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Le cronache del sangue e della nebbia

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Consegna prevista Aprile 2025

Sophia Lane è una studentessa di medicina del Maine; un tragico incidente le ha portato via i genitori lasciandola orfana insieme a suo fratello maggiore Charles. Il fratello si trasferisce nella città di Inconnīvus Town accettando la cattedra di insegnante ma una
notte sparisce misteriosamente. Sophia decide di indagare sulla scomparsa del fratello scoprendo così che un terribile segreto è legato alla scomparsa di Charles. La ricerca di Sophia la porterà innanzi a creature immortali e malevoli, ovvero i vampiri della prima stirpe, esseri che hanno contratto un virus antico che per primo infettò Caino condannandolo a vivere una vita eterna e dannata dopo aver ucciso suo fratello Abele. Il mistero di Inconnīvus Town si infittisce quando una densa e misteriosa nebbia improvvisamente si espande portando con sé orrori, segreti e morte. I vampiri della prima stirpe e Sophia scopriranno che annidati in quella nebbia si celano creature terrificanti che porteranno morte e distruzione.

Perché ho scritto questo libro?

Ho sempre amato la lettura, la fuga dal mondo reale per sentirmi trascinato altrove ed affiancare fantastici personaggi creati dalla te fervida immaginazione degli scrittori. Questo mi ha portato ad immaginare un mondo tutto mio, scrivere mi aiuta ad allontanare la mente da ogni problema o pensiero, la penna diventa come una spada e la tastiera lo scudo che mi protegge dalle fiamme dei draghi della vita. Quando scrivo tutto si annulla, ci siamo solo io che ed i personaggi a cui dono la vita.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Capitolo 1
In ogni tuo passo.

“La vita sceglie la musica, noi scegliamo come ballarla.”

Sophia Lane.


