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La ragazza carciofo

La ragazza carciofo
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Consegna prevista Agosto 2024
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Veronica è una ragazza che sta affrontando il faticoso rito del taglio del cordone ombelicale per entrare a pieno titolo nel mondo degli adulti. Gli attacchi di panico la obbligano a intraprendere un percorso con uno psicoterapeuta che le propone di prendere contatto con sé stessa attraverso la scrittura di lettere. Piano piano il lavoro di scavo della scrittura la porta ad avvertire il bisogno di rompere il vetro del souvenir in cui si sente incastrata, metafora che esprime il suo stato emotivo. Questo inizio di cambiamento di Veronica è influenzato anche dalla conoscenza di Marco, un ragazzo che ha la capacità di rompere molti dei suoi schemi mentali e da Margaret, un’anziana signora, che con la sua determinazione abbatterà un muro di omertà che ha pesato sulla sua famiglia.

Perché ho scritto questo libro?

Questo libro mi ha accompagnata in un passaggio importante della vita, scriverlo è stato terapeutico. Veronica è sia parte di me, che di quello che avrei desiderato essere, che il frutto della mia immaginazione. Il segreto di famiglia che verrà via via dipanato, invece, dà voce alla mia passione per la ricerca di aneddoti storici.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Mia mamma è in cucina che sta caricando la lavastoviglie con le tazze della colazione, la osservo in silenzio per qualche secondo e mi accorgo che è bellissima, è come se la stessi guardando per la prima volta. Oggi è lunedì, il suo giorno libero e lei è vestita di tutto punto e ha ancora il profumo.

  • Ciao mamma, cosa fai di bello nel tuo giorno libero?
  • Ciao Vero, non ci provare, non ti dirò né cosa faccio, né dove vado. Ti ho lasciato del caffè nella moka.
  • Mamma?
  • Dimmi Vero.
  • Una signora, in libreria, mi ha detto di farti i complimenti per la tua sensibilità e il tuo buon gusto.
  • Davvero? A me? Sei sicura?
  • Sì mamma, i complimenti erano riferiti alla scelta del mio nome.
  • Ah, ok! Gentile questa persona, ma la conosco?
  • No, no! Non credo proprio.
  • Comunque se la rivedi ringraziala.

Stranamente mia mamma non ha colto l’occasione per sottolinearmi che sono l’unica a non capire la grande spiritualità del mio nome. Pare che Veronica sia la traduzione di vera-immagine, l’immagine di Cristo che si è impressa sulla sacra sindone nel momento in cui una donna gli ha asciugato il volto dal sangue.
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Mi ero quasi convinta che questa storia del mio nome, in una certa misura, avesse da sempre influenzato le aspettative di mia mamma. Per non disattenderle mi sono ritrovata più volte, nelle notti insonni, a prospettare un ventaglio di scelte che oscillava tra la vita di clausura dedicata alla preghiera e l’attivista in progetti umanitari.

La mia vita, per fortuna o purtroppo, sta andando in tutt’altra direzione, adesso per me vera immagine vorrei tanto che significasse accettazione di me stessa e riconoscimento dei miei bisogni profondi. Desidero stare bene, qualcun altro direbbe essere felice. Quotidianamente assisto a una sfinente lotta tra quella parte di me che insiste perché io mi ami per quello che sono e le sue coinquiline che gridano che non ne vale la pena. È come se avessi dentro Sei personaggi in cerca di un bravo regista che li coordini per mettere in scena lo spettacolo della mia vita. Spero che Pirandello mi scuserà per essermi presa questa licenza poetica.

Comunque, mia mamma non ha nemmeno gongolato per il complimento, ero certa che lo avrebbe fatto e invece ne sembrava quasi turbata.

Forse sta attraversando la famosa crisi di mezza età, che pensavo appartenesse più agli uomini che alle donne, ma in effetti mia mamma potrebbe rientrare nella categoria milf, donna matura considerata attraente e sessualmente desiderabile. A quest’ultimo aspetto non ci voglio pensare, nel mio immaginario mia mamma e mio papà hanno fatto sesso esclusivamente e unicamente per concepire me e poi il loro amore è diventato puro, punto.

  • Pronto!
  • Ciao Vince.
  • Vero, sei tu?
  • Sì che sono io, chi vuoi che sia.
  • Scusa, ma mi stai chiamando da un numero fisso.
  • Ah già, si è spento il cellulare e volevo chiederti subito una cosa.
  • Dev’essere di vita o di morte per aver deciso di svegliarmi.
  • Secondo te i miei fanno sesso?
  • Ma sei seria?
  • Serissima.
  • Seriamente fuori di testa, direi! Se vuoi ti racconto cos’ho fatto io?
  • Vince, no grazie! Lo posso immaginare. Ma con il barista?
  • No, con un suo amico, me l’ha presentato ieri sera. Il barista è troppo etero.
  • Sempre per la teoria che bisogna cogliere l’attimo, non hai perso tempo! Com’è questo amico?
  • Si chiama Sergio ed è molto, molto…
  • Molto che?
  • Molto carino e disinvolto.
  • Ma perché te l’ho chiesto?
  • Perché in fondo ti piace parlare di eros con me.
  • Non vedo l’ora.
  • Ma se mi hai svegliato alle 9.00 di mattina per chiedermi se i tuoi fanno sesso.
  • Perché avevo bisogno di essere rassicurata, ma mi sa che ho chiamato la persona sbagliata.
  • Comunque… Vero, se lo vuoi sapere davvero, secondo me sì, i tuoi fanno sesso. Quando si guardano hanno ancora una certa complicità. Anche se questa cosa ti imbarazza, cerca di andare oltre e pensa che è una delle più belle forme di amore. Ciao tesor, torno a dormire.

Lo sapevo, l’ho sempre saputo che i miei hanno una vita intima, ma era troppo imbarazzante ammetterlo. Se i miei si desiderano ancora, che senso ha il terzo incomodo che riesce a far uscire di casa mia mamma nel suo giorno libero. Non sono affari miei, mia mamma è adulta e dotata di libero arbitrio, ma poteva gestire questa cosa con più riservatezza.

Vorrei proprio scendere e vedere se ad aspettarla c’è l’uomo che ho visto la settimana scorsa, sono sicura che fosse lì per lei.

  • Papà posso?
  • Entra Vero, tra due minuti ho una call con gli americani.
  • Volevo solo dirti che tra un po’esco.
  • Ok, va bene! Torni per pranzo? La mamma compra il pasticcio.
  • Ottimo! A dopo allora.

La mamma compra il pasticcio? E prima di comprare il pasticcio la mamma cosa fa? Un pasticcio?

Non so se mio papà sia ingenuo o anaffettivo o menefreghista, non lo capisco. Mia mamma esce di prima mattina nel suo giorno libero e lui non fa una piega e pensa al pasticcio.

5 dicembre 2013

V lettera

Caro dottore,

qual è il criterio che ci guida a scegliere tra la passione che anima il nostro cuore e ciò che le persone a cui vogliamo bene si aspettano da noi? Intendo quando le due cose non coincidono.

Veronica

  • Sono tornata! Mamma? Papà?
  • Siamo in cucina.

Dai Lila andiamo, oggi sarà un pranzo strano, non so se riuscirò a guardarli negli occhi e stare zitta. Tu cosa dici? Tu scodinzoli, a te basta un buon profumo di cibo per essere felice. A volte ti invidio un po’.

  • Mamma di che pasticcio stiamo parlando?
  • Il solito, li ho presi al forno di Via Mazzini.
  • Pensavo l’avessi fatto tu.
  • Ma stai bene Vero? Lo sai che il massimo della mia cucina elaborata è la cotoletta, quando non la carbonizzo.
  • Ok, scherzavo.
  • A che ora finisci oggi in libreria?
  • Perché papà? Mi vuoi venire a prendere tu? Dai, fidati un po’ di me, sei leggermente oppressivo.
  • Volevo solo dirti che io e la mamma stasera usciamo e non ci siamo per cena.
  • Non fare quella faccia! Non siamo decrepiti, possiamo aver voglia di fare qualcosa di diverso per una volta.
  • Sì, certo mamma. Vi immagino proprio a camminare mano nella mano e fare i fidanzatini.
  • Antonio l’abbiamo educata noi così?
  • Vuoi vedere che sono arrivata da Marte e mi avete accolta perché incapaci di resistere ad un cucciolo, anche se extraterrestre? Credo si chiami atteggiamento epimeletico, l’uomo pare sia dotato di una spinta istintiva a prendersi cura di un qualsiasi cucciolo. L’ho letto da qualche parte quando mi ero messa in testa di fare l’istruttore cinofilo. Comunque, ho capito, stasera dovete andare a render conto del mio operato al mio popolo su Marte. Vorranno sapere come sto crescendo, se mi sono inserita, omologata o se permane in me qualcosa di marziano.
  • Gabriella, decreto ufficialmente che nostra figlia è scema.

In questo momento mi sento davvero una marziana in questa famiglia, i miei escono a cena cosa che non accadeva dai tempi dei tempi, mia mamma, con ogni probabilità, ha un amante e domani sicuramente dovrò tornare sul mio pianeta, visti i risultati, la mia missione sembra essere inesorabilmente fallita.

Esco di casa e mentre pedalo comincio a sentire che la mia mente ha attivato la modalità allert che ormai riconosco subito, ci convivo da un po’ di tempo ormai e mi ripeto che ce la posso fare, devo solo visualizzare i pendii dolci delle colline, la consistenza e l’odore del pelo di Lila, le onde del mare che si infrangono sulla battigia e il profumo del sole sui panni stesi ad asciugare. Confortata da queste immagini, riesco a arrivare al lavoro. Scendo dalla bici e mentre cerco di mettere il lucchetto sento che le gambe tremano, il cuore batte velocemente, il respiro è affannoso e sta arrivando il dolore al petto. Chiudo gli occhi, prendo le gocce dalla tasca del giubbino e me ne sparo un po’ sotto la lingua, non le conto, mi appoggio al muro della libreria e aspetto. So che passa. Sono sul retro e spero che non mi noti nessuno.

Non appena il mio corpo si calma riapro gli occhi, ogni volta mi sembra che siano trascorsi secoli e invece guardo il telefono e sono passati poco più di cinque minuti. Lego la bici, faccio un bel respiro e mi guardo attorno, non c’è nessuno, nessun testimone.

Entro in libreria, vado velocemente in bagno per controllare che non ci siano segni esteriori della mia tempesta e poi comincio con una certa lentezza a sistemare i libri sugli espositori. Il pomeriggio trascorre interminabile, allietato unicamente dal pensiero che stasera quando tornerò a casa non ci saranno i miei.

Manca poco alla chiusura quando sento il tonfo di molti libri che cadono a terra, viene dal settore bambini-ragazzi, devo andare a controllare cosa è successo.

  • Maya ti avevo detto di non toccare! I libri sono preziosi! Hai combinato un bel disastro.

La bambina piagnucola dispiaciuta, forse più per le parole della mamma che per aver fatto cadere i libri.

  • Mi dispiace! Mi scusi, glielo dico sempre a Maya di non toccare, mi sono girata un attimo e …
  • Non si preoccupi, non è successo niente, adesso sistemo tutto.
  • Grazie, grazie mille.
  • Stavate cercando un libro in particolare?
  • Sì, sto cercando un libro che però non ho trovato – sussurra la bambina.
  • Ti ricordi qual è?
  • Sì, ce l’ha la mia amica Alice e parla di baci e di uno zebro.
  • Se vuoi lo cerchiamo insieme.
  • Non se ne parla proprio, dobbiamo andare e poi ne ho già scelto un altro. Andiamo Maya! Saluta la ragazza.
  • Ciao ragazza.
  • Ciao Maya, quando trovo il libro di cui mi hai parlato, te lo preparo sul ripiano in basso così la prossima volta che vieni puoi guardarlo.

In seguito, a questo ennesimo caso di demenza genitoriale a cui assisto, a nome di tutti gli adulti dotati di sensibilità, decreto che nel XXI secolo dovrebbero essere banditi tutti gli stili educativi che considerano i bambini bagagli a mano da riempire di aspettative, richieste, ordini, ricatti e rimproveri.

Mentre divago nei miei pensieri, sotto a tutti i libri riconosco quello che mi ha descritto Maya, si intitola Zeb e la scorta di baci. Lo annuso e sa di buono, lo sfoglio e inizio a leggerlo, è la storia della zebra Zeb che va al campo estivo, starà via per una settimana con i suoi amici e le maestre. Il papà e la mamma si inventano un modo per aiutarlo a superare il distacco da loro e sentirli, comunque, vicini. Gli preparano una scatola piena di bigliettini dove lasciano i loro baci, uno per ogni giorno in cui saranno lontani.

Maya gode davvero di un ottimo gusto in fatto di libri, non c’è dubbio.

Ora, però, voglio mantenere la promessa che le ho fatto e posiziono il libro sullo scaffale in basso in bella vista così quando tornerà in libreria potrà sfogliarlo furtivamente, mentre sua mamma sarà impegnata a scegliere, al posto suo, quello da comprare.

Quando esco dalla libreria, mi fermo a guardare la gente, le strade, i palazzi, i negozi e mi sembra che tutto e tutti siano al loro posto. Mi chiedo dove sia il mio e quando avrò il coraggio di cercarlo veramente, forse avrei bisogno di un piccolo aiuto per affrontare la separazione dai miei genitori che tanto desidero quanto mi terrorizza.

2 gennaio 2014

VI lettera

Caro dottore,

avrei voluto che i miei genitori, per aiutarmi a superare il distacco da loro, mi mettessero nello zaino una scatola pieni di baci in almeno in due occasioni.

La sera che ho dormito da Rosanna.

Avevo più o meno cinque anni. Rosanna era la nostra vicina, che io chiamavo nonna requisita.

Quella sera mia mamma dopo cena, si è seduta sul divano e ha detto che il cuore le batteva così forte che aveva la sensazione che le uscisse dal petto. Mio papà, spaventato, l’ha convinta che era necessario andare subito in ospedale e che non era il caso che io andassi con loro, meglio che io rimanessi con Rosanna. Il papà, mentre mi accompagnava da Rosanna, si è raccomandato che non facessi capricci e mi comportassi bene, mi ha detto che ormai ero una bambina grande. Come si aspettavano da me, non ho pianto, non ho fatto capricci e quando è stato il momento ho fatto anche finta di dormire. In realtà avevo tantissima paura, pensavo non tornassero più, anzi che tornasse solo papà.

Il mio primo giorno di scuola elementare.

Mia mamma mi ha accompagnato davanti alla porta della mia classe e poi mi ha consegnata alla maestra. Avevo tutto, cartella e astuccio nuovi, quaderni con copertine colorate, la coda di cavallo che adoravo e i leggings con i cuoricini. Mi sono guardata in giro e mi sono resa conto che non conoscevo nessuno, l’aula era enorme e sapeva di vecchio, la maestra aveva l’alito cattivo, le mani le puzzano di fumo e si muoveva così velocemente che non sapevo mai dov’era. Gli altri bambini erano tanti, urlavano, qualcuno piangeva e qualcuno mi passava così vicino da urtarmi. La mamma durante il viaggio in macchina mi aveva ripetuto più volte che era un giorno importante, uno dei più belli della mia vita, che sarebbe andato tutto bene, lei ne era certa. Io, invece, pensavo che sarei morta di paura.

Veronica

2023-11-18

Il resto del Carlino

Lascia il lavoro e insegue un sogno: "Aiuto gli altri a prendersi cura di sé" Simona Bianchini, insegnante in aspettativa, ha scritto un libro: "Parla di una ragazza che entra nel mondo degli adulti". In un Paese in cui sono più le persone che scrivono di quelle che leggono, mettersi a scrivere un libro non è proprio consigliato. Certo, si può pagare e si vedrebbe pubblicato il proprio lavoro. Ma poi che riscontri si avrebbero? La strada che ha scelto Simona Bianchini, insegnante in aspettativa, è di ben altro tipo e si basa sul coraggio e sulla voglia di mettersi in gioco. Scrivere, sì, ma meritarsi, in un certo senso, la pubblicazione. Come? Con una proposta che sia accattivante, riassumibile nel link: https:bookabook.itlibrola-ragazza-carciofo. Accedendo a quel collegamento, infatti, si verrà reindirizzati nella pagina web di Bookabook, casa editrice che dà "la possibilità ai lettori di scegliere, di partecipare, di portare i libri sugli scaffali delle librerie e di contribuire, attraverso il passaparola, a scriverne il successo". Le parole con cui si presenta l’editore anticipano la modalità per vedere il proprio libro pubblicato: attirare l’interesse del lettore, fare in modo che il lettore pre-ordini il libro (gli arriverà per posta elettronica il testo non editato, ma già pronto per essere letto) e, una volta arrivati a 200 preordini, vedere finalmente il proprio lavoro sugli scaffali, in libreria. Ormai si è capito, se si vuole aiutare Simona Bianchini, si deve appunto preordinare il suo libro attraverso il link di cui sopra. Ma che opera è? È stata presentata ieri, all’Ego Lounge di via Fausto Beretta. Il titolo è ‘La ragazza carciofo’, metafora per indicare la complessità della protagonista, "una ragazza che sta affrontando il faticoso rito del taglio del cordone ombelicale per entrare a pieno titolo nel mondo degli adulti". Un mondo in cui l’autrice vive pienamente: "ho fatto l’insegnante per quasi trent’anni, ma ora mi sono presa una pausa, che sarà definitiva". Che vuole fare ora? La counselor, "accompagnare le persone a prendersi cura di sé, attraverso l’arte terapia" e lavorare con i cani, che ama. Un altro atto di coraggio: mollare tutto, per inseguire un sogno. Di questo sogno, fa parte anche la scrittura: "Uno scrittore, oggi, ha bisogno di crearsi un suo pubblico". Per farlo, si è affidata a Bookabook e all’idea che non esistano scrittori senza lettori. Un bell’insegnamento, a fronte di una grande, personale sfida.
2023-11-17

Evento

Egò Lounge Ferrara Egò lounge Ferrara diventa CAFFÈ LETTERARIO! Venerdì 17 novembre dalle 17 in poi vi aspettiamo in compagnia di @serefoodetravel e di @sim.bianchini, autrice di un nuovissimo libro “LA RAGAZZA CARCIOFO”. Vi aspetteremo con la merenda e la possibilità di farsi un ottimo tè delle 5 disquisendo alcune parti del libro. Questo incontro vuol essere interattivo, un confronto tra parti, tra autrice e lettori. Ci sarà anche una sorpresa per voi. N.B. MERENDA GRATUITA (bevande escluse) APERITIVO A PAGAMENTO (se si vuol fare) INGRESSO LIBERO Per info e prenotazioni scrivete al numero 3338267474 o in direct su @egoloungeferrara
2023-11-11

Evento

Fattoria Didattica Casa Matilde Whorkshop di scrittura emozionale "Lettera a me stessa" e presentazione libro "La ragazza carciofo"
2023-11-12

Evento

Antiche Distillerie Mantovani a Pincara (RO) Passeggiata cinofila con l'autore!

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Un libro profondo e allo stesso tempo coinvolgente. Si entra subito in empatia con i personaggi e ci si affeziona, soprattutto alla protagonista Veronica (ma non solo). Non vedevo l’ora di scoprire come “la ragazza carciofo” avrebbe trovato la sua strada. Lettura consigliata.

  2. (proprietario verificato)

    È un libro che tratta una tematica importante e comune per tutti : la strada che porta alla vita adulta, lastricata di problemi e di dilemmi , di crisi e dubbi .
    Un libro profondo nel qualche non si può fare altro che perdersi, poiché spesso ci si rispecchia in quei dubbi ed in quelle domande alle quali ancora forse non si è data risposta.
    Una lettura necessaria e consigliata.

  3. È stato naturale immedesimarsi nella protagonista e nelle sue continue domande, in quel momento di passaggio che ognuno di noi fa per poi trovare la propria strada. Un libro che si legge tutto d’un fiato.

  4. (proprietario verificato)

    Un libro che ti rapisce, l’ho divorato!!
    Profondo e commovente ma dinamico
    Mi è molto piaciuto

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Simona Bianchini
Sono una donna in perenne ricerca di se stessa e della felicità, sognatrice, talvolta utopica, con una spiccata tendenza al contagio emotivo. Sono stata un'insegnante per molti anni, ora, mi sto dedicando ai miei sogni nel cassetto: in ambito umano accompagno le persone a prendersi cura di sé attraverso l'espressione della propria creatività e delle proprie potenzialità e, in ambito cinofilo, ci metto tutta me stessa, per far felici i cani nella relazione con i loro umani.
Mamma sempre.
Scrittrice per passione o per necessità? Ma c'è differenza?
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