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I Segreti di Aralith: l’ascesa dello stregone

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Consegna prevista Ottobre 2024

Nella terra di Aralith, stregoni, fate, elfi e goblin vivono in armonia, ma un giorno l’arrivo di Alchimista, misterioso ragazzo dal passato oscuro, stravolgerà la vita di tutti i Quattro Regni e porterà antiche forze a ridestarsi e cercare di riprendersi un potere antico e molto potente che si credeva ormai disperso.
Con l’aiuto del suo fedele amico, l’elfo Alyon, della bellissima fata Larissa e della stregona Florea, comincerà per loro un’avventura che li porterà ad esplorare gli angoli più remoti di quelle terre e ad essere faccia a faccia con le loro più grandi paure, ma ad Aralith, come in ogni altro mondo, ognuno custodisce gelosamente i suoi segreti e non tutto è come sembra e, soprattutto, non tutto va sempre come deve andare…

Perché ho scritto questo libro?

Ho deciso di scrivere questo libro perché l’idea ha cominciato a riempire la mia mente diversi anni fa e da allora non c’è stato un giorno in cui io non ci abbia pensato, aggiunto un elemento, creato nuovi personaggi e dato sempre più vita al mio mondo fantastico.
Arrivato alla fine sentivo di dover condividere questa storia con il mondo nella speranza che potesse piacere anche solo la metà di quanto è piaciuto a me idearla e vederla diventare realtà davanti ai miei occhi .

ANTEPRIMA NON EDITATA

CAP.1

QUELLA CASA NEL BOSCO

Il sole filtrava attraverso le pietre mancanti dei muri portanti e tra le sottilissime aperture fra le travi del soffitto, che non rendevano affatto piacevoli le giornate di pioggia .

Le pareti della stanza erano cosparse di massicce mensole in legno sulle quali era stipata una collezione di libri da fare invidia alla più fornita biblioteca del Regno per la rarità di alcuni di essi.

Il pavimento era così pieno di fogli di pergamena, ricchi di precise quantità di ingredienti ed appunti, che a malapena si intravedeva il legno sottostante. .

C’era una piccola scrivania nell’angolo verso la finestra con sopra appoggiato un particolare oggetto nero e peloso protetto da una cupola di vetro ed un piccolo distillatore di elisir che gocciolava un liquido verde acido all’interno di un recipiente quadrato in vetro quasi totalmente pieno.

La sedia posta davanti alla scrivania dava l’impressione che si sarebbe potuta sfaldare da un momento all’altro per quanto era rovinata, scolorita e tenuta insieme da minuscoli chiodi.

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Il piccolo e traballante letto era sovraffollato da vestiti che, non avendo un armadio in cui essere riposti, avevano trovato il loro posto sul duro materasso… ma, al centro di quella massa informe di indumenti, dormiva profondamente il giovane stregone Alchimista.

Fu proprio il suo Maestro a donargli quel nome, il quale rispecchiava le sue innate doti nella creazione di pozioni fin da quando era un bambino ed ancora oggi calzava a pennello, avendo lui abbracciato quell’arte che sempre più si stava perdendo nel tempo.

I capelli neri come la notte gli coprivano il viso, lasciando giusto intravedere il naso a punta che spuntava dai lunghi ciuffi.

Aveva addosso una tunica gialla con tonalità rossastre e marroni, leggermente sfumate, che davano quel tocco di allegria malinconica tipica dell’autunno.

Quella tunica serviva ad Alchimista per passare inosservato da chi avesse provato ad osservare tra gli alberi, visto che si adattava alla stagione corrente.

L’abitazione, se così si poteva chiamare, era collocata all’interno di una fitta foresta della quale era quasi impossibile scorgere il limitare e pareva che attorno non potesse esistere altro che vegetazione a perdita d’occhio.

Naturalmente doveva indossare la tunica solo quando sapeva di dover uscire dalla casa, ma al rientro dalla giornata precedente si era dimenticato di cambiarsi per la notte.

