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La Sacra pergamena

La Sacra pergamena
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Consegna prevista Febbraio 2023

Padre Nicholas è un eccellente professore di una nota università di Roma, entrato in seminario non per vocazione, ma indotto principalmente dai rimorsi e sensi di colpa. Durante una breve vacanza, sull’isola di Patmos, in visita alla “Grotta dell’Apocalisse”, riceve una misteriosa e inaspettata telefonata. A contattarlo è Elizabeth, l’unica donna che in passato ha amato più di ogni altra cosa. La donna, diventata negli anni una famosa archeologa, lo informa di essere in grave pericolo, in seguito ad una straordinaria reliquia rinvenuta in uno scavo archeologico. Nicholas appresa la notizia, parte immediatamente per raggiungerla, ma quando arriva a destinazione, la donna viene misteriosamente rapita. Il professore proverà con ogni mezzo di salvarla, scoprendo un arcano nesso tra lui e la pergamena, che lo porterà a scontrarsi contro quella fede in cui ha sempre creduto, e portando alla luce un patto segreto tra le più alte cariche religiose di tutto il mondo

Perché ho scritto questo libro?

La prima volta che mi è stato chiesto il motivo per cui ho scritto un romanzo, non avevo una risposta pronta, o per lo meno era la solita risposta che si dà senza ascoltare la voce che viene da dentro, e che ti spinge a fare qualcosa che non hai mai avuto il coraggio di fare. Adesso, alla domanda, perché hai scritto un libro, direi: “perché no!?!”. Tutti hanno una o più storie da raccontare, e se quello che vuoi dire e riportare è qualcosa in cui credi, scrivere è la giusta soluzione da compiere

ANTEPRIMA NON EDITATA

Introduzione                                                                                                 

V sec a.C.

Dopo L’esilio di Babilonia, numerosi ebrei, avvalendosi del decreto sancito da Ciro il grande, fecero ritorno verso le proprie terre in Palestina. 

A giovarsi di questa ordinanza, furono circa quarantamila Giudei, tra cui un encomiabile uomo, dall’aspetto semplice, con una corporatura esile e di mezza statura. 

La sua carnagione era lievemente scura come era la maggior parte gli uomini della sua tribù di zabulon. Portava i capelli lunghi e una folta barba grigia e bianca, dimostrando molti anni in più di quelli che realmente aveva. 

Sapeva di essere diverso dagli altri uomini ma di certo non si aspettava che il futuro del mondo potesse dipendere dalla sua fede e dalla sua scelta.  Spesso durante la notte gli capitava di avere delle insolite visioni e sentiva dentro di lui voci che non riusciva totalmente a comprendere.   

Una mattina, al sorgere dell’alba si svegliò di soprassalto, come se qualcuno lo avesse chiamato e scosso. 

Si guardò intorno ma non vide nessuno, la stanza oltre a lui era buia e vuota, eppure attorno a lui sentiva la presenza di qualcuno.  

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Ad un tratto udì ancora quella voce pronunciare il suo nome.  

Era una voce difficile da dimenticare, un suono dolce ma nello stesso potente e limpido, quasi divino. 

Ogni parola che veniva pronunciata avrebbe fatto tremare un esercito intero. 

Malachia ascoltò attentamente, ed eseguì gli ordini dettati da quella maestosa e sublime voce. 

Prese dal ripiano alcuni fogli di papiro, si sedette e senza una minima pausa iniziò a scrivere. 

La sua mano sembrava guidata da qualcun altro, ma la cosa più sorprendente fu che mentre scriveva, i suoi occhi scorgevano immagini e avvenimenti passati e soprattutto futuri non ancora avvenuti. Scrisse una lunga serie di norme e direzioni da seguire, per aiutare l’uomo nel suo cammino, ed evitare ingenti supplizi, guerre e distruzione. 

Le immagini che Malachia vide lo resero impietrito; la tristezza, la delusione e la paura gli si leggevano sul suo scuro e sciupato viso. 

Le sue lacrime iniziarono a rifluire cadendo e bagnando i fogli di papiro su cui la sua salda mano stava scrivendo.  Vide la rabbia e la crudeltà degli uomini distruggere quello che Dio aveva creato per loro. 

Guerre inutili, persone, compresi donne e bambini uccisi e gettati in grandi fosse.  Migliaia di persone bruciate in quelli che sembravano forni enormi. Malattie incurabili create per diffondere paure, e i suoi occhi lucidi fecero sgorgare le sue ultime lacrime rimaste quando vide un enorme esplosione disintegrare in una frazione di secondo una quantità per lui inimmaginabile di persone. 

Come e perché l’uomo sarebbe potuto diventare così disumano e infausto? Odio, ignoranza e avidità avrebbero portato alla distruzione l’intera umanità. 

Per evitare questo efferato atto, l’uomo doveva attenersi all’insegnamento di Dio, e apprendere nel tempo la forza pragmatica del pensiero. 

Per questo motivo, l’onnipresente sarebbe sceso sulla terra sotto forma di uomo in diversi paesi e periodi, sino a quando tutti i popoli della terra avrebbero imparato ad amarsi e aiutarsi l’un l’altro e avrebbero concepito il significato della vita. 

Questo insegnamento avrebbe potuto salvare il mondo, occorreva una nuova religione ma soprattutto occorreva tra i popoli amore e solidarietà. 

Scrisse date, luoghi e nomi dove l’incarnazione divina sarebbe avvenuta; la loro vita, il loro insegnamento e il loro destino.   

Intravide e percepì l’energia e la meditazione del Dio disceso nel Nepal, la forza e il sacrificio di Cristo in Palestina, l’insegnamento tangibile del Nube in Arabia Saudita, e la straordinaria incarnazione d’amore nell’India meridionale. 

Descrisse infine l’atto Divino che avrebbe portato a termine la sua grandiosa autorità, estirpando per sempre l’empietà tra le persone, forgiando perennemente una nuova era di pace globale. 

Quando ebbe terminato, si alzò dalla robusta sedia di legno su cui si era posato, provando la strana sensazione di aver perso la cognizione del tempo. Guardò davanti a lui i fogli di papiro che la sua mano senza sosta aveva trascritto, e nonostante fossero passate presumibilmente diverse ore, il suo scarno corpo non dava segni di stanchezza. 

Guardò fuori dalla finestra e sgranando gli occhi vide che il sole era da poco sorto, come se per tutta la trascrizione dei testi, il tempo si era fermato. 

Incredulo indossò la sua consueta veste e uscì fuori lungo il vialetto di pietra e sassi ormai consumati. 

Osservò il cielo che, come spesso gli capitava di contemplare, salutava l’aurora mattutina, mostrando velature di un rosso soffuso aggregato a un tenue arancione. 

In quel momento comprese l’arduo incarico che il Signore gli aveva affidato.

Sapeva cosa doveva fare.

                                                                    

                                        

                                                               1

Patmos, 15 giugno 2019 

Era una calda e piacevole giornata di giugno, il cielo privo di nuvole era di un limpido azzurro, solo in lontananza si notava qualche scia lasciata dagli aerei di linea, diretti probabilmente su qualche altra fantastica isola greca. 

Padre Nicholas si guardò intorno, il suo traghetto della Blue Star era alle spalle pronto ad imbarcare una caotica fila di persone, soprattutto turisti. 

Il suo volo da Roma a Kos non aveva avuto ritardi, partito alle 7.45 da Fiumicino era atterrato a Kos alle 10:45. 

Nemmeno il traghetto da Kos a Patmos aveva avuto imprevisti. Ora era lì, un altro dei suoi sogni stava per essere realizzato. 

Osservava davanti a sé l’immagine che solo sopra le cartoline e riviste oltre che internet aveva ammirato. 

Il monastero di San Giovanni era davanti a lui; sopra un alto promontorio dominava tutta l’isola. 

Sotto le sue grandi mura, un bagliore di case bianche splendevano d’incanto. 

Sembrava che il cielo azzurro, il grigio del monastero e il bianco delle case costituivano una sola e unica composizione. 

Dentro di sé pensò che se ci fosse stata una grande cornice all’estremità del suo campo visivo sarebbe stato uno dei migliori dipinti di William Turner. 

Prese il suo piccolo trolley e si diresse verso il modesto hotel che aveva prenotato. 

Non amava il lusso, anzi lo detestava. La sua vita lo aveva portato ad apprezzare le cose semplici e di poco valore. 

Era nato a Roma il 3 agosto 1974, ma purtroppo il destino non gli fu tanto clemente. 

Venne abbandonato subito dopo la nascita. 

Quella notte una giovane ragazza camminava lungo la via San Francesco Sales di Roma, le sue braccia stringevano al corpo esile un neonato avvolto in una coperta. 

Il pianto del bambino echeggiava per tutta la via. 

Suor Elena, la Madre superiore del monastero, come spesso gli capitava durante la notte era insonne, e come sua abitudine si inginocchiò davanti al suo letto e iniziò a pregare, fino a quando un pianto di un bambino attirò la sua attenzione. 

Affacciandosi alla finestra vide una giovane ragazza in piedi davanti all’entrata principale del monastero. Sembrava piangesse, in mano teneva qualcosa avvolto in una coperta. 

“Di notte, una ragazza, il pianto di un bambino”. 

Suor Elena intuì quello che stava accadendo. 

Non fece nemmeno in tempo ad aprire la finestra che vide la ragazza dare un ultimo bacio al “piccolo” e depositarlo davanti al cancello per poi sparire nella umida notte d’agosto. Da quel giorno il monastero diventò la sua casa. 

Arrivato davanti alla reception, Padre Nicholas si apprestò a mostrare i documenti ed effettuare il check-in. Come al solito aveva programmato e organizzato minuto per minuto l’itinerario per questa piccola “vacanza”, anche se per lui, visitare luoghi sacri non era mai una vacanza, era un dovere. 

Amava la precisione e la puntualità, preferiva non uscire dai suoi classici schemi, le cose improvvisate lo rendevano ansioso.  

Aveva calcolato tutti i tempi. 10 minuti per la registrazione alla reception, 30 minuti per lavarsi e cambiarsi, 15 minuti di preghiera e poi avrebbe avuto mezza giornata per dedicarsi al motivo di questa “vacanza”: 

La Grotta dell’Apocalisse. 

La storia racconta che L’apostolo Giovanni fu esiliato da parte dell’imperatore Domiziano su questa piccola isola, e durante questo periodo scrisse l’ultimo capitolo del nuovo testamento, chiamato “libro della rivelazione” o semplicemente “l’apocalisse”. 

Terminato il check-in, si apprestò a salire le scale, la camera 204 era al primo piano, inserì la chiave nella serratura ed entrò nella stanza.  

Piccoli strascichi di luce filtravano dalle persiane di legno azzurro, ormai consumate dal sole e dalla salsedine. 

La stanza era piccola ma pulita, il profumo dei fiori sulla scrivania era coperto dall’odore del mare, e come da sua richiesta il letto era stato leggermente spostato per avere abbastanza spazio per inginocchiarsi a pregare. 

Si tolse le scarpe e preparò sul letto gli abiti comodi per la visita alla grotta. Fece scorrere per un paio di minuti l’acqua della doccia, e dopo essersi sfilato la camicia e i pantaloni lasciò che il fresco getto d’acqua lavasse oltre il corpo anche la sua mente, come fosse una purificazione dai suoi oscuri pensieri e ricorrenti dubbi. 

Sebbene avesse superato la quarantina da qualche anno e la sua impegnativa professione, il suo corpo mostrava ancora un fisico sportivo, con delle forme ben scolpite. 

Nonostante i vari impegni giornalieri, riusciva a dedicarsi anche alla corsa. 

Tutte le mattine andava al parco del Gianicolo per circa 30 minuti, fare jogging non solo gli faceva bene, ma era diventato la soluzione per eliminare tutto lo stress che nel tempo aveva accumulato.

Quando ebbe terminato allungò la mano per raggiungere un panno appeso alla parete del bagno, quando all’improvviso il suono inconfondibile del suo cellulare iniziò a squillare.

Nella stanza la canzone “Shape of my heart” rimbalzava tra una parete e l’altra. 

Aveva scelto lui stesso quella suoneria perché gli ricordava i tempi passati all’università, e soprattutto anche se non voleva ammetterlo gli ricordava una cara e lontana amicizia. 

Decise comunque di non rispondere, era il suo primo giorno di ferie, le scuole erano terminate, e aveva avvisato l’istituto dove insegnava che sarebbe stato all’estero per qualche giorno. 

Chiunque fosse, avrebbe richiamato più tardi. 

Uscì dalla doccia e si asciugò davanti allo specchio. Distinto guardò il telefono lampeggiante, ma il numero apparso sullo schermo era segnalato come numero sconosciuto. 

Nemmeno il tempo di pensare a chi potesse essere, che una busta sopra il display indicò un messaggio nella segreteria. 

Prese il pettine e mentre si sistemava i capelli ormai brizzolati, azionò la segreteria telefonica in vivavoce: 

«Ciao Nicholas,  ….sono io…. Elizabeth».  

La sua mano si bloccò all’istante, come se il pettine si fosse impigliato nei corti ma folti capelli. Gli occhi si spalancarono e il suo viso abbronzato sembrava aver perso all’improvviso colore. Immobile ascoltò il continuo della registrazione: 

«Scusa se……, sono stata abbastanza impegnata». 

«Anche tu credo, visto che non mi hai più chiamato, o forse non volevi …..

«Ti chiamo perché sei l’unica persona di cui mi possa fidare; ho fatto una scoperta… e da quel giorno le cose sono cambiate».  

«Sono continuamente pedinata da qualcuno che non conosco, sono entrati di nascosto nel mio appartamento e mi hanno sottratto i file delle ultime scoperte». 

«Ho paura, Richiamami… se puoi… ti voglio bene».

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Graziano Cereda
Graziano Cereda nasce il 29 gennaio 1974 a Sulbiate, un piccolo paese della Brianza, in Lombardia. Lavoratore dipendente fin dalla giovane età, mostra subito interesse per gli enigmi ed eventi inspiegabili, ampliando la passione per la teologia e culti religiosi.
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