La luna, un monile ancestrale incastonato in quel manto oscuro attorniato da quei dardi luminosi chiamate stelle, quella notte era quasi come se volesse vegliare su di me; ricordo perfettamente come l’ansia mi attanagliava ed i miei respiri erano irregolari mentre le mie mani tremavano. Ero seduta sul letto ed era ancora vivida la memoria di quei momenti; mi alzai e mi diressi verso lo specchio del bagno dove il mio riflesso era l’esatta dimostrazione di come un volto possa esternare pensieri e parole anche senza proferir parola. I miei capelli biondi erano scialbi e sporchi, la mia carnagione era pallida più di quanto non lo fosse già naturalmente mentre i miei occhi erano spenti, quasi come se quell’azzurro che solitamente ricordava il mare ora sembrava un fondale buio e oscuro.
Ero dimagrita, la camicia da notte mi andava larga e le spalline tendevano a scendere lungo le spalle. Sospirai e dischiusi le labbra sottili, sollevai le braccia al fine di portare i capelli indietro e li assicurai in una coda alta prima di adagiare nuovamente le mani sul lavabo ed infine rialzai nuovamente lo sguardo su quel riflesso, scossi la testa quasi a ricacciare via un pensiero sebbene la mia mente fosse sbiadita, quasi come se ogni razionale idea fosse stata respinta e celata in un angolo remoto.
Ritornai sui miei passi ed i miei occhi si mossero al fine di donare un’ultima occhiata a quella stanza che per anni era stata la mia fortezza. Dove un tempo c’erano fogli sparsi, appunti, la lavagnetta con gli argomenti da ripetere, ora c’era solo vuoto, il vuoto che mio fratello aveva lasciato in me: dov’era finito? Perché era sparito e con quell’ultimo messaggio? Ritornai sul letto, ove ripresi il cellulare in mano; tremante lasciai che il dito scorresse sulla conversazione con mio fratello Charles, la sua voce era diversa, debole e decisamente spaventata.
-Ehi Sophia, volevo dirti che ti voglio bene, ti avevo promesso che ti avrei accompagnato in ogni tuo passo…e sarà così, ad ogni modo il lavoro va bene, sono il professore più giovane ed attraente, ti chiamo domani sera, sto uscendo a cena con Derek.
E poi il nulla, quel vuoto incolmabile che mi aveva lasciato, la spunta dei messaggi incompleta a simboleggiare che quei messaggi non erano mai stati letti e mai ricevuti.
Mi lasciai cadere sulle ginocchia, erano settimane oramai che era sparito, volevo ritrovarlo, anche se Charles non voleva che lo facessi ero riuscita a farmi trasferire nel Maine e finalmente ci saremmo riabbracciati. Avremmo potuto prendere una casa insieme, ritornare indietro a quando eravamo felici ed ora invece non mi restava niente, nulla. Le luci del mattino mi risvegliarono, mi ero addormentata sul letto ed il cuscino era ancora bagnato dalle lacrime, mi misi a sedere portando le mani sulla testa a comprimere le tempie; il dolore era lancinante, scossi la testa ed infine portai lo sguardo sul telefonino, erano le 06:00 e dovevo precipitarmi in aeroporto. Trovai delle chiamate perse, inclinai la testa di sghembo e sollevai la tendina del cellulare per capire chi fosse, il cuore sussultò nella vana speranza di vedere il nome di Charles tra le chiamate perse; invece era mia zia Chloe, professoressa di Oncologia nella città di
Inconnīvus Town, nel Maine. Senza pensarci troppo mi alzai ed inoltai la chiamata mentre mi diressi in bagno, poco dopo la voce roca di zia Chloe rispose.
-Sophia! Ti ho chiamato tutta la sera,si può sapere dove eri finita?
-Perdonami zia, mi sono addormentata, mi sto preparando non appena sono pronta corro in aeroporto, l’arrivo è previsto per le 13:00.
-Lo so ho controllato il volo da Toronto al Maine, chiamami non appena atterri.
-Certo, grazie Zia.
Mi preparai di fretta, indossai un paio di jeans semplici e larghi ed un paio di Dr Marteens ed una felpa rossa che apparteneva a mio fratello che mi andava palesemente larga, presi le valigie e raggiunsi di corsa l’uscita del mio appartamento per entrare nel taxi che mi avrebbe portato nel Maine, nella città di cui mio fratello mi raccontava, dei battelli che collegavano tramite il fiume i quartieri, delle leggende metropolitane e di quell’università dove sembrava sempre accadere qualcosa di divertente e che ora invece, mi sembrava una città crudele e spietata che mi aveva portato via Charles. Il viaggio fu tranquillo fatta ad eccezione per un signore che si era addormentato praticamente subito dopo la partenza ed aveva russato per diverse ore. Recuperai i bagagli dal nastro trasportatore e mi recai fuori dalla zona di atterraggio dell’aeroporto nel quartiere di Frontier Avenue, rinomato proprio per l’aeroporto con la pista semirigida e l’immensa torre di controllo, all’interno dell’aeroporto c’erano diversi negozi posti su due piani, il primo collegava direttamente la pista di atterraggio con diversi ristoranti e negozi di abbigliamento mentre nel piano inferiore che si raggiungeva tramite una scala mobile erano presenti alcuni bar, negozi di libri e qualche piccolo negozio di souvenir. Una volta fuori dal piccolo centro commerciale creato all’interno dell’aeroporto mi affacciai verso l’immenso parcheggio che era stato appositamente creato per coloro che dovevano raggiungere il proprio volo o semplicemente recuperare i propri amici o parenti.
Recuperai il cellulare e cercai il numero di zia Chloe ma prima che potessi far partire la chiamata la vidi, era vestita con un tailleur nero con una camicia chiara color lilla, e la solita borsa da lavoro in mano, il suo volto non era invecchiato di un giorno; quei capelli neri e lisci erano lucenti e perfetti, gli occhi erano uguali ai miei, azzurri ed intensi, la differenza tra me e lei era in quel sorriso ammaliante e dolce che mi rivolse subito prima di muovere i passi verso di me, il rumore delle peep toe basse che indossava coprì il mio sospiro.
-Ciao Zia Chloe.
Esternai con voce calma, accennando ad un sorriso di circostanza.
-Sophia! Sei diventata bellissima!
Rispose con voce zuccherina, sollevai a fatica un angolo delle labbra per far somigliare quanto possibile la mia espressione a qualcosa di vagamente simile ad un sorriso
-Lo dici sempre, ti dispiace se andiamo? Ho fame e sono stanca morta.
Zia Chloe sospirò socchiudendo gli occhi per qualche istante prima di riaprirli e commentare con voce calma.
-Sei ancora arrabbiata con me per Charles? Sophia, non so dove sia andato e sicuramente non sto nascondendo niente, ho avvisato le autorità locali non posso fare altro.
Portai gli incisivi sulla parte inferiore delle labbra, dentro di me sapevo benissimo che non potevo dare la colpa a lei per la sparizione di Charles, ma lottavano ragione e sentimento in una silente collera che si annidava dentro di me, l’ansia mi portò semplicemente ad annuire le sfilai accanto e mi diressi verso il parcheggio senza nemmeno sapere dove fosse la macchina. Zia Chloe si comportò in maniera matura, non mi diede ulteriore modo di parlare e si limitò a seguirmi in silenzio indicandomi poco dopo la macchina, era una Chevrolet Silverado grigia metallizzata.
Mi aiutò a sistemare le valigie nel bagagliaio e ci infilammo in macchina per poi spostarci in direzione di Central Square dove sorgeva la struttura Wheeler, un palazzo diviso in camere per gli studenti fuori sede. Il viaggio fu silenzioso, fino a quando non raggiungemmo Central Square passando vicino la Duncan University, l’università dove avrei continuato i miei studi in medicina; sospirai ancora una volta, adagiando la testa contro il finestrino ed esternai:
-La polizia ha detto altro sulla scomparsa di Charles?
Chiesi con voce flebile mentre il mio sguardo rimase rivolto sul paesaggio circostante, stavamo attraversando Ancient Village: il quartiere famoso per il suo caratteristico borgo medioevale, avevo letto parecchio sui quartieri di Inconnīvus Town, Charles me li descriveva sempre, ne sapeva catturare il fascino ed ogni caratteristica.
Zia Chloe rimase silente per qualche attimo prima di portare lo sguardo verso di me per qualche secondo quasi come a cercare le giuste parole ed infine esternò.
-Hanno detto che hanno controllato l’appartamento e interrogato le persone più vicine a lui.
– Hanno parlato con il suo amico, Derek?
Zia Chloe tamburellò con le dita sul voltante, quasi come se fosse divenuta nervosa, lo sguardo questa volta rimase ancorato alla strada, fece un profondo respiro poco prima di commentare con voce ferma e secca:
-Sophia. Lascia che se ne occupino le autorità, il tuo unico pensiero qui deve essere quello di finire gli ultimi due anni di medicina.
Strinsi con forza il tessuto dei miei jeans e mi voltai lentamente verso di lei, assottigliai lo sguardo e commentai con decisione:
-So benissimo cosa devo fare, non mi sembra in effetti di essermi mai distratta dagli studi, ma se permetti la sparizione di Charles ha per me un peso importante.
Zia Chloe sospirò portando la lingua ad inumidire le labbra, abbassò lo sguardo per pochissimi istanti prima di riportare gli occhi sulla strada; nel frattempo avevamo oramai lasciato Burton Street e preso la strada che collegava Ancient Village a Central Square ovverp la Old Path Street, lo scenario di antichi ruderi lasciava ora spazio a vari casolari ed abitazioni private dai colori vari.
Zia Chloe riprese a parlaretentando ancora una volta di mantenere la calma, almeno all’apparenza, un sorriso forzato e simmetrico, una semplice linea orizzontale cui gli angoli delle labbra erano quasi del tutto assenti.
-Che ne dici di fare un giro in città questo pomeriggio? Potresti visitare il Witch Quarter o Burger Village.
Sollevai le spalle ed adagiai la testa sul sedile lasciando che lo sguardo si portasse questa volta verso di lei ed infine risposi.
-Certo, non appena arrivo al Wheeler valuterò cosa fare.
Il viaggio proseguì senza ulteriori commenti, dalla Duncan St percorremmo la Wheeler St. superando uno dei ponti ad arco in pietra, rallentammo per via del traffico e ne approfittai per scorgere uno dei famosi battelli della “Lopez’s Boat”.
Era simile ad un bus, suddiviso in due piani con posti a sedere, il colore era rosso con il logo bianco ed il battello sbuffava delle nuvole di vapore, sorrisi quando passò perfettamente sotto il ponte in maniera millimetrica ed io lo seguii con lo sguardo per qualche secondo prima di rivolgermi a zia Chloe.
-I Lopez’s Boat collegano tutta la città?
-Quasi tutta, fatta ad eccezione per alcuni quartieri! Sono molto comodi e qui in città sono utilizzati più dei bus e dei taxi.

Non risposi ma un piccolo sorriso solcò le mie labbra tirando l’angolo destro delle stesse, portai una mano tra i miei capelli quando finalmente raggiungemmo il Wheeler. La struttura era imponente con un immenso giardino esterno recintato da alte mura eleganti color mattone, il cancello aperto era di colore nero e affisso su di esso c’erano gli orari di rientro prima della chiusura dei cancelli. Si ergeva su tre piani, una grande fontana al centro dove da una statua a forma di angelo zampillava acqua. Il dormitorio era composto da un ingresso principale ove due immense colonne sorreggevano il porticato, tutta la struttura era di un colore rosso caldo con le imposte bianche che affacciavano su ogni lato della struttura, la forma del tetto era per lo più piano, fatta ad eccezione per l’ingresso dove il tetto era a falda. Salutai zia Chloe, con un sorriso, scesi dall’auto e recuperai i bagagli.
-Io ora devo andare, per qualsiasi cosa…
-Ti chiamo, zia Chloe, lo so. Tranquilla non mi rapiranno il primo giorno.

Ironizzai, dirigendomi verso l’ingresso, il via vai di studenti era notevole e nessuno sembrava far caso a me, camminai senza tanti problemi fino a raggiungere la hall dove mi diressi presso un’ampia scrivania dove una signora anziana sembrava intenta a leggere una rivista. Era piuttosto robusta con delle dita paffute e rotonde, così come il volto abbastanza grassoccio ed aveva un paio di occhiali rotondi dalla montatura di un rosa acceso dietro i quali degli occhi castani saettavano a destra e sinistra probabilmente presa da quella che sembrava essere, almeno per lei, una lettura interessante; le labbra sottili erano tirate in un sorrisetto divertito, non potei fare a meno di notare i capelli raccolti in quello che sembrava essere una sorta di chignon alto ma completamente legato a casaccio, mi schiarì la voce e commentai.
-Buongiorno, posso chiedere a lei?
Il sorrisetto della donna si spense, chiuse di scatto la rivista, il vestito fin troppo aderente metteva in risalto due enormi seni, una sorta di abito semplice nero con degli strass argentati, dovetti respirare molto lentamente per non ridere.
-Certo cara, sono la signorina Miller. Cosa posso fare per te?
-Molto piacere signorina Miller, mi chiamo Sophia Lane, ho fatto domanda per una stanza qui al Wheeler e mi avete risposto che c’era la possibilità di alloggiare nel dormitorio.
La donna mi osservò per diversi secondi ed io di rimando guardavo lei.
Passò diverso tempo in un imbarazzante silenzio ed infine un sorrisone immenso si dipinse sul volto della donna che unì le mani palmo contro palmo sollevandole e portandole alla gota sinistra.
-Oh cara, adesso ricordo. La ragazza di Toronto, fammi solo controllare in quale stanza sei stata collocata.
-La ringrazio signora…ehm signorina Miller.
La signorina Miller sembrava volermi fulminare con gli occhi, ma forzò un sorriso di circostanza, andò quindi a controllare nell’archivio del proprio portatile, diedi lei le mie credenziali quando me le chiese e  quindi prosegui la ricerca al fine di compilare alcuni passaggi obbligatori.
-Perfetto cara, sei nella stanza 134 insieme alla signorina Holland!
-La ringrazio signorina Miller, come si raggiunge la stanza 134?
-Secondo piano, prendi l’ascensore alle mie spalle.
Ringraziai la signorina Miller e recuperai la chiave della stanza, mi diressi verso l’ascensore il cui interno era elegante fatto di stoffa rossa e con un immenso specchio.
Portai l’indice sulla pulsantiera e pigiai il tasto che portava al secondo piano come indicato dalla signorina Miller. Raggiunsi il piano dove i cartelli indicavano le stanze dalla 130 in poi e percorsi il corridoio alla destra dell’ascensore seguendo le indicazioni, il parquet era di un colore chiaro molto simile al legno, lentamente e con le valigie in mano mi diressi verso la stanza numero 134. La strada da percorrere fu semplice e così mi ritrovai innanzi la porta della mia nuova camera, bussai ma non rispose nessuno, probabilmente la mia nuova coinquilina era uscita quindi infilai le chiavi nella serratura e con fare lento feci roteare la chiave ed aprì la porta, non appena feci capolino dentro la stanza sgranai gli occhi; mi ritrovai una ragazza praticamente con addosso solo una canotta da basket larga sdraiata a terra e con le gambe poggiate sul letto, un paio di gigantesche cuffie per ascoltare musica e dei capelli rossi lisci completamente arruffati.
Notai il fisico allenato di lei, le braccia erano sode così come le gambe, la carnagione era chiara, ma non pallida come la mia, le labbra carnose si tesero in un profondo sorriso a denti scoperti, si mise a sedere, le iridi verdi della ragazza si portarono immediatamente su di me e dopo essersi alzata mi raggiunse di corsa, non potei fare a meno di notare il seno abbastanza prosperoso visto che era praticamente quasi del tutto scoperto per via della canotta almeno due taglie più grande di lei, cercai di mantenere una postura composta. Non parlò ma si mise praticamente ad urlare visto che aveva ancora le cuffie sulle orecchie ad ovattare il suono della sua voce e dalle quali mi sembrava di capire stesse ascoltando musica rock.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Cristian Luna
Cristian Luna (Catanzaro, 02/08/1989) è uno scrittore ed allenatore di nuoto presso la società Calabria Swim Race. Fin dall'infanzia ha sempre amato la lettura, i litigi famigliari lo portarono sempre più ad amare quei mondi fantastici ove si chiudeva anche per ore e fin dalla più giovane età ha mostrato gran talento per la scrittura portando gli insegnanti ad elogiarlo per le doti fantasiose e per la terminologia. Dopo aver terminato le scuole superiori decide di intraprendere la carriera lavorativa specializzandosi nel nuoto che aveva praticato da bambino diventando allenatore della squadra agonistica ma senza mai accantonare il desiderio della scrittura. Ha scritto una serie dì racconti e creati vari mondi anche grazie al famoso gioco D&D ove svolgeva il ruolo di narratore. Infine nell'estate nel 2023 ha deciso di provare a scrivere il suo primo libro unendo horror e fantasy.
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