All’improvviso un tonfo rimbombò per tutta la casa.

Il rumore fu così improvviso e forte che svegliò immediatamente il giovane stregone, il quale rischiò di cadere giù dal letto e molti dei vestiti si riversarono sul pavimento.

Le pesanti palpebre si sollevarono rivelando il particolare pigmento grigiastro che circondava le pupille… spingendosi pesantemente con le braccia per alzarsi, Alchimista riuscì a mettersi in piedi e non c’era altro modo di raggiungere la porta se non facendo attenzione a non calpestare i fogli con sopra gli appunti così preziosi per lui.

Erano davvero troppi per essere raccolti ed ogni mattina il giovane si prometteva che li avrebbe sistemati il giorno successivo, ma erano passate diverse giornate da quella vana promessa a sé stesso e ormai aveva creato il passaggio perfetto per non rovinarli.

Aperta la pesante porta ed abbassata la testa per non sbatterla contro lo stipite, si trovò davanti al piccolo corridoio che, sulla destra, dava su una stretta e ripida rampa di scale che portava al piano inferiore, dal quale proveniva un gran sferragliare di pentole e padelle ed anche qualche imprecazione in una lingua non ben definita.

“Stupido fuoco… stupida legna… più che sfregarti cosa posso fare per farti accendere?!” la voce era molto profonda ed era prodotta da una figura di spalle, anch’essa con indosso la tunica gialla, e pareva proprio che stesse parlando con il camino “Ah… al diavolo!” a quelle parole la figura prese un fantoccio di stoffa da una delle mensole della cucina e lo strinse nella mano, poi lo puntò verso il camino finché fiamme e scintille divamparono in direzione dei ciocchi, accendendo immediatamente il fuoco.

“Sbaglio… o la regola era di non utilizzare la magia in casa? Oppure vale solo per me?” la voce del giovane era ancora addormentata, ma c’era del pungente sarcasmo.

La figura di spalle si girò rivelando una lunga ed ispida barba rossa, abbinata ad una fluente chioma raccolta in una treccia dietro la testa “Non pensavo che fossi già sveglio” disse il Maestro.

“Ghaul… hai fatto così tanto rumore che sicuramente avresti svegliato tutto un villaggio” Alchimista indicò una pentola capovolta per terra, la causa del suo risveglio poco gentile.

“Ti chiederei di chiamarmi Maestro, prego” la voce era più seria e ferma possibile, ma in poco tempo tutti e due scoppiarono in una fragorosa risata.

Il pesante Maestro si diresse nuovamente verso la mensola della cucina e vi adagiò sopra il fantoccio di stoffa che Alchimista sapeva benissimo essere un Talismano del Fuoco, un oggetto sempre utile da avere a portata di mano.

Di Talismani ne esistevano dei più disparati, o così il giovane stregone aveva letto nei suoi numerosi libri, ma ad oggi aveva potuto posare i suoi occhi solo su quelli posseduti dal suo Maestro e sperava di poterne vedere molti altri nel corso della sua vita.

“Sei pronto per l’allenamento di oggi?” chiese Ghaul, mentre versava del liquido bluastro all’interno di una ciotola di legno scheggiata… raramente la colazione era diversa in quelle occasioni.

“Ogni volta che si esce da questa casa sono ben contento, lo sai” Alchimista accompagnò la frase con  un gran sbadiglio.

“Ti ho già spiegato come funziona Alchimista, questa foresta è incantata e non ci permette di uscire ogni volta che vogliamo, ma solo in determinate circostanze e non possiamo approfittare troppo della sua benevolenza…” Ghaul divenne molto serio in quel momento.

“Però tu puoi uscire spesso, come quando vai a prendermi tutti i libri in camera mia, come quando…” la frase fu interrotta a metà.

“Io possiedo conoscenze che mi permettono di distrarre momentaneamente le difese della foresta, ma funzionano soltanto per me. Se dovessi esserci anche tu non avrebbe pietà, anche se sei solo un ragazzo!” le parole risuonarono nella cucina quasi spoglia e zittirono momentaneamente anche il cantare degli uccelli fuori dalla finestra.

Alchimista non protestò, anche perché sapeva che mancava ormai poco al compimento del suo diciottesimo compleanno e allora non sarebbe più stato additato come “solo un ragazzo”, ma avrebbe potuto ottenere le risposte che da tempo gli riempivano per la mente.

Finita la colazione, che altro non era che una pozione rinvigorente distillata dal giovane Alchimista in persona, i due si prepararono ad uscire dalla porta in legno che dalla cucina dava sull’esterno.

Una volta aperta la grande porta il Maestro si mise sull’uscio e, con la sola imposizione delle mani e la pronuncia di parole appena sussurrate, parve calmare gli alberi all’istante.

Le fronde non si muovevano più al vento e le radici rientrarono nel terreno per evitare di afferrare alle caviglie i due stregoni e trascinarli nel sottosuolo per nutrirsene.

Da quando aveva memoria Alchimista aveva sempre temuto la foresta, paura che era stata di molto amplificata dalle storie del suo Maestro, il quale non la dipingeva come il miglior luogo dove poter vivere e vi era anche il fatto che nessuno passasse mai di lì, nessuno osasse avventurarvisi… o almeno questo gli era stato detto.

Bloccato l’impeto della foresta, Alchimista schizzò fuori dalla porta passando accanto ad alcuni ceppi tagliati di netto per procurare legna per la casa e rattoppare gli evidenti problemi strutturali.

La zona antistante la casa era formata da diverse rocce che spuntavano qua e là e, soprattutto, alcune cataste di legno per il camino che Ghaul era riuscito a reperire in molti dei suoi viaggi all’esterno delle fronde minacciose… i due non avevano mai nemmeno lontanamente pensato di provare a tagliare gli alberi attorno alla casa.

“Vieni qui accanto a me” ordinò Ghaul, timoroso che la noncuranza eccessiva di Alchimista avrebbe fatto infuriare nuovamente la foresta.

Alchimista eseguì, il suo Maestro voleva sempre tenerlo sotto stretta osservazione per riuscire ad intervenire nel caso di qualche “complicazione”.

“Ripartiamo dalle basi” un piccolo sospirò d’obbligo uscì dalla bocca del ragazzo “Immobilizzazione. La vedi quella foglia che sta per cadere? Fermala prima che tocchi il terreno” disse, indicando con lo spesso indice.

La foglia in questione era di un colore ambrato, il che si abbinava perfettamente al fatto che i due si trovassero in una foresta in pieno autunno, e stava per staccarsi dal suo ramo per toccare delicatamente il suolo, ma dallo sguardo di Alchimista ciò non doveva accadere.

Il Maestro tirò fuori dalla tasca un particolare oggetto, il quale assomigliava molto al fantoccio di stoffa visto nella cucina, solo che questa volta sulla superficie erano state cucite diversi rami spinati che rendevano difficile capire l’effettivo materiale sottostante e questo venne dato ad Alchimista, il quale cercò di impugnarlo nella maniera più comoda per evitare di pungersi.

Quello che il giovane stregone stringeva tra le mani era un Talismano Paralizzante, era molto difficile da creare e richiedeva grande concentrazione per essere utilizzato e nelle Stagioni precedenti i due si erano molto prodigati nel suo utilizzo.

Se non utilizzato con attenzione poteva avere effetti devastanti ed era ancora più pericoloso quando ad impugnarlo era uno stregone, il quale lo usava come un catalizzatore dei poteri che già possedeva, aumentandone quindi la potenza e la portata.

I piccoli buchi sulle mani del giovane stregone, però,  indicavano che fosse già abile nel suo corretto utilizzo.

Un respiro profondo, poi Alchimista puntò i piedi a terra assicurando la sua postura, si tirò su le maniche della tunica gialla mettendo in mostra due braccia pallide, ma con una discreta quantità di muscoli, e tese la mano destra in avanti, serrata attorno al Talismano.

