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La Pudicizia della Pazzia

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L’ultimo anno di superiori riserva parecchie sorprese a Nausica, ragazza tenace ma insicura. Il primo giorno di scuola, infatti, ricompare Daniele, un bullo che per anni l’ha tormentata fino a costringerla a cambiare scuola. Nel frattempo, entrano in scena Aurora e Michele, compagni di classe di Nausica, che iniziano ad avere atteggiamenti insoliti e decisamente sospetti. Cosa c’è dietro? 

Con il solo sostegno della famiglia e dell’amica Clara, Nausica si trova ad affrontare le trame perverse e pericolose che qualcuno sta ordendo alle sue spalle da tempo.

09 settembre, lunedì
Nausica Merisi

Quella sera non sarei dovuta andare a letto così tardi, eppure non potei evitarlo. 

Appena chiusi gli occhi, la mente iniziò a vagare suscitandomi pensieri che navigavano fra ansie e paure: il giorno successivo avrei iniziato il quinto anno al liceo del mio paesino.

Mi svegliai che era già molto tardi. Scesi velocemente dal letto e corsi a prepararmi in preda alla sensazione che, come sempre, sarei arrivata a scuola al suono dell’ultima campana.

«Nausicaaa! Allora, ci muoviamo?»

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Uscita dal bagno aprii l’armadio e presi una fra le tante magliette nere e il primo paio di jeans che mi capitò sott’occhio, indossandoli più in fretta che potei. Afferrai lo zaino e una felpa, anch’essa nera, in caso facesse freddo, e scesi giù per le scale mentre i miei capelli scuri mi offuscavano la vista. A causa della fretta, della vista solo parzialmente chiara e delle mani ingombre, non vidi l’ultimo scalino e quasi capitombolai giù dalle scale.

«Ma hai pettinato i capelli? Guarda che volo stavi per fare! Ma poi ti pare…»

Lasciai parlare Selene, mia madre, mi sedetti sul gradino che poco prima avevo mancato e iniziai ad allacciare le mie All Star rosse fiammanti. Quelle scarpe mi avevano accompagnato per diversi anni, ma ormai il peso dell’età iniziava a gravare anche su di loro.

«… e poi devo andare alla riunione. Nausica, ma mi stai ascoltando? Guarda che se non ti muovi perderai il pullman!»

A quel punto mi alzai e corsi fuori dalla porta salutando velocemente mia madre. Con uno scatto raggiunsi il pullman, che aveva appena chiuso le porte: per fortuna l’autista mi vide e si fermò ad aspettarmi. 

Tirai un sospiro di sollievo, almeno ero riuscita a salire. 

Iniziai a guardarmi attorno cercando, come sempre, il posto più isolato e più vicino al finestrino. 

Adoro guardare fuori e perdermi nella completa osservazione di ciò che mi circonda: la mente si libera da ogni pensiero dimenticando i problemi e ammirando ogni cosa con stupore sempre nuovo. 

Ogni volta, pur essendo sempre più o meno la stessa strada, noto particolari diversi: colori, foglie, insegne, persone di tutti i tipi. Le osservo passeggiare nelle gelide mattine d’inverno coperte da capi pesanti per proteggersi dal freddo, o nelle assolate mattine estive in cui il sole è ancora tiepido sulla pelle. 

In quel momento però ogni cosa era celata dalla nebbia che si alzava leggera dai campi donando a ogni cosa un carattere più misterioso e interessante.

Ero ancora assorta nei miei pensieri quando mi si sedette accanto Clara.

«Ehi! Ciao Ica! Sempre persa nel tuo mondo, vero?»

Ci scambiammo due parole sulle ultime novità e sulle vacanze estive, fino a quando se ne uscì con uno strano argomento.

«Ica, non vorrei essere inopportuna, e credo sia inutile specificare che naturalmente non credo a ciò che ho sentito, ma durante le vacanze mi è giunta una strana voce sul tuo conto.»

«Ovvero?»

Già le mie guance si erano arrossate e le sopracciglia contratte, non era la prima volta che accadeva una cosa del genere.

«Ho sentito dire che… Ecco… Che tua madre ha un’amicizia molto… Profonda con il professore di latino.»

