Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

La foresta delle luci

10%
181 copie
all´obiettivo
87
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Febbraio 2023
Bozze disponibili

Credere in qualcosa che la maggior parte delle persone ritiene assurdo, per paura o superstizione. E’ questo che fa da sfondo alle intense giornate di Anna, quattordicenne dall’animo limpido e determinato. Ma poi ci si scontra con la vita reale: affrontare un professore acido ed intransigente, scegliere fra la calda protezione della famiglia e il desiderio di indipendenza, sopportare un compagno di classe perfido.
E, all’orizzonte, quella collina ricoperta da abeti secolari, permeata da un inquietante quanto attraente richiamo esoterico.
Per fortuna ci sono gli amici, i granitici Seven Forever, che condividono gli stessi stati d’animo contrastanti di Anna.
E Lukas? Perché la fa sempre emozionare?
Affrontando innumerevoli ostacoli, Anna ed il suo piccolo gruppo di coetanei vivranno qualcosa di inaspettato, scoprendo che non sempre stare dalla parte della ragione significa vincere, ma anche che grazie alla tenacia ed al sincero desiderio si possono realizzare le proprie aspirazioni.

Perché ho scritto questo libro?

Un racconto per consolarmi e consolare. Perché le cose belle possono succedere anche durante le difficoltà.
Ed avere altri capitoli!

ANTEPRIMA NON EDITATA

Piccoli cristalli di ghiaccio brillavano sulla neve, illuminati dai raggi di un raro sole invernale. Il cielo, terso ed azzurro, ingannava piacevolmente lo sguardo degli abitanti di Gotenland, accendendo in loro una speranza di primavera. Ma la temperatura non lasciava dubbi in merito alla stagione: l’antico termometro a mercurio appeso alla facciata in mattoncini grigi del Municipio segnava -8.

   Anna alzò sopra la testa il cappuccio della giacca a vento bianca e nascose il viso fra la bordatura di pelo caldo e morbido. Ispirata dall’atmosfera insolita, pensò con desiderio a quando l’erba tenera e verde avrebbe preso il sopravvento sulla terra fradicia d’inverno e le giornate si sarebbero finalmente allungate, regalando luce ben oltre le tre del pomeriggio.

   Anna era una ragazza di quattordici anni con i capelli lunghi color delle castagne. Una leggera frangia sfiorava i grandi occhi verdi puri e curiosi che illuminavano il volto ovale e delicatamente abbronzato in qualsiasi periodo dell’anno: sapeva di possedere un aspetto davvero particolare per una persona nativa del Nord Europa, ma, dai racconti di nonno Konrad che lei amava tanto ascoltare, la trisnonna era di origini sudamericane e qualche traccia di dna viveva orgogliosamente nei suoi tratti somatici.

Continua a leggere

Continua a leggere

Lei  invece era nata in quel grazioso paesino svedese, che ora si apprestava ad attraversare con passo veloce per non tardare a scuola.

Gotenland per lei non aveva segreti, conosceva tutte le vie, tutti i sentieri che dall’orlo del paese si diramavano sul territorio pianeggiante, caratterizzato all’orizzonte da una catena di colline ricoperte da abeti, la cui vetta più alta, molto famosa nella zona, raggiungeva i seicento metri.

   Anna aveva una personalità socievole e gentile, ma anche appassionata e con tanto senso della giustizia. A volte, quando le circostanze le suscitavano dubbi e confusione, cercava per sé dei momenti di solitudine, come un gatto che, dopo aver girovagato tutto il giorno rischiando pericoli ed annusando avventure, necessita di starsene per conto proprio, all’apparenza sonnacchioso, ma in realtà assorto e meditabondo.

   Ed ecco finalmente apparire in fondo al viale la sagoma della scuola, un edificio basso ed esteso di colore ocra. Sulla porta d’ingresso principale troneggiava un grande orologio tondo le cui lancette segnavano le 8.28. Anna si mise a correre: aveva solo due minuti per raggiungere il suo armadietto, lasciare il giaccone e lo zaino, prendere testo e quaderno di storia ed arrivare nella propria aula.

   Nell’atrio il bidello vide sfrecciare una nuvola bianca appena appesantita da uno zaino rosso e subito dopo una specie di torta al cioccolato con due belle ciliegie al posto delle guance: era Olav uno dei grandi amici di Anna.

   Olav era un ragazzino un po’ in sovrappeso, ma amava così tanto il cibo che accettava senza troppi lamenti qualche affanno in più durante le corse e lo sport.

   In quel momento era in ritardo quanto l’amica e, con quel poco fiato che ancora gli rimaneva, riuscì a chiamarla.

«Anna…ci sono anch’io…».

Lei aveva già raggiunto il proprio armadietto:«Ciao Olav, dai che forse ce la facciamo a non prendere la nota di demerito!».

«Sì, sì…», sbuffò lui, buttando nel suo il piumino marrone e arraffando appunti e libri un po’ a caso.

   Ancora una corsa e i due si tuffarono in classe, con lo stesso slancio di un centometrista ad un passo dal traguardo, accompagnati da qualche appaluso divertito da parte dei compagni.

   Anna e Olav si sorrisero dai banchi: il professore di storia stava entrando proprio in quel momento. Nota evitata!

  Il prof Larssen era un tipo non troppo alto, con un corpo magro ed ossuto e dei movimenti a scatti che Anna associava a quelli di un merlo curioso ed agitato. Era molto tecnico ed asciutto nelle sue spiegazioni e quel giorno cominciò a parlare del “periodo d’oro” della Svezia.

«Hey Anna…», Olav, seduto nel banco parallelo al suo, la stava chiamando con voce quasi inudibile.

«Cosa c’è», chiese lei, altrettanto impercettibilmente.

«Nella fretta ho preso il libro di geografia invece che quello di storia».

«Fai finta di niente», rispose in un soffio, sapendo che se il professore li avesse sentiti parlare, non ne sarebbe stato affatto contento.

«Avete qualcosa di interessante da dire anche a noi signorina Lindgren e signor Johansson?». Troppo tardi, beccati.

«No, no, ci scusi professor Larssen», cercò di rimediare la ragazza. Ma intanto il merlo si era avvicinato ai loro banchi, fermandosi nel mezzo. Con sguardo ornitologico individuò subito il libro sbagliato fra le mani di Olav.

«Vuole studiare storia su questo libro Johansson? In effetti la geografia è strettamente connessa agli eventi storici, potrebbe usarli entrambi. Ma ora necessitiamo del libro di storia. Ce l’ha?», chiese con aria ironica e supponente.

Le guance di Olav si colorarono di porpora ed il ragazzo bofonchiò deboli scuse: «Ecco, ero di fretta, ho fatto confusione…».

Il professor Larssen assunse un’espressione fintamente dispiaciuta:

«La fretta è una cattiva consigliera, sono costretto ad apporle un demerito sul registro. Stia più attento».

Quasi in contemporanea con quella di Anna, si udì una voce provenire da un banco sul fondo della classe:«Ma professore!». Si trattava di Lukas, un altro suo grande amico e chissà, da come si guardavano, forse avrebbe potuto diventare qualcosa di più.

Assieme ad Olav, Paul e Torsten, faceva parte dei componenti maschili della compagnia di Anna. C’erano poi altre due ragazze: Astrid e Britta.

Tutti intorno ai 14 anni e mezzo, sinceri e solidali fra loro, compagni di giochi dai tempi della Forskola, la Scuola Materna, tranne Lukas, arrivato a Gotenland qualche anno dopo.

Gli occhi del merlo agitato si strinsero come a mettere meglio a fuoco le immagini dei due disturbatori:«Oh ecco i paladini della giustizia. Facciamo silenzio signorina Lindgren e signor Akerlund, non vorrei che i demeriti diventassero tre!».

I ragazzi non andarono oltre. Ma di certo la boria e la perfidia di Theo  Larssen sarebbero state argomento di conversazione al termine delle lezioni.

Il racconto della guerra di Kalmar non stava stimolando particolarmente le orecchie di Anna, fino a quando non sentì nominare Ljus Skog, l’immensa ed intricata foresta di abeti che segnava il confine fra cielo e terra a nord ovest di Gotenland, considerata un territorio proibito. Gli adulti mettevano all’erta i bambini su  quanto fosse pericoloso addentrarsi in quel groviglio di alberi ed arbusti, circolavano storie di persone inghiottite da caverne che incautamente si erano azzardate ad esplorare e poi…e poi c’era quella leggenda, affascinante e trepida, che parlava di strane luci e presenze provenienti da chissà quali mondi occulti.

«…l’invasione da parte di un folto gruppo di danesi, venne stroncata nei pressi di Ljus Skog, da valorosi soldati di Gotenland e altri del vicino paese di Mastreekt ».

La lezione di storia stava terminando ed Anna si affrettò ad alzare la mano.

«Professore, posso farle una domanda?».

«Mi dica», uno studente partecipe costituiva sempre motivo di orgoglio.

«I racconti che si tramandano da generazioni, dicono che in realtà tutti i soldati furono messi in fuga da esseri esoterici somiglianti ad enormi cani che emettevano lampi di luce! I militari furono talmente terrorizzati da non voler tornare mai più in quel luogo e da allora fu vietato a chiunque di entrare nella foresta, che prese proprio il nome da questo evento», spiegò la ragazza in modo coinvolto ed appassionato. Nonno Konrad le aveva narrato tante volte quella specie di favola fantastica e nel contempo paurosa e lei aveva trascorso notti intere a scrutare, dalla finestra della sua stanza, la lontana Foresta delle Luci, sperando di scorgere i bagliori dai mille colori che provassero l’esistenza dei magici Cani Luminosi.

Larssen si sentì demoralizzato, aveva fatto male a sperare in una domanda strettamente legata alla sua interessante lezione…e alzò gli occhi al cielo:

«Signorina Lindgren, queste si definiscono leggende e nulla hanno a che fare con la vera storia!».

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “La foresta delle luci”

Condividi su facebook
Condividi
Condividi su twitter
Tweet
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Serenella Sindaco
Arriva il momento in cui hai voglia di credere che la tua fantasia ed i tuoi sentimenti possano essere condivisi senza timore, ed altre persone si trovino sulla tua stessa lunghezza d'onda, comprendendo.
Mi chiamo Serenella Sindaco, sono nata in provincia di Milano nel 1961. La mia professione principale è stata quella di educatrice d'infanzia, che tanto mi ha formata e regalato ricordi importanti, ma ho conosciuto anche lavori umili, creativi, d'ufficio. Belli e brutti. Tutti hanno lasciato un segno, spesso utile, a volte da dimenticare.
Così come le relazioni: alcune mi hanno insegnato, altre hanno disegnato un sorriso, altre ancora non le ho proprio capite! Il tutto irrorato da tanta sana ironia ed autoironia ( possibilmente).
Scrivo da quando ho imparato a maneggiare la penna , ed ora mi piacerebbe dare un senso collettivo ai miei pensieri tenuti nascosti per tanto tempo.
Serenella Sindaco on Email
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie