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La luce accesa

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Consegna prevista Marzo 2025
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Immersa tra le nevi di un pittoresco paesino canadese, Ashley si imbatte in un inusuale compagno di avventure: un fiore chiamato Alex, capace di offrire risposte a ogni quesito e soluzioni a ogni problema. Attraverso il loro legame speciale, Ashley affronta le sfide della vita con coraggio e determinazione, imparando il valore dell’amore, dell’accettazione e della speranza. “La Luce Accesa” è un viaggio emozionante attraverso l’incanto e la magia, un racconto che scalda il cuore e accende la mente, invitando il lettore a credere nel potere dei sogni e nella bellezza delle piccole cose.

Perché ho scritto questo libro?

La mia ispirazione per “La Luce Accesa” è nata da una scena del film “Black Moon” di Louis Malle, in cui la protagonista, dopo essersi poggiata su di un normale fiore, lo ha sentito piangere . Questa visione ha scatenato in me un flusso di riflessioni sulla bellezza della connessione umana e naturale, spingendomi a esplorare il potere dei legami insoliti e delle rivelazioni inattese. Il desiderio di catturare quel senso di meraviglia e scoperta ha guidato la creazione di questa storia.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

Intanto non saprei come descriverlo. È come un fiore nato strano o mischiato a chissà quante specie diverse. È rosa e azzurro e sembra quasi di plastica ma in realtà, al tatto, è morbido e liscio. Si forma come una rosa e al suo interno, nel suo cuore, c’è un pistillo che somiglia a una specie di sigillo grigio scuro. Il ramo è lungo e posa le sue radici nel terreno, nessuno sa quanto a fondo. È di un color verde rame.

Sbuca fuori, timidamente e in modo da non dar nell’occhio, dal pavimento della cantina di una normale famiglia dell’epoca. Il rivestimento è in legno, è sporco. Intorno al fiore non c’è nulla, nemmeno attrezzi o vecchi mobili. C’è solo una cosa che da nell’occhio: una lampadina accesa posta sul muro di fronte al fiore. La cosa particolare di questa lampadina è che non solo è fuori periodo, bensì resta accesa senza alcuna alimentazione. Be’, ovviamente, ma lei è perfetta. Una perfezione che sfida la bellezza di quel fiore. È colorata di un bianco che dà sull’azzurro. È forte, potente. Sembra quasi che nonostante si fissi non dia fastidio agli occhi. È attaccata a quel muro con un semplice chiodo su cui posa un filo messogli in un secondo momento. Lì sembra starci bene.

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Tutt’a un tratto si sentono i passi di qualcuno percorrere le scale che portano alla cantina in cui si nasconde il fiore. Scendono giù un bambino e una bambina e si mettono a fissare la luce, affascinati e sorridenti.

Canada, 2034

C’è la neve dappertutto. Scende leggiadra dal cielo trapassando la fitta nebbia. È un giorno solitario, forse triste. La gente preferisce stare in casa invece di uscire. Le macchine sono quasi sommerse dalla neve. Le strade sono impraticabili.

C’è una piccola baita lontano dal caos della città, immersa nelle pianure che in primavera sono verdi e percorse da cavalli. Intorno, altre abitazioni isolate e poco distanti l’una dall’altra completano quel piccolo quartiere. In quella piccola baita calda, non molto lontano dai maneggi del posto, vive un uomo di circa sessant’anni. La gente del quartiere, che è davvero poca e si conosce fra loro, lo definisce un vecchio burbero, un egoista che non parla con nessuno. Lui ha pochi capelli bianchi ma che ha fatto allungare fino al collo. Si veste come un boscaiolo e non taglia quasi mai la barba. Ha una grossa cicatrice alla gola. Qualcuno ha provato a ucciderlo? O forse voleva uccidersi? Sembra proprio il taglio che solo un grosso coltello poteva infierire.

I suoi scarponi neri e slacciati affondano fra la neve mentre va verso quella baita in compagnia di una dolce e giovane fanciulla. Potrà avere sì e no diciotto anni. Ha i capelli lunghi e neri, leggermente mossi. Gli occhi neri, il viso pallido. È magra, alta, con un naso sottile, delle labbra carnose e rosse. Indossa un giubbotto scuro e caldo, un po’ ingombrante, zuccotto nero alla testa e guanti grigi in cotone alle mani. Sta seguendo il vecchio. Il rumore della serratura della porta è fastidioso; chissà da quanto non la apriva. Entrati, il vecchio resta alla porta mentre la giovane fanciulla si addentra nel soggiorno e si guarda intorno. Dopo un po’ il vecchio le dice:

« Te la do a cento dollari al mese. Che dici? » Ha una voce rauca e antipatica.

La giovane ha uno sguardo profondo, intelligente. Uno sguardo che sembra poter scalfire qualunque cosa. Dopo un po’ di silenzio risponde al vecchio con voce delicata, calma:

« Non manca niente. C’è un camino pazzesco » dice camminando lentamente in casa e guardandosi intorno. « Il pavimento di legno e i muri in pietra sono stupendi. I tappeti pure. Questo divano poi… » dice accarezzandolo mentre gli cammina intorno, « ha un’eco pelle bellissima. Non si sente un filo di freddo, anzi… nonostante il camino sia spento, sto benissimo. È un luogo poco affollato in cui puoi stare in pace e lontano dal caos e dalla tecnologia moderna. Tu mi chiedi cento dollari al mese, ma a chi vuoi fregare? »

Si guardano entrambi come se fossero stati eterni nemici. Nessuno dice nulla, finché il vecchio crolla allo sguardo di ghiaccio di quella strana fanciulla.

« Non me ne frega nulla di quello che pensi. È questo il prezzo che chiedo. Se ti senti fregata, esci e non tornare più » ringhia lui con aria cupa e rabbiosa. La giovane si avvicina minacciosa al vecchio e ad un passo dal suo naso gli risponde a bassa voce:

« Non ho un altro posto in cui andare. Prenderò la casa, ma se dovessi incontrare qualsiasi tipo di problema che possa giustificare la tua ridicola richiesta di pagamento… »

Prende i cento dollari dal suo giubbotto e li pone al vecchio, che senza indugiare li prende e va via come a pensare: ma a chi vuole spaventare?

CAPITOLO 1

UN PATTO CON IL FIORE

Si chiama Ashley, e sapeva bene che sarebbe stata male lontano da casa sua. Lei si aggrappa al suo nome, perché lui sa bene chi è Ashley. Questa ragazza misteriosa e fragile. Forte come un uragano ma colma di difetti. Ha disegnato se stessa nella sua fragilità e ha messo per iscritto tutto ciò che pensa che in lei non vada. E tutto questo potete leggerlo nelle pagine di questo libro, che racconta la storia di questa giovanissima ragazza alle prese con una svolta nella sua vita, la svolta che forse tutti vorrebbero ma che lei non ha mai aspettato invano.

Leggerete di una ragazza a cui non importa il vostro parere, ma solo quello di alcune persone a lei care. Leggerete di una ragazza che non vi renderà protagonisti della sua storia. Non vi farà sentire dei lettori, al contrario forse proverà anche a sminuirvi, ma vi narrerà questa storia perché lei sa che ci sarà qualcuno in grado di capire. E Ashley è questa… una giovane fiamma nel buio della notte, che quando piove sprizza sempre luminosità, ma a toccarla ci si taglia.

Lei vuole star vicino a chi ama. In quella casa si sente sola e non ha con chi parlare. Alle volte ci prova anche a salutare la vicina e a scambiarci qualche parola, ma niente… dirà un ‘ciao’ nascosto in un sorriso che purtroppo sa di falso, e non perché voglia fingere con la gente, ma perché vorrebbe sforzarsi di essere normale. Dirà quel ‘ciao’ e lascerà alle sue spalle quella persona per tornare nella sua maschera di tristezza o serenità, di malinconia o felicità, e farà spallucce a se stessa, come a dire: “È inutile, sono proprio fatta così.” Ma credetemi che Ashley vorrebbe essere migliore. Vorrebbe poter essere normale, la più normale ragazza del mondo, ma dopotutto, se hai qualcosa che ti arde dentro e che vuole essere espresso, al costo della vita, lei non lo reprimerebbe mai, bensì andrebbe contro ogni corrente, contro ogni giudizio, contro ogni normalità, pur di fare ciò che lei vuole. È sempre stata una che non si è mai sacrificata troppo nella vita perché non ha mai avuto voglia di farlo pur sapendo di doverlo fare. Che le si può dire? Di farlo ugualmente? Lei non lo farebbe…

È nata per non far parte di un mondo che si erge sul sacrificio della gente. Cosa posso dirle io ad Ashley? Non saprei come cambiarla e nemmeno vorrei saperlo. Alcuni mi hanno chiesto se Ashley fossi io e se stessi parlando per conto suo in terza persona descrivendo così la storia della mia vita. A questa domanda non posso rispondere. Potrei semplicemente essere un vecchio narratore ubriacone che ha conosciuto questa incredibile storia e che ora vuole scriverla, o potrei davvero essere Ashley.

Adesso narrerò la storia di questa fanciulla e del suo incontro che all’apparenza sembra banalissimo: l’incontro di Ashley con un fiore. Un fiore che ha la risposta a ogni tipo di domanda che l’uomo si pone. Un fiore senza limiti di comprensione, e che se hai la possibilità di conoscerlo ti sarà impossibile fallire nella vita. Con lui sarai tutto ciò che hai sempre voluto essere, nel bene. Conoscerai ogni tipo di mistero. L’universo non ti sarà più sconosciuto. Non avrai più paranoie e non cadrai nella tua emotività. Non conoscerai più lo sbaglio. Sarai praticamente invincibile agli occhi di ogni altro essere umano. E non si sa perché, ma Ashley questo fiore l’ha incontrato per caso.

*

Ha appena acceso il camino in soggiorno. Ci ha messo un bel po’ perché non lo aveva mai fatto. Ha anche cercato una guida su internet per aiutarsi, ma questo non lo dirà mai in giro. Il fuoco arde lucente e bellissimo. Riscalda che è una meraviglia. Fuori nevica e le finestre restano appannate. È quasi sera, e Ashley sta seduta sulla poltrona accanto al divano a sorseggiare un tè caldo. Indossa spesso il maglione azzurro che le ha ricamato la madre, un po’ troppo grande prima, ma adesso è perfetto. Non dimenticherà mai le sere d’inverno seduta sul divano di casa sua accanto a lei, mentre ricamava e si raccontavano del più e del meno. Indossa anche la collana d’oro con un anello all’estremità, con incise le sue iniziali: è un regalo del padre. E poi indossa il braccialetto di stoffa nero e sottile al polso regalatole dal fratello.

Questa sera pensa che non uscirà. È stanca del viaggio e stanca di tutto. Quando ha finito il tè, si alza dalla poltrona e va in camera da letto. Accende quella luce bianca e poi si sdraia. È così soffice… pensa fra sé e sé e tra un sospiro di sollievo e pace.

La camera da letto nella baita della giovane ragazza sprigiona un’atmosfera moderna e accogliente, perfettamente integrata con lo stile contemporaneo e montano. Le pareti sono dipinte con tonalità neutre per creare un ambiente luminoso e arioso. Un elegante pavimento in legno aggiunge un tocco di comodità e facilità di manutenzione.

Al centro della stanza, un letto matrimoniale con un elegante telaio in legno è vestito con lenzuola di alta qualità e una trapunta coordinata dai motivi minimalisti. Cuscini soffici e una coperta di lana decorativa completano l’allestimento del letto, invitando al riposo e al comfort.

Accanto al letto, un comodino moderno con linee pulite ospita una lampada da tavolo dal design contemporaneo e un diffusore di aromi per creare un’atmosfera rilassante. Sopra il comodino, un paio di libri preferiti e un vaso con fiori freschi aggiungono un tocco vivace.

Un angolo studio multifunzionale comprende una scrivania minimalista con una sedia ergonomica, ideale per lavorare al computer o dedicarsi a hobby come la lettura o il disegno. Una lampada da scrivania elegante fornisce l’illuminazione necessaria per le attività serali.

Una grande finestra a tutta parete offre una vista mozzafiato sul paesaggio montano circostante. Le tende sono in tessuti leggeri che consentono alla luce di entrare durante il giorno e garantiscono la privacy di notte.

La stanza è dotata di tecnologia moderna, come prese USB integrate, un impianto audio wireless e un piccolo schermo TV montato a parete.

La luce soffusa proveniente da faretti a soffitto regolabili crea un’atmosfera accogliente e rilassante durante le ore serali.

Aveva paura di poter trovare un materasso o un cuscino non all’altezza del suo sonno già fin troppo leggero, e invece sembra proprio che dormirà bene. Dalla tasca dei suoi pantaloni del pigiama tira fuori le pillole di melatonina e le poggia sul comodino vicino al letto. Spegne la luce, accende quella soffusa del comodino e si mette sotto le coperte a guardare la tv. Per adesso va bene così, ma fra un mese esatto da quella sera inizierà il suo lavoro; farà l’archivista in una bella biblioteca. Non ha mai voluto fare altro che un qualcosa di tranquillo. Resterà quello che ha pensato di voler restare. Chissà se ci riuscirà.

Pian piano, pensiero dopo pensiero, ora dopo ora, le sue dolci palpebre si calano sempre più, fino a quell’ingresso che lei vorrebbe poter vedere sempre: l’ingresso in cui trovi i sogni.

Quando è rimasta senza niente. Quando poteva soltanto fare ciò che non voleva, ha preferito cominciare a camminare per strada, armata solo dei suoi pensieri e dei suoi sogni. L’ho vista crepare di fame, accovacciarsi su se stessa dai dolori. L’ho guardata negli occhi, e ho visto che sarebbe morta piuttosto che vivere come non voleva”.

Non sapeva ancora bene che tipo di cittadina fosse quella in cui si era trasferita. Sapeva solo che era fin troppo calma. Non succedeva nulla. Nessuno in giro. Sembrava bloccata nel tempo.

Le luci della città sotto la collina innevata invece, lasciavano presupporre che la vita mondana risiedesse proprio lì, tutta la notte. E nel mezzo di questa notte, verso le 3:00, Ashley si sveglia. Le capita spesso e lo odia. Solleva il cuscino da sotto la sua testa e lo poggia sullo schienale del letto per alzarsi un po’. Dopo essersi ripresa dall’imminente risveglio, va in cucina a sorseggiare un po’ d’acqua direttamente dalla bottiglia. Poi torna in camera da letto, accende la tv mettendola a basso volume e dopo aver indossato una vestaglia rosa va verso la finestra per guardare quelle luci in lontananza di cui ho parlato prima.

Scende giù la neve. C’è spazio per stelle e luna ma in giro nessuno. Nota, nelle case di fronte la sua, che una ha ancora la luce accesa in una camera. S’intravede un armadio, una scrivania, una porta. Non sembra esserci nessuno, ma forse è qualcuno coricato nel letto che ha dimenticato la luce accesa e che quindi non si vede da quella posizione. Ashley resta a osservare, quasi come se sperasse che ci fosse qualcun altro a non riuscire a dormire, ma ad un tratto la luce si spegne…

Quest’intestino è la sede delle conseguenze delle mie fastidiose emozioni. Ormai me la rido. Mi sono abituata. Chissà che combinerò da qui a dieci anni…”

Guarda l’orario: le 3:15. Si rimette sotto le coperte e con la testa poggiata sul cuscino rialzato fa un po’ di zapping in tv. Magari si riaddormenterà presto. La sua prima notte è sempre stata un po’ strana. Non le è mai piaciuta, ma nemmeno la seconda, né la terza. Alle volte potrei essere il suo angelo custode. E se lo fossi stato l’avrei salvata molte volte, ma penso che lo meriti in fondo. Come un’ombra invisibile, pacifica, che entra in quella camera da letto e le prende la mano dicendole: “Ci sono, di nuovo”. E a quel punto lei si addormenta. Dimentica tutto. Ha ritrovato la porta d’ingresso per i sogni, e almeno per quella notte andrà tutto bene.

Soltanto una cosa, nel corso delle ore notturne, disturbò esattamente per poco più di dieci secondi il profondo sonno della giovane Ashley: fu un sospiro. Sembrava il sospiro di un uomo che si rilassa dopo una sfaticante giornata. Il sospiro di sollievo dopo aver superato una prova difficoltosa. Un sospiro liberatorio e tranquillo, come quello che potrebbe precedere una notte di sonno. Ashley ha aperto gli occhi per quei dieci secondi ma pensando di star solo fin troppo bene li richiuse, fino all’alba inoltrata – molto inoltrata – del giorno dopo.

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Commenti

  1. Antonella Sutera

    Leggere questo libro è stata un’esperienza straordinaria! La trama è avvincente e ben strutturata, tenendoti incollato alle pagine fino all’ultima parola. I personaggi sono descritti con profondità e autenticità, rendendo facile empatizzare con le loro emozioni e i loro dilemmi. La scrittura è fluida e coinvolgente, con descrizioni vivide che ti trasportano direttamente nel mondo narrativo creato dall’autore. È un libro che riesce a toccare corde emotive profonde, offrendo spunti di riflessione e intrattenimento puro. Consigliato a chiunque cerchi una lettura appassionante e gratificante.

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Daniel Carrubba
Daniel Carrubba è nato a Sciacca il 31 gennaio 1994. Dopo aver conseguito il diploma al liceo classico, ha recentemente ottenuto una certificazione come Cyber Security Analyst, ampliando così le sue competenze in un settore sempre più cruciale nel mondo contemporaneo.

Oltre alla sua carriera professionale, Daniel è un appassionato scrittore di narrativa fantasy. Dedica il suo tempo libero alla scrittura di romanzi, racconti e poesie. I suoi lavori sono fortemente influenzati da autori come J.K. Rowling, la cui serie di Harry Potter ha lasciato un'impronta significativa sul suo immaginario letterario.

Tifoso sfegatato dell'Inter, Daniel coltiva una grande passione per il calcio. Il suo amore per il cinema lo porta a esplorare continuamente nuove opere cinematografiche, arricchendo così il suo bagaglio culturale e creativo.
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