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Le pietre d'Islanda

Le pietre d'Islanda
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Consegna prevista Dicembre 2022
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In un’Islanda maestosa e potente, la vita di Anna e di Gabi e quella di Léon e Lila, si intrecciano e si confrontano durante un viaggio intriso di sorprese e di poesia.
Annabella sembra volersi riavvicinare a Gabriele, suo figlio, ma fra pensieri interni e continui flash-back, il lettore scopre quanto la donna sia in guerra con se stessa.
Léon é in viaggio con Lila, adolescente dolce e ribelle. Dopo avere scoperto d’essere malato, l’uomo vuole recuperare il tempo perduto e vivere il resto della sua vita senza più attendere.
Il Guesthouse di Annika ed Aki, perduto nel bel mezzo del Circolo d’oro, animato dalla simpatia di Mimí e Phileas, li accoglierà fra leggenda e magia, accompagnandoli nel loro viaggio interiore.
Anna cercherà di oltrepassare le sue paure, per liberarsi dai limiti che la vita le ha imposto.
Léon, irrimediabilmente romantico, inseguirà l’amore per non soccombere alla vita.

Perché ho scritto questo libro?

Le pietre d’Islanda vuole essere un inno alla vita, nella sua complessa semplicità.
L’Islanda, la terra dove il ghiaccio si oppone al fuoco, esprime al meglio la dualità dell’essere umano e della sua esistenza ed offre lo sfondo ideale per l’avventura di due anime in cerca di pace e di novi orizzonti, fra forza e fragilità.
L’Islanda rappresenta per me la terra di tutti i contrasti, dove tutto è possibile, dove l’avventura porta alla consapevolezza, dove la vita prende un senso diverso.

ANTEPRIMA NON EDITATA

PREMESSA

Sono stata due volte in Islanda e di certo ci tornerò ancora. Ci tornerò perché non ho ancora visto l’aurora boreale e semplicemente perché quest’isola mi è entrata nel cuore.

In nessun altro posto mi sono sentita così libera come in Islanda, persa nella natura, in pace con me stessa, con le mie idee e con i miei progetti.

Ci sono stata una volta da ragazzina e una volta l’anno scorso. Era il viaggio che avevo immaginato di fare per mesi, l’avventura che mi meritavo dopo il mio cancro.

Questo libro è nato al ritorno da quel viaggio, parla dell’Islanda, di me e di tutte quelle persone che come me, dopo la malattia, hanno imparato ad amare se stesse e gli altri ancora più di prima.

LE ISOLE

Le isole, mondi a parte fatti di microclima e culture ibride, volti meticci e limiti invalicabili, tracciati nell’anima, in geometrie variabili, che ti imprigionano e ti aprono il cuore.

Luoghi mitici, di incontri e ispirazioni, decantate e dipinte, inferni e paradisi, ieri e oggi.

Tutto può succedere su un’isola, perdersi e ritrovarsi, capire, accettare, decidersi.

Viaggiare su un’isola è come viaggiare dentro se stessi, districarsi fra difficoltà nuove e vecchie, scoprirsi diversi, scoprirsi migliori.

Le isole raccontano, parlano, ispirano, convincono.

Non sottovalutate mai un isola che vi accoglie. Se il vostro cuore è acceso, ve lo strabilierà d’amore e di passione.

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Anna e Gabi

Si erano lasciati Reykjavik alle spalle già da un po’ e avevano cominciato ad attraversare la Strada Circolare per raggiungere Vik e le sue spiagge di sabbia nera.

Anna adorava guidare, Gabi passava le ore dormendo, guardando i cartoni animati o i campi di lava dal finestrino.

Viaggiavano con un camper affittato a Reykjavik, piccolissimo ma estremamente funzionale, che dentro era tutto girevole e apribile, per la gioia di Gabi che poteva fare tutto restando sempre vicino a sua madre.

“Gabi, guarda, li vedi quei fumi? Cosa sono secondo te?”

“Sono segnali di fumo di tribù indigene. Attenta a non avvicinarti troppo, mamma, ne va della nostra vita.”

“No Gabi, non ci sono tribù indigene qui, quelli sono i fumi delle sorgenti calde, come quella che abbiamo visitato al Secret Lagoon!”

“Sì mamma, le tribù indigene riscaldano l’acqua per attirarci lì e ucciderci.”

“Ma no, tesoro, gli islandesi vengono in pace, nessuno ci farà del male, è tutto sotto controllo.”

Anna continuava a guidare, in quella strada che dopo gli intrecci autostradali della capitale era diventata una semplice strada a due corsie, dove il limite era 90 Km orari e l’esito della corsa dipendeva dalla pioggia, dal vento e da chi ti trovavi davanti.

Incrociava viaggiatori in bicicletta, persone che facevano l’autostop, Jeep e camper simili al suo. Lungo la strada aveva dovuto capire il significato del simbolo “ponte stretto”, che avvertiva per l’appunto dell’imminenza di un ponte a una corsia sul quale ha la precedenza quello che arriva per primo.

Aveva deciso di partire dopo un’accurata riflessione e dopo aver ottenuto le sue tre settimane di ferie aveva convocato Gabi all’uscita da scuola.

Invece di dirigersi subito verso l’entrata della metro nella piazza dell’Opéra, come era solita fare per tornare a casa, Anna aveva preso suo figlio per mano dirigendosi verso il Boulevard Haussemann, serenamente, fischiettando.

“Mamma, non andiamo subito a casa?”

“No, sono costretta a trattenerti, Signor Gabi, per prendere delle serie decisioni che riguardano il nostro futuro imminente.”

“Hai un fidanzato? Ti sposi? Aspettiamo un bambino? Hai comprato un cavallo?”

“No Gabi, andiamo in vacanza!”

“Siiiiii!”

“Partiamo per l’Islanda.”

“Non andiamo al mare con i nonni?”

“No.”

Gabi si era fermato e l’aveva guardata perplesso…

“Perché?”

“Partiamo all’avventura, per divertirci, te ne ho già parlato, sai bene che adoro quell’isola.”

Aveva organizzato tutto un po’ in fretta.

Per risparmiare sui voli sarebbero arrivati in piena notte, ma le notti islandesi sono accoglienti, non sono notti notturne, sono notti crepuscolari, ti danno il benvenuto e ti trasportano in una realtà diversa, quasi parallela.

Aveva organizzato il trasferimento da Keflavik a Reykjavik, trovato un hotel nella capitale e affittato il camper.

Aveva pensato che a lei e Gabi servisse solo quello: stare insieme, avventurarsi in terre sconosciute, staccarsi dalla vita cittadina e ritrovare quell’armonia che negli ultimi tempi le era un po’ sfuggita di mano.

Anna ora si guardava intorno, si meravigliava probabilmente anche più di Gabi davanti a quei paesaggi lunari. Cercava di non distrarsi dalla guida ma non poteva farne a meno: il cielo, le pietre, i ruscelli.

Era tutto così diverso da Parigi, sembrava un mondo nuovo, un altro pianeta.

Le nuvole continuavano a incastrarsi con le montagne, e le distese di lava, arrotondate dal movimento e ricoperte dal muschio, disegnavano paesaggi che non potevano essere paragonati a nessun altro posto al mondo.

Il verde dei licheni si estendeva a perdita d’occhio lungo tutta la piana, le nuvