Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Il giardino di Lolian

Il giardino di Lolian

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

Svuota
Quantità
Consegna prevista Dicembre 2022

Il conflitto tra Natura Benevola e il suo Lato Oscuro fa da sfondo alle vicende di Lolian e Re Jorg.
Lolian trovatella, cresciuta nelle cucine del castello di Rion, si ritrova al cospetto della Regina Tabaria che sul letto di morte, le strapperà una promessa: Recuperare un prezioso oggetto e lasciare Rion per sempre.
Quell’istante stravolgerà la sua vita. Lolian finirà travolta e stravolta da ineluttabili avvenimenti. Sarà catapultata in un magico giardino, dove insieme a “fantastici” amici, scoprirà e accetterà la sua vera natura, solo allora le sarà chiaro quale futuro l’attende.
Re Jorg, tiranno conquistatore, sarà investito di un importante missione: Gettare gli uomini nelle tenebre e nel Caos. Guidato da un’arcana mappa e sostenuto da coloro che il Signore Oscuro gli affiancherà, come il potente Mago Marvelius, travolgerà ed eliminerà chi proverà a ostacolarlo. Lolian compresa.
Preparatevi! Sarà l’ennesima battaglia di una guerra senza fine: quella tra il bene e il male.

Perché ho scritto questo libro?

Ho sempre avuto una fervida immaginazione nella quale mi rifugio e viaggio per luoghi e con persone che difficilmente avrei potuto visitare o incontrare rimanendo nella realtà. L’immaginazione non mi ha mai abbandonata anzi mi aiuta e sostiene nei vari momenti della vita. Attraverso di lei riesco a dare corpo alle emozioni, agli stati d’animo, ai sentimenti così prendono vita le mie storie. Esse raccontano la vita inspirate dalla Fantasia e “Il Giardino di Lolian” è un tributo a Lei: Fantasia

ANTEPRIMA NON EDITATA

Il rumore dell’acqua schiacciata dai passi concitati, contrastava col tranquillo sciabordio delle onde contro il promontorio roccioso di Rion. Correva Lolian a occhi chiusi e testa bassa. I pugni alti e stretti al petto. Stava fuggendo per allontanarsi il più possibile dalle parole e i racconti di Istria. Ad un tratto aprì gli occhi. Sapeva di dover arrestare la corsa perché tra non molto la piatta roccia, sulla quale si trovava, sarebbe stata interrotta bruscamente dall’imponente scogliera slanciata verso il cielo colorato dal sole quasi del tutto scomparso dietro l’orizzonte. Se voleva continuare a fuggire avrebbe dovuto scalare la roccia.

Continua a leggere

Continua a leggere

Stremata si fermò, poggiò le mani sulla nera parete umida e alzò lo sguardo. Sembrava stesse reggendo la montagna per evitarle di ribaltarsi. Forse sarebbe stato meno faticoso reggere la fredda parete di roccia anzicchè sostenere l’enorme peso che gravava sulla mente e il cuore. Pensò mentre un mesto sorriso le increspava le labbra.

Era il peso delle parole non dette, della paura verso una verità non del tutto svelata.

Era il peso delle sensazioni provate da una vita intera ma non del tutto comprese e che adesso volevano emergere dalle profondità del tempo, pregne di un significato inaccettabile.

Lolian trasalì, riportata alla realtà da un improvviso rumore. Si voltò indietro temendo che qualcuno l’avesse raggiunta ma, si sbagliava: dietro di lei non c’era nessuno. Era però il caso di continuare a fuggire e così cominciò ad arrampicarsi sulla scogliera per allontanarsi ancora di più da quelle donne, dalle loro strane strane storie, da ciò che avevano chiamato “la verità”. Non desiderava trovare “la verità”, voleva solo ritrovare la libertà e la sua vita.