Un rumore che da un orecchio normale non poteva neanche lontanamente essere percepito segnalò ad Alchimista che la foglia si fosse staccata dal ramo dell’albero e avesse cominciato a volteggiare dolcemente nell’aria. La mano tremava impercettibilmente, il giovane stregone strinse un po’ troppo la presa e sulla sua bocca si dipinse una leggera smorfia di dolore, ma la concentrazione non fu interrotta e pochi istanti dopo la foglia si bloccò.

Non era semplicemente ferma a mezz’aria ondeggiando al vento, era come se fosse stata scolpita nella pietra e si trovasse a diversi metri da terra… Alchimista non poté che essere soddisfatto del suo lavoro, ma Ghaul restava in silenzio osservando la foglia.

In quel momento qualcosa distrasse Alchimista, un fruscio improvviso, prodotto sicuramente dal passaggio di qualche animale selvatico, ma in quei casi la concentrazione era tutto…

Improvvisamente il Talismano iniziò a divincolarsi dalla mano dello stregone e la foglia prese a tremare sempre di più fino ad esplodere in mille schegge impazzite che rimbalzarono sui tronchi degli alberi e sul suolo rischiando anche di colpire lo stesso Alchimista.

Rimessosi nella posizione iniziale, il giovane stregone osservò il suo Maestro che aveva un’espressione tutt’altro che tranquilla.

“Io non ho fatto niente” cercò subito di scusarsi il ragazzo, con scarsi risultati.

“Non eri concentrato come le altre volte, Alchimista, hai lasciato che un semplice fruscio ti distraesse e hai perso la concentrazione! Non hai mantenuto un contatto visivo ed è lì che devi stare attento, altrimenti si finisce così!” Ghaul non trovò un punto specifico da indicare, però Alchimista capì perfettamente.

Quelle parole furono molto dure e il volto del ragazzo si raggrinzì in una smorfia di delusione, il fallimento era per lui qualcosa da non voler sperimentare mai.

“Credi che i più grandi stregoni del Regno trattino i Talismani con leggerezza, o addirittura che si lascino distrarre? Credi che per loro sia tutto un gioco?” il tono di Ghaul si stava alzando.

“Non ho mai detto questo Ghaul, e tu lo sai!” anche il tono di Alchimista si stava alzando.

“Allora perché vuoi sempre fare di testa tua? Perché continui a fare come se i miei consigli non valessero nulla? Quando in futuro sarai faccia a faccia con avversario, dovrai essere in grado di…” Ghaul si interruppe bruscamente, aveva detto più di quanto gli era stato anche solo lontanamente concesso di dire.

Il giovane stregone rimase immobile osservando il suo maestro con i suoi penetranti occhi grigi e ci volle più di qualche attimo affinché riuscisse a parlare.

“Perché dovrei essere faccia a faccia con un… avversario?” Alchimista rimase immobile, gli occhi ancora fissi sul suo Maestro che per una volta gli aveva detto qualcosa di completamente nuovo… esistevano degli avversari? Dei nemici?

“Ho soltanto fatto un esempio, tutti gli stregoni prima o poi si ritrovano ad affrontare qualcuno che gli è ostile e conoscere le basi è fondamentale” la voce era più calma, quasi innaturale.

“La tua frase era più specifica del solito… hai detto che un domani sarò faccia a faccia con un avversario, che significa? La foresta non è più sicura? C’è qualcuno che vuole scontrarsi con me?” le domande erano incessanti come pioggia battente.

“Ora basta, ragazzo! Un domani ti troverai faccia a faccia con qualcuno che vuole la tua vita perché non tutti gli abitanti dei Quattro Regni sono amichevoli… alcuni sono ostili, molto ostili, e se non riesci a restare concentrato a fermare una foglia che cade giù da un albero non sognarti di riuscire a sopraffarli!” il discorso era chiuso, anche se nessuno dei due lo aveva apertamente detto.

Ghaul si sfregò le mani ed alzò lo sguardo in cielo, sospirando leggermente.

Le sue parole erano vere… non tutte le creature dei Quattro Regni erano amichevoli.

“Scusami… hai perfettamente ragione. Non avrei dovuto sottovalutare così un incantesimo di livello base. Possiamo continuare ad esercitarci?” le scuse sembravano del tutto sentite, ma il fine era soltanto quello di continuare con l’esercitazione per raggiungere un risultato adeguato.

“Certo, l’allenamento è parte importante della formazione di qualsiasi stregone… riproviamo” a quelle parole Ghaul indicò una foglia che improvvisamente divenne di un verde acceso, per essere riconoscibile all’interno di quella massa frondosa di giallo ambrato.

Alchimista si concentrò, ripeté gli stessi movimenti di poco prima e questa volta tenne gli occhi bene fissi sull’obiettivo, altrimenti sapeva che per quel giorno gli allenamenti si sarebbero conclusi.

La foglia si immobilizzò a mezz’aria e, miracolosamente, non esplose in mille pezzi ed il Talismano rimase saldo nella sua mano.

“Ora cerca di portarla qui” disse Ghaul mostrando il suo palmo.

Alchimista ruotò il Talismano e prese ad avvicinarlo al corpo per controllare i movimenti della foglia e proprio in quel momento questa prese a muoversi in direzione del Maestro adagiandosi sulla sua mano aperta con innaturale delicatezza.

L’allenamento continuò ancora e molte altre foglie furono immobilizzate e portate sul palmo di Ghaul, il quale osservava ogni volta in maniera attenta i movimenti, ormai precisi, del ragazzo.

“Ghaul, ormai so fare queste stregonerie, distrazioni a parte… vorrei riuscire a provare qualcosa di nuovo, qualcosa di un po’ più complicato se possibile” Alchimista avrebbe voluto aggiungere qualcosa riguardo allo scontrarsi con quei fantomatici avversari, ma capì che era meglio mostrare il tutto come interesse proprio.

“Qualcosa di nuovo? Hai suggerimenti per caso?” Ghaul lo osservò dall’alto della sua stazza.

“Voglio restare fedele al percorso che ho deciso di intraprendere e gradirei che cominciassi ad insegnarmi qualcosa di… inerente, ecco.” le frasi ben formulate piacevano molto a Ghaul ed Alchimista non si lasciò scappare l’occasione di parlare in maniera più forbita.

Ghaul ci pensò su, osservando nuovamente il cielo… poi fece un leggero sospiro e parlò “Ne abbiamo parlato molte volte, ma credo che finalmente tu sia pronto a percorrere la strada che definirà il tuo futuro da qui ai cicli a venire… ti avverto che non sarà facile e non posso prometterti che sarà indolore, ma questo lo sai anche tu… è deciso, domani sarà il giorno della tua Incisione e sarò proprio io a compierla, ragazzo!” un velo di fierezza trasparì da quelle parole.

Immediatamente dentro Alchimista si generò un misto di eccitazione e fermento: l’Incisione era un rituale che per cicli aveva soltanto letto nei libri che Ghaul gli portava da luoghi ancora non ben definiti e si chiedeva quando sarebbe finalmente arrivato il suo momento di diventare uno stregone a tutti gli effetti.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Leonardo Zangarini
Leonardo Zangarini ha 23 anni, è uno studente universitario della facoltà di Giurisprudenza, vive a Torino ed è sempre stato attirato dal mondo della scrittura.
Da quando ne ha memoria, si è sempre trovato ad immaginare storie fantastiche, così, nel 2020, decide di scrivere quella che più di tutte aveva riempito la sua mente per molti anni, arrivando finalmente ad avere tutti gli elementi per una grande storia ed è così che nasce "I Segreti di Aralith: l'ascesa dello stregone", il suo primo libro in assoluto.
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