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Il Cactus Lino

Il Cactus Lino
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Consegna prevista Giugno 2024
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Qui vi racconto la storia di una pala di fico, (tranquilli più avanti le daremo anche un bel nome) stufa della propria monotonia e del fatto di non avere nessuno che la consideri veramente. Il suo ruolo nel mondo è solo quello di sostenere un dolcissimo frutto rosso tutto il giorno, senza però interagire con qualcuno o qualcosa. Ma che noia! Stufa di tutto questo, la nostra pala sente la necessità di dare una svolta, nel profondo percepisce una sofferenza, un vuoto che solo vivere veramente può riempire. Questo suo istinto la porta ahimè ad incontri non proprio raccomandabili, come un giovane nobile che pensa solo ad aggiornare i suoi canali social o un gruppo di fanatici sportivi il cui pensiero è mirato unicamente a tonificare il proprio corpo. Bello sì, ma fino ad un certo punto, la nostra cara Pala ha bisogno di altro, di un amico. Beh ora basta indizi, sta a voi immergervi nella lettura e scoprire come va a finire…

Perché ho scritto questo libro?

Perché ho scritto questo libro? beh per me la risposta è semplice, per far sì che chi legge, grande o piccino che sia, si conceda un momento di leggerezza, dove sentirsi libero di ridere e divertirsi senza pensiero alcuno per ciò che lo circonda
il cactus lino

ANTEPRIMA NON EDITATA

CAPITOLO 1

Inizia un nuovo giorno, il sole è già alto sopra la mia testa ed io, assieme ai miei fratelli e sorelle, sono già pronto per la tintarella mattutina. Come sempre tengo ben alti quei strani cosi rossi che ho attaccato su tutto il corpo, mentre il vento solletica i miei aghetti. L’acqua ha il suo solito colore cristallino, mi perdo nel guardare in lontananza i pesci che nuotano in mezzo al mare, e le onde sciogliersi sul bagnasciuga. Sono una semplice pala di un immenso fico d’India disperso e abbandonato all’interno di una gigantesca pineta immersa a sua volta nel centro di una bellissima isola. Non ho nome, potete chiamarmi numero 127, questo è l’ordine di successione con cui sono venuto al mondo. Di me sò ben poco, se non ripetere le storie che mi raccontava il mio bis bis bis nonno. Mi diceva che tutta la mia specie è originaria di un continente molto lontano –non chiedetemi il nome del continente sono pessimo con la geografia e in generale nel ricordarmi i nomi– e che un giorno, durante un forte temporale, molti di noi sono stati strappati alle loro piante di origine e dopo lungo e tortuoso periodo dispersi negli oceani più vasti, si sono ritrovati su delle nuove isole. Lì hanno dato vita a nuove famiglie. Io sono uno degli ultimi eredi di questi nuovi nuclei. Fra di noi siamo tutti molto simili, quasi troppo, delle strane ma graziose forme tondeggianti –ricordi vero cosa ti ho detto prima in merito a questa parola?? Ah, ecco– tutti di colore verde, ricoperti di aghetti fastidiosi che spesso creano prurito su tutto il corpo. Non so per quale motivo, ma siamo tutti attaccati l’uno all’altro

