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L'amore in uno sguardo

L'amore in uno sguardo
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Consegna prevista Marzo 2023

Paige è una ragazza che ha incontrato il dolore e la perdita fin dalla giovinezza. Rimasta orfana da bambina, è cresciuta insieme alla zia Giulia e suo figlio Simone. Ed è proprio in compagnia del cugino che Paige coltiva una passione originale: osservare la gente per cercare di capire cosa stiano provando in quel momento e cosa le abbia portate fin lì. Un giorno, mentre si reca a lavoro, incrocia lo sguardo di un giovane uomo che la fa sentire vulnerabile e potente allo stesso tempo. Tra loro sembra esserci qualcosa, nonostante non si siano mai incontrati prima. È come se le loro anime si conoscessero da sempre. Eppure Paige ha già il cuore impegnato, convive con Roberto, un medico conosciuto pochi anni prima. Trascorre giorni cercando di dare un senso a tutto ma, come spesso accade, l’Universo continua a muovere i propri ingranaggi e li fa rincontrare cinque anni dopo, stravolgendo ancora una volta le loro vite.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché voglio donare ai lettori spunti su cui ragionare. La vita è semplice eppure riusciamo a complicarla attraverso i nostri comportamenti e le nostre convinzioni. I momenti bui accadono a tutti, eppure c’è chi li supera in un modo e chi in un altro. Quindi cos’è che fa la differenza? Il significato che si da a ciò che ci accade. In questo libro ho concentrato tutto quello che ho captato osservando le persone e ne ho tratto una lezione di vita.

ANTEPRIMA NON EDITATA

PROLOGO

4 aprile 1998

La mano tremante accompagnava la piccola bambina verso la sua stanza. Era ora di dormire e mai come quella sera i movimenti dell’uomo erano persi nel vuoto. Ogni centimetro del suo minuto corpo esitava nelle azioni che doveva compiere. Poi trovò un pizzico di coraggio e cominciò a calmarsi. Lo fece per sua figlia, che lo guardava con curiosità.

“Stai male papà?” la sua dolce voce lo aiutò a scuotersi da quello stato inerte.

“No amore mio. Su, vieni che è ora di dormire.”

L’uomo la mise a letto e le rimboccò le coperte. Aveva gli occhi lucidi perchè quello che sarebbe successo in seguito avrebbe cambiato ogni cosa.

“Mi racconti una storia sulla mamma?”

A quelle parole la sua forza d’animo non resse all’emozione. Le guance si inondarono di lacrime e cercò goffamente di coprirsi il volto per non mostrarsi a sua figlia in quello stato.

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I ricordi erano troppo potenti per poterli gestire, la ferita aperta dalla perdita del partner era diventata inguaribile. Tentò di darsi un contegno, lo doveva quantomeno a sua figlia. Si asciugò il viso e piegò gli occhiali, poggiandoli sul comodino li accanto.

“Va bene tesoro mio” vedeva negli occhi della figlia quell’innocenza tipica dei bambini. In fondo aveva solamente 4 anni e sua madre era scomparsa circa un mese prima. Era stata male i primi giorni, quando chiedeva costantemente di lei, ma i bambini si adattano presto a superare i dolori. Eppure Riccardo era certo che sua figlia non avesse metabolizzato del tutto il fatto che sua madre non c’era più. Era una bambina molto sveglia ma a quell’età è impensabile dare un significato alla morte, tantomeno a quella della donna che amava di più. Riccardo sapeva che ne avrebbe sofferto durante l’adolescenza o forse più tardi, finchè non fosse riuscita ad accettarlo.

“Ti ho mai raccontato di quella volta che io e la mamma siamo andati al lago?” Vedendola perplessa cominciò a raccontare. “Eravamo giovani, appena maggiorenni quando un giorno decidemmo di scappare da tutto e tutti per un weekend. Avevo sentito parlare di questa casa che dava direttamente sul lago. C’era un piccolo giardino a separarla dalla spiaggia piena di ciottoli. Quando la vedemmo dal vivo ce ne innamorammo subito. Si trova sul lago del Salto, nella valle omonima in provincia di Rieti, nel Cicolano, tra i paesini Fiumata e Borgo San Pietro. Lì trascorremmo giorni stupendi. La mamma era così felice, sempre sorridente” una lacrima lo colse alla sprovvista e subito si asciugò la guancia. “Lo sai che in quel lago c’è un pesce grande e grosso che mangia tutti gli altri pesci?”

“Davvero?” la bambina era tanto sorpresa da sgranare gli occhi.

“Si, piccola mia. Noi non l’abbiamo mai visto, ma ci siamo divertiti un mondo in quella casa. L’aria era leggera e priva di smog. Abbiamo fatto passeggiate tra i boschi e il bagno in acqua”.

“Ma non avevate paura del pesce grande?”

“Non tanta, restavamo vicini alla riva, perchè devi sapere che l’acqua del lago diventa subito alta a causa del fondale. Ma la cosa che ci ha fatto innamorare di quel posto era la barchetta ormeggiata pochi metri più in la. Siamo andati diverse volte nel mezzo del lago per osservare gli uccellini che passavano sopra di noi e cercare di dare un significato alle nuvole che sorvolavano la barchetta. E’ stato un weekend indimenticabile”. Le immagini tornavano alla mente, mentre Paige attendeva con ansia che il padre continuasse il racconto. Ma Riccardo era in balia dei ricordi e il mondo intorno a lui scomparve in un istante. Quanto era bella Matilde con quella gonna corta e la sua pelle chiara. La vedeva mentre ballava in giardino, sotto il sole pomeridiano. I ricci capelli che svolazzavano ad ogni sua giravolta. Il suo sorriso spensierato, tipico di chi è in uno stato di pace interiore. Quello era stato il loro paradiso e ci erano tornati anni dopo perché innamorati della splendida vista sul lago. Riccardo era lì in quel momento, se non fisicamente, lo era certamente con la mente. Un timido sorriso comparve sul suo viso mentre con le mani cercava invano di prendere Matilde. Fu Paige a riportarlo indietro, nella sua stanza. “Papà! Papà! Perché ti sei fermato a raccontare?”

Riccardo trasalì e non trovando alcuna risposta adeguata alla situazione tagliò corto dicendo di essere stanco. “Ora dormi Paige, che domani andiamo a trovare la zia Giulia.”

Paige non era affatto contenta di quella scelta, voleva ancora ascoltare il padre parlare della sua mamma, ma uno sbadiglio le confermò di avere sonno. Quindi, senza fare storie, obbedì e poggiò la testa sul cuscino. “Va bene papà. Ti voglio bene e ne voglio anche alla mamma. Tornerà mai da noi?” Riccardo rimase immobile, incapace di emettere alcun suono. “Non lo so” fu tutto ciò che riuscì a dire. Baciò Paige sulla fronte e spense la luce prima di uscire dalla stanza della figlia.

5 aprile 1998

Riccardo era solo in casa. Aveva lasciato Paige da sua zia ed ora si trovava in soggiorno in compagnia di un sigaro cubano. Il posacenere fumava delle ceneri appena depositate e il bicchiere riempito con un whisky scadente veniva ruotato con nervosismo dalla mano dell’uomo. Mille pensieri balenavano nella sua mente. Il giorno prima Paige aveva riaperto una ferita troppo grande e profonda per poter far finta di nulla. L’album dei ricordi era stato aperto ed un fiume colmo di malinconia e di angoscia aveva spazzato via le fragili certezze di un uomo in preda al passato oramai andato. Aveva perso sua moglie solamente poche settimane prima, si era sentito smarrito e spaesato a causa di quella mancanza. Era così morbosamente legato alla sua partner che non si era reso conto di quanto il suo amore, nei suoi confronti, era diventato malato. Aveva donato tutto se stesso da dimenticarsi di amare prima la sua essenza, affinché avesse la forza di superare ogni avversità. Era diventato succube di un rapporto che lo ripagava di un amore incondizionato e vero da parte della moglie, ma che lentamente gli stava risucchiando l’anima. Non avrebbe mai voluto sopravvivere alla sua dolce metà, ma il destino era stato così barbaricamente aggressivo nei suoi confronti, da mutare la realtà intorno a lui. Era inutile vivere senza la sua Matilde, “nulla ha più senso” aveva pensato più volte. Nemmeno sua figlia Paige avrebbe mai potuto sostituire un amore come quello. Con gli occhi persi nel vuoto e i capelli spettinati si alzò con evidente difficoltà. L’effetto del whisky cominciava a fare effetto e se qualcuno l’avesse visto in quelle condizioni, con la camica sbottonata e il colletto alzato, con la cintura slacciata e l’aria smarrita, l’avrebbe scambiato per un uomo d’affari che aveva perso tutto in borsa. In effetti si sentiva di aver perduto tutto, nulla aveva più un senso nella sua vita. O almeno era ciò che pensava ininterrottamente dalla morte della moglie. Negli ultimi due giorni il suo umore era diventato più nero di quanto non lo fosse stato fino ad allora. Fece qualche passo senza una meta, poi con forza d’animo si avvicinò alla cassaforte dietro il quadro di un artista semisconosciuto della Galizia, una regione nel nord-ovest della Spagna. Lo presero in un viaggio a La Coruna. A Matilde piacque subito e Riccardo questo lo sapeva. Lo toccò con delicatezza, come se quella fosse la pelle della sua amata. Una volta poggiato sul mobile lì accanto, compose il codice ed aprì la cassaforte. Non cercava nulla riconducibile a soldi o gioielli, sapeva già di cosa aveva bisogno. Guardò con disinvoltura la pistola, una Beretta, quella d’ordinanza data ai poliziotti come lo era lui. Tornò sulla poltrona, vuotò d’un fiato il bicchiere di whisky, mentre con l’altra mano portò la pistola alla tempia. Lo stava per fare. Stava per mettere fine alle sue sofferenze. Non era riuscito a sopravvivere alla morte ed ora era tempo di ricongiungersi con la sua Matilde.

“Arrivo amore mio. Sto tornando da te” Riccardo sgranò gli occhi, prese coraggio e spinse il grilletto. Una pozza di sangue cominciò ad accumolarsi accanto alla poltrona. Il bicchiere, che prima era tenuto saldamente dalla mano destra, cadde in mille pezzi facendo eco allo sparo di pochi secondi prima.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Tomas Di Battista
Tomas, abruzzese di nascita, girovago per scelta. Non riesce a rimanere troppo tempo nello stesso posto. Dopo gli studi ha cambiato diversi lavori, ma l'unica costante è stata la scrittura. Sempre in possesso di un diario su cui annotare ciò che il mondo rivela. "Amor est vitae essentia" è la frase che regge il suo equilibrio tra mente e cuore, ciò in cui crede perché tutto ciò che fa, che facciamo, è mosso dall'amore per qualcosa o per qualcuno. L'amore in uno sguardo è il suo primo romanzo.
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