Lolian era una dei pochi ad affrontare con estrema destrezza e abilità la scalata della scogliera. Lo aveva imparato da bambina per poter assistere meglio alla magia delle navi. Sorrise ricordando di quando, si avventurava nella faticosa scalata per raggiungere il punto da dove, seduta tra le rocce, assisteva alla magia che permetteva alle piccole navi di diventare sempre più grandi man mano si avvicinavano a Rion. Solo più tardi avrebbe scoperto di cosa in verità si trattasse. Fu un mercante dalla pelle colore dell’ambra e dai verdi occhi, a spiegarle che non era una magia a far diventare le navi grandi, perché, non erano le dimensioni delle navi a cambiare ma la prospettiva dalla quale venivano viste. Ricordava ancora le parole pronunciate dall’uomo dalla barba ben curata e con in testa lo strano copricapo chiamato turbante. Le aveva detto: “Piccola mia tutto ciò che è lontano appare più piccolo di quanto in verità sia. Se osservi con attenzione, però, potrai scoprire se ciò che si sta avvicinando è pericoloso o no. Se è un pericolo fuggi così rimarrà piccolo e più fuggi più piccolo diverrà fino a scomparire. Se ciò che si sta avvicinando è buono allora siediti e aspetta che diventi sempre più grande.” Lolian, dopo quel racconto, aveva continuato a vivere l’arrivo delle navi come un momento magico anche se aveva cercato di seguire sempre quel consiglio. Lo aveva messo in pratica anche con Istria e Donna Sirva ma, aveva atteso a lungo, permettendo al pericolo di avvicinarsi troppo e quando aveva deciso di fuggire era tardi ma lo aveva fatto in fretta e continuava a farlo per far sì che il pericolo divenisse sempre più piccolo fino a sparire. Inerpicandosi aveva raggiunto una protuberanza rocciosa piatta e abbastanza grande da sembrare quasi un piccolo sentiero. Era stato il suo rifugio sin da piccola. Rimaneva in piedi, con la schiena poggiata alla parete rocciosa poi chiudeva gli occhi e apriva le braccia. Inerme lasciava la brezza umida scompigliarle i capelli e sfiorarle la pelle. Respirava l’odore del mare e percepiva la frescura tonificante della pietra. Il rumore delle onde la rassicurava anche quando presagiva tempesta. Si rigenerava! Avrebbe voluto ritornare bambina, in quel momento, avrebbe voluto scoprire che tutto ciò che le era successo negli ultimi giorni o forse mesi, era solo un brutto sogno. Ma non fu così. Lei era una giovane donna in fuga e la notte era oramai incombente.

Scivolò giù, lungo la parete e si strinse le ginocchia al petto.

Spinse lo sguardo fino all’orizzonte anche se il buio della notte le impediva di vedere. Pensieri confusi e domande presero ad affollarle la mente mentre foga cercava di soffocarli. Doveva dimenticare soprattutto quelle due donne. Doveva ……. Affondò inconsciamente la mano nella tasca interna del mantello e tirò fuori la sfera. La luce rossa prese a irradiarsi in lontananza. Temendo di essere vista e dunque scoperta, gettò in mare il globo luminoso. Dapprima si dispiacque di quel gesto improvviso ma poi sorrise e si sentì leggera. Si era appena liberata di un peso. La sfera si sarebbe inabissata nelle profondità del mare portandosi dietro timori e paure e lei avrebbe potuto rifarsi una vita. Adesso doveva solo decidere in quale direzione muoversi. Aveva cominciato a pensarci, quando sentì un sordo rumore proprio sotto di sé. Si affacciò dallo sperone di roccia per guardare, stando attenta a non sporgersi troppo per paura di cadere. L’oscurità non le permetteva di capire cosa, galleggiando sull’acqua, stesse sbattendo contro gli scogli mosso dalle onde. Dopo aver osservato con attenzione scorse quello che sembrava il profilo di una piccola barca. Decise di andare a vedere da vicino. Poteva essere un segno. Il mare le stava indicando il cammino da intraprendere per raggiungere la sua nuova vita. Si mosse con abilità e attenzione sugli scogli, anche quando dovette saltare da uno spuntone all’altro per evitare di cadere in acqua. Raggiunse, finalmente, la piccola imbarcazione di legno all’interno della quale si trovavano anche due remi. Probabilmente si trattava di un imbarcazione da salvataggio, smarrita da una nave, oppure doveva esser stata usata per navigare laddove i fondali diventavano bassi per i grandi scafi. Pensò. Di qualunque cosa si trattasse, adesso quel guscio di rozzo legno l’avrebbe condotta verso la libertà. Impiegò un pò di tempo prima di capire come salirci sopra per evitare di farlo capovolgere. Non voleva finire in acqua, temeva le profondità. Quando finalmente vi riuscì, posizionò i remi, li strinse fiduciosa tra le mani e cominciò a vogare su un mare buio e sotto un cielo stellato. Lo avrebbe fatto con forza e determinazione fino a quando non sarebbe sopraggiunta la stanchezza. Solo allora avrebbe smesso, lasciando il fato remare per lei.

