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Il principio di una rivoluzione

Il principio di una rivoluzione
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Consegna prevista Marzo 2023

Sono passati 14 anni dai moti rivoluzionari nella città di Vesperose, la capitale del regno d’Albia. Il bambino che il generale Louchesse strappò dalle grinfie della morte è diventato un giovane attraente e curioso, alla ricerca del suo posto in un mondo ricco di regole. Marc è troppo privilegiato per vivere tra la gente comune, troppo comune per partecipare alla vita di corte insieme al generale.
Tutto cambia quando nella foresta un forte vento cattura la sua attenzione e una porta si apre lasciandogli un dono. In un mondo di intrighi di corte e dal profumo di rivoluzione, il giovane Marc intraprenderà la strada che sconvolgerà la sua esistenza.

Perché ho scritto questo libro?

Non esiste una risposta “giusta” a questa domanda. Perché respiriamo? Perché mangiamo? Quando ho deciso di iniziare questa storia, per me è stata una necessità. Scrivere è un bisogno primario che mi permette di esprimere me stesso e non è solo un raccontare una storia, quanto raccontare me stesso e esprimere le mille sfumature di ciò che sono, nella speranza che le mie parole possano regalare ad altri le emozioni che ho provato in ogni istante della stesura.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Il giovane Albion aveva bisogno di stare lontano dalle mura domestiche. Prese qualche mela, un bel romanzo, e si nascose nel bosco della tenuta, al riparo dalla grigia esistenza in un cui si sentiva ingabbiato. Niente era meglio di un buon libro per sfuggire ai suoi malumori e rigenerare lo spirito in vista delle prossime lezioni di scherma. In quei giorni aveva iniziato la storia di un uomo incarcerato ingiustamente e che aveva perso tutto ma che, alla fine, riusciva a risorgere dalle sue ceneri. Perfetto per stimolare la sua fantasia.

Decise di non tornare per il pranzo e rimanere lì a rilassarsi, tanto qualche mela gli sarebbe bastata sino a cena.

Si era seduto ai piedi di una quercia, all’ombra, con il libro tra le gambe e un sacco con le sue cose accanto. La brezza accarezzava le fronde degli alberi e il suo viso, una piacevole sensazione in una giornata calda. Il profumo di terriccio umido e resina dominava l’ambiente e gli uccellini accompagnavano la lettura con il loro cinguettio. Se avesse potuto portarsi tutto quello nella sua stanza, lo avrebbe fatto volentieri. La natura gli trasmetteva una sensazione di pace che neanche i musicisti più raffinati che il generale invitava nel suo salone potevano replicare. E dire che nella tenuta avevano suonato Alberico Ludovanti, pianista di talento di Celestya, e persino Friedrich Lübe, il più grande compositore alla corte dell’Imperatore. Marc gli preferiva la sana tranquillità del bosco, il suo luogo preferito, il suo piccolo mondo dove sfuggire ai pensieri che abitavano il suo animo.

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Nel suo angolo di mondo, poteva chiudere gli occhi e farsi dominare dai suoi pensieri. Nella mente aveva così tante domande che avrebbe voluto rivolgere al generale o ad Azeem. Perché doveva rimanere ai margini e non poteva stringere rapporti con nessuno all’interno di quella casa? Perché ogni abbraccio doveva essere preceduto da formale richiesta? Cosa gli avrebbe riservato il futuro, così grigio e nebuloso? La sua istruzione non sarebbe servita granché fuori dalle corti, e non aveva nessuna capacità per intraprendere un altro percorso lontano dagli agi della vita nobiliare. Quante domande senza risposta.

L’unica via che gli sembrava sensata era fare domanda per le armate regolari di Albia ma il generale era stato chiarissimo a riguardo: non gli avrebbe permesso di gettare la sua vita in guerra. Avrebbe potuto farlo di nascosto ma Louchesse aveva troppe conoscenze all’interno dell’esercito e non sarebbe durato una settimana. Ci pensava spesso, avrebbe risolto tutti i suoi dilemmi. La sua istruzione gli avrebbe dato accesso alle cariche più alte in futuro e la sua destrezza con le armi gli avrebbe garantito la sopravvivenza. Non gli sarebbe dispiaciuto fare lo stesso percorso dell’uomo che lo aveva accolto in casa propria e gli aveva dato tutte quelle speranze.

I suoi pensieri vennero interrotti da un fortissimo vento che per poco non gli strappò via il libro dalle mani. Durò qualche secondo e in seguito tornò la calma. Si tolse le foglie e la terra da dosso e ripulì il romanzo sperando che la raffica non avesse rovinato le pagine. Lo ripose all’interno della sacca che si era portato con sé e si guardò intorno. Cos’era successo?

«Ma che …?» disse a bassa voce.

Si mise in piedi e provò a guardare nella direzione da cui veniva il vento quando una seconda raffica lo investì e stavolta riuscì a spingerlo a terra. Portò le mani alla nuca e per fortuna non si fece male ma di nuovo quello strano vento si era manifestato dal nulla. Era una corrente che aveva attraversato il bosco ma non ne aveva mai viste di simili.

All’improvviso iniziò a sentire un ronzio continuo. Provò a tapparsi le orecchie e si accorse che non era un problema dovuto alla caduta: il suono esisteva davvero e non aveva nulla a che vedere con un problema all’udito. Chiuse gli occhi e si concentrò su quel suono, cercando di capire la provenienza e, in caso, seguirlo. Il suo cuore batteva all’impazzata e per un attimo ebbe paura di svenire. Fece un lungo respiro e prese coraggio. Camminò nella direzione del ronzio, facendo attenzione a tutto ciò che aveva intorno. Chissà cos’era che emetteva quello strano suono, simile al danzare delle api ma molto più stabile, nulla a che vedere con le variazioni di uno sciame. Si appoggiava agli alberi per evitare di non avere un supporto se fosse arrivata un’altra raffica di vento. Strinse i denti e fece qualche altro passo mentre il ronzio diventava sempre più forte e distinguibile ma non riusciva a vedere nulla che potesse provocarlo.

Poi lo notò.

Non era un oggetto, un animale, o altro.

Sentiva il ronzio, sapeva che veniva proprio da lì, ma non riusciva a capire cosa stesse vedendo.

Accanto a un albero, in mezzo al nulla, la realtà era … strana. Era come se ci fosse una parete invisibile che sfocava tutto ciò che c’era dietro di sé. Era grande quanto una porta e intorno ad essa non c’era nulla. Ogni tanto vedeva delle sorte di onde che l’attraversavano e la rendevano viva. Si sentiva sempre più intimorito ma allo stesso la curiosità della gioventù lo spinse a osare e gli diede la forza per avvicinarsi ancora.

Era ad un passo da quella parete. Avvicinò le dita ad essa, piano, deglutendo a fatica, mentre il suo cuore batteva sempre più velocemente e il sudore freddo colava lungo la fronte. Cos’era? La mano gli tremava ma ancora una volta la sua giovane età giocò a suo favore, con quell’incoscienza che solo un quindicenne può ancora avere. Nel momento in cui le dita sfiorarono la parete invisibile, il ronzio si fece più forte e, nei punti toccati si formarono delle onde, come se fosse la superfice di un lago. Onde continue che si sviluppavano dai suoi polpastrelli e che si distendevano lungo tutta la parete. Sentì che poteva andare oltre, spingersi più avanti e scoprire cosa ci fosse al di là di quella … come poteva chiamarla esattamente?

Sentì un brivido lungo tutto il corpo. Il solo pensiero di aver scoperto quella … cosa, gli provocò la pelle d’oca.

La sentì tremare.

Ebbe un sussulto e fece un passò indietro ma inciampò in qualcosa.

In quell’istante ci fu un’altra raffica di vento e capì che veniva proprio da quella strana parete. Un’ultima raffica seguita da un boato che gli tolse l’udito per qualche secondo. Al suo posto un fischio continuo e la sensazione di vertigine perenne. Il generale gli aveva parlato di quella sensazione, la stessa di quando un’esplosione colpisce proprio accanto a te e tutto si ferma, il terreno non è più stabile e non esistono suoni. Poi tutto torna normale, ci vuole qualche secondo, e finalmente ti puoi rialzare e sfuggire al nemico. Ma non c’era nessun nemico intorno a lui. Solo una misteriosa parete.

Era scomparsa. Non riusciva più a intravedere il velo che aveva sfiorato per un secondo. Era tutto finito e lui non aveva avuto neanche la possibilità di scoprire cosa ci fosse oltre la parete benché sapesse ci fosse qualcosa.

Abbassò gli occhi e controllò su cosa fosse inciampato. E lì vide qualcosa di molto particolare. Era una pistola. Cioè, aveva la forma di una pistola ma era completamente diversa da quelle che lui utilizzava per il suo addestramento. Riusciva a riconoscerne la forma ma questa aveva una sorta di pezzo cilindrico nel mezzo, la struttura quasi del tutto in metallo, con la sola impugnatura in un altro materiale. Al tocco sembrava avorio ma non ne era del tutto sicuro. Lo aveva visto solo una volta nello studio del generale, dove c’era un piccolo oggetto, un elefante, in quel materiale. C’erano il grilletto, il cane, la canna, ma non riusciva a capire come funzionasse.

Si guardò intorno e si chiese se il proprietario fosse ancora nei paraggi e se fosse pericoloso. Forse avrebbe dovuto avvisare Azeem, però gli avrebbe tolto dalle mani quella strana pistola e lui non voleva essere messo da parte.

Sentì la voce di Fleur, lo stava cercando. Corse verso la sua roba, doveva nasconderla nella sacca prima di essere visto dalla ragazza. Avrebbe deciso in seguito cosa farne.

2022-06-06

Aggiornamento

Finalmente la.campagna è iniziata! Grazie a tutti coloro che hanno supportato o supporteranno il romanzo. È davvero bello sentire l'entusiasmo delle persone che non vedono l'ora di leggere il romanzo. Grazie davvero a tutti quanti.

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Walter Mario Masala
Mi chiamo Walter Masala, sono nato a Cagliari nel 1988 e attualmente sono il sous-chef in un ristorante cagliaritano. Diploma di liceo scientifico, studi all’università di Lettere mai conclusi ma con tanta passione per gli esami di indirizzo storico.
Dopo innumerevoli esperienze lavorative, un viaggio di due anni a Nizza con la mia attuale compagna, sono tornato a Cagliari dove ho conseguito il titolo di artigiano birraio e poi sono finito nel mondo della ristorazione, innamorato della passione e del processo creativo all’interno del mondo della cucina. In questo caos di esperienze lavorative, la scrittura è stato un passatempo e un rifugio, un luogo sicuro dove sentirmi sempre a mio agio.
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