tentativo di entrare nell'affascinante mondo della scrittura. Ambizioso e determinato, faccio parte della compagnia teatrale amatoriale K.A.O.S. Il mio sogno è diventare un doppiatore, per immergermi ogni giorno in realtà nuove e diverse. Ho la passione per la psicologia che uso per dare spessore ed un'evoluzione realistica ai miei personaggi. Il colore che mi descrive è il blu: profondo come il mare e leggero come il cielo. Aggiungiamo timidezza, senso critico e follia per non farci mancare nulla.
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