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La regina delle streghe

La regina delle streghe
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Consegna prevista Giugno 2023
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La pioggia. Il mare. L’auto che precipita dalla scogliera. È tutto ciò che Eilys ricorda quando si ritrova a Kalaeln, un mondo sconosciuto, fantastico, che nasconde segreti e pericoli.
Qui, rimane sconvolta dall’apprendere che i suoi genitori in realtà non lo sono, e che lei è figlia di Eilha, la regina delle streghe e di Phoren, ultimo sovrano del Regno di Taras. Eilys ha ereditato i poteri di sua madre ed è la nuova regina delle streghe.
Una lunga guerra ha logorato Kalaeln, insieme alla minaccia del principe Aedan, responsabile dello sterminio delle streghe e per questo maledetto dal dio della morte a tramutare in ghiaccio ogni essere vivente che tocchi.
Il destino pare già scritto per Eilys: solo lei può uccidere il principe di ghiaccio e vendicare le streghe, fermando una guerra lunga decenni. Un destino già scritto, ma che Eilys potrebbe non accettare. Aedan è davvero il crudele tiranno che tutti descrivono? Ed Eilys è disposta a diventare l’eroe che tutti si aspettano?

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché amo i mondi fantastici e la magia, vissuti però in maniera realistica. Mi sono chiesta: cosa farei se mi ritrovassi in un mondo magico? L’idea mi affascina. Così è nata Eilys e su di lei ho riversato la mia personalità. L’idea di fondo è che non ci sono personaggi buoni o cattivi, ma tutti si trovano a metà strada. Tutti possono sorprendere, in positivo o in negativo, così come accadrebbe nella realtà.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Quando la luce la investì dovette abbassare il capo e strizzare gli occhi, troppo abituati al buio della cella in cui era stata rinchiusa. La luce che penetrava dalle maestose vetrate illuminava i corridoi in maniera fastidiosa. Se la notte prima si era soffermata ad ammirarle, adesso le uniche cose che erano davvero interessanti da guardare erano le sue scarpe. Avrebbe avuto il coraggio di sollevare lo sguardo? Il principe Aedan non era in grado di congelare le persone con lo sguardo, giusto?

Svoltarono a destra e davanti a loro si aprì un immenso corridoio, che si allargava man mano che si avanzava, fino a giungere in un’enorme sala azzurra. Il pavimento era sempre a scacchiera, ma le pareti erano interamente coperte di vetrate celesti. Sopra di loro si ergeva una cupola che pareva fatta di cristallo, che lasciava entrare tutta la luce del sole sopra di loro. Alzare gli occhi su quella cupola per più di qualche secondo era impossibile. Ai lati della sala notò delle statue.

Divenne bianca come un lenzuolo quando si rese conto che le statue non erano di marmo, ma di ghiaccio, e che probabilmente si trattava di persone vere. Erano disposte lungo il perimetro della sala, occupando lo spazio circolare sotto la cupola, seguendone la planimetria.
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Erano troppo numerose da contare, simili a legioni di un grande esercito. Tutte avevano espressioni terrorizzate e la posa di chi cerca di fuggire o di proteggersi da ciò che sarebbe successo. Quello non l’aiutò certamente a tranquillizzarsi.

Anche il trono pareva fatto di cristallo, lucido e trasparente e magnifico. Si ergeva in cima a una scalinata fatta di dieci gradini di marmo bianco. Alla sua destra, poco dietro di esso, la statua di un vecchio uomo dall’espressione terrificata le suggerì che dovesse trattasi di re Aedaryon. Dunque tutto quello che le aveva raccontato Einha era vero.

Del principe non v’era traccia.

Le guardie si fermarono al centro della sala, giusto sotto la cupola. La spinsero in ginocchio.

«Prega gli dei che il principe abbia pietà di te… anche se ne dubito.» L’uomo che aveva parlato scoppiò in una sgraziata risata che coinvolse anche le altre guardie presenti in sala.

«Smettetela di infastidire il prigioniero… la prigioniera.» Nella sala del trono giunse un soldato vestito meglio degli altri.

Eilys alzò lo sguardo verso di lui. La sua armatura d’argento brillava nella luce della sala, l’elsa della sua spada era tempestata di pietre preziose. Portava un mantello cobalto che gli arrivava ai polpacci e un elmo piumato che rimosse, portandolo sottobraccio, rivelando la sua chioma castana. I suoi occhi scuri, quasi neri, ricordavano le notti più buie e risaltavano sulla sua pelle rosata.

«Sì, comandante!» risposero in coro le guardie presenti.

Dunque quello era il comandante della guardia reale. Eilys lo seguì osservandolo con circospezione mentre si avvicinava a loro, fermandosi a pochi passi alla loro destra. La grande sala sotto la cupola sprofondò in un silenzio angoscioso. Eilys contò i secondi per distrarsi, per non pensare che, molto probabilmente, tra poco avrebbe fatto una fine orribile. Sarebbe finita a mantener ben fredde le bibite del principe. O a decorare il lato sinistro del trono, come trofeo, accanto al ghiacciato re Aedaryon.

Non passò molto che una voce annunciò l’arrivo del principe Aedan e tutti scattarono sull’attenti.

Eilys sentì un improvviso brivido di freddo attraversarle la schiena quando udì un rumore di passi riecheggiare nella sala del trono. Deglutì e tenne gli occhi fissi sul pavimento, come se guardarlo avesse potuto davvero congelarla, nel modo in cui Medusa pietrificava chiunque la guardasse negli occhi.

Il silenzio era tale che poteva distintamente sentire il fruscio delle sue vesti.

«Chi è questa ragazza?»

La voce del principe era soave e melodiosa, profonda ma gradevole. Eilys vide la propria immagine riflessa sul pavimento lucido, riuscendo a distinguere la paura più terribile nei suoi tratti. Il pallore nelle sue guance solitamente rosee.

«Era insieme al gruppo che è entrato nel castello stanotte, mio principe.» A parlare non fu il comandante, bensì il tizio basso e tozzo della sera prima, che era il capitano.

«E dov’è il resto del gruppo?»

A quella domanda, l’uomo esitò. Rimase in silenzio, guardandosi intorno come se cercasse l’aiuto di qualcuno, ma nessuno osò fiatare. «Ti ho fatto una domanda, capitano.»

Eilys si voltò verso l’uomo che aveva preso a sudare freddo. Era visibilmente agitato, non osava sollevare lo sguardo verso il principe.

«I-il resto del gruppo è sparito, mio principe, proprio davanti ai nostri occhi» Spiegò il capitano. «Il momento prima correvano davanti a me, il momento dopo era rimasta solo la ragazza. Credo che si tratti di stregoneria.»

«Stregoneria…» mormorò sarcasticamente il principe. «Osi attribuire alla stregoneria il tuo fallimento? Di tutti i soldati che avresti potuto catturare vivi, osi portare al mio cospetto un’inutile ragazzina.» Quell’ultima frase risuonò nella sala del trono, rimbombando nell’aria come un’eco lontano.

Eilys si sentì offesa da quell’aggettivo attribuitole, lei non era inutile… o forse lo era? Lasciarsi catturare senza fare nulla era stato umiliante, ma non per questo era inutile. Era grazie a lei se Kalaeln aveva una possibilità di liberarsi di quell’arrogante di un principe, lei era Eilys, figlia di Eilha, la regina delle streghe.

Forte di quella consapevolezza, sollevò lo sguardo sul principe che se ne stava seduto sul trono.

Appena i suoi occhi si posarono su di lui trattenne il fiato e il cuore cominciò a batterle anche più forte di prima. La prima cosa che vide furono degli occhi che parevano due lame affilate, del colore del mare in inverno. Il principe Aedan sedeva sul trono con le gambe accavallate, la testa appoggiata alla mano sinistra e la fronte corrugata, in un’espressione seccata e tutt’altro che amichevole.

Spostò lo sguardo sui suoi capelli candidi come la neve più pura, lisci e lunghi fino alla vita, che gli incorniciavano il viso dai tratti virili eppure al tempo stesso delicati. Gli zigomi alti, il naso dritto e le labbra a cuore, prive del loro normale colorito, gli donavano un’aria austera. La sua pelle era talmente bianca da sembrare finissima porcellana.

La sua veste blu zaffiro cadeva morbida fino al pavimento, e si apriva sul petto scolpito ornato da collane d’oro e d’argento. Sulla sua testa una corona fatta di cristallo e diamanti donava alla sua figura un aspetto etereo e regale.

Sembrava un angelo.

Eilys rimase a fissarlo a bocca aperta, incantata, rapita, ammaliata da tanta spietata bellezza. Più lo guardava, più sentiva il cuore accelerare i propri battiti. Le capitava spesso, in effetti. Quando incontrava qualcuno dall’aspetto gradevole, finiva con la bava alla bocca e incapace di produrre qualsivoglia parola, con il cuore che batteva all’impazzata e l’espressione da ebete.

Stavolta non aveva fatto eccezione, neanche se di fronte a lei c’era un tizio a cui non sarebbe dispiaciuto aggiungerla alla sua collezione di ghiaccioli.

Il principe si accorse del suo sguardo insistente e spostò gli occhi su di lei, che continuava a fissarlo sfacciatamente. Quelle lame color glicine che erano i suoi occhi la trafissero come pugnali scagliati da lontano. Eilys sentì quei pugnali colpirla dritti al cuore. Durò solo un attimo. La sua attenzione fu rivolta nuovamente al capitano.

«Li troverò!» continuò quest’ultimo. «Troverò tutti quelli che erano con lei, lo giuro sul mio onore!»

«L’onore di un inetto.»

Il principe si alzò dal suo trono e scese i gradini con la grazia e l’eleganza di un felino. Ogni sua movenza sembrava studiata ad arte, persino il modo in cui si piegavano le sue vesti pareva perfettamente calcolato. Sul suo viso c’era un’espressione dura, con una nota di lasciva crudeltà. Eilys continuò a fissarlo insistentemente anche quando giunse di fronte al capitano, sovrastandolo con la sua altezza.

«Mio caro capitano Sahimir, ti ho sempre ritenuto un servitore fedele e degno di fiducia» disse il principe, girando attorno a lui. «Ma se c’è una cosa che detesto, è il fallimento. E tu hai fallito lasciandoti sfuggire gli intrusi.»

«Principe Aedan, vi supplico, ho una famiglia!»

Il principe gli mise una mano alla gola e lo sollevò con estrema facilità, lasciando che soffocasse. Non aspettandosi una mossa del genere, il capitano spalancò la bocca per dire qualcosa, ma la stretta alla gola gli impediva di respirare come avrebbe voluto.

Eilys lo vide congelarsi davanti ai propri occhi. Dal punto in cui il principe lo aveva toccato il ghiaccio cominciò a diffondersi per il resto del corpo del capitano, espandendosi sulla pelle, sui muscoli, fino alle ossa. Tramutò in ghiaccio nel giro di pochi secondi. Gli occhi furono gli ultimi a congelarsi. Il marrone delle iridi diventò bianco. Divenne così un’altra statua simile a quelle che ornavano la sala del trono.

Il principe Aedan abbassò lo sguardo su di lei, su Eilys, che lo fissava con gli occhi spalancati. Poi lanciò malamente la statua di ghiaccio del capitano, facendola frantumare in mille pezzi contro il pavimento. La rossa trasalì. Il suono del ghiaccio rotto rimbombò nel silenzio tombale della sala del trono, ove nessuno osava emettere un suono. I pezzi si sparsero in giro. Quello di un occhio arrivò al ginocchio di Eilys che però non gli prestò la minima attenzione. Fu uno spettacolo terrificante, eppure non era rimasta sconvolta da ciò che avesse visto. Era certamente una fine infausta, quella di quell’uomo, ma la spada di Toran sporca del sangue delle guardie uccise la notte prima le aveva fatto più impressione. Era sconcertata e impaurita, ma tutto passò quando la bocca sensuale di Aedan le rivolse un ghigno. Sentì il proprio viso avvampare e subito abbassò lo sguardo.

«Come ti chiami?»

Eilys non credeva che potesse rivolgersi a lei con un tono così pacato, dopo ciò che aveva fatto.

«Eil… ehm…» le tornò in mente la reazione di Daesy appena le aveva detto di chiamarsi Eilys. È un nome da strega, il suo. Se il principe Aedan avesse saputo che era una strega non ci avrebbe pensato due volte a ucciderla. Si alzò in piedi e sentì il proprio respiro affannoso, come se avesse appena corso per chilometri. «Se… vi rivelo il mio nome, promettete di non uccidermi?» domandò, raccogliendo tutto il proprio coraggio.

Aedan inarcò un sopracciglio.

«Non ti ucciderò a patto che tu risponda a ogni mia domanda.»

Eilys capì immediatamente che non fosse un tipo molto diplomatico.

«La ragazza aveva questa con sé» intervenne il comandante, mentre sfoderava la Spada Dorata, mostrandola al principe in tutta la sua magnificenza. Dall’espressione del principe dedusse che sapeva di cosa si trattasse. «Somiglia molto a…»

«La Spada Dorata» lo interruppe Aedan. «Un’arma leggendaria, appartenuta per secoli ai sovrani di Taras e ingiustamente sottratta da re Amires quando abbandonò re Phoren in battaglia. Il suo corpo era ancora caldo quando il sovrano di Lithous se ne impossessò. Com’è possibile che questa spada sia finita nelle mani di una ragazzina?»

«Non sono una ragazzina» rimarcò Eilys, stanca di quelle mancanze di riguardi nei suoi confronti. «Risponderò alle vostre domande ma voi non mi ucciderete. Abbiamo un accordo?»

«Dimmi immediatamente chi sei.» Mormorò a denti stretti il principe, stanco di tante cerimonie.

Bene, si disse Eilys. Se teneva tanto a sapere chi lei fosse, lo avrebbe accontentato. Peggio di così non poteva andare, giusto? Avrebbe cercato di assumere una posizione dignitosa, quando l’avrebbe trasformata in una statua da esporre accanto alle altre.

«Vi servo subito. Io sono Eilys, figlia della grande Eilha e di re Phoren. Sono la regina delle streghe e la legittima regina di Taras.»

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Federica Verzì
Federica Verzì nasce a Biancavilla il 29 maggio 1997. Dopo aver conseguito il diploma in Scienze del Turismo, decide di iscriversi alla facoltà di Scienze e lingue per la comunicazione di Catania, laureandosi nell’aprile 2022. Ha una grande passione per la scrittura e la lettura. Sin da bambina si diletta a scrivere racconti, principalmente di genere fantasy e romance, ultimamente ha approcciato il genere storico.
Non ha mai pubblicato un libro nonostante ne abbia scritti, ma non completati, parecchi. La creatività è la qualità di cui va più fiera e l’ispirazione arriva sempre per caso e da tutto ciò che la circonda: una frase, una canzone, un paesaggio. Quando scrive, immagina di star guardando un film.
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