va bene volersi bene, ma un po’ di spazio per sé ogni tanto non guasterebbe-.
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Sulla pianta di cui faccio parte siamo in tantissimi, ormai ho perso il conto anche perché ogni anno crescono fratelli e sorelle nuovi di cui non saprei dire la numerazione, mentre altri si staccano e cadono a terra o vengono portati via dal vento. Come ho detto prima, ogni tanto crescono sulla nostra testa strane sagome rosse, molto belle da vedere e con un ottimo profumo, ma non vi dico la scomodità a tenerli diritti verso il sole tutto il giorno. Per fortuna dopo qualche mese si staccano pure loro e cadono a terra o qualcuno passa e se li prende –chissà poi per fare cosa, vabbè meglio così almeno io poi sto più leggero-. Questo strano coso lo chiamano fico, ma modestie a parte, tra i due credo di essere io il più bello-…ah ah ah ah …quanto sono simpatico-.
il cactus lino
Almeno lui un nome lo ha, io purtroppo sono solo un numero, una pala di una pianta in mezzo a tantissime altre pale, una grandissima famiglia certo, ma ad essere sinceri tra noi ci consideriamo poco, a mala pena ci guardiamo, ognuno pensa al suo fico, lo tiene ben alto, ma tutto quello che è attorno a mala pena viene notato. Almeno ho la fortuna di essere immerso in un paesaggio mozzafiato, con uno splendido mare, spiagge estese di cui non si vede mai la fine, colline fiorite piene di alberi, un sole cuocente che giorno dopo giorno, rende sempre più vivo il mio bel verde. É vero forse non dovrei lamentarmi, però dentro di me sento che mi manca qualcosa, vorrei tanto avere qualcuno con cui parlare, vorrei per una volta poter prendere e andare, viaggiare in lungo il largo, scoprire nuovi territori, conoscere nuovi amici, ridere, scherzare, insomma, VIVERE! –Scusate il momento tristezza non volevo rendere questa storia deprimente o farvi piangere però se ci sono riuscito, forse avete capito come mi sento-. Il mio discorso è chiaro, la mia vita è monotona quasi insignificante, ripetitiva, senza stimoli e senza relazioni. Ma allora mi dico, chi me lo fa fare di rimanere qua, in questa condizione? Se effettivamente voglio che qualcosa cambi devo essere io ad attivarmi per cambiare le cose, giusto? –questa bellissima frase credo me l’abbia insegnata uno dei miei numerosi nonni– Sì, direte voi sembra facile, ma forse non lo è, qui alla fine ho tutti i miei familiari, i miei amici, tutte persone con cui sono cresciuto anche se non conosco il nome e loro non conoscono il mio. Qui c’è la mia terra, c’è il mio mare, c’è la mia spiaggia. C’è un luogo sicuro che conosco; abbandonare tutto questo mi fa comunque paura, forse non sono pronto. 

Però cavolo quanto vorrei passare le giornate in modo diverso, essere riconosciuto da qualcuno e per qualcuno essere di più di una semplice pala di una pianta con cui ogni tanto i turisti in visita all’isola si fanno delle foto –o selfie come li chiamano gli umani adesso-.

Sì, forse è vero, basta piangersi addosso, o come direbbe la mia vicina pala 126, basta fare la pettola, mi devo dare una svegliata, voglio per me qualcosa di nuovo e qualcosa che mi faccia star bene, voglio stare con qualcuno che sappia che ci sono pure io. Quindi sapete cosa vi dico? Adesso inizio per bene ad agitare il mio sederino, sì, mi giro e mi rigiro su me stesso, voglio assolutamente andare via e staccarmi da questa pianta! Sono stufo! Sento che sono destinato ad altro. Mio caro fico d’India da oggi ti dovrai sorreggere da solo, fuori ci sono mille cose da scoprire e io finalmente sono pronto a cambiare! 

Ciao a tutti, statemi bene, voi continuate pure a fare la vita noiosa e insulsa che avete sempre fatto, se è quello che veramente desiderate, ma io voglio di più. Me ne vado!

  

CRICK                 CRACK                      CRICK                      CRACK 

dai che ci sto riuscendo ancora un ultimo sforzo…

(fai finta che siano suoni veri, quindi se riesci accentua pure il tono di voce, dalle enfasi, d’altronde è il mio primo libro quindi il budget è limitato, se funziona vedrò di attrezzarmi con effetti sonori decenti la prossima volta. ti ringrazio)

Cavolo però là sotto brucia devo stare attento non strapparmi qualche ago, ma vabbè ci metterò su un po’ di acqua del mare… 

CRICK                 CRACK                      CRICK                      CRACK

ce l’ho fatta, mondo arrrrrrrrrrrrrivooooooooooooo.

(vale come sopra)

TONFFFF!!!!!

(Non aver timore a farti sentire di solito i suoni piacciono agli ascoltatori)

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Nicola Giovannini
Salve, mi chiamo Nicola Giovannini, ho 39 anni, sono nato e cresciuto a Trento. Come scuole superiori ho frequentato l’istituto per geometri, strada subito interrotta perché poi la mia passione si è dimostrata un’altra. Infatti, per più di 14 anni ho lavorato come educatore professionale, interfacciandomi con bambini, ragazzi e adulti. Il mondo del sociale mi ha dato tantissimo e negli anni mi ha saputo regalare emozioni e momenti unici. Proprio per ripagare quella fascia di età a cui mi sono sempre affezionato e dedicato, ovvero i bambini, ho deciso di regalare loro qualcosa di mio. Partendo da quello che mi piace fare, che mi fa stare bene e che a mio avviso mi riesce discretamente, cioè scrivere, disegnare e far sorridere la gente, mi sono messo in gioco, realizzando qualcosa che spero possa donare un momento di serenità e leggerezza. Così è nato Il Cactus Lino
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