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La Selva delle Emozioni

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Consegna prevista Agosto 2023
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William è un giovane studente che cerca di capire il suo posto nel mondo. Una serie fortuita di eventi lo porta a conoscere Bark e innamorarsene. Ha un modo tutto suo di vedere il mondo e vorrebbe condividerlo con gli altri. Non viene da una famiglia fortunata ma ha sempre avuto uno spiccato interesse per la psicologia e la ritiene essenziale per capire il prossimo. Sulla base delle sue esperienze personali riesce a farsi strada e diventare uno studente universitario, ma prima di farlo deve superare tutte le prove della sua Selva delle Emozioni.

Perché ho scritto questo libro?

Inizialmente è nato come uno sfogo per scoprire me stesso. Con gli anni si è trasformata in una passione e ancor dopo è diventato un obiettivo da raggiungere per condividere con il mondo la mia visione delle emozioni. La Selva delle Emozioni nasce dalle libere associazioni maturate nel tempo, che si sono sviluppate nero su bianco nel contesto di un piccolo romanzo psicologico. A me è servito per capirmi meglio e crescere. Chissà se questa storia sortirà lo stesso effetto anche su qualcun altro.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Capitolo 11

(…)

Non appena varcò la porta di casa non rivolse la parola a nessuno. Non fece cena e non voleva sentire nessuno almeno fino al mattino dopo. Avvisò solamente Bark di essere arrivato sano e salvo a casa e decise di farsi una lunga dormita. L’indomani sarebbe stato un nuovo giorno e ci avrebbe riflettuto a mente lucida.
Dopo una lunga, e interminabile, ora riuscì, finalmente, ad addormentarsi.
Il mattino seguente si rese conto di aver fatto un sogno incredibile e volle appuntarne ogni dettaglio sul suo zibaldone: “Mi trovavo in un letto, quando un’entità circondata da una sorta di aura luminosa mi si avvicinò esclamando: “Sei al sicuro. Prenditi tutto il tempo necessario. Quando ti sentirai pronto, ti racconterò cosa ti ha portato qui da me. Mi trovi nell’altra stanza”.
Nonostante fossi scettico, scelsi di fidarmi e mi misi a mio agio in quella piccola stanzetta. Non era grandissima, i soffitti erano alti e le mura tinteggiate di azzurro. Guardando dalla finestra vedevo un prato colmo di ginestre, piante di giunco e girasoli. Era così pieno di vita che potevo intravedere ogni tipologia di insetto. Non avevo mai visto così tante api tutte assieme. C’erano, inoltre, delle piccole sfere di energia, simili a dei fuochi fatui, che ruotavano attorno al prato come per creare una barriera.
Dopo essermi ripreso mi spostai nell’altra stanza e vidi una tavola piena zeppa di cibo. C’era di tutto, cominciando dal dolce per arrivare al salato. Immagino fosse il suo modo per invitarmi a fare colazione.
Da una parte c’era la torta di mele con accanto dei bignè, dall’altra una vasta gamma di salumi e dall’altra ancora ogni tipo di frutta. Sembrava di vivere in una reggia.
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Non appena mi sedetti per mangiare, un piccolo meticcio si avvicinò come per chiedermi se potesse unirsi al banchetto. Era di taglia medio bassa, pelo corto, con delle chiazze nere qua e là e degli occhi così innocenti da sembrare un angelo.
Mangiai solo i bignè. Erano quelli che mi ispiravano di più e al mio nuovo amico a quattro zampe preparai un piattino con dei salumi e del formaggio. Lo gradì al punto che cominciò a seguirmi come se fossi il suo padrone.
Mi alzai per andare nell’altra stanza e sapere cosa mi fosse successo. Vidi quella misteriosa entità assumere delle sembianze umane: le mie.
Era seduta ad un tavolo su cui c’erano solo una scacchiera e un pugnale. Non appena mi sedetti, esclamò: “Sei qui perché ti sei avvicinato troppo al masso. Non eri ancora pronto e non avevi superato le prove di tutte le emozioni primordiali. Sei svenuto e ti ho portato qui a casa mia. Rischiavi che i pilastri crollassero e che il masso ti schiacciasse, ma sono arrivata in tempo. Sono quel Sentimento che vive al centro della selva, che tutto può e tutto vince. Sono Amore. La tua tenacia è ammirevole, ma non sei ancora pronto a camminare nella selva con la sicurezza di sconfiggere ogni cosa sul tuo cammino. Ora faremo una partita. Come avrai notato, sul tavolo c’è anche un pugnale. Potrai interrompere in qualsiasi momento la partita, prendere il pugnale e colpirmi per vincere. Se vincerai potrai rimanere qui fino a domani, mentre se perderai non ricorderai nulla del nostro incontro e ti risveglierai. Non ti prometto una partita semplice, ma te ne prometto una interessante. Sei pronto?”.
Non appena realizzai di essere al suo cospetto, capii di non potermi tirare indietro e che era inutile scappare. Era ora di giocare.
Scelsi il bianco e aprii le danze con un’apertura spagnola. Amore optò per la difesa berlinese. Mossa dopo mossa, cambio dopo cambio, arrivammo in una posizione di equilibrio.
Sembrava come se Amore mi ci avesse condotto intenzionalmente per vedere se fossi tentato dal pugnale. Era giunto quel momento della partita in cui si scegliere se giocare per la vittoria o per la patta. Volevo vincere, quindi era giunto il momento dei sacrifici. Cambiai entrambi gli alfieri e sacrificai un cavallo prima di creare la circostanza che mi ero immaginato con le torri.
Inaspettatamente sembrava che Amore avesse capito il mio gioco e che rispondesse, a sua volta, con l’attacco. Sembrava di giocare contro un supercomputer che contrastava ogni mia mossa.
Feci un passo falso e le fornii lo scacco che le serviva per tornare in partita. Ero così pieno di rabbia che per un attimo guardai il pugnale a lato della scacchiera. Sapevo che se avesse sfruttato correttamente il mio errore avrebbe indubbiamente vinto.
Non volevo perdere. Non volevo scordarmi tutto. Ma non volevo nemmeno compiere quel gesto da codardi.
Amore notò la mia indecisione, quindi fermò l’orologio ed esclamò: “Penso sia opportuno berci una tazza di the prima che la partita si concluda, non credi? Sarò da te in un paio di minuti, giusto il tempo che tu scelga la tua prossima mossa”.
Tornò con due tazze di the ai frutti di bosco e un barattolo di zucchero di canna. Mentre me lo serviva, raccolsi tutte le forze che avevo in me, presi il pugnale e lo conficcai al centro della scacchiera dicendole: “Siamo qui per goderci la partita e affinché vinca il migliore. Questo pugnale non fa per me”.
Finita la sua tazza di the, Amore fece una mossa che non mi aspettai: equiparò la mia mossa sbagliata con una mossa altrettanto sbagliata, in modo tale da permettermi di proseguire con il mio piano.
La guardai quasi incredulo e le chiesi: “Perché? Cosa ho fatto per meritarmelo?”. Con un sorrisetto che a tratti si riusciva a scorgere mi rispose: “Perché a chi lo merita viene sempre data una seconda possibilità, anche se questo implica perdere una partita”.
La partita continuò e in un paio di mosse diedi scacco matto ad Amore.
A partita conclusa stoppò l’orologio, mi strinse la mano, mi ringraziò per la splendida partita ed esclamò: “Domattina ricorderai ogni cosa. Ora, però, sarebbe opportuno farti conoscere qualcuno”.
Improvvisamente tutta la casa cominciò a tremare quasi come ci fosse un terremoto. Amore mi fece cenno di stare tranquillo e di chiudere gli occhi. Appena li riaprii mi ritrovai davanti a un enorme pilastro. Si trattava del primo pilastro: quello sorvegliato da Gioia. Aveva le stesse sembianze di Amore prima che andassi da lei per giocare a scacchi. Era un’entità luminosa dalla forma indefinita.
“Ehi Gioia, guarda chi ti ho portato!”, le disse Amore. Gioia, non appena mi vide, assunse l’aspetto di Bark e rispose: “Finalmente posso conoscerti. Sono Gioia, una delle sei emozioni primordiali. Come avrai probabilmente intuito, qui nessuna di noi ha una forma definita. Siamo mutevoli, assumiamo le sembianze di quello a cui veniamo associate e ognuna di noi ha due prove da superare: una di abbondanza e una di carestia. Quando ti riterrai pronto, esattamente come Amore ti ha portato qui, una di noi ti porterà nel luogo in cui potrai sostenere le nostre prove.
Nel mio caso, la prova di abbondanza consiste nel saper gestire un eccesso di gioia. Dovrai saper resistere alla tentazione di fare promesse che non andrebbero fatte solo per la foga del momento e condividere la gioia con le persone giuste. La prova di carestia, invece, consiste nel riuscire a ritrovarmi una volta che mi sarò nascosta. Sarò da qualche parte nella selva e potrai usare qualsiasi strumento desideri per ritrovarmi. Spero ti sia tutto chiaro. La tua permanenza qui è limitata ed è bene che tu conosca anche le altre prima di risvegliarti”.
Proprio come Amore, anche Gioia mi fece segno di chiudere gli occhi e mi toccò la spalla. Questa volta mi ritrovai davanti a un altro pilastro: era quello sorvegliato da Tristezza.
Non appena ci vide apparire assunse le mie stesse sembianze. Era una versione di me molto più giovane. Era il me di tanti anni fa. Fece un cenno ad Amore ed esclamò: “Ti stavo aspettando. Gioia ti ha spiegato come funzionano le cose qui, quindi mi limiterò a parlarti delle mie prove. Quella di abbondanza consisterà nel riuscire a svincolarti dalle sabbie mobili, mentre quella di carestia nel lasciare che una persona prossima alla morte ti permetta di entrare nella sua stanza. Spero ti sia tutto chiaro, perché non ti verrà spiegato una seconda volta. Ora andate, Sorpresa vi aspetta”. Chiusi gli occhi, Tristezza mi toccò la spalla e ci trovammo al cospetto di Sorpresa. Assunse le sembianze di Jennifer, mi guardò stupita e disse: “Non mi aspettavo questa visita, ma è con grande piacere che faccio la tua conoscenza giovane William. La mia prova di abbondanza consiste nel progettare e realizzare in un tempo prestabilito un ponte con i pochi materiali che ti verranno forniti. Sarete due squadre, una contro l’altra e la tua dovrà essere quella vincitrice. La prova di carestia, invece, consiste nel andare in una galleria d’arte contemporanea e commentare ogni opera. La prova risulterà superata solo se riterrò che i tuoi commenti saranno spontanei e sinceri. Ti ho rubato già abbastanza tempo. Disgusto vi aspetta”.
Oramai sapevo cosa stava per succedere, quindi la anticipai e chiusi da me gli occhi, pronto ad essere nuovamente catapultato al cospetto di un’altra delle sei emozioni primordiali.
Era la volta di Disgusto che, una volta assunte le sembianze di Randolph, esclamò: “La mia prova di abbondanza consiste in una fuga. Una sola porta, pochi metri quadri e una pozza al centro della stanza. Al fondo di questa pozza troverai l’unica chiave che apre la porta. Quella di carestia, invece, consiste nell’aver a che fare con il più viscido venditore di armature di tutto il regno e riuscire a convincere il suo giovane figlio che è una brava persona. In pochi riescono a superare entrambe le prove senza che il senso di colpa o l’eccesso di disgusto prenda il sopravvento. Quando sarai pronto, sarò qui ad attenderti. Rabbia è impaziente di fare la tua conoscenza. Andate da lei”.
Venni di nuovo catapultato in questa sorta di tunnel spazio temporale che mi permise di arrivare al pilastro custodito da Rabbia. Assunse le sembianze di Marcus e con tono provocatorio mi sussurrò: “Oh, vedo che, infine, mi hai degnato della tua presenza giovane William!”.
Non appena tentò di proferire altra parola, Amore la interruppe con tono solenne: “Limitati ad adempiere al tuo compito, il resto tienilo per te. Non abbiamo tempo ed energie da perdere, quindi affrettati o ti lascerò sola come ho già fatto in passato”.
Rabbia abbassò lo sguardo e dopo qualche istante riprese a parlare: “Come stavo per dirti, le mie due prove sono le seguenti: in quella di abbondanza sarai nel 1581, precisamente il 16 Novembre, e dovrai riuscire a fare quello che Boris Godunov non riuscì a fare. Dovrai intervenire nella lite tra lo zar e suo figlio Ivan impedendo che quest’ultimo perda la vita. Porta con te la foto di questo ritratto, ti tornerà utile.
In quella di carestia, invece, lavorerai in una équipe sanitaria in cui tutti penseranno che tu sia il peggiore. Il tuo compito sarà quello di riuscire a dimostrare loro il tuo valore e farti rispettare. Manca solo Paura all’appello. Ora vi manderò da lei. Ti aspetto per le prove, pivello”.
Per l’ultima volta venni catapultato ai piedi di un pilastro, ma questo era il più tenebroso tra tutti. Si trattava di quello custodito da Paura.
Assunse le sembianze di un vecchio che mi sembrava familiare. Si trattava del me del futuro. Mi fissò, e dopo qualche attimo esordì: “Benvenuto William. Sono Paura, l’ultima delle sei. Vedo che sei venuto in compagnia. Saluti a te Amore. Avrai sicuramente conosciuto le altre e sentito delle loro prove. Ecco le mie: in quella di abbondanza sarai sulla cima di una palazzina, ti stanno seguendo e dovrai riuscire a seminarli. Se cadrai o se ti prenderanno la prova risulterà non superata. La prova di carestia, invece, consisterà nel riuscire a rubare un antico manufatto dal museo in cui è custodito. Sarai solo e se ti rifiuterai di farlo, non potrai procedere. Ti aspetterò. Buon risveglio”.
Amore fece cenno a Paura di poter andare e con uno sguardo che emanava tranquillità mi disse: “Veglierò su di te quando tornerai per superare le prove. Spero che sia stato tutto di tuo gradimento. Ti riporterò nel luogo in cui ti sei svegliato. Sotto il letto troverai una botola. Non appena ci entrerai, ti risveglierai. All’alba la botola si aprirà e ti trascinerà ugualmente dentro. Sta a te scegliere se sarà un ritorno traumatico o no”.
Dopo avermi congedato scomparve improvvisamente nel nulla, lasciandomi solo nella sua dimora. Feci un ultimo giro per vedere cosa mi avrebbe aspettato la prossima volta ed entrai nella botola sotto il letto. Ero appena stato nella mia selva delle emozioni”.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Andrei Emilian Vama
Emilian nasce nel 1997 a Galați, in Romania. Cresce per i primi anni lì, per poi spostarsi a Settimo Torinese dove comincia la sua vita da studente. Consegue la Laurea in Scienze Infermieristiche a Torino nel 2021, dove vive e lavora attualmente. Possiede due fantastiche tartarughe di nome Tristano e Isotta senza cui le giornate sarebbero meno divertenti.
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