Lo strano rumore dell’acqua seguito da un leggero tonfo ed un rotolio, attrassero l’attenzione di Lolian. Si guardò intorno ma non vide nulla poi di colpo trasalì, qualcosa le aveva sfiorato la caviglia e, infine, inorridì alla vista della sfera illuminata proprio accanto al suo piede. Voleva allontanarla, voleva fuggire ma la paura di rovesciarsi compiendo un incauto gesto o di perdere i remi, la raggelò e la immobilizzò. Quello che stava succedendo non era possibile! Stava sognando a occhi aperti o forse era un allucinazione frutto della stanchezza. Chiuse gli occhi e li riaprì ma niente era mutato. La sfera non si trovava sul fondo del mare. Era sulla sua barca. Non ebbe però il tempo di continuare a pensarci. D’improvviso qualcosa aveva preso a muoversi sotto di lei, agitando l’acqua e facendo oscillare pericolosamente la barca. Tirò su i remi e si aggrappò al bordo di legno. Tutto cessò. Tirò un sospiro di sollievo. Solo per qualche istante fu quiete poi l’acqua riprese a ribollire e lampi di luce a sfrecciare sotto la sua superficie. Sentì il cuore fermarsi in petto, quando vide Istria emergere dalla schiuma marina, materializzarsi davanti a lei per poi salire sulla barca.

Si guardarono per un istante. L’espressione di Lolian era quella di chi aveva appena visto un fantasma, mentre, Istria dritta davanti a lei la scrutava con sguardo severo.

“Raccogli la sfera e mettila al sicuro” ordinò con tono irremovibile.

Lolian, invece, si alzò e si tuffò, sparendo sott’acqua.

“Limbus pensaci tu! Salvala!” gridò Istria colta di sorpresa da quel gesto.

Dopo il tuffo Lolian aprì gli occhi e, non del tutto cosciente di ciò che aveva appena fatto, sentendosi mancare l’aria, respirò. Subito l’acqua salata le riempì la bocca e il naso ed enormi bolle presero a galleggiarle tutt’intorno. Solo in quell’istante ricordò di essersi tuffata dalla barca. Strabuzzò gli occhi e si portò le mani al collo. Stava affogando e nonostante muovesse irrefrenabilmente braccia e gambe, nel tentativo di risalire, sprofondava sempre più. Svenne. Il mantello e i suoi capelli sospesi sopra di lei, sembravano le vele di un galeone ridotte a brandelli da un uragano prima di essere trascinate sul fondo del mare.

Lolian continuò a sprofondare fino a quando una mano l’afferrò un polso e la trascinò in superficie.

Istria, rimasta sulla barca in trepida attesa, vide riemergere dapprima la testa completamente glabra di un uomo, poi il corpo inerte di Lolian. Si piegò e tese il braccio per afferrarla e tirarla su, facendo attenzione a mantenere l’equilibrio per evitare di ribaltarsi poi la sistemò ancora priva di sensi sul fondo legnoso e tentò di rianimarla.

