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La profezia – Il lago delle fate

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Consegna prevista Settembre 2024
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Asha è una ragazza come tante, ma la sua vita sta per cambiare da un momento all’altro.
Il suo destino è legato ad una antica leggenda. Sarà in grado di compiere le scelte giuste per poter chiudere la storia?
La verità che si nasconde nel suo passato verrà rivelata e intraprenderà un viaggio che la condurrà attraverso avventure che mai avrebbe immaginato.
In un mondo abitato da creature mistiche e umani, la nostra eroina cercherà una risposta, accompagnata da un druido.
Solo il tempo risponderà ai suoi quesiti o ci saranno ancora domande senza risposta sul suo cammino?
Viaggiando con loro lo scopriremo.

Perché ho scritto questo libro?

Questo libro è nato dalla mia grande voglia di condividere con gli altri questo mondo nato dalla mia fantasia.
Questa storia voleva essere raccontata e mi piaceva l’idea di essere io a farlo.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

Uillianne accarezzò le rose e, con la forza del canto, alzò una brezza leggera. Il profumo dei fiori si sparse tutt’intorno, allargandosi come una nuvola.

Ultima erede al trono di Feren, Uillianne godeva di un potere immenso. Nei secoli precedenti, i suoi avi avevano creato un mondo prospero di luce, dove si erano evoluti imparando a padroneggiare la magia.

La regina salì quindi sul suo cavallo, i lunghi capelli svolazzarono leggeri nel vento. Si allontanò dal suo magnifico castello : le  alte torri bianche, visibili da ogni confine del regno.

La pace regnava ormai da tempo nel mondo e le forze del male si stavano annoiando. Frantic di Asdort era seduto sul trono, lo sguardo perso nel vuoto, profondamente assorto. Nel suo regno tutto era oscurità e dolore: i sudditi erano reietti, creature rifiutate dai loro simili e malvagie. Alcune, oscure come la notte, erano conosciute con il nome di demoni.

Le torture che il sovrano infliggeva ai prigionieri lo avevano stancato. Uscire a cavallo non gli era più di nessun conforto.

Il profumo di fiori che gli riempiva le narici quando si avvicinava al confine lo disgustava. Amore: quale oscenità. Per lui non aveva significato alcuno.

Frantic conosceva soltanto la violenza e l’odio. Era sempre stato solo. I suoi familiari si erano sterminati l’un l’altro per prendere il potere. Con il passare del tempo, lui era divenuto un re  duro e terribile.

Avvalendosi di incantesimi proibiti, aveva costruito attorno a sé una spirale di paura. La strada verso il trono, a quel punto, si era spianata.

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Frantic stava osservando il bosco. Era uscito a cavallo, per rompere la noia infinita che lo tediava, quando percepì un’aura. Ne poteva con chiarezza sentire l’origine pura. Gli venne quasi da vomitare.

Un cavallo bianco attraversò la collina; per un attimo Frantic vacillò: una donna dai lunghi capelli biondi, vestita di candide vesti, veniva al trotto verso di lui.

Al di là del confine, il sole brillava orribilmente e i suoi raggi si riflessero per un attimo sul corpetto splendente di quella creatura. Per quanto la luce lo infastidisse, il re rimase avvinto dalla cavallerizza: aveva trovato qualcosa per mutare la giornata.

Decise che l’avrebbe posseduta.

Uillianne stava cavalcando verso il confine meridionale, cercando un fiore di cui aveva bisogno per preparare un filtro di guarigione. Smontando da cavallo si girò verso il bosco, confine delle terre di Asdort. La regina si sentì terribilmente a disagio, poi un movimento catturò l’ attenzione dei suoi occhi verdi;  divenne ben visibile la sagoma di un cavallo fermo dietro agli alberi.

Il cavaliere, possente e scuro di capelli, uscì allo scoperto: due occhi grigi, gelidi come la neve, le si puntarono addosso. Dal portamento fiero, Uillianne capì di avere di fronte Frantic di Asdort. La natura della magia di lui era inequivocabile: magia nera. Lei prese coraggio e parlò.

«Signore, che cosa vi porta lontano dal vostro castello?»

«Passeggiavo per i miei territori, niente più.»

Sembrava che volesse scambiare quattro chiacchiere.

«E voi, mia signora?» aggiunse. «Non vi pare avventato stare qui da sola in balia di chiunque? Pensavo foste più saggia.»

Detto questo, Frantic rise.

Uillianne cercò di rimanere calma e distaccata. Doveva risalire a cavallo e tornare al castello subito; sentiva che il re aveva degli strani propositi in mente.

«Cercavo questo fiore per un decotto guaritore. Le mie guardie personali mi attendono al fiume, al di là della collina» mentì.

«Signora, mettete forse in dubbio la mia intelligenza?»

Uillianne era chiaramente nei guai. Che cosa avrebbe fatto ora?

La bramosia del re crebbe a dismisura. Si sentiva euforico. Frantic voleva possederla con tutto se stesso, macchiare quel lenzuolo così puro. Ma prima desiderava giocare con lei, come il gatto fa con la sua preda, quindi decise solo di spaventarla e di lasciarla andare.

Le disse: «Suvvia, posso anche essere magnanimo, non credete? Non tutto ciò che si racconta su di me è vero».

«Temo di non saperne molto su di voi, mio sire. Non è mia abitudine giudicare le persone prima di conoscerle.»

«Mia signora, se volete del tempo per conoscermi meglio, posso concedervelo.»

Uillianne sapeva dove voleva arrivare. Si alzò velocemente e rimontò a cavallo.

«Signore, devo proprio rientrare, mi spiace di non poter rimanere.»

Frantic le sbarrò il passo.

«Quanta fretta avete, mia signora. Passeggiate con me.»

Rise. Questo non piacque per niente a Uillianne: quell’uomo l’atterriva. Frantic di Asdort era pericoloso.

Decisa, afferrò le redini e spronò Rugiada, la sua puledra. La cavalla aggirò il re e partì al galoppo.

Egli stava ancora ridendo, quando esclamò: «Uillianne, non ti libererai mai di me! Un giorno ci reincontreremo e non te ne andrai così facilmente. È una promessa, come è vero che mi chiamo Frantic di Asdort!».

Avendo il dono della preveggenza, Uillianne sapeva che quell’incontro era voluto dal destino. Le visioni oscure dell’ultimo periodo avevano ora un significato chiaro, intellegibile. Ormai tutto era stato deciso, poteva solo scappare o soccombere.

Rugiada correva a perdifiato. Nelle orecchie, la voce del re ripeteva il suo sinistro avvertimento. La regina doveva arrivare al castello: la pace era finita, stava per abbandonare il regno insieme al popolo.

Il ricordo della visione la schiacciò: per un attimo, Uillianne si sentì soffocare dal fumo. Il fuoco era ovunque e il castello era divenuto un’immensa torcia. Niente fiori o alberi. Tutto distrutto.

Quello che aveva tanto amato era scomparso. Lacrime di dolore le rigarono le guance. Ritornando presente a se stessa, Uillianne continuò a singhiozzare.

Rugiada volava sul sentiero, portando con sé la disperazione della sua padrona.

Arrivata al castello, la regina convocò il Consiglio.

La questione doveva essere trattata con la massima priorità. I dodici consiglieri la raggiunsero nella sala del trono in meno di un’ora.

Uillianne prese subito la parola.

«L’inevitabile è accaduto, amici miei. Oggi ho incontrato il re di Asdort.»

Nella stanza calò il silenzio. I consiglieri erano a conoscenza delle visioni della regina e ne colsero immediatamente la gravità.

«Come ben sapete, questo incontro segna il nostro destino. Il re è molto scaltro, credo che non esiterà a preparare l’esercito per sterminarci tutti. Gliel’ho letto in fondo agli occhi: quell’uomo è crudele e non avrà pietà per nessuno!» Uillianne sospirò.

«Sapete che non voglio inutili spargimenti di sangue. Entro pochi giorni la cittadella bianca dovrà essere vuota. Attraverseremo i monti a est e ci dirigeremo verso il mare.

«Mandate i messi ai confini lontani. Il momento è giunto per le creature di Feren: tutti siano avvisati.»

I consiglieri annuirono, si ritirarono e iniziarono le procedure per l’evacuazione del regno.

Rimasta sola, Uillianne si sedette un attimo a riflettere. Nella sua visione aveva visto le torri bianche della cittadella in fiamme. I suoi amati fiori e gli alberi ridotti in fumo. Mentre le tornava in mente, sentì il proprio cuore riempirsi di tristezza, ma non aveva tempo ora, doveva prepararsi. La parte difficile doveva ancora arrivare, la regina lo sapeva.

Il re rientrò come un fulmine al palazzo. Era raggiante. Aveva dato fondo a tutta l’energia del cavallo nel rientro.

Frantic chiamò uno scudiero e gli ordinò di riunire il consiglio. Ci volle un po’ di tempo per trovare tutti i consiglieri, ma in un paio di ore erano rumorosamente riuniti nella sala ovale del castello.

Il re non attese il silenzio e, troneggiando su di loro, sentenziò: «Signori, vi comunico che si parte per la guerra!» e rise sguaiatamente. «Invaderemo il regno di Feren. Quelle torrette bianche all’orizzonte mi infastidiscono da troppo tempo.»

Tutti si zittirono, osservandolo con attenzione.

«Come ci muoveremo, signore?» chiese una faccia di serpente.

«Avete qualche giorno di tempo per organizzare le truppe.»

«Serviranno anche gli schiavi ?» domandò un altro.

«Sì, li sacrificheremo sulle barriere magiche.»

«Avete bisogno anche dei nostri servizi?» propose un demone.

«Credo di no, ma fate in modo di essere pronti in caso contrario.»

Nella sala il brusio di eccitazione crebbe a dismisura.

Il re era compiaciuto: vedeva negli occhi dei suoi la fame di morte. Anche loro ne avevano bisogno, proprio come lui.

«Ho ancora un ordine da darvi: la regina deve essere catturata viva. Io solo ne farò ciò che voglio, è chiaro?»

«Sì, signore!» detto questo, i consiglieri se ne andarono.

Finalmente una guerra contro gli odiosi Feren.

Uillianne guardava i verdi prati sotto al castello. Era salita sulla torre per salutare il regno tanto amato. Sarebbe stata la sua ultima occasione per ammirare quei prati e quei boschi.

I preparativi per la partenza si svolgevano rapidamente; i messi inviati nel territorio avevano compiuto un lavoro esemplare: i sudditi erano in marcia per raggiungerla alla cittadella. Tutte le creature sapevano in quali crudeltà sarebbero incorse dopo l’invasione.

La fiducia riposta nella regina era gigantesca, l’avrebbero seguita in ogni luogo. Uillianne vedeva già le prime carovane in arrivo. L’indomani mattina sarebbero partiti.

La donna respirò a fondo il profumo dell’aria pulita.

Non avrebbe mai amato nessun altro luogo.

Continuò a osservare il paesaggio, desiderosa di risvegliarsi da quell’incubo. Sapeva perfettamente, però, che non si trattava di un brutto sogno. Sapeva molto di più sul futuro. Una parte della verità l’aveva taciuta, augurandosi di sbagliare. Di lì a poco lei stessa sarebbe morta, lo aveva visto bene. Pianse.

Uillianne pensò che doveva comunque rimanere concentrata, per il suo popolo: lo avrebbe guidato fuori dal regno, al sicuro, e poi sarebbe andata incontro al proprio destino.

Una volta scese le scale della torre, la regina si diresse verso le sue stanze; non avrebbe dormito, ma si sarebbe preparata per la partenza.

Come si era aspettata, la notte fu colma di sofferenza. Uillianne non dormì nemmeno un attimo, ma continuò a riflettere sul da farsi. Doveva guidare il suo popolo al di là dei monti.

Per prima cosa, decise di guadagnare del tempo prezioso infondendo un po’ della sua magia sui bastioni che circondavano la cittadella. L’incantesimo avrebbe richiesto un po’ di tempo per essere infranto e tutto sarebbe stato utile per la fuga. Uillianne avvicinò la mano alle mura e si concentrò profondamente, chiudendo gli occhi.

Il suo essere si riempì di luce, mentre ripeteva una sorta di cantilena.

D’un tratto, l’energia prese vita e iniziò a trasferirsi al muro. Tutto si illuminò di una luce azzurra per qualche minuto, poi tornò come prima.

Uillianne riprese fiato e, ritornando presente a se stessa, si sentì mortalmente stanca. Sapeva che purtroppo non le era possibile riposare, non aveva scelta. Nessuno del suo popolo doveva morire. Era una promessa.

Era ormai giunta l’alba e rimaneva poco tempo prima della partenza.

La regina si diresse verso la sala del consiglio, dove trovò il ministro.

«Come siamo messi con i preparativi?»

«Tra un’ora saremo tutti pronti, mia signora.»

«Le popolazioni dei prati sono arrivate?»

«Sì, i più lenti nello spostamento hanno già proseguito verso le montagne.»

«Molto bene. Appena saremo pronti, partiremo anche noi.»

«Mia signora, vi vedo pallida. Vi sentite bene?»

«Sì, sono solo un po’ in pensiero. I tempi che ci aspettano saranno duri per tutti. Come vostra regina sento di dovervi garantire una vita felice, tuttavia in questo momento non saprei come.»

Uillianne si sedette sul trono, con la mano appoggiata al mento. I suoi occhi erano velati da una profonda tristezza. Avrebbe voluto condividere il suo segreto con lui, ma non ci riuscì.

Il ministro la guardò. Non aveva mai visto la regina così turbata.

«Posso fare qualcosa per voi?»

«Temo che nessuno possa. Ti ringrazio, ma è una situazione a cui devo pensare da sola.»

Lei gli sorrise e, rialzandosi, si avviò verso le sue stanze per ultimare i preparativi.

Frantic era elettrizzato. Non aveva chiuso occhio pregustando l’attimo in cui avrebbe preso la regina per i suoi lunghi capelli. Ne sentiva il profumo, avrebbe giurato che fossero fiori.

Le sue mani tremavano mentre si metteva i guanti. All’alba l’esercito sarebbe stato pronto e avrebbe assediato la cittadella.

Il re sentiva il rumore metallico delle armi sotto, nel cortile del castello, mentre cozzavano sugli scudi. I suoi uomini erano ansiosi quanto lui di andare in guerra.

Sorrise. “Meraviglioso! Spettacolare!”

Scendendo le scale, Frantic poteva udire sempre più vicine le urla dei soldati. Si allenavano dalla sera prima. Si concentrò e invocò la magia. Una luce verde si sprigionò dalle sue mani e inondò il cortile sottostante, rinvigorendo di energia i suoi uomini.

Era proprio meraviglioso! Un ghigno si allargò sul suo volto.

Erano passati già due giorni da quando lei e i suoi avevano lasciato la cittadella. Uillianne osservava le montagne che si ergevano ai fianchi della vallata. La carovana procedeva in fila ordinatamente.

Di fronte vi era il passo al di là del quale esisteva un altro mondo: nessuno di loro si era mai spinto così lontano da Feren.

Sicuramente vi erano altre creature che abitavano quei luoghi.

L’ultima volta in cui era riuscita a vedere le bianche torri della cittadella non c’era fumo. Forse era un buon segno. Considerò che dovevano avere un bel vantaggio.

Una parte di lei voleva credere che sarebbe riuscita a scampare all’inevitabile, ma la realtà era lì, silenziosa nel suo cuore.

Arrivarono alla sommità del passo dopo un’ora. Lo spettacolo che si mostrò lasciò tutti senza fiato. Da lassù, si scorgeva in lontananza il blu del mare. A dividerli dalla loro meta, c’era una porzione di territorio di un verde di diverse sfumature. Verso nord si intravedeva un’altra formazione montuosa. Doveva esserci un temporale in atto, considerato il colore grigio scuro delle nuvole. Nel mezzo della grande pianura si distinguevano diversi fiumi e laghi.

Non era come Feren, ma la regina riconobbe che era incantevole.

I fuggiaschi iniziarono a scendere il pendio. All’improvviso, sentirono un boato proveniente da dietro di loro. Una nuvola di fumo si alzò qualche chilometro oltre la montagna: a quanto pareva, gli inseguitori li avevano raggiunti.

Le guardie reali iniziarono a organizzare la fuga.

La regina diede ordine che il grosso della carovana superasse il fiume. Uillianne era nervosa, poi qualcosa catturò la sua attenzione. Riconosceva quel luogo. Senza dare spiegazioni, scese da Rugiada e si diresse verso il fiume. Il suo popolo la osservò.

Il ministro le si avvicinò.

«Mia signora, perché vi fermate?»

«Mio caro amico, il mio destino sta per compiersi. Questo è il luogo delle mie visioni.»

Il ministro impallidì.

«Mia regina, che cosa devo fare?»

«Pensa al popolo. Portalo al sicuro al di là del fiume.»

«Ma… e voi?»

«Vi farò guadagnare tempo.»

Detto questo, Uillianne appoggiò le mani a terra e iniziò a ripetere una serie di frasi. Il suolo prese a tremare e, all’improvviso, si aprirono delle spaccature da cui usciva una luce azzurra.

A uno a uno, gli alberi esplosero: dapprima simili a fili d’erba, a mano a mano che la regina infondeva la magia, divenivano sempre più grandi e robusti.

Tutto il fianco della montagna si riempì di enormi querce. Non si vedevano più le montagne dalle quali provenivano. Tutto fu celato dalla foresta, per molti chilometri.

Uillianne si sentì esausta. Quella magia aveva prosciugato gran parte del suo potere, ma lei non aveva ancora finito, lo sapeva. La regina stava per iniziare la seconda parte del suo incantesimo, quando venne raggiunta da una freccia e cadde sulle ginocchia.

In mezzo agli alberi si ergeva un cavaliere nero, con una balestra in mano. Egli scese da cavallo, tolse l’elmo e mostrò il proprio sorriso divertito. Aveva la sua preda finalmente.

Frantic pensò di avere vinto.

Dietro di lui si sentiva arrivare l’intero esercito. Il terreno vibrava al suo passaggio.

Il re afferrò Uillianne per un braccio e la fece alzare.

«Guardami, donna. Guardami!»

Uillianne lo fissò. Sentiva la sua mano stretta sul braccio. Avvertiva il calore del suo respiro sul volto. Le girava la testa. Il punto dove si era conficcata la freccia pulsava terribilmente e sentiva il fuoco arderle la carne.

«La freccia è intrisa di magia nera, Uillianne. Tra poco sarai intorpidita al punto da essere un pupazzo. Allora, sarai mia.»

La regina vide il proprio vestito tingersi di rosso. Aveva poco tempo.

Sentiva avvicinarsi le urla del suo popolo che tornava indietro per aiutarla. Nessuno poteva fare niente, però, lei lo sapeva.

Uillianne raccolse tutto il proprio coraggio e richiamò di nuovo il suo potere.

«Frantic, non vincerai su me né sul mio popolo. Nel corso dei secoli ci reincontreremo. Anche se oggi morirò, ritornerò finché non sarai sconfitto!»

Il re la scrutò e comprese che quelle parole erano un avvertimento.

«Non essere ridicola. Non puoi fare niente, niente!»

La schiaffeggiò. Un rivolo di sangue le uscì dal labbro.

«Oggi scriveremo la leggenda» disse Uillianne, quindi iniziò a recitare un incantesimo.

Il re si sentì ancorato al suolo. Il suo corpo non poteva muoversi. Uillianne si illuminò di una luce azzurra. Il terrore si impadronì di Frantic. Quella donna lo stava spaventando. Lui, il re… impossibile!

«Quello che provi è normale. L’amore tu non lo conosci, ma sarà questo sentimento a sconfiggerti» detto questo, la regina si liberò dalla sua presa, appoggiò le mani al centro del petto del re e lo guardò dritto negli occhi. Il re ne fu avvinto. Non voleva essere guardato in quel modo.

«Smettila, donna, smettila!»

Uillianne lo baciò. Un bacio lento e dolce. Il re si sentì mancare. Che cos’era quella sensazione? Era terribile.

Il rituale finì. La regina si staccò da lui e, alzando le mani dal suo petto, le congiunse davanti a sé. La vista le si offuscò, ma non poteva mollare proprio in quel momento, doveva finire l’incantesimo.

Recitò una frase in elfico.

«Qui ci salutiamo per ora, Frantic. Ma ti prometto che ci rivedremo…»

Lei aprì le braccia e il re sparì, senza poter replicare. Con le ultime forze rimaste, Uillianne affondò le mani nella terra. Era esausta. Proferì ancora poche parole. Una luce azzurra spaccò il cielo dietro alla foresta, erigendo una barriera magica impenetrabile. L’esercito di Asdort si schiantò su di essa, ma non riuscì a oltrepassarla.

La regina sorrise, aveva salvato il suo popolo. Poi tutto si fece buio. Lei aveva freddo, ma si sentiva in pace. Crollò a terra poco prima che le guardie la raggiungessero.

Il re si ritrovò da solo, lontano dal campo di battaglia. Quella maledetta donna lo aveva preso per il naso. “Dannata!”

Nessuno si era mai preso gioco di lui. Nessuno.

L’avrebbe pagata. Lui avrebbe fatto di tutto per rivederla e ucciderla. Sapeva perfettamente cosa significavano le ultime parole e soprattutto quel bacio. “Dannazione!”

Adesso comprendeva che si era solo illuso di sottometterla. Lei era molto più furba.

Frantic si guardò attorno e imprecò. Si trovava all’interno della cittadella bianca. Intrappolato.

“Maledetta!” Sarebbe riuscito a liberarsi e l’avrebbe ritrovata, anche dopo mille anni. Tanto non era così facile ucciderlo.

Prima di morire, Uillianne riuscì a manifestare le sue ultime volontà.

I pochi che erano al suo cospetto in quel momento avrebbero raccontato ad altri le sue parole.

«Ci sono poche cose che restano da fare. Abitate queste terre in pace. Prendetevene cura. Ho eretto una potente barriera al di là della foresta e ci vorrà molto tempo prima che gli esseri dall’altra parte la oltrepassino. Chiedo a coloro che posseggono la magia di costruire un villaggio qui, che si prendano cura degli altri e che intervengano in caso di bisogno. Vorrei che le mie spoglie venissero sepolte qui, vicino al fiume. Un giorno io tornerò da voi, poiché il ciclo degli eventi non è finito. Il re di Asdort ha perso la battaglia, ma non la guerra.

«Non siate tristi per me. Io vi ho amati tutti quanti e sapevo già che questo era il mio destino. Un giorno, forse, ci reincontreremo…»

Pronunciate queste parole, la regina spirò.

Coloro che erano con lei costruirono un tempio e la seppellirono come ella aveva chiesto, poi decisero chi sarebbe rimasto in quel luogo a difendere la barriera. Infine si divisero da amici, ognuno diretto verso il proprio destino.

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Michela Pistor
Sono nata a San vito al Tagliamento e vivo a Valvasone Arzene, piccolo borgo medioevale della provincia di Pordenone.
Sono sposata e ho due figli. Mi piace molto la lettura, specialmente del genere fantasy.
Vorrei fare della mia passione la mia futura occupazione.
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