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La Piuma Blu

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Consegna prevista Dicembre 2024
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A Los Angeles, niente è più come prima da quando il vecchio Mattew Lancaster è passato a miglior vita.
Il crimine vive fermamente controllato da Jasper Kennest, qualsiasi cosa di illegale si possa trovare in città, lui la possiede.
L’erede di Lancaster però, non sembra volersi arrendere, rimanendo nell’ombra e al sicuro sotto la sua nuova identità, cercando di spodestare Kennest dal suo trono.
Harley ama il locale in cui lavora, tanto da infuriarsi quando Jasper acquista la Piuma Blu, per farne il suo quartier generale.
Le si presenta però, l’occasione che stava aspettando: gioca con il suo fascino, accorgendosi ben presto che Jasper non ne è immune.
Decide così di conquistare il suo cuore e la sua fiducia, con il solo scopo di mandare a monte i suoi affari.
Kennest non sa però, che l’erede Lancaster che gli sta dando filo da torcere, canta e sgambetta davanti ai suoi occhi nel suo nuovo locale.
Tutto precipita non appena la verità viene a galla.

Perché ho scritto questo libro?

La Piuma Blu è nato in un momento in cui non riuscivo a trovare qualcosa da leggere, che rispecchiasse esattamente la storia in cui volevo entrare.
Tra le righe non troverete personaggi timidi, tutto è dettato da uno scopo.
La protagonista femminile è spietata, ma soprattutto bugiarda.
Il protagonista maschile invece, sembra essere il tipico bad boy, ma niente è come sembra.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

JASPER

La musica, inonda l’intero locale in cui mi trovo e che ho intenzione di acquistare.

La luce è così soffusa, che la mia vista si abitua gradualmente.

Ad ogni tavolo è posata una piccola lampada che diffonde della luce blu, richiamando il nome di questo posto a me sconosciuto fino a qualche mese prima.

Non ci sono posti a sedere e nonostante sia stata messa della tranquilla musica da sottofondo a volume alto, il chiacchiericcio della gente, continua a imporsi in modo fastidioso.

Il fatto che privé, tavoli e bancone siano colmi, è un particolare più che positivo, per le mie tasche.
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Vuol dire che questo ambiente ha già una buona quantità di clienti; che attira un certo pubblico.

Ho sentito parlare della Piuma Blu da qualche mese a questa parte, soprattutto da parte di uomini a cui piacciono il lusso e le donne.

Credevo fosse un bordello, poi il tutto è stato smentito da Lucas che mi ha indotto a prendere in considerazione l’acquisto di questo posto, perché ritiene sia all’altezza di Broadway e un buon punto in cui trasferire le mie principali fonti di denaro.

Non credo che tra la mia lista di proprietà ci sia qualcosa di simile, solo bar in cui si beve, si scommette illegalmente e parecchie volte si spaccia… Semplici proprietà che mio nonno amava collezionare per via delle zone, posti sicuri in cui puoi facilmente trovare qualsiasi cosa sia proibita dalla legge.

«Dovremmo incontrare il proprietario al bancone… credo che quello sia lui.» Mi annuncia Lucas, alzando la voce vicino al mio orecchio e facendosi strada tra la calca di gente che aspetta pazientemente un posto libero o uno spiraglio, per poter ordinare da bere.

Ecco una delle cose da fare non appena sarò il proprietario: ricavare più posti a sedere e rinnovare l’arredo.

Tra la confusione, alla fine riesco a stringere la mano al proprietario piuttosto anziano.

Intanto, si intravede del movimento dietro al sipario rosso e datato, segno che lo show comincerà a breve.

«Prima di contrattare, vorrei che lei si godesse lo spettacolo. Ho fatto riservare un privé vicino al palcoscenico. Sono sicuro che apprezzerà.» E così facendo, ci scorta al posto riservato a me e Lucas.

I divanetti hanno la pelle rovinata, e donano al locale un che di vintage e di vecchio allo stesso tempo, quasi a volerti dire che questo luogo non si dimentica facilmente.

La pesante stoffa rossa, ci svela il palcoscenico, richiamando gli applausi della gente stipata in ogni angolo.

Un’esibizione di ballerini attrae la mia attenzione e una cameriera vestita in modo sexy, ma fuori luogo, ci portai drink che ovviamente saranno offerti dalla casa.

Intanto lo show va avanti e io comincio a non capire cos’abbia di tanto speciale questo posto, non è niente che non si possa trovare in giro per Los Angeles.

Sorseggiare alcolici e guardare uno spettacolo qualsiasi, niente di nuovo o sorprendente.

Comincio a sospettare che il proprietario abbia riempito il locale di proposito, promettendo alcolici gratuiti, forse.

«Non credi di aver esagerato nel descrivermi questo posto? Avevi detto che era uno spettacolo fuori dal comune, qui vedo solo dei ballerini che vanno a ritmo di musica con abiti di scena vecchi. Il proprietario avrà di sicuro riempito il locale con lo scopo di fare colpo, o per alzare il valore. Non è un buon investimento, posso trovare qualcosa di meglio in questo quartiere.» Argomento le mie perplessità, recuperando il bicchiere che mi è appena stato servito dalla cameriera, a cui lancio uno sguardo ammiccante per divertimento.

«Jasper, sono il tuo braccio destro da quanto? Cinque anni? Quello che hai appena visto è solo l’introduzione allo spettacolo. La gente che continua ad entrare non è stata corrotta con alcolici gratuiti, qui è pieno ogni giorno della settimana!» Conclude con lo sguardo sicuro, alludendo al fatto che il meglio debba ancora venire.

Annuisco in risposta.

Ho piena fiducia in Lucas, ma passare il sabato sera a contrattare per un locale tanto stupido e con poco potenziale, non credo sia stata un’ottima idea.

Potevo passare la serata con Camille, nel migliore dei modi possibili.

Uno sbadiglio mi sorprende, mentre appoggio la schiena sulla pelle scura e logora del divano comodo.

La musica però si interrompe d’improvviso, il palco si svuota e il pubblico rimane in silenzio e con il fiato, in attesa di qualcosa.

Da qui, riesco a vedere il trafficare di persone dietro le quinte e sopra la mia testa.

È anche probabile che sia l’atmosfera e il caldo che sento, a mozzarmi il respiro, come un bambino che aspetta di scartare il suo regalo di natale.

Dei piedi, avvolti da scarpe da ballo dorate penzolano nel vuoto, per poi farsi più vicine secondo dopo secondo.

Una donna, dalle lunghe e snelle gambe da ballerina viene calata su un’altalena abbondantemente decorata da fiori e lustrini.

La protagonista dello spettacolo ha i capelli scuri, racchiusi in grandi boccoli, perfettamente acconciati, tanto da darmi l’impressione di essere morbidi come la seta, al tocco delle dita.

Ogni cosa, dalle dita smaltate di un colore scuro, al sedere che non si riesce ad intravedere per via della coda del suo costume: ispira sensualità, eleganza e rovina.

Una pioggia di coriandoli color argento la avvolge, facendo luccicare l’intero palcoscenico come se fossero brillantini, grazie alle luci di scena.

La soave voce di quella donna misteriosa comincia ad intonare una canzone che riconoscerebbe chiunque: Diamonds are a girl's best friend, nella versione di Nicole Kidman in Moulin Rouge.

Quel film è uno dei miei preferiti e il fatto di sentirmi proprio come il protagonista maschile, m’incanta non poco.

Labbra rosse si muovono, intonando parole e fantasie all’interno della mia mente stupita.

Il trucco è calcato ma rende la misteriosa ragazza, una splendida visione.

Ha lo stesso fascino di una sirena, di quelle che cantano per trascinarti con loro nel fondo dell’oceano, per una morte lenta e piena di torture.

La canzone si movimenta mentre sinuose gambe toccano il pavimento in legno del palcoscenico, i suoi passi incantano il pubblico, e si sentono versi d’apprezzamento quando i ballerini le tirano via la lunga coda del costume nero.

Attratto dalla sua figura e infatuato dalla sua bellezza, la fisso mentre scende dal palco e si immerge tra i tavoli, dando spettacolo e sfilandosi i guanti, in modo decisamente sexy.

Mi sento un pirata, incapace di sfuggire al canto e al fascino della sirena che ha appena visto.

Ha catturato la mia attenzione, come pochi sono mai riusciti a fare.

Si china, nel tavolo a pochi metri dal privé in cui mi trovo, donandomi la fantastica vista del suo sedere, coperto dalla culotte del costume.

Poi si volta e porta i suoi occhi su di me.

Ed io, mi lascio rapire da quel marrone ammaliante.

Si siede sul tavolo, cantando con un’espressione maliziosa stampata sul viso più che bello.

«Perché viviamo in un mondo materiale;

e io sono una ragazza materialista. – Si interrompe, lasciandomi un bacio sulla guancia e inebriandomi con il suo odore fruttato. –  Venite a prendermi ragazzi!» Quattro uomini molto muscolosi l’afferrano, riportandola sul palco mentre scoppia un grande appaluso d’apprezzamento.

Lo spettacolo riprende sul palco poi la protagonista principale, scompare qualche secondo, ricomparendo con un abito e un’acconciatura diversa.

Esattamente come nel film…

Chiunque abbia curato la coreografia e la scenografia, deve essere una persona attenta ai particolari, perché mi sento trasportato nel Moulin Rouge.

La misteriosa protagonista riprende il suo posto sull’altalena, dando il gran finale.

Il sipario si chiude e il pubblico scoppia in un applauso che comprende fischi e urla entusiasti.

Adesso capisco perché a molti piace venire qui…

«Allora?» Mi sorride il mio braccio destro, per poi portare la bocca al bicchiere ancora pieno di liquido.

«Comincio a ricredermi, quella ragazza è…» Cerco le parole per descriverla.

«L’attrazione principale di questo posto, molti uomini vengono solo per lei… A proposito, credo ti abbia lasciato del rossetto sulla guancia.» Ridacchia ancora, soddisfatto.

Lucas aveva ragione, non credo di aver mai visto una ragazza bella e talentuosa come quella.

Lo spettacolo è stato magnifico, ma è lei il diamante che fa splendere questa topaia.

«Non vedo l’ora di contrattare con il proprietario.» Affermo, finendo il mio drink e fissando il palcoscenico, in attesa che lo spettacolo ricominci per poterla rivedere e lasciarmi incantare ancora.

 

HARLEY

Dannato trucco!

La mia faccia è ancora coperta da brillantini, ma non importa, non è questa la mia priorità al momento.

Non ho idea di cosa ci faccia qui Jasper Kennest, o meglio conosciuto come il Joker di Los Angeles.

Questa non è una delle zone che frequenta…

«Non è che avresti delle salviette struccanti?» Mi domanda Kiki, seduta nella postazione trucco accanto alla mia e intenta a strofinarsi l’occhio sinistro.

«Si, ma non credere facciano molto. I glitter di Serena sono impossibili da rimuovere!» Sbuffo, passandole il pacco e cominciando a slacciare l’ultimo costume che ho indossato per il finale.

Pensa positivo.

Magari voleva solo godersi lo spettacolo…

Cerco di vestirmi molto velocemente, per poi sbirciare attraverso il sipario e notare il locale semivuoto, colui che ho fissato durante ogni esibizione è seduto al bar, da solo.

Aveva il miglior privé del locale, da questo posso dedurre che si sia fatto riservare il posto, visto che di sabato abbiamo il pienone.

«Ragazze, ci vediamo al bar. Ho bisogno di un drink!» Esclamo tornando nei camerini e avviandomi verso l’uscita.

«Non andare via, stasera festeggiamo il compleanno di Gabriel!» Mi ricorda, Laura, strofinandosi la guancia con molta vivacità.

«Non posso dimenticarmene, è il mio ballerino preferito!» Urlo in risposta, pronta a raggiungere la sala.

Sono nervosa, ma ho studiato recitazione, canto e ballo… Saprò pur cavarmela.

«Thomas, il solito per favore!» Ordino il mio abituale drink al barista, appoggiando i gomiti sul vecchio bancone in legno scuro, rovinato dal tempo e dai numerosi clienti.

Kennest non è molto distante adesso, sta conversando con uno dei suoi collaboratori, sorseggiando quello che sembra essere un Martini.

Okay, forse non è l’idea migliore, ma sapere cosa diamine ci faccia qui uno come lui, è la mia priorità.

«Credevo fossimo chiusi la pubblico.» Borbotto, quando il barista mi posa davanti il bicchiere, rivolgendomi un’occhiata ammonitrice.

Okay, cosa diamine sta succedendo qui?

Mi sono forse persa qualcosa?

«È un problema?» Domanda Kennest, facendo cenno a Thomas, in modo che prepari un altro drink per lui.

«No, è solo molto strano.» Osservo io, sorseggiando il mio brandy dal bicchiere.

Jasper Kennest è alto, i capelli sono pettinati in modo impeccabile e come ogni essere che svolga i suoi stessi affari, ha un che di arrogante e pericoloso nell’espressione.

«Immagino che tu sia la stella dello spettacolo, il diamante di questo posto.» Afferma, alludendo alla prima canzone dello show, che di certo non ha dimenticato.

«I residui del mio rossetto sulla tua guancia, lo dimostrano.» Scherzo io, facendo finta di non sapere chi sia e ricordando il momento in cui ho lasciato un bacio sulla sua faccia da stronzo.

In verità, mi sono avvicinata per capire se fosse davvero lui.

Per qualche istante avevo sperato che fosse un’allucinazione.

«A proposito, è fastidioso e appiccicoso. Dovresti cambiarlo, se ai clienti dà fastidio.» Alza le sopracciglia, poi beve il suo Martini con divertimento.

Mi sta stuzzicando?

«Avrò dato non so quanti baci come quello, e nessuno si è mai lamentato.» Continuo io, sperando di mantenere viva la conversazione e capire il motivo della sua presenza qui.

«Io sì e vorrei che i miei clienti, non debbano strofinarsi la faccia per ben cinque minuti.» Stavolta si avvicina, indicando il punto in cui il mio rossetto non si è ancora tolto del tutto.

«I tuoi clienti?» Chiedo perplessa, sorpresa dalla sua affermazione.

Quel dannato vecchio dispotico non può aver venduto il locale, insomma io avevo fatto un’offerta sostanziosa e anonima, prima che arrivasse Kennest!

«Proprio così, Diamante.» Sorride beffardo, calcando l’ultima parola.

Si allontana diretto ad uno dei tavoli dove ci raduniamo di solito, lasciandomi da sola e con le idee confuse.

I miei amici siedono divertiti e contenti, impazienti di festeggiare il compleanno di Gabriel.

Io invece sono ancora seduta qui, come se stessi vivendo in un dannato incubo da cui non riesco a svegliarmi.

Kennest non può aver comprato La Piuma Blu.

Questa è una zona sicura, non uno stupido bar in cui spacciare droga e vendere qualsiasi cosa in modo illegale.

Intanto, la notizia non è stata appresa solo da me.

Il resto dei dipendenti adesso ne è al corrente e sembra stia festeggiando, congratulandosi con il suo nuovo capo.

«Forse dovresti andare a congratularti anche tu.» Mi incita Thomas, continuando a strofinare un bicchiere dopo l’altro.

«No, grazie.» Ribatto, continuando a bere il brandy e desiderando qualcosa di più forte.

«Non dovresti comportarti in questo modo, soprattutto se hai intenzione di tenerti il lavoro. Con quello non si scherza.» Mi risponde lui, riferendosi alla fama del suo nuovo capo.

Questo non l’avevo previsto, il lavoro mi serve e non per una questione di soldi, ma perché è una copertura ottima.

Ho bisogno di riflettere, di parlare con Danny e John…

«L’unica a non essersi congratulata, sei tu.» Annuncia, la voce del bastardo.

Potrebbe aver rovinato qualsiasi cosa abbia costruito nell’ultimo anno…

«Congratulazioni.» Sorrido appena, voltandomi e raggiungendo nuovamente i camerini per prendere le mie cose e sparire in fretta.

I ragazzi mi chiamano, ma li ignoro, consapevole del fatto che non sia in vena di festeggiare nulla in questo momento.

Non posso crederci.

Scrivo alla svelta qualche messaggio, annunciando a coloro che conoscono la mia vera identità, una riunione urgente.

Getto alla rinfusa i miei trucchi, poi prendo la mia tracolla e decisa a non farmi, notare lascio il locale con estremo silenzio.

Los Angeles è ancora trafficata, nonostante l’orario.

Mi lascio andare in un sospiro, poi cerco le chiavi di quella dannata e odiosa Prius.

«Hai davvero molta fretta, per essere una che possiede una macchina come quella.» Arresto il mio passo, paralizzata dalla sua voce profonda, quasi seducente.

Grazie tante Kennet, per aver deriso l’unica auto che posso possedere per non dare troppo nell’occhio.

Mi costringo a riprendere il passo, ignorarlo mi sembra una delle migliori opzioni.

«Diamante!» Continua lui, richiamando la mia attenzione.

«Non chiamarmi in quel modo.» Sbotto perentoria, voltandomi verso di lui.

Sono sul punto di recuperare la Beretta che tengo sotto il sedile del passeggero e togliermelo dai piedi, se solo non fosse pericoloso e probabilmente armato, quanto me.

«Come vuoi che ti chiami? Stella, gallina dalle uova d’oro? – Ora è molto più vicino, e si appoggia alla mia auto con fare distante, quasi svogliato- Non mi vengono altri soprannomi e Diamante mi sembra il modo più carino, considerando che non conosco il tuo nome.» Conclude accendendosi la sigaretta che ha tra le labbra.

«Harley, Harley Coopers.» Annuncio la mia falsa identità.

«Come la moto?» Ride lui, prendendomi in giro.

Io sbuffo, impaziente di rimanere sola e tornare in auto.

«Perché sei tanto infastidita da me?» Stavolta indurisce l’espressione, sembrando più attraente.

«Perché so chi sei Jasper Kennest. – Non riesco a fingere di non avercela con lui, non importa se stia mandando a puttane anni di recitazione. – E speravo che La Piuma Blu, rimanesse fuori dai tuoi loschi affari.» Spiego, senza peli sulla lingua.

«Quindi è questo il tuo problema?» Se la ride lui, soffiandomi il fumo sul viso, come se nulla fosse.

Infuriata, decido di porre fine ad una conversazione che non avevo nemmeno intenzione di cominciare, cercando di aprire la portiera

«No, non così in fretta, Harley.» Si affretta a richiuderla con la mano destra.

Esasperata, mi lascio sfuggire un sospiro più che irritato.

Il suo pollice sfiora il mio labbro, ed è in quel momento che comprendo le sue intenzioni.

Stupidi uomini, sempre la stessa storia…

Sento il suo alito che sa di Martini e di sigaretta, e quando le sue labbra stanno per toccare le mie, volto il viso, lasciando che si poggino sulla mia guancia.

«Sai, alle ragazze che baci, potrebbe non piacere l’odore di alcool e fumo.» Metto le distanze tra noi, sperando che il Joker di Los Angeles sappia prendere bene un due di picche.

Riapro la portiera, ma anche questa volta la sua mano la richiude, impedendomi di salire su quella fottuta Prius.

«Potrei licenziarti, se solo tu non fossi così preziosa per gli affari di questo posto. Ti consiglio di non giocare a fare la stronza con me, Diamante.» Scandisce chiaramente le parole, fissandomi come se fossi un dannato oggetto con cui giocherellare nei momenti di noia.

«Sai una cosa Mr. J? – Utilizzo il soprannome con cui lo chiamano di solito. – Sono davvero curiosa di sapere come gestirai questo luogo.» Alzo le sopracciglia, consapevole del fatto che non potrebbe comunque farmi del male in mezzo ad una strada trafficata.

Stavolta riesco a salire in auto, lasciando il mio nuovo capo, sul lurido marciapiede di Los Angeles.

Kennest ha inconsapevolmente aperto una guerra.

 

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Gloria Fasone
Sono Gloria, ho 23 anni e sono una songnatrice e amante delle lettura.
Condividere le mie storie e le emozioni con i lettori è qualcosa di unico, spero solo di riuscire ad emozionarvi.
Sui miei social condivido contenuti e immagini che riguardano le mie storie.
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