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La tempesta sopra la città

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Consegna prevista Novembre 2024

La passione di due vite e tutte le conseguenze che da esse ne derivano sfoceranno in mare aperto ed in una tempesta violentissima che darà il meglio di sé non tanto in superficie ma principalmente nelle cavità della terra e di quelle dell’anima.

Perché ho scritto questo libro?

Un desiderio irrefrenabile e una voglia matta di riuscire a mettere su carta l’idea che andava e veniva nella mia testa.

ANTEPRIMA NON EDITATA

5

Nuova divagazione

Tornato alla scrivania riprese il biglietto o meglio, lo cercò invano, guardò dappertutto ma poi in un attimo si ricordò che lo aveva infilato nella tasca destra della vestaglia proprio nell’attimo in cui fu colto di sorpresa dal fastidioso e insistente suono del campanello: lo prese, lo rilesse, lo ripiegò, lo riaprì e poi infine lo ripiegò di nuovo, questa volta in una maniera assai diversa e molto meno precisa della precedente. Non passarono che cinque minuti e lui già era giù nel cortile, vi era fuggito nuovamente un istante dopo aver rimesso in tasca il biglietto. Vagava tra gli alberi. Un punto in particolare gli era assai caro: un grosso ramo appartenente ad una delle più grandi querce. Imponente con due o forse più nidi di rondini sparsi qua e là. Esso si sviluppava a sua volta in infinite ramificazioni di forma e dimensione assai diverse tra loro. Parevano all’apparenza tutti uguali ma guardando meglio era chiaro come la luce del sole che ognuno di quei rami avesse una propria personalissima unicità. Ma il ramo in questione era per il nostro eroe il preferito. A volte ci passava sopra intere giornate e altre restava lì seduto a contemplare il cielo stellato nelle fresche notti d’estate.

6

Metropoli

Simili ai rami di poc’anzi, uguali e diverse, così andavano le mille vite di quella città. La bocca ed il suono, mille bocche e mille suoni non ancora fioriti per le strade e nei salotti nobili, nelle piazze e sull’uscio di case comuni. Una singola bocca, un singolo suono, quello di un bambino, di un bar, di un cane poco prima di abbaiare, di un risveglio dopo una notte costellata di sogni inimmaginabili, un cantico inaspettato e dalla melodia tanto sottile quanto inquieta vagava su e giù per la città nuova. Due bambini erano seduti sui seggiolini malandati di una vecchia altalena, andavano e venivano sospesi a pochi centimetri dal suolo. Ai loro piedi un cane abbaiava e con una delle zampe cercava di interrompere la ripetitiva parabola prodotta dall’altalena. A pochi metri erano seduti due ragazzi entrambi apparentemente irrequieti, frutto certamente di un attesa che fino a quel momento non aveva dato alcun frutto e che nulla di buono pareva promettere. Poco più in là, sul marciapiede a destra un caffè con dentro una serie di tavoli, si estendeva lungo la vetrata che affaccia sulla via principale della grande metropoli. Uno di questi con sopra un abatjour e una tazza di caffè fumante. All’estremità d’esso una sedia vuota era in bilico a metà tra la luce e l’ombra date da quell’alba ancora incerta. Tra tutta quanta quell’umanità ecco inaspettatamente la nostra vicina, di certo vestita come l’abbiamo conosciuta ma in un modo molto più dignitoso e decoroso. Passò per una grande piazza e si fermò poi ai piedi di un imponente chiesa del settecento con affianco un altissimo campanile tutto bianco. Dappertutto pullulava di uomini e donne, di suoni e vibrazioni, di colori e profumi. Tutto ma proprio tutto palpitava di vita.

7

Ore 12:00

All’interno della chiesa tutto era silenzio. Lungo la navata di destra in un angolo sedute su una delle grandi panche di legno stavano due donne, una di queste già la conosciamo. Dalle finestre i raggi del sole penetravano arrivando fin sulle teste di quest’ultime e attraverso un gioco di riflessi creavano sull’imponente parete di sinistra una specie di piccolo arcobaleno irregolare. D’improvviso un forte boato, le enormi campane dell’altissimo campanile  danzavano tra loro e nel mentre i pesanti batacchi andavano ad impattare con la loro plancia interna. Boato dopo boato e l’eco di quest’ultimo si espandeva in ogni angolo della chiesa.

Due ragazzini poggiati alla colonna del grande edificio settecentesco si carezzavano a vicenda con la stessa naturalezza con cui crescono le foglie in cima agli alberi. Erano lì con l’aria disincantata sotto a quel cielo misto tra azzurro e giallo persi l’uno nell’altro. La vita tutt’intorno caotica e rumorosa, la vita tra i loro corpi immobile e silenziosa. La loro presenza avrebbe di certo deliziato chiunque in quel momento si fosse fermato a guardarli. 

8

Bagno caldo

La morbida stoffa di uno degli asciugamani faceva da cuscinetto tra la testa e la ceramica della vasca. I pensieri di quell’uomo parevano avere avuto il sopravvento sopra ogni cosa e si mescolavano ai vapori e agli odori sparsi tutt’intorno. Il tutto non faceva altro che invogliare ogni tipo di fantasia a sostituirsi alla realtà di quel giorno. Così fu e non ci volle molto perché l’intera stanza divenisse improvvisamente oltre ogni logica spazio/tempo un vero e proprio scenario onirico di sogni inimmaginabili. Si assopì.

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Vincenzo Di Vaia
Vivo a Napoli e sono da poco sposato. Con la mia dolce metà condivido la passione per la scrittura e per l'arte in generale in ogni sua forma e manifestazione. Questo è il mio primo libro.
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