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Il muro e la tela del ragno

Il muro e la tela del ragno
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Consegna prevista Ottobre 2024
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Qual è il confine tra amicizia e amore?
E’ forse forte come un muro o esile come la tela di un ragno?
Anna e Luigino dopo aver condiviso la vita dalla nascita all’esame di maturità si sono persi di vista.
Si ritrovano adulti, dopo vent’anni, a condividere una quotidianità fatta di lavoro, casa e dolori.
Lavoro perché sono colleghi: insegnano entrambi nello stesso liceo. Casa perché abitano nuovamente vicini e dolore perché la vita non sempre, anzi quasi mai, ci risparmia questo lato oscuro fatto di rinunce e abbandoni.
Ritroviamo Luigino che si é affrancato dall’immagine dello studente timido e secchione che ha caratterizzato la sua giovinezza e Anna che per nascondere ogni possibile debolezza ha costruito intorno a sé mura invisibili.
Il ritrovarsi a fare le stesse azioni ripescando dal passato comune fa sì che il legame, che per lunghi anni era stato reciso, si saldi nuovamente.
Nasce una nuova vita, crasi di esperienze passate e presenti.
Amore o amicizia?

Perché ho scritto questo libro?

Ho ritrovato dopo più di trent’anni la mia amica del cuore, la mia compagna di banco alle superiori.
Abbiamo ripreso il dialogo interrotto da ragazze come se il tempo non fosse mai trascorso.
Le chiacchiere sul presente e le incursioni nel passato, si sono intrecciate intensamente. Lei pittrice e io appassionata di scrittura ma entrambe intrappolate in un percorso di studi a noi non confacente.
Un giorno mi ha detto: “Perché non scrivi una storia?”
E così ho fatto.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

Mi chiamo Anna Casassa, ho quarantadue anni e sono un’insegnante di lettere: sì insomma, faccio la prof di italiano e storia in un liceo scientifico.

Sono single, preciso per mia scelta, vivo felice con il mio gatto, ho tante amiche, tanti interessi e in vacanza vado sempre in  Val d’Aosta perché non amo il mare e poi perché la mia pelle si scotta al sole.

Non sono una zitella, lo so che lo avete pensato, ma sono una persona che vive da sola senza avere l’assillo di dover lavare mutande e calzini a un essere che quando lo hai sposato sembrava un principe azzurro e invece sotto il suo mantello nascondeva un parente dell’orso Grizzly.

La mia vita è trascorsa sempre in modo lineare, senza scossoni o imprevisti, come sognavo sin da bambina: volevo fare l’insegnante già da piccola e ho studiato tanto per raggiungere questo obiettivo.

Le mie amiche uscivano, andavano a ballare, si fidanzavano: invece io avevo in testa soltanto la letteratura e vivevo nel mio mondo perfetto fatto di libri e di personaggi fantastici con le loro storie che facevo mie.

Tutto è filato liscio fino a oggi, quando sono entrata in sala professori.

“Casassa, ti presento il professor Pellegrini, il nuovo docente di matematica” esclama con enfasi il collega di chimica.

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Il nuovo arrivato mi guarda, io lo guardo, sembriamo usciti da uno di quei romanzi di Liala che leggeva mia nonna e con un sussurro domanda “Annina, ma sei proprio tu?”

E qui, se fossi stata veramente un'eroina di quei romanzi rosa sarei svenuta. Invece sbotto con un “Luigino, che cazzo ci fai qui?”

Il nuovo arrivato incassa con un sorriso e di rimando lancia la bomba “Oh, buongiorno anche a te. Che piacere rivederti, Annina o come vuoi che ti chiami Anna dai capelli rossi o manico di scopa? Vedo che sei rimasta la simpatica di sempre!”

E qui non ci vedo più e inizio a insultarlo, partendo con un “Luigino Pelle senza palle, ripeto: che cazzo ci fai qui?” e continuando con un catalogo di epiteti degni del miglior scaricatore di porto e non certo di una integerrima professoressa di lettere.

A questo punto, il collega Maldini assolutamente sconvolto da tale violenza verbale e anche fisica, perché’ nel vomitare tutte quelle volgarità mi sono anche avvicinata con fare minaccioso a Luigino che non è indietreggiato neanche di un millimetro, si pone fisicamente nel mezzo della discussione spingendoci con le mani lontani uno dall'altra, come un consumato arbitro di boxe.

“Colleghi, per favore!” urla, risistemandosi la cravatta che nelle fasi concitate della discussione aveva preso una piega anomala “per favore, ripeto. Ma cosa vi succede? Ma vi conoscevate già?” chiede ansimando.

“Purtroppo si!” rispondiamo in sincrono, guardandoci in cagnesco ma impossibilitati ad aggiungere altro dall'arrivo della restante parte del corpo insegnanti che cinguettando gaiamente entra proprio in questo momento al seguito del preside.

********

Io e Luigino siamo nati nello stesso ospedale a due giorni di distanza una dall'altra: io il sei gennaio (ancora oggi subisco battute stupide e inopportune su questa data) e lui l'otto, da due mamme amiche d'infanzia.

Abitavamo nella stessa via, siamo andati insieme all'asilo che allora si chiamava così e non scuola materna come oggi, insieme alle elementari, compagni di banco alle medie ma non per volere nostro ma solo perché eravamo i più bravi della classe e i professori avevano paura che gli altri potessero copiare da noi e poi infine anche compagni di classe al liceo.

Ebbene sì, vi starete chiedendo cosa ci faceva una futura professoressa di lettere in un liceo scientifico?

Nulla, se non cercare di uscire indenne da quei cinque anni di inferno che non avevo scelto io, ma i miei genitori che speravano di avere in casa un medico che li avrebbe curati una volta diventati anziani.

Sono stata costretta a iscrivermi a quel liceo perché' lo aveva fatto lui, nonostante io bramassi per frequentare il classico, ‘' così avrai qualcuno che ti proteggerà'' dichiarò mio padre.

Papà Giacomo era convinto e lo è ancora, che un essere appartenente al genere femminile abbia un assoluto bisogno di una figura maschile che faccia scudo con il suo possente corpo alle avversità e agli imprevisti che la vita di tutti giorni riserva a noi povere gracili e indifese donnine.

Peccato che in tutti gli anni di frequentazione congiunta delle aule scolastiche sia sempre stata io a tirare fuori dagli impicci Luigino, che a quei tempi non si poteva certo definire un marcantonio, anzi direi che dargli del mingherlino era fargli un complimento.

Magrissimo, altissimo, brufoloso e completamente confuso sul modus vivendi da instaurare all'interno della cerchia scolastica, Luigino si è trovato spesso in situazioni imbarazzanti al limite del pericoloso per la sua incolumità dato che erano tempi che di bullismo non se ne parlava ancora ma esisteva, eccome se esisteva.

Perciò il trovarmi davanti questo esemplare di maschio italico con un corredo tricologico leggermente brizzolato, le rughette ai lati degli occhi scurissimi e incorniciati da quelle lunghe ciglia che gli invidio da sempre, mi fa sentire un po' strana.

********

“Perché te ne sei andato via?” gli chiedo con la voce strozzata dall'emozione.

“Tu mi hai mandato via” mi risponde prontamente “Mi hai detto di andarmene e io l’ho fatto”

“Luigino, sei arrivato a casa mia dopo gli esami tutto contento perché ti avevano contattato dall'università di Trento dopo che il nostro preside ti aveva segnalato dato il tuo punteggio massimo alla maturità” gli spiego senza alzare il viso da questa comoda posizione a pochi centimetri dal suo cuore che sento battere “Cosa dovevo fare: dirti di rimanere a Torino con me e rinunciare a quella fantastica opportunità? No assolutamente no: ero tua amica e lo sono ancora e ho pensato solo a te, al vantaggio che ne avresti potuto trarre da un percorso di studi in un’Università così prestigiosa.”

“Mi hai mandato via” ripete come un disco rotto.

“Se ti avessi trattenuto non saresti diventato quello che sei adesso” gli spiego accarezzandogli la guancia “e mi avresti odiato per tutta la vita. Anche se mi sono sentita abbandonata e tradita e ho sofferto come un cane per la tua partenza, ora penso di aver fatto la scelta giusta.”

“Ma tu cosa hai fatto in tutto questo tempo?”

“Boh, niente di importante a parte il fatto di essere stata in analisi per più di due anni per cercare di superare il trauma dell’aggressione” e dicendo questo lo sento inghiottire rumorosamente la saliva.

“E poi?” mi chiede titubante.

“E poi sono andata avanti come ti ho già raccontato: studio e lavoro, lavoro e studio” gli elenco con una nota sarcastica nella voce.

“Anna, ma l’amore?” mi chiede e io penso a quanto sia anacronistico quest’esemplare di maschio italico che ho davanti e che sto stringendo in questo posto meraviglioso in questa tiepida serata di primavera.

“L’amore? Luigino l’amore non esiste” sentenzio categoricamente guardandolo negli occhi “Esiste l’affetto, l’amicizia, la comprensione reciproca e la complicità tra due esseri viventi. Il concetto di amore è stato troppo usato a sproposito.”

“Ma tu non hai mai avuto un compagno, un amore?” .

“No” rispondo categoricamente “Ho avuto relazioni solo con uomini impegnati.”

“Perché?” mi chiede titubante non interrompendo il movimento della sua mano sui miei capelli.

“Perché stando con un uomo sposato o fidanzato, non avrei mai dovuto subire l’abbandono: non era mio prima, non lo sarebbe stato dopo” gli spiego con semplicità “Un uomo impegnato non può lasciarti perché in realtà tu non lo hai mai avuto e prima che potesse scaricarmi lui, ho sempre chiuso io le relazioni.”

“Davvero?”sussurra “Nessun amore?”

“Nessun amore, nessun dolore. Mi sono costruita intorno un muro molto solido che mi ha protetto dalle delusioni e dagli abbandoni.

“L'amore non può essere rinchiuso tra muri. Deve poter essere libero” sentenzia Luigino.

“Io ho bisogno della sicurezza che mi da' questa fortezza intorno al cuore. Mica posso invischiarmi nella tela di un ragno che è una relazione: un inutile lottare per intrappolarmi sempre di più e poi all'improvviso cadere nel vuoto perché la ragnatela si è rotta.” sospiro con gli occhi chiusi ” Fa molto male cadere.”

“Anna, anche i muri più solidi crollano e la tela del ragno ha un carico di rottura pari a quello dell'acciaio.”

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Rosella Bucci
Sono nata a Torino cinquantanove anni fa.
Mi sono trasferita in provincia di Asti e vivo in mezzo alla campagna con mio marito e il mio cane.
Mi occupo di amministrazioni aziendali e sono responsabile amministrativo di una azienda alimentare.
Le mie passioni sono, ovviamente dopo la scrittura, gli animali e lo sport.
Alleno una squadra di volley femminile.
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