Una delle mie più grandi preoccupazioni per il nuovo anno scolastico si era appena avverata: Aurora aveva riiniziato a sparlare di me, non poteva che essere stata lei a mettere in giro una tale voce. Da anni cercava di infangarmi con diffamazioni simili: non mi aveva mai sopportato, anche se non ne avevo mai compreso il motivo reale.

«Dai, non preoccuparti, tutti sanno come si comporta Aurora quando si sente minacciata da qualcosa.»

«Da cosa dovrebbe sentirsi minacciata?»

«L’anno scorso le hai fatto capire che non ti saresti più fatta mettere i piedi in testa.» 

«Non mi sembra un motivo abbastanza valido per fare una cosa del genere.»

«Cerca solo di mettere le mani avanti facendoti partire in svantaggio.»

Come sempre, Clara aveva ragione, era partita in anticipo con l’offensiva credendo di scoraggiarmi, ma alla fine, rassegnata per come stava iniziando il mio quinto anno, mi calmai.

Finalmente arrivammo a scuola ed entrammo in classe assolutamente ignare di ciò che ci sarebbe capitato nei mesi successivi. La campanella era suonata da qualche minuto, ma ancora non si era visto nessun professore. A un tratto entrò la preside e la classe si ricompose: era accompagnata da un ragazzo.

Immediatamente il mio passato doloroso riprese forma davanti ai miei occhi. 

Daniele Fontana.

Avevo conosciuto Daniele alle elementari, per sfortuna. Durante tutti quegli anni non aveva fatto altro che prendermi in giro per la forma paffuta del mio corpo. Mi aveva stuzzicata e derisa insieme ai suoi amici ebeti. 

Poi mio padre era morto e nessuno aveva avuto più il coraggio di avvicinarsi a me. 

Nessuno tranne Daniele. 

Lui aveva continuato a importunarmi come se non fosse mai accaduto nulla. 

Giorno dopo giorno. 

Anno dopo anno. 

Anche alle medie era capitato nella mia classe e dopo un particolare episodio mia madre aveva deciso di cambiare casa e di trasferirmi in un’altra scuola.

Poco prima del suono dell’ultima campanella, che avrebbe annunciato l’inizio delle vacanze natalizie, ero andata in bagno. Daniele mi aveva seguita senza che io me ne accorgessi. All’improvviso avevo sentito un rumore sordo: mi aveva chiuso dentro.

«Così magari quando torneremo a gennaio sarai più magra!»

Lui era scoppiato a ridere e io a piangere. 

Ero rimasta intrappolata in quel bagno per un tempo che mi era sembrato eterno. Nessuno aveva fatto caso alla mia assenza, nessuno tranne mia madre e mio fratello, che mi avevano cercato senza sosta e che, conoscendo la mia situazione scolastica, avevano ottenuto un permesso per controllare l’interno della scuola. 

Trovato il mio zaino nascosto in un armadio della classe, avevano capito che dovevo essere ancora là dentro e avevano iniziato a cercarmi come disperati. 

Poi mi avevano trovata.

Accasciata per terra. 

Mia madre aveva denunciato la tutrice di Daniele e la scuola per la poca attenzione nei miei confronti. Dopodiché, ci trasferimmo.

Tornai con i piedi per terra.

Mi stava fissando.

Lo guardai e lui mantenne il contatto visivo. 

In un istante il risentimento di quegli anni si fece strada nella mia mente e sul mio viso.

Girò la testa e, dopo che la preside lo ebbe presentato agli studenti e il professore gli ebbe indicato il banco libero in fondo alla classe, andò a sedersi facendo attenzione a tenere i suoi occhi puntati sul pavimento.

La sua presenza attirò l’attenzione di tutti i miei compagni. Lo guardarono con ammirazione per l’intera giornata scolastica, per non parlare di Aurora, che con i suoi occhi azzurri ghiaccio lo aveva fissato smaniosa senza tregua. 

Era diventato alto, le sue spalle si erano allargate e i suoi capelli castani e mossi circondavano gli occhi dal colore indefinito e mutevole; anche la sua voce era cambiata. 

Sicuramente era diventato più carino, ma una cosa era certa, il suo sguardo era rimasto sempre lo stesso.

10 settembre, martedì
Clara Moreni

Nausica è sempre stata una ragazza molto emotiva e non riesce mai a nascondere quello che prova: chiunque sarebbe in grado di capire quello che sente in un determinato momento solo osservando il suo volto.

Quando entrò quel ragazzo in classe notai subito il suo sguardo truce e i pugni serrati e capii senza ombra di dubbio che c’era qualcosa che non andava. 

Per lei sicuramente non si trattava di una nuova conoscenza. 

Guardai il nuovo ragazzo: si fissavano con aria di sfida.

Dopo la scuola cercai di farmi raccontare cosa accadde, ma lei fu piuttosto vaga a riguardo e quando la incontrai il giorno successivo sul pullman sembrava non avesse dormito molto: era stanca e molto agitata.

«Va tutto bene?»

«Sai benissimo cosa succederà oggi.»

«Sei preoccupata per la scelta dei posti definitivi?»

Non mi rispose, ma io lo presi per un sì. 

Aveva sempre avuto un carattere molto particolare: parlava poco e cercava di passare sempre inosservata. Ai miei occhi era davvero bellissima e se solo avesse osato un po’ di più, anche gli altri se ne sarebbero accorti. 

Non era molto alta, ma il suo sguardo era deciso e profondo, così come le sue sopracciglia scure; la pelle era chiara e creava un bellissimo contrasto con la sua chioma, mossa come il mare burrascoso e nera come petrolio che ne copre l’intera superficie. I miei occhi erano azzurri, certo, ma i miei capelli non erano altrettanto belli. Erano biondo cenere, lunghi fino alle spalle con una piccola frangetta, inoltre erano assolutamente piatti e senza forma, tanto che alle elementari i miei compagni di classe avevano preso il vizio, seppur affettuoso, di chiamarmi “paglietta”.

Una volta entrate in classe, tirò un mezzo sospiro di sollievo quando, osservando la lavagna su cui erano stati segnati i posti, vide di non essere seduta vicino a Daniele.

«Non ci credo, anche quest’anno!»

Guardai il suo nome e vidi che era capitata nuovamente vicino a Michele.

«Su, Ica, guarda il lato positivo.»

Corrugò la fronte facendo la finta scocciata, le sorrisi e le feci l’occhiolino, dopodiché andammo a sederci ai rispettivi posti.

13 settembre, venerdì
Michele Rivolta

Anche quella volta mio padre era riuscito a convincere la professoressa di matematica, la coordinatrice di classe, a farmi sedere vicino a Nausica.

L’avevo vista per puro caso in corridoio mentre ero in terza superiore, ero rimasto abbagliato dalla sua bellezza: era un bocciolo che si stava appena schiudendo.

I miei sentimenti con il tempo erano cresciuti così tanto che avevo deciso di perdere un anno spinto dal fatto che, essendo nella stessa sezione, sarei capitato nella sua classe. Il mio desiderio nei suoi confronti era puramente platonico, ardevo dalla voglia che lei in futuro divenisse mia. 

Non ho mai parlato di questi miei sentimenti ai miei compagni, avrebbero mai potuto capire? 

Oggi la cosa che conta meno è l’amore che si prova nei confronti di una persona.

Per gli altri ragazzi prima viene la forma del corpo o quanto la persona interessata sia brava a baciare. Ma dopotutto cos’è che ci fa innamorare perdutamente di una persona? 

La figura sfiorisce, ma la purezza di un amore così profondo e incondizionato non può morire mai. Quelle caratteristiche fanno parte di noi, ma solo temporaneamente, l’amore vero invece è eterno.

Per farmi notare da lei naturalmente puntavo sull’intrattenerla con discorsi seri per mostrarle le mie abilità oratorie e cercavo di mettere in mostra il mio fisico, ma solo perché dovevo farle capire che ero in grado di proteggerla. In classe tutti conoscevano in mio status sociale, sapevano che venivo da una famiglia facoltosa, ma questo a lei non sembrava interessare. Ero sempre cordiale con tutti ed ero inoltre molto ammirato dalle ragazze: il mio viso non passava certo inosservato grazie agli occhi e ai capelli chiari.

Tutti i miei sforzi però erano vani visto che lei, nonostante amasse discorrere con me, non mi vedeva che come un amico. Le cose però stavolta sarebbero cambiate, l’avrei conquistata.

Si era da poco conclusa l’ultima lezione della giornata e il professore era uscito dall’aula, intanto noi ci stavamo preparando per tornare a casa. Fu in quel momento che vidi Aurora avvicinarsi con le sue amiche al mio banco e a quello di Nausica.

