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In ogni mio battito

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Novembre 2022
Bozze disponibili

“Hai messo nella tua misera tasca posteriore, il respiro discreto della mia vita.”

Angel fin dalla nascita si ritrova a dover colmare il vuoto lasciato dalla madre e che solo un padre responsabile sa rendere speciale.
Vive con leggerezza, fino a quando, in un giorno qualunque la sua vita cambia drasticamente. Tutto si rompe e Angel si ritrova senza la sua casa, l’azienda di famiglia e senza suo padre.
Per lei così inizia un viaggio in una nuova città, in una nuova casa, provando a riprendere in mano la sua vita.

E se quel viaggio all’inizio la spaventa, presto ritrova frammenti del suo passato, lettere sotto le tegole e indizi misteriosi.
Alla paura iniziale, poco alla volta, Angel sostituisce un ragazzo dal cuore prezioso che le da’ la forza di guardare la realtà rispondendo alla domanda: “Dov’è mio padre?”

Questo romanzo non solo racconta l’amore eterno che lega due ragazzi, ma la verità di un amore che va oltre ogni tempo e che unisce un padre e una figlia.

Perché ho scritto questo libro?

Rispondere alla domanda sul perché io abbia iniziato a scrivere, o sul perché abbia scritto proprio questo romanzo, significherebbe mettersi a nudo e se spesso ne ho avuto timore, adesso no.

Dunque sì, scrivo per me, scrivo per voi e non c’è cosa che mi rende più libera.
Scrivo per sentirmi meno sola, ma la verità è che scrivo proprio per conoscermi meglio e solo così posso vivere mille vite, tutte quelle che spesso ci vengono negate.

E voi? Siete pronti a vivere mille vite con me?

ANTEPRIMA NON EDITATA

«A presto Angel!» disse Lucy dalla porta. Dopo averle sorriso, scesi le scale ancora scioccata.

Nel frattempo fuori era scoppiato il temporale e cosi mi affrettai ad aprire l’ombrello.

Tuoni, lampi e forte vento governavano la città e il mio unico pensiero era correre al riparo.

Ripercorsi la strada dell’andata e pensavo nel frattempo a mia nonna, alla mia famiglia e a quel conto in banca. Era tutto cosi assurdo. Sembrava un film, una favola.

Mi sembrava di essere la protagonista di un racconto.

Tra una pozzanghera e l’altra arrivai davanti alla pizzeria di Thomàs e cosi decisi di entrare.

Mi sarei riparata qualche istante dalla pioggia o avrei preso qualcosa da bere, dal momento in cui si trattava anche di un piccolo bar.

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«Salve!» dissi affrettandomi a chiudere l’ombrello pieno d’acqua.

«Salve signorina, vuole accomodarsi?»

«Oh si certo! Fuori c’è l’inferno.» mi rivolsi con tono esasperato alla cameriera dai lunghi capelli biondi e grandi occhi azzurri.

Sulla magliettina portava il cartellino con su scritto “Mal” ed era parecchio alta.

Gentilmente mi indicò il tavolo e dopo qualche istante sparì.

La mia postazione era accanto alla finestra e cosi potei notare che il vento e la pioggia, erano soltanto aumentati.

Non avevo notizie di Thomàs, il che mi rendeva parecchio nervosa e soprattutto ero un pizzico preoccupata.

Controllai il telefono, e mi accorsi immediatamente che non c’era nessuna chiamata, nessun

messaggio dal mio amico, cosi dopo un respiro profondo, posai il telefono sul tavolo.

E’ strano” dissi a bassa voce, ma evidentemente era impegnato oppure aspettava mie notizie senza voler disturbare.

Poi Thomàs aveva la sua vita e sicuramente era parecchio incasinata. Avrei parlato

con lui. Dovevo solamente aspettare.

Dopo diversi minuti sentii il rumore dei tacchi della bellissima ragazza e sorridendomi si fermò al mio fianco.

«Allora, cosa posso portarti?» domandò passando al tu. Ovviamente non mi dava fastidio, però notavo nei suoi occhi un pizzico di imbarazzo.

Si!

Era decisamente imbarazzata.

Guardandola sorrisi anch’io per poi ordinare un caffè.

«Posso portarti dell’altro?» chiese inviando la prenotazione dietro il bancone.

«Ecco no! Va benissimo cosi.» risposi raccogliendo i capelli in una coda.

Mal al mio congedo, mi sorrise nuovamente e poi voltò le spalle per dirigersi al bancone.

«Aspetta!» urlai.

In una frazione di secondo Mal tornò da me lisciandosi la corta gonna.

«Per caso… Thomàs è in cucina?» chiesi inclinando la testa.

«Di solito lui si occupa delle prenotazioni e del bancone. Però adesso chiedo di lui, magari è arrivato e non ne so nulla.» rispose con un pizzico di delusione negli occhi.

Quella ragazza era parecchio strana, magari era follemente innamorata di Thomàs.

Guardandola un’ultima volta, lei si voltò e andò verso le cucine.

Il bar non era molto affollato, però diversi tavoli erano occupati e faceva particolarmente caldo. Una stanza accogliente rispetto al gelo che c’era oltre la porta di ingresso.

Successivamente, tornai con lo sguardo fuori dalla finestra e fui inondata dai pensieri.

Mi mancava la mia famiglia.

Mancava mio padre e la scoperta del conto, piombò su di me schiacciandomi.

Cercavo di far tornare tutto alla normalità, ma non era possibile.

C’era sempre qualcosa che mi bloccava. E sicuramente si trattava della mia paura.

La mia stupida paura.

Mi rendeva fragile. Demoralizzata e forse anche superficiale.

Ero una ragazza che andava sempre oltre. Una di quelle che non si ferma al primo ostacolo.

Eppure… ero decisamente cambiata.

«Tutto bene? Il caffè!» disse Mal richiamando la mia attenzione.

«Ah si grazie.» risposi scuotendo la testa. Mi ero persa nel mio mondo, tra le mie barriere e non mi ero resa conto che la ragazza cercava di riportarmi alla realtà.

Nonostante la mia sbadataggine, lei si limitò a guardarmi un po’ perplessa, senza impicciarsi più di tanto.

«Thomàs sta arrivando. Tra poco inizia il suo turno.» disse Mal schiarendosi la voce per poi sparire dalla mia visuale.

Nel mio silenzio, sorseggiai il caffè cercando di capire latteggiamento della cameriera. Ma non avevo tempo da perdere, cercando di capire anche lei.

Posando la tazza, presi la borsa ed uscii il portacipria.

Era bellissimo. E ogni volta che lo guardavo sentivo mia nonna vicina. Era come se la chiamassi.

Lei cera. Accanto a me lei asciugava le mie lacrime e rideva con me nei momenti di gioia. Era speciale. Una donna unica.

Attorno a me, sembrò essersi creata una bolla che attutiva ogni tipo di rumore estraneo, ma fu la porta dingesso a far scoppiare quella protezione. Suonò e ad entrare fu proprio Thomàs il quale andò diritto in cucina. Nel frattempo, uscì Mal e li vidi scambiarsi due parole. Subito dopo lui si voltò sorridendomi per poi avvicinarsi.

Arrivò al mio tavolo dove si sedette per poi prendermi la mano. Era dannatamente fredda la sua, ma vederlo lì, di fronte a me, sano e salvo, mi tranquillizzò immediatamente.

«Allora piccola, com’è andata?» chiese facendo rifermento alla banca.

«Ecco… tralasciando il fatto che probabilmente mi prenderò uninfluenza potente, bene.

Suppongo.» dissi per poi bere il caffè restante.

«Angel, quanto bene?» replicò Thomàs.

Sembrava leggermi nella mente, oppure ero io a non saper mentire. Lo guardai per qualche istante cercando una risposta più o meno esaustiva nella mia testa. Ma fallii spostando lo sguardo verso il mondo fuori la finestra.

«Eandata bene però…»

«Però sei più confusa di prima.» disse terminando la frase e poggiando la schiena alla spalliera della sedia.

A quel punto sorrisi e con la testa indicai di si.

Cadde il silenzio tra noi e Thomàs aspettava una spiegazione. Almeno lui voleva capirci qualcosa, quindi presi tra le mani il portacipria e respirai a fondo.

«Mia nonna, molto tempo fa, fece un conto in banca. Qui a Brighton. Per me.

Sapeva che un giorno mi sarebbe servito e voleva darmi protezione e stabilità economica.»

La faccia di Thomàs era qualcosa di epico. Si capiva chiaramente che nemmeno lui ci capiva qualcosa e non voleva nemmeno sembrare invadente.

Nel frattempo ero tornata a guardare le goccioline che ricoprivano la parte esterna del vetro. Spesso da piccola, mi ritrovavo con papà a guardarle. Ognuno sceglieva la goccia di pioggia che preferiva e da lì, partiva la gara clandestina delle piccole gocce dacqua.

Ovviamente quella di mio padre si suicidava immediatamente, ma restava sempre un momento speciale vedere la mia particella dacqua raggiungere in modo fiero

larrivo.

Erano dei piccoli e forse stupidi momenti, ma erano i nostri momenti. E questo era più che

sufficiente a renderli importantissimi.

«Scusa… io non conosco la tua storia. Non conosco il tuo passato quindi non posso parlare, però tua nonna come faceva a sapere che un giorno ti sarebbe servito un conto in banca. Qui a Brighton?» domandò con espressione perplessa.

«Equello che mi chiedo anchio Thomàs. Me lo chiedo da quando sono arrivata qui.» dissi chiudendo gli occhi per qualche secondo.

Poi con lo sguardo tornai sul portacipria e accarezzai leggermente le incisioni.

Era stato creato proprio per me e aprendolo, il velluto rosso, proteggeva la medaglietta. La guardai e la riguardai.

Cera qualcosa di familiare in quei numeri.

Ne ero certa.

«Angel, tesoro tutto bene?» domandò Thomàs preoccupato.

Ma no, non rispondevo.

Ero estremamente concentrata su quella sequenza di numeri. 20112010.

Continuavo a ripeterlo a mente e cercavo di capire cosa potesse essere.

Lo sentivo. Quella combinazione, quella sequenza di numeri erano parte di me.

Stringevo forte gli occhi per concentrarmi ancora di più e come spesso mi capitava, istintivamente uscii leggermente la punta della lingua tra le labbra.

Mi capitava quando svolgevo matematica a scuola. Oppure quando cercavo di capire o fare qualcosa di complicato.

Ero lì, ferma su quella sequenza di numeri. Erano i mie numeri, ma non trovavo il collegamento.

Eppure i brividi che mi provocavano erano estremamente forti.

20112010…2011-2010…

20-11-2010!

«ODDIO!» Urlai lasciando cadere il portacipria e la medaglietta.

Iniziai a tremare. Istintivamente le lacrime iniziarono a rigarmi il viso e portai una mano alla bocca per provare a fermare il pianto.

Come se mi fossi appena svegliata da un incubo, sudavo freddo e il cuore iniziò a battere

velocemente.

«ODDIO…» Ripetei nuovamente.

La testa iniziò a picchiettare violentemente e mi sentivo come in alto mare.

Nel frattempo Thomàs cercava di capirci qualcosa.

Provava a chiedermi cosa fosse successo. E cercava di tranquillizzarmi, ma era tutto inutile.

La malinconia e langoscia che avevo provato a mettere da parte, presero il sopravvento e lansia iniziò a torturarmi.

Dovevo uscire da quel posto. Immediatamente.

Cosi frettolosamente lasciai degli spicci sul tavolo.

Posai nervosamente portacipria e medaglietta in borsa ed asciugandomi le lacrime uscii di corsa dal locale.

Il temporale fuori non si era fermato e dalla fretta lasciai lombrello nel bar.

Incrociai le braccia al petto, come se volessi proteggermi dal freddo. Dal vento.

Per qualche istante sentii urlare Thomàs, nella speranza di attirare la mia attenzione e lasciare cadere nel vuoto le sue urla disperate, faceva dannatamente male.

Ma volevo scappare. Volevo stare sola.

Volevo provare ad uscire da quella che non sembrava essere la mia vita.

Il vento era forte. E le lacrime erano lame taglienti sul mio viso.

Il diluvio mi inzuppò immediatamente e i capelli pesanti, ricadevano sul mio corpo tremante.

Sembrava davvero tutto cosi dannatamente assurdo.

Era tutto cosi inquietante e soprattutto irreale.

20-11-2010.

La data del mio incidente.

La maledetta data che separò la mia anima da quella di mio padre.

La maledetta data che aveva distrutto la mia vita.

La maledetta data che avevo cercato di dimenticare.

Come poteva essere vero?

Come poteva mia nonna, molto tempo prima, lasciare come codice proprio quella sequenza di numeri?

Nulla aveva senso.

Più cercavo di capire qualcosa e più mi rendevo conto che era tutto maledettamente inutile.

2022-04-19

Aggiornamento

Ebbene si! Abbiamo raggiunto le 200 copie e io non posso che esserne estremamente felice e grata. Grazie a tutti, per davvero. Fin da bambina sognavo questo momento e ora, eccoci qui. Ovviamente il viaggio è appena iniziato e io non vedo l'ora di portarlo avanti insieme a tutti voi. Io sono pronta e voi?
2022-02-10

Aggiornamento

Abbiamo superato il 30% e non posso che dire grazie. La strada ancora è lunga, in salita, ma i feedback che mi arrivano in merito al romanzo, mi rallegrano. Quindi forza, possiamo farcela, Angel e Thomàs hanno bisogno di voi. A presto!

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Storia particolare e coinvolgente, a tratti commovente. Da leggere assolutamente😍

  2. Margot Luna

    Angel e Thomas travolti da un grande amore, amore puro, eterno amore, un amore che muove il filo della vita, quell’amore che ti fa’ trovare la forza anche nei momenti bui… la storia di Angel e Thomas appassiona, non è assolutamente noiosa e da leggere assolutamente!

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Maria Siino
Chi sono?
Domanda forse un po’ complessa.
Classe 1997, nata nella bella Sicilia e non saprei più che dire.
Buffo no?
Scrivo fin da bambina, ma quando si tratta di me è come se non lo avessi mai fatto, però
proviamoci!
Nel 2020 mi sono laureata a Palermo in Comunicazione e adesso sono vicina alla seconda laurea in Marketing e Comunicazione di impresa alla Sapienza.
Sono una persona solare, nonostante la mia famiglia ami chiamarmi “Mercoledì Addams” (che io trovo fantastica), probabilmente però in netto contrasto con la mia empatia e sensibilità nei confronti di tutti.
Inoltre la creatività mi si addice, amo sperimentare e non posso fare a meno di
scrivere.
Non solo una passione, sarebbe troppo riduttivo, ma la mia immagine. Scrivo per raccontarmi e per far immergere gli altri nelle mie parole.
Dunque vuoi sapere chi sono? Non ti resta che leggermi.
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