L’uomo, intanto, rimasto in acqua, prese a bisbigliare e d’improvviso, cominciò a emergere. Era come se l’acqua lo stesse spingendo dal basso verso la superficie. Quando anche i suoi piedi furono fuori camminò sulla spuma marina fino a raggiungere la barca per salirci su.

Lolian riprese i sensi e cominciò a tossire, sputando fuori tutta l’acqua bevuta. Quando i colpi di tosse cessarono, si distese stremata e guardò in alto, fu così che si accorse della presenza, al di sopra di lei, di Istria e di un uomo dal grosso ventre, con la testa tonsa, appoggiato a un robusto bastone e coperto da una lunga tunica di lino inzuppata d’acqua. Si accorse anche dei suoi occhi completamente bianchi.

“Riponi la sfera al sicuro” Sentì ripetrsi da Istria come se non fosse successo nulla.

“Stammi lontano – le ringhiò – Quella non è la mia sfera. L’ho gettata in acqua.”

“La sfera ti ritroverà sempre. E’ riemersa dalle profondità e ti ha raggiunta. Mettila al sicuro.”

Non poteva più sopportare il tono di quella voce, così Lolian l’afferrò con gesto stizzoso e la ripose nella tasca del mantello bagnato.

“Bene!” assentì Istria poi le si sedette accanto sul fondo della barca e disse: “Limbus conducici lontano da qua.”

“Come tu desideri” rispose l’uomo dagli occhi bianchi. Rimase in piedi a prua, fissò lo sguardo verso l’infinito e dopo aver proferito alcune parole in un flebile sussurro, la piccola imbarcazione riprese a muoversi.

“Io no so come abbiate fatto a raggiungermi e quale sortilegio abbiate praticato ma non avete alcun diritto di portarmi con voi”

“Sei tu che hai deciso di seguirci – le fece notare Istria – Nessuno ti ha costretto a salire sulla mia barca. Lo hai deciso da sola – si guardò intorno indicando con la mano il mare aperto e concluse dicendo – Se non vuoi venire con noi, puoi sempre tuffarti”

Lolian si sentì in trappola. Un senso di profonda frustrazione la invase. Come poteva mai immaginare che quella piccola imbarcazione potesse appartenere alla donna dalla quale era fuggita.

Cercò di reprimere la rabbia e l’umiliazione facendo un profondo respiro.

Avrebbe tentato nuovamente la fuga non appena toccata la terraferma.

“Posso sapere almeno dove siamo diretti?”

“All’isola dei Saggi” Le rispose Istria.

“L’isola del tuo racconto?” Chiese incredula

“Sì”

“Mi avevi detto che non eri più stata in grado di ritornarci!”

“Non mi hai permesso di terminare il mio racconto. Sei fuggita! Ricordi?”

Lo sguardo di Istria carico di risentimento si scostò da lei e si distese a contemplare l’infinito. “Se lo desideri posso raccontarti come  ho ritrovato il varco.”

Lolian fece spallucce e rispose: “Mi sembra non ci sia niente di meglio da fare.”

Istria non rimase offesa da quelle parole proferite al solo scopo di mal celare il desiderio di sapere, quindi, cominciò a raccontare: “Ero arrivata da tempo in un piccolo villaggio di pescatori, dove avevo trovato tranquillità e ospitalità. Era stato costruito a ridosso della spiaggia e ogni abitazione, inclusa quella dove mi ero sistemata, possedeva una piccola loggia di fronte al mare, dalla quale, tutte le mattine, assistevo al meraviglioso spettacolo del sorgere del sole. Fu durante uno di quei momenti che mi apparse come in sogno, uno dei Saggi. Mi sorrise e si sedette accanto a me. Ricordo ancora il suo sguardo e le sue parole tristi:

“ …… Il sole è un dono fatto agli uomini dalla Sacra fiamma dispensatrice di vita. Ci riscalda, ci conforta e ci illumina. Immagina un umanità senza sole, costretta a vivere nella notte eterna. Istria non dobbiamo permettere che questo accada mai. Torna a Rion, trova il Fatum. Solo lui potrà salvarci.”

Istria guardò Lolian con una tale espressione da suscitare nell’altra la paura che stesse per dire qualcosa che invece doveva essere taciuto.

“Avresti dovuto raccontarmi di come hai ritrovato il varco. Limitati a quello altrimenti taci” disse Lolian con tono irremovibile.

Istria sospirò sconfortata poi riprese a raccontare: “Accettai l’incarico perché nessun compito viene assegnato se non lo si può portare a termine poi prima che sparisse chiesi se sarei mai potuta tornare sull’isola e lui mi rispose: “Solo se lo desideri veramente potrai navigare per ritrovarla…..”” Guardò il mare e sparì. Le sue parole mi risuonarono in mente di continuo nei giorni seguenti, fino a quando pensai di averne finalmente compreso il senso. Animata quindi dalla speranza, presi in prestito una barca oramai non utilizzata da tempo, la stessa sulla quale ci troviamo adesso e mi spinsi in mare aperto, recitando la formula per aprire il varco. Subito venni avvolta dalla foschia e quando si dissolse rividi l’isola.”

Istria guardò Lolian. Era rannicchiata sul fondo di legno con le ginocchia strette al petto.

“Ho freddo! – le disse – Spero di trovare sulla tua isola un fuoco per potermi asciugarmi.”

La voce di Limbus richiamò la sua attenzione senza darle il tempo di rispondere a Lolian.

“Possiamo?” gli chiese

“Siamo abbastanza lontani. Nessuno potrà scorgerci quaggiù. Puoi aprire il varco.”

Istria si chinò per stringere fra le sue mani il volto di Lolian che scoprì quanto morbide, calde e rassicuranti fossero e le sussurrò: “Se solo tu permettessi ai tuoi occhi di vedere e alle tue orecchie di ascoltare, vivresti questi momenti con coscienza.”

La guardò ancora un istante, rimanendo in silenzio e un fugace attimo di pace pervase Lolian persa nella serenità dello sguardo di Istria.

Istria si sollevò e raggiunse la poppa, alzò lo sguardo e le braccia al cielo e d’un tratto la nebbia li avvolse. Lolian ricordò il racconto appena udito e non sentì più paura di quella che già provava. Avvertì invece l’ansia di chi sa che non potrà tornare indietro dal luogo ove lo stanno conducendo.

La nebbia si dissolse in un istante così come si era addensata.

“Siamo arrivati a casa” annunciò la voce atona dell’uomo dagli occhi bianchi.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Il giardino di Lolian”

Condividi
Tweet
WhatsApp
Maria Cristina Dicara
Maria Cristina Dicara nasce a metà degli anni ‘70 e cresce a Vittoria, nome inspirato alla sua fondatrice.
No Vittoria (the queen) ma Vittoria Colonna nobildonna del ‘500. Trascorre infanzia e adolescenza in modo abbastanza normale: guarda i cartoni, gioca, studia, frequenta gli amici, ascolta i Duran Duran che ai suoi tempi andavano veramente forte. Consegue il diploma e comincia a lavorare per poter essere autonoma.
Ama la sua Sicilia anche se la incuriosisce scoprire come si vive oltre lo stretto così sale su un treno che la porta a Milano dove oggi vive con suo marito e 2 cani.
La sveglia suona tutte le mattine alle 5:30: Si alza, prepara l'immancabile tazza di caffè latte e scrive o legge fantasticando di luoghi e persone, avventure e duelli, incantesimi e magie, streghe e fate, elfi e gnomi.
Aveva 6 anni quando ha cominciato a farlo e da allora non ha più smesso!
Maria Cristina Dicara on Instagram
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie