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Il Viaggio in Occidente: Sun Wukong

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Consegna prevista Marzo 2025
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Il suo nome cinese non ci dice nulla, se non per gli addetti ai lavori, ma appena si scopre che la versione giapponese è Son Goku ecco che comincia a essere tutto più chiaro. Sì, perché il testo da cui il famoso anime prende spunto è proprio il romanzo di Wu Cheng’en, il Viaggio in Occidente. Sun Wukong ne è il protagonista assieme al monaco Tripitaka e ad altri pellegrini fuori dall’ordinario il cui scopo è scortare il monaco cinese in India, in cerca delle scritture buddhiste, e riportarlo in Cina sano e salvo.
Il nostro Wukong è tante cose: nato dalla cima di una montagna, metterà a soqquadro il Cielo e la Terra, si misurerà con divinità del cielo e mostri terrestri; tutto ciò è parte di questo grande romanzo epico dalle diverse sfaccettature, ma nessuno, almeno fino ad ora, ha mai volto lo sguardo verso questa scimmia dalle gambe storte e verso le sue vere origini.
E allora perché limitarsi al piccolo Goku in cerca delle sfere del drago…

Perché ho scritto questo libro?

La mia risposta a questa domanda è sempre stata perché no? Senza neanche saperlo abbiamo sotto i nostri occhi una grandissima figura del folklore cinese nascosta sotto le sembianze di un ragazzo che cavalca una nuvola, con una veste arancione e un bastone allungabile. Da qui la mia domanda: perché non esiste ancora un volume del genere? ecco, questa è la ragione per cui ho scritto questo libro.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Introduzione

Il Viaggio in Occidente: Sun Wukong, forma breve di “Il Viaggio in Occidente: Analisi sull’origine del personaggio Sun Wukong”, nasce dal desiderio di concretizzare il tema scelto nella mia tesi triennale svolto presso l’Istituto di Studi Orientali (ISO) dell’Università degli studi di Roma “La Sapienza”. Il precedente lavoro è stato poi ampiamente modificato aggiungendo, ad esempio, il recente lavoro traduttivo ad opera di B. R. Deepak nel terzo capitolo, sotto certi aspetti il cuore pulsante del saggio, così come il parallelismo tra il romanzo e il famosissimo anime e manga di Akira Toriyama Dragon Ball nel capitolo finale.

Il lavoro iniziale è nato quasi per caso, dopo aver scoperto il legame tra il lavoro di Wu Cheng’en, l’autore, e quello di Toriyama nonostante non sia mai stato un grande fan dell’anime o manga, tuttavia, è sorto in me il desiderio di creare un vero e proprio libro leggendo il romanzo nella sua interezza e scoprendo la vastità di informazioni e collegamenti che si celavano dietro una semplice scimmia dalle gambe storte o, probabilmente, dietro una grande scimmia dal sopraffine intelletto. L’obiettivo di questo breve saggio è quello di introdurre il lettore italiano verso qualcosa che in parte già conosce e allo stesso tempo aiutare ragazzi come me o aspiranti sinologi verso la ricerca, poco trattata nella nostra lingua, di un personaggio ancora molto vicino ai cinesi di oggi.

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Con i suoi quattro capitoli, esso intende presentare il personaggio di Sun Wukong a trecentosessanta gradi: nel primo viene introdotta l’opera e i protagonisti del viaggio, i temi che lo caratterizzano, la struttura del testo con la ricorrenza del numero nove, viene discussa la figura della donna – poco presente e a tratti beffata – e infine viene messo a confronto con La Divina Commedia di Dante Alighieri. Il secondo capitolo si distacca dal testo in sé ripercorrendo i passi che hanno portato l’autore a scegliere una scimmia, e poi un macaco, come protagonista e aiutante del monaco, con i termini utilizzati per riferirsi alle varie razze di primati e la loro confusione che hanno portato il nostro Scimmiotto a esser rivalutato come un essere astuto e non più chiassoso e iracondo come testimonia il testo di Liu Zongyuan. Segue una panoramica generale mostrando com’era ed è tuttora percepita la scimmia nella cultura cinese attraverso esempi in ambito artistico, come testimonia il dipinto di Xuande del periodo Ming, in quello letterario, con una poesia del famoso poeta Li Bai, e altri appartenenti al teatro, allo zodiaco e alle arti marziali, infine, a partire dal XX secolo, anche in ambito cinematografico con il famoso Havoc in Heaven che tutti i cinesi hanno sentito nominare almeno una volta. Il terzo capitolo, come già anticipato, è considerato il cuore del saggio poiché viene analizzato il personaggio di Sun Wukong dentro e fuori dal testo. Esso inizia con i nomi utilizzati per riferirsi al macaco poiché ogni nome corrisponde a una fase specifica della sua vita tra cui l’autoproclamazione “Grande Santo Pari al Cielo” con cui si pone sullo stesso livello del Signore del Cielo taoista. Seguono dei confronti tra il macaco e altri personaggi del romanzo come la sua immagine speculare, il macaco a sei orecchie. Il paragrafo quattro funge poi da prerequisito per poter comprendere appieno quello successivo sull’origine di Wukong; il dibattito tra Lu Xun e Hu Shi spinse ricercatori e scrittori a ricercare l’origine del macaco di pietra andandosi a creare diverse correnti di pensiero, anche se le principali sono le prime tre: c’era chi sosteneva che derivasse da un mostro marino cinese, chi lo ricollegava al Dio-scimmia indiano Hanuman e chi univa entrambe le teorie. Infine, nell’ultimo capitolo viene ricercata la figura di Sun Wukong nei giorni nostri e, dopo aver fatto brevi paragoni con altri anime e manga giapponesi, vengono mostrate alcune caratteristiche contenute sia nel Viaggio in Occidente che nel lavoro di Akira Toriyama, Dragon Ball, da cui il fumettista si ispirò, quali il parallelismo tra Bajie e Ōlong.

[…]

È considerato un romanzo popolare ma vista la sua complessità possiamo ritrovare al suo interno ulteriori generi letterari: è un romanzo per ragazzi, cavalleresco, religioso, di formazione, di viaggi e di avventura, storico, umoristico e satirico. È un romanzo per ragazzi poiché intriso di elementi fantastici con una grande presenza di animali e altre creature che, il più delle volte, sono in grado di parlare e di trasformarsi in svariate forme. Ponendo l’attenzione sui personaggi principali si ha un maiale paffuto e scansafatiche, una scimmia minuta dalle gambe storte, un mostro dalla pelle bluastra con una folta chioma ramata e un drago trasformato in un cavallo bianco; può essere considerato un romanzo cavalleresco, da adattare nel contesto della Cina imperiale, poiché presenta diverse somiglianze: il prode cavaliere è sostituito da un umile monaco buddhista in cerca delle scritture che, assieme ai suoi quattro aiutanti, affronta decine e decine di mostri e demoni dalle forme più strane, in una trama diversa nel contenuto ma all’atto pratico ripetitiva, i castelli sono sostituiti da grotte e monasteri caratterizzati da ampi giardini interni, mentre il concetto di bene-male tra forze vicine e antagoniste, spesso incarnato dalla religione come può essere il caso dell’Orlando Furioso con la guerra tra saraceni e cristiani, è sostituito da una “pacifica armonia tra le parti”; è un romanzo religioso rappresentando una vera e propria agiografia in cui viene esaltata la figura di Xuanzang con la sua ascesa nel Paradiso buddhista; è un romanzo di formazione, un bildungsroman in stile cinese con una continua maturazione ed evoluzione: il maiale, il mostro dalla pelle blu e il cavallo-drago vengono banditi dai Cieli taoisti e spinti a perire sulla terra le punizioni celesti, allo stesso tempo Xuanzang deve riscattare il suo posto in Paradiso, così come Wukong la libertà tanto agognata. Il viaggio, con le sue prove e difficoltà, funge da strumento per ottenere ciò che i pellegrini desiderano, portandoli verso la perfezione spirituale e allontanandoli, teoricamente, dai propri desideri egoistici; è un romanzo di viaggi e di avventura come il titolo stesso ci anticipa ma anche storico o, meglio, pseudostorico se si considera il viaggio intrapreso dal vero Xuanzang e lo si compara a quello all’interno del testo. Infine, è considerato un romanzo satirico, aspetto che emerge dal modo in cui i vari personaggi, soprattutto Wukong, considerano e parlano della sfera taoista e buddhista, con una chiara critica verso i due cieli travestita, in parte, da una veste comica.

[…]

Le figure più importanti sono principalmente due: il pellegrino-scimmia e il monaco buddhista. Il primo è il risultato di una reciproca influenza tra l’alta cultura e, in prevalenza, la cultura popolare; d’altra parte, anche il modo in cui appare nelle varie edizioni ci dà informazioni non solo sugli autori ma anche sull’immagine del pellegrino modellata dal tempo, andando a creare il mito di Wukong così come lo conosciamo oggi. Al contrario, il monaco Xuanzang 玄奘, chiamato anche Tripitaka dai “tre Canestri” contenenti il sapere religioso buddhista, è un personaggio realmente esistito: nacque nel 7° secolo ed è conosciuto per aver realmente intrapreso nel 627 un lungo viaggio in India alla ricerca dei testi canonici buddhisti. Per di più, insoddisfatto delle traduzioni presenti in Cina e desideroso di procurarsi opere originali, diede avvio a un importante processo traduttivo che lo portò ad essere considerato come uno dei tre migliori traduttori di testi buddisti della Cina antica. Tra i suoi scritti si ha il Da Tang Xiyu ji 大唐西域記, o Viaggio in Occidente dei grandi Tang, redatto per volere dell’imperatore Taizong dei Tang in cui narra del viaggio verso Occidente, includendo la pericolosità del viaggio di andata e ritorno tra Cina e India. Simile è il Xuanzang all’interno del romanzo che per volere dell’imperatore Taizong compie un pellegrinaggio dalla Cina all’India in ricerca degli autentici sutra buddhisti. All’interno del nostro testo è poi un personaggio particolare, è un monaco di grande cultura ed è dedito alla religione sin dalla tenera età ma in una vita precedente fu Jin Chan 金蝉, Cicala d’Oro, un caro discepolo del Buddha che si addormentò durante la lettura di un sutra. Come punizione, il Buddha in persona lo costrinse a dieci successive reincarnazioni in un essere umano e nelle terre dell’Est, in Cina. Questo ciclo continuo di morte e rinascita non ha fatto altro che purificato le sue carni vergini rendendolo oggetto di desiderio da parte di demoni e mostri lungo la strada i quali, una volta scoperta la sua identità, tentano a tutti i costi di rapirlo e mangiarlo al fine di raggiungere l’immortalità. Un esempio lo si ha nel capitolo ventisette quando un demone tentò di ammaliare il monaco prendendo le fattezze di una giovane donna:

[…]

Finora abbiamo sempre classificato Wukong come una scimmia e come un macaco ma questa classificazione così netta non è scontata, motivo per cui viene più volte discussa la sua natura. Come già citato, nacque da un uovo di pietra ma dalla specie animale non definita a metà tra il Cielo e la Terra, anche se la prima sfera a identificarlo come una creatura del “mondo di sotto” fu il Paradiso taoista poiché, una volta uscito dal suo uovo, mangiava e beveva come un qualsiasi animale. Più avanti verrà identificato come una semplice scimmia e a volte come un macaco ma nel corso del pellegrinaggio otterrà diverse denominazioni:

[…]

Tra le sue rappresentazioni più simboliche si ha Hanuman con il petto aperto in due: Sita regalò ad Hanuman una collana di perle che un giorno, con gran curiosità, cominciò a rompere ispezionando ogni singola perla. Gli abitanti di Ayodhya cominciarono a deriderlo ma egli sosteneva che, dal momento che Rama e Sita sono in tutte le cose, compreso il suo cuore, dovevano essere anche all’interno di quelle perle. Gli abitanti, sconcertati, chiesero ad Hanuman una prova di tali parole ed egli si aprì il petto in due con le unghie affilate mostrando le immagini di Rama e Sita incise dentro il suo cuore, segno della sua profonda devozione. Un’altra rappresentazione piuttosto iconica vede Hanuman con in mano una montagna: durante la battaglia presso Lanka tra Rāvana e Rāma, Laksmana, il fratello minore di Rama, fu colpito da una freccia avvelenata scoccata da Indrajit, il figlio di Ravana. Il medico affermò che Laksmana sarebbe potuto guarire solo se gli fosse stato somministrato entro l’alba un antidoto ottenuto dalla pianta medicinale sanjivani che cresceva sulla montagna di Gandhamādana, tra le montagne dell’Himalaya. Hanuman raggiunse in volo la montagna ma non riuscendo a individuare l’erba medicinale decise di fare affidamento alla sua forza sovrannaturale: assunse le dimensioni di un titano e sollevò l’intera montagna trasportandola sul palmo sinistro della mano, dopodiché la riportò lì dove l’aveva presa e si precipitò nuovamente verso il campo di battaglia.

[…]

Ci discostiamo ora completamente dalla precedente analisi storico-culturale, concludendo questo volume ricercando la figura di Wukong nei giorni nostri, in particolare, nel mondo nipponico dove la letteratura cinese abbraccia lo stile fumettistico giapponese. Ho poi alleggerito volutamente i toni in questo ultimo capitolo essendo molto meno tecnico e più vicino a quelle generazioni, come la mia, cresciuta leggendo manga e guardando anime. Il termine giapponese manga 漫画 indica il fumetto giapponese caratterizzato da una lettura dalla destra alla sinistra, e non dalla sinistra alla destra come nei classici libri o fumetti occidentali mentre il termine anime アニメ, trascritto non con i kanji ma con il katakana, indica le animazioni giapponesi, quelli che in Occidente vengono solitamente chiamati “cartoni animati”. Nel territorio cinese, invece, il primo viene chiamato manhua, il secondo donghua 动画. Alcune caratteristiche del Viaggio in Occidente sono contenute all’interno di diversi anime e manga e, prendendo tre esempi rievocati dalla mia infanzia, le ritroviamo in Naruto, in cui appare un grosso gorilla a quattro code di nome Son Goku, in Ken il guerriero con alcune similitudini del viaggio e, soprattutto, in Saiyuki dove i riferimenti sono ancor più marcati:

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. Loris Loreto Santaroni

    (proprietario verificato)

    Ho da poco finito di leggere la bozza e l’ho apprezzata moltissimo. È ricca di spunti e capace di coinvolgere il lettore, inoltre ci sono delle parti in lingua originale ma sempre seguite da traduzioni e/o spiegazioni, per non parlare del collegamento con Dragon Ball di Toriyama!

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Alessandro Ragno
Nato nel 1998 e cresciuto a Roma, durante gli anni del liceo ho iniziato ad avvicinarmi al mondo orientale grazie a una lezione di storia incentrata sui viaggi di Marco Polo in Cina, e ciò mi ha portato prima ad iniziare a studiare il cinese da autodidatta e poi a sceglierlo come corso di laurea. Dopo aver conseguito la laurea in Lingue e Civiltà Orientali presso La Sapienza di Roma, ho proseguito con la magistrale a cui sono tuttora iscritto, che mi ha permesso di svolgere un periodo in Cina e viaggiare tra Pechino, Shanghai e Suzhou.
Alterno momenti di introversione tra serie tv, anime e calligrafia cinese con passeggiate all’aria aperta e uscite fuori porta in compagnia, ma sempre con la speranza di poter godere di nuovo della confusione cittadina e stare col naso all’insù per ammirare i grattacieli.
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