 «Allora, cara Nausica, come andiamo?»

Lei non rispose e continuò a fare lo zaino, tutti gli altri però si voltarono per assistere alla scena. Una persona egocentrica come Aurora non poteva passare inosservata mentre si preparava a fare il suo teatrino, aveva infatti alzato la voce in modo che tutti la sentissero chiaramente.

«Sai, io e le mie amiche ci stavamo chiedendo una cosa… Alla fine come hai fatto a essere promossa l’anno scorso?»

«Ho studiato.»

«Sappiamo entrambe che quell’ultima interrogazione non ti ha alzato la media di latino. Sicuramente tua madre ti ha dato una “mano” con il professore!»

Scoppiarono tutti a ridere come la parte più infima del volgo.

Nausica aggrottò la fronte, la sua amica cercò di bloccarla, ma lei ormai era già fuori di sé. Buttò il suo zaino per terra, facendo cadere tutti i libri fuori, e allontanò Clara.

«Vuoi venire qui vicino a dirmi cos’ha fatto mia madre?»

«Ah quindi lo ammetti? Allora le voci erano vere.»

Altre risate. Stava per farlo. 

Non l’avevo mai vista così arrabbiata. 

Strinse i pugni, afferrò la spalla di Aurora e si preparò a tirarle un montante alla bocca dello stomaco. 

Per fortuna fui più veloce di lei. 

Mi misi in mezzo allontanando Aurora e incassai il colpo.

Il suo sguardo mutò immediatamente. 

Mise le mani davanti alla bocca.

«Scusa, Michele! Io… Io non volevo!»

«Ma io sì.»

Le sorrisi e lei arrossì.

Finalmente, dopo tutti quegli anni, mi aveva notato.

«Aurora, cerca di non farla innervosire troppo. Non ho intenzione di incassare altri colpi diretti a te.»

Lei e gli altri erano rimasti a bocca aperta a fissare la scena.

Ne approfittai, raccolsi lo zaino di Nausica e i vari libri sparsi per terra e la accompagnai fuori.

«Certo che tiri forte.»

«Scusami, sono davvero mortificata.»

Teneva lo sguardo basso.

«Ti ho fatto male?»

Scoppiai a ridere, era davvero carina quando si sentiva in colpa.

«Figurati, sono allenato, non preoccuparti.»

Le feci l’occhiolino e lei sorrise. 

Il suo sorriso era l’arma più potente, capace di sciogliere addirittura le mie certezze lasciandomi annegare nel mare della mia mente.

2021-06-23

Aggiornamento

Finalmente siamo riusciti a raggiungere il tanto desiderato obiettivo delle 200 copie!!!!! Sono felice e super emozionata, è stata un'esperienza fantastica. Se sono riuscita a raggiungere questo enorme traguardo è soltanto merito vostro, vi ringrazio infinitamente dal profondo del cuore per il supporto costante e per avermi aiutato a spargere la voce! :) Le copie sono ancora acquistabili fino al 19 luglio 2021! Ora è tempo di rimettere mano al testo! A presto! :)
2021-04-09

Aggiornamento

Da poco tempo siamo riusciti a raggiungere il 50% dei preordini ed è stato possibile grazie a tutti voi! Vi ringrazio infinitamente per aver creduto in me e nel mio progetto😊❤️ Continuiamo a crescere insieme! Mancano ormai 97 copie al raggiungimento del primo goal In questo periodo è ancora più difficile farsi conoscere, ma spargendo la voce raggiungeremo presto l'obiettivo! Questo è il potere della condivisione (come direbbe la Ferragni)! 🌸Grazie dell'aiuto!🌸

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Anna Salvadei
Nasce a Milano nel 1999. Attualmente frequenta il Politecnico di Milano aspirando a diventare, in un futuro prossimo, architetto. Innamorata da sempre dell’arte in tutte le sue forme, inizia fin da giovanissima a scrivere, dipingere e fare teatro. Nell’ottobre del 2021 ha vinto il diploma di merito al concorso “Storie di nessuno” indetto da LAReditore con il suo racconto “Eppure stessa terra sotto i piedi”. “La pudicizia della pazzia” è il suo primo romanzo, l’autrice sta già lavorando a un seguito.
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