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Il mondo di Luis

Il mondo di Luis
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Consegna prevista Aprile 2023
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Nina e Jiro vivono in due mondi diversi, ma le loro storie sono parallele. La prima, alle prese con una famiglia disgregata, sente di non poter affrontare un padre autoritario, che ha già delineato il suo futuro. L’altra conduce una vita solitaria su di un’isola fantastica, ma qualcosa la turba; c’è un ricordo che non riesce a cancellare, un’immagine che la accompagna ogni giorno senza mai rivelarsi davvero.
Solo un elemento mette in relazione due ragazze così diverse: i loro compagni di vita. Luis, il fedele cagnolino di Nina, Silù, l’orsetto di mare che segue Jiro in tutte le sue incredibili avventure.
Giorno dopo giorno le loro vite procedono con calma, una è abbandonata all’inerzia, l’altra è impaziente di esplorare il mondo.
Però in un momento cambia il vento. Per un caso fortuito all’improvviso entrambe si trovano affacciate sull’ignoto. Dovranno fare i conti con il loro passato, afferrare le redini delle loro vite e sfuggire alla condanna del destino.

Perché ho scritto questo libro?

Nina ha una storia comune a tanti giovani. Quando il suo personaggio è comparso nella mia mente ho subito immaginato che volesse solo rifugiarsi nel mondo dei sogni. Così è emersa Jiro.
Ecco perché ho scritto questo romanzo: in ogni essere umano c’è la dimensione del sogno, vera ma intangibile, invisibile. Eppure comunica molto, spesso a chi ci sta più vicino. Come Luis per Nina.
Allora forse ho scritto questo libro anche perché penso che i cani sappiano raccontare meglio di tante parole.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Un’isola felice

Jiro

La bicicletta correva spedita lungo la discesa verso il mare, Jiro non aveva bisogno di spingere sui pedali né di frenare. Il declivio verso la costa era dolce, lievemente ricurvo e il profumo del vento primaverile rendeva l’aria rarefatta e dava al tragitto l’atmosfera del sogno.
In pochi giorni i territori del Castello nell’aria si erano riempiti, sovraccarichi di un’esplosione di colori. Lungo le mura, sulla curva del picco, erano nate tenere campanule azzurre, gialle e viola e nelle bordure presso i prati, tra bianche margherite, svettavano giganteschi tarassachi rotondeggianti e pieni. L’edera si faceva largo tra le pieghe delle antiche pietre, che sembravano sul punto di cedere sommerse dal peso delle verdi ortensie, pronte a sbocciare di lì a poco.

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L’odore del polline invadeva la stradina: la nuova stagione non aveva tardato ad arrivare.

Jiro aspettava con frenetica gioia quel momento: quei colori e quei profumi la rassicuravano, le davano la certezza che il Castello nell’aria sarebbe rimasto sempre lo stesso, senza mai sparire.
Infatti, anche quest’anno l’aveva accontentata, puntuale come come ogni volta, con un sole caldo, ma ancora lontano, ad illuminare i germogli e boccioli nuovi.

Era giunta l’ora di inaugurare l’arrivo della bella stagione con un bagno nell’acqua ancora fresca dei primi giorni di primavera.

Con la bici leggera sarebbe volata fino a riva e giunta lì avrebbe indossato in fretta e furia il costume nella catapecchia abbandonata. Ecco, poteva fare il primo tuffo dell’anno!

Ad aspettarla sul bagnasciuga c’era una barchetta di legno, vecchia e in disuso. Era usurata sul fondo e sui bordi a causa delle piogge, del ghiaccio e della salsedine. Non mancavano buchi e parti marce.

Prima ancora di fermarsi, si sollevò dal sellino di pelle chiara e terminò la corsa abbandonando il manubrio sulla sottile sabbia bianca. Si tolse le scarpe e raggiunse la piccola imbarcazione sorridendo. Mostrava i suoi denti sottili e aguzzi al mare.

«Silù! È ora del bagno!».

Dalla cavità di legno partì un lungo ululato e poi uscì una zampa azzurra, con le unghie affilate e i polpastrelli palmati. La ragazza rise e quel buffo animale la seguì saltellando sulle quattro zampe fino alla casetta senza tetto. Si sedette di fronte alla porta ad aspettare che Jiro indossasse il costume. Annoiato prese un bastoncino da terra , stringendolo con i lunghi canini sporgenti solitamente nascosti da un morbido musetto tondo ricoperto di pelo.

Jiro e Silù erano molto diversi tra loro. Lei alta, magra e slanciata, con la pelle bianca e scoperta, aveva orecchie allungate che le sovrastavano le tempie, terminando appuntite, e capelli raccolti a ciocche spesse, del colore delle alghe, tutti intrecciati in mille nodi ormai indistricabili. Lui, interamente coperto sul dorso e sui fianchi da fitte squame azzurre, era minuto e dalla forma oblunga, con le zampette corte e una coda spinosa chiusa da due piccole pinnette. Non parlavano la stessa lingua, ma erano sempre riusciti a comunicare con gli sguardi, i gesti, le posture.

Se si presentava un’avventura la affrontavano insieme, se era ora di fare il bagno si tuffavano insieme, se un luogo attirava l’attenzione di uno dei due, allora anche l’altro partiva in esplorazione. Amavano fare immersioni e scoprire nuove bestie che si spostavano nei dintorni del regno per cercare cibo o migrare verso climi più miti.

In primavera Silù poteva riunirsi alla sua famiglia e per questo non vedeva l’ora di farsi un bel bagno. L’acqua, appena tiepida e ancora trasparente, custodiva in sé un mondo rigoglioso e sorprendente. Nella vegetazione di poseidonia e coralli vivevano creature straordinarie; come i pesci dagli occhi tondi e il corpo esile che in quel periodo dell’anno giungevano verso riva per potersi cibare delle conche gusciose. Questi erano dischi appena convessi che si nascondevano tra le insenature di rocce muschiose, prede difficili per qualunque altro pesce. Poi gli orsi marini si avvicinavano di nuovo alla costa, dopo un lungo letargo, per cercare acque calde e ricci ancora giovani, con le spine morbide, che si dirigevano controcorrente per raggiungere, all’inverso, luoghi freddi per rinforzare la corazza.

Nel loro viaggio avrebbero affrontato come primo avversario Silù, il cacciatore più abile e ghiotto di ricci.

Appena annusò il fresco profumo del loro salso, l’orsetto di mare abbandonò a galla il bastoncino di legno e si riunì al suo branco senza risparmiarsi nella prima battuta di caccia della stagione.

Quella mattinata si era rivelata preziosa. Sia lui che Jiro avevano fatto scorta di frutti di mare, che avrebbero conservato a lungo. Ne gustarono qualcuno per pranzo: aperti a metà e arrostiti sul falò. Per condimento la ragazza aveva preparato una deliziosa salsetta di tarassaco, gialla e saporita.

Tutto procedeva secondo i piani. Jiro non poteva fare a meno di pensarla così.
Sull’isola felice del Castello nell’aria nulla poteva andare storto. Ogni elemento si fondeva alla perfezione con tutti gli altri; tutti gli esseri viventi erano in armonia, consapevoli del loro ruolo all’interno del cerchio della vita e felici ognuno della propria condizione quale che fosse.
Era un luogo magico che non si sarebbe mai dissolto.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Valentina A. Calissano
Valentina A. Calissano nasce nella provincia di Roma, ma in ventinove anni ha compreso di avere un cuore cosmopolita. Conosciuta anche come orsochevola su internet, si destreggia nel mondo dei libri e della letteratura riempiendo di parole fogli volanti e tovagliette usaegetta dei pub. Molto spesso la sua scrivania diventa una giungla di volumi, raggruppati nell'ordine del caos in nome dell'ispirazione. Scrive poesie, alcune pubblicate nel volume a sei mani Il Melograno, edizioni Auxiliatrix, e racconti. Per Just Kids Magazine ha ideato la rubrica Il Trip, raccolta di racconti ispirati dalla musica, a cui ogni mese aggiunge una nuova storia. Ha contribuito alla creazione del volume L'Ucraina che verrà, di TheWise Magazine, dedicandosi alla pagina culturale dei consigli di lettura.
Il mondo di Luis è per lei l'esordio come romanziera dell'onirico nel mondo reale.
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