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La vita in un granello di polvere

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Settembre 2022
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Gli incontri fatti in carcere possono essere pericolosi, di questo Michael Thompson era certo anche prima di essere arrestato. Una consapevolezza che non gli ha comunque impedito di cadere nelle trame fatte di libri ed inganni del suo giovane compagno di cella: Eiri Ami, il ragazzo più odiato dell’intera prigione. Terrificante? Certo. Meraviglioso? Altrettanto certo, almeno se lo si chiede a Michael.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro durante la prima quarantena nazionale resa necessaria dalla pandemia. E’ stato un modo per tenermi compagnia durante le lunghe giornate e per rendere produttive e, soprattutto, creative le molte ore di tempo libero che tutti ci siamo ritrovati ad avere in quel periodo. La scrittura, da sempre la mia passione, mi è sembrato il modo migliore per esprimere ciò che avevo da dire.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Richiusi la porta un attimo dopo averla aperta, mettendoci decisamente più forza del necessario. Il tonfo mi risuonò nelle orecchie mentre appoggiavo le spalle alla parete: stavo fissando la maniglia come se dovesse esplodere da un momento all’altro, senza riuscire a prendere nemmeno un respiro come si deve.

C’era un limite, giusto? Non potevo essere davvero così pazzo, non dopo tutto quel tempo in psichiatria! E vederlo lì, fuori dalla mia porta… no, non era possibile. Nemmeno nei miei momenti peggiori avevo avuto allucinazioni così vivide. Quindi lui… possibile?

No, certo che non è possibile, non ci si può sbagliare sulla morte di qualcuno. Gary non ti avrebbe mai mentito. Non è possibile, no. Probabilmente è qualcuno che gli somiglia, un tuo vicino, magari, che voleva solo chiederti qualcosa. E tu gli hai sbattuto la porta in faccia come se avessi visto un fantasma. Coraggio, forza. Aprigli, guardalo bene e a quel punto ti sentirai uno stupido colossale per aver reagito in questo modo.

Aprii con cautela, stringendo lo stipite con entrambe le mani fino a farmi sbiancare le nocche: era un ragazzo minuto, con capelli neri, occhi grigi e pelle olivastra. La somiglianza era terrificante, ma i morti non tornano, giusto? Era solo uno strano scherzo del destino: farmi incontrare un suo sosia così che tutto l’universo potesse ridere di me un altro po’.

“Ciao, Michael.”

Figlio di puttana.
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C’era una strana furia confusa nella mia mente a quel punto, abbastanza intensa da spingermi a mettere da parte tutti i dubbi, almeno per un momento, afferrarlo con forza per lo stupidissimo maglione rosso che aveva addosso e strattonarlo fino a trascinarlo in casa. Chiusi la porta alle sue spalle in un altro tonfo secco, poi lo spinsi a terra con una violenza che mi era sempre stata sconosciuta e rimasi in piedi a fissarlo dall’alto. Parte di me avrebbe voluto spaccargli la faccia a pugni, e possibilmente anche tutte le altre ossa che aveva in corpo, ma ero ancora troppo agitato per capire che quella, in effetti, sarebbe stata la reazione corretta da avere nei confronti di qualcuno che finge di suicidarsi in carcere facendo a pezzi il tuo cuore e la tua mente, per poi tornare qualche anno dopo a bussare alla tua porta come se niente fosse.

Perché quello era davvero lui, giusto? Qualcun altro avrebbe anche potuto somigliargli in modo preoccupante, ma nessuno al mondo avrebbe mai potuto avere quella voce e, soprattutto, quella maledetta intonazione cadenzata, senza essere davvero lui.

Era rimasto a terra fissando il pavimento come se all’improvviso non avesse più il coraggio di guardarmi negli occhi, silenzioso come non era mai stata in vita sua. Diavolo, nemmeno nella sua morte era stato così tranquillo!

Mi aveva dato il tormento, sempre e comunque, ed ora? Ora non diceva nulla, non ci provava nemmeno a parlare!

È sempre stato vivo? Come, come è possibile? È morto! Gary è venuto personalmente a dirmelo! Ha ingannato anche lui? Come? Come diavolo ha fatto a convincere tutti, guardie, infermiere, medici legali… perché tutti hanno creduto che fosse morto? Perché? Perché non mi ha detto cosa stava facendo? Lo avrei aiutato! Ero io il primo che stesse pianificando un’evasione, solo per aiutare lui! Ma certo, lui invece non mi ha mai chiesto nulla, non ha mai dato segni di voler tentare di salvarsi la vita perché aveva già un piano tutto suo, e chissà da quanto tempo era pronto! Probabilmente è stato tutto un

gioco per lui, ero il suo passatempo, qualcuno con cui intrattenersi nei mesi che mancavano per la messa in opera del suo progetto. Un giocattolo con cui sconfiggere la noia.

“Michael.”

Giusto, il bastardo trovava sempre il coraggio, dopo un po’.

“Michael. Mi dispiace tanto.”

“Ti dispiace? A te dispiace! È tutto a posto allora, amici come prima!” lo afferrai di nuovo con troppa forza, costringendolo a rialzarsi e tenendolo a pochi centimetri da me. Non ero mai stato tanto furioso in tutta la mia vita: “Dovrei ucciderti, lo sai vero? Sai cosa ho passato per colpa tua? Dovrei ammazzarti con le mie mani prima che tu abbia anche solo una minima possibilità di ricominciare con le tue stronzate, tanto ho già attraversato tutte le fasi del lutto!”

Lui rimaneva lì, in piedi, a fissarmi con la sua solita espressione indecifrabile, permettendomi di strattonarlo come mai avrebbe fatto prima, docile in un modo che avrei creduto impossibile per la sua indole.

“Hai intenzione di dire qualcosa almeno?”

C’era una luce strana nei suoi occhi grigi, qualcosa di indeterminato fra la tristezza, la stanchezza ed una speranza disperata. Non era affatto lo sguardo a cui ero abituato: forse non ero l’unico ad essersi spezzato persino più di prima dopo il disastro che era stata la nostra prigionia condivisa.

Quanto mi erano mancati quegli occhi, con il loro incredibile color argento fuso ed il gelo implacabile al loro interno. Quanto li stavo odiando, a quel punto.

“Non c’è molto che possa dire per calmarti.”

E da quando Eiri Ami era così moderato? Come diavolo avrei dovuto interpretare quell’espressione stanca e sofferente che stonava decisamente troppo con il ricordo che avevo di lui? Cosa me ne facevo della sua vita, ora che lo avevo già trasformato in un ricordo?

“Non ho intenzione di stare qui a sentire le tue stronzate.” Sbottai, strattonandolo di nuovo, completamente fuori di me: “Hai una vaga idea di quello che ho dovuto passare a causa tua? Credimi, Eiri, la psichiatria non è divertente! Ero disperato, ero completamente in pezzi perché tu eri morto! Fuori di testa, ti è chiaro così? Avevo addirittura le allucinazioni e tutto per colpa tua!” Sarei davvero stato in grado di fare qualcosa che mi avrebbe riportato sotto le tutt’altro che amorevoli cure del capo Bell per quanto ero furioso in quel momento: “E tu invece? Tu eri vivo. Non ti è venuto in mente che sarebbe stato carino farmelo sapere in qualche modo? Che sarebbe stato meglio dirmelo prima, così che non impazzissi pensando che ti fossi suicidato? No, non sia mai che Eiri Ami ed i suoi stupidi segreti risparmino qualcuno!”

“Michael.”

“E smetti di dire il mio nome!”

“Cosa vuoi sentirti dire, eh? Che mi dispiace? Lo ho già detto!”

All’improvviso Eiri era arrabbiato almeno quanto me, come se lui avesse qualche ragione – qualche diritto – di esserlo. Si liberò dalla mia presa con un colpo secco e mi spinse indietro con entrambe le mani, mettendoci abbastanza forza di farmi quasi perdere l’equilibrio. Almeno, ora riconoscevo i suoi occhi: erano di nuovo pieni del fuoco che tanto avevo ammirato, anche se vederlo rivolto contro di me in modo così palesemente ostile metteva i brividi. Una cosa che non avrei mai dimenticato di Eiri era l’oscurità che viveva in lui, sempre pronta a prendere il sopravvento. Era chiara a tutti,

fin troppo, e proprio per quello le persone trovavano la sua presenza scomoda e sinceramente inquietante.

La verità era che Eiri Ami sapeva essere terrificante quando lo voleva.

Se fossi stato un po’ meno fuori di me mi sarei reso conto che stavo oltrepassando una soglia pericolosa, considerando che mi stava rivolgendo lo stesso sguardo con cui alla State Prison aveva tenuto a bada anche i detenuti peggiori, ma per quanto mi riguardava in quel momento avrebbe anche potuto prendermi a calci fino a rompermi tutte le ossa ed io avrei comunque continuato ad urlargli contro.

Se lo merita. Meriterebbe molto più di qualche parola arrabbiata, meriterebbe di star male tanto quanto lo sono stato io, meriterebbe di soffrire come un cane per capire finalmente che le sue stupidissime azioni hanno delle conseguenze.

“Siamo esseri umani, Eiri, non bambole di pezza con cui puoi giocare per un po’ e poi buttare via dopo che sei riuscito a decapitarle.”

“Tu…” avanzò rapido verso di me, puntandomi contro un dito accusatorio, come se fossi io il colpevole nella stanza: “Tu non hai la minima idea di cosa stai dicendo.” Era impallidito di colpo e gli tremavano le labbra. Non capivo se stesse cercando di non piangere o di non uccidermi, ma lo conoscevo abbastanza da sapere che, probabilmente, era la seconda.

“Non sai nemmeno cosa… cos’ho fatto per te. Non hai il diritto di giudicarmi!”

“Cosa tu hai fatto per me?” non riuscii a trattenere la risata peggiore di tutta la mia vita e scossi la testa, incredulo: “A parte cercare di rovinarmi definitivamente la sanità mentale, intendi?”

Oh, andiamo Michael, non lo pensi davvero. Lui è stato importante per te, lo sai. Lo è ancora, moltissimo. Stai parlando così solo perché sei furioso, non perché ci credi. Vuoi solo farlo soffrire, così che sappia quanto profondamente ti ha ferito. Ma ne vale davvero la pena? Guardalo. È abbastanza a pezzi anche lui, è impossibile non notarlo. Ha decisamente qualcosa che non va: non è l’Eiri Ami che hai conosciuto, è cambiato. È peggiorato, se possibile. Potresti cercare di farlo stare meglio, invece di seppellirlo ancora di più nel suo dolore. Ma non lo farai, vero? Ha superato un confine abbandonandoti in quel modo e fingendosi morto: in un certo senso, lui per te se ne è andato davvero. Eri pronto a perdonarlo solo perché non ha senso avercela con un cadavere, ma ora che è qui, ora che è vero… era più facile accettare che si fosse suicidato piuttosto che ammettere che in realtà non gli importava di te abbastanza da dirti la verità. Ormai è solo una reliquia, giusto? Qualcosa che puoi guardare da lontano, ma che deve rimanere fuori dalla tua vita. Non sai più cosa fare ora che è di nuovo qui. Non hai mai saputo veramente cosa fare con lui.

Mi fu addosso all’improvviso, lanciandosi contro di me con tutto il suo corpo e buttandomi a terra. Ci rotolammo per l’intero salotto, colpendoci con molta più forza di quanta avrei mai immaginato saremmo arrivati ad usare l’uno contro l’altro, fino a quando non mi ritrovai con la bocca inondata di sangue ed il suo piede ancora pericolosamente vicino al viso.

“Ho rinunciato a tutto per te!” Eiri era riuscito a rialzarsi ed indietreggiò fino ad avere le spalle contro il muro, ansimando e guardandomi dall’alto come se avessi appena mandato in pezzi la sua intera esistenza.

È una mia prerogativa questa, stronzo.

“Io… io ho rinunciato, solo per te! Michael. Michael, non puoi dire sul serio. Sei arrabbiato, va bene, lo capisco. Davvero. Ma non puoi essere serio, ok? Non puoi.”

Presi un paio di respiri profondi alzandomi a mia volta, ma non mi avvicinai più a lui. Mi tremavano le mani e quando passai una manica sulle labbra la ritrovai tinta di rosso: colpiva ancora con la stessa determinazione di un tempo, solo che ora ci metteva più rabbia.

“Eiri, sono assolutamente serio.” Provavo una certa soddisfazione ingiusta nel vedere la sua espressione farsi ancora un po’ più disperata, la sua postura leggermente meno salda.

“Ti prego. No, per favore. No.”

Qualche anno fa avrei ceduto in un istante di fronte a quello sguardo ferito e non sarei mai arrivato ad essere io la causa dei suoi occhi lucidi, ma, per quanto il mio affetto per lui fosse ancora indiscutibilmente forte, non potevo dimenticare da un momento all’altro i mesi in psichiatria, la solitudine, il dolore folle a cui mi aveva condannato con il suo egoismo.

“Avrei capito, se solo me lo avessi detto.” Almeno, avevamo entrambi smesso di urlare: “Sarei stato felice, anzi, e avrei fatto qualsiasi cosa per aiutarti. Sarei rimasto volentieri in prigione a scontare i miei anni, sapendo che eri libero e che ci saremmo potuti incontrare ancora. Perché, Eiri? Perché non mi hai voluto dire nulla?”

Lo vidi abbassare lo sguardo e torcersi le mani dondolando da un piede all’altro e seppi subito che la sua risposta sarebbe stata l’ennesima pugnalata da parte di quel ragazzo terribile.

“Non saresti stato credibile.” Sussurrò alla fine, senza trovare il coraggio di guardarmi in faccia.

“Non sarei… non sarei stato credibile. No, certo, hai ragione, come non essere d’accordo? Non avrei simulato il lutto con abbastanza impegno, quindi molto meglio fregarsene dei miei sentimenti ed andare avanti per la tua strada. Era la scelta più logica, giusto?”

“Esatto, la più logica ed anche la più sicura.”

No, Ami, hai perso il diritto di usare quel tono con me.

“Era la più sicura per te, bastardo!” A quanto pareva era arrivato il momento di urlare un altro po’: “Non hai pensato nemmeno per un attimo cosa avrebbe significato per me, questa è la verità! E non provare a dirmi che mi sbaglio. Bugiardo.”

Eiri cercò di indietreggiare ancora, riuscendo solo a spingersi contro il muro come se volesse esserne inghiottito. Si sfregò il viso con entrambe le mani, intrecciando poi le dita fra i capelli e tirando con forza: “Basta, Michael.”

“Per una volta siamo d’accordo. Basta.”

Sollevò di colpo gli occhi nei miei: si vedeva che avrebbe tanto voluto sperare che quelle parole portassero a qualcosa di buono, ma aveva già capito che non c’era più nulla da salvare in quella conversazione.

“Voglio che tu te ne vada ora.”

Lui scosse la testa avanzando di qualche passo ed allungando una mano verso di me, senza però riuscire a toccarmi: “Aspetta. Per favore, aspetta. Io… tu non lo sai, ma io… Micheal, no, ti prego. Non farmi questo.”

“Non sono io a farlo, Eiri, lo hai fatto tu, con le tue stesse mani. Cosa ti aspettavi? Tu sei morto per me ed è stata una tua decisione che fosse così.”

“Michael…”

“Fuori da casa mia.”

I suoi occhi esitarono solo qualche altro secondo, poi ogni traccia di dolore e tristezza scomparve dal suo viso lasciando posto al vuoto che conoscevo fin troppo bene: era così che mi guardava all’inizio, subito dopo il mio arrivo alla State Prison. Era così che guardava praticamente chiunque altro all’infuori di me, con un gelo calcolato ed insuperabile, un muro spesso ed alto che tagliava fuori tutto e tutti e rendeva il suo volto niente più che una maschera neutra. Non c’era più alcuna luce nel suo sguardo, nessuna inflessione nelle sue labbra e nessun significato nella sua espressione.

Eccolo lì, Eiri Ami come lo conosceva il mondo: una perfetta bambola di porcellana, completamente priva di vita. Assolutamente senza cuore.

È così che devono essere le reliquie: immobili, fredde e distaccate. Non c’è più spazio per la tua vita nella mia. Scusa Eiri, ma è l’unico modo che ho per non impazzire di nuovo. Lo hai voluto tu, hai deciso tu per entrambi, come sempre. Questo è ciò che rimane di noi, ora: nulla.

Un attimo dopo, ero di nuovo solo.

2022-03-14

Aggiornamento

Una campagna, un obiettivo. Ora possiamo dire OBIETTIVO RAGGIUNTO. Grazie, grazie a tutti. Ci siamo. Gli ultimi 100 metri della campagna per continuare a sognare. La vita in un granello di polvere esiste ed è tutto merito vostro. Grazie.
2022-02-28

Aggiornamento

Diretta Instagram con la scrittrice Stefania D'Angeli, che ha pubblicato con Bookabook il libro "Come il vento e la pioggia". Sono felicissima di poter condividere con lei e con tutti voi l'opportunità datami da Bookabook di vedere il mio sogno realizzato. A presto!

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Laura Ferrario
Laura Ferrario, nata il 16/07/1997, ha una laurea triennale in Filosofia ed una laurea magistrale in Scienze Cognitive e Processi Decisionali. Da sempre appassionata di arte e teatro, collabora attualmente con una compagnia teatrale professionale del territorio. Le sue vere passioni sono sempre state la lettura e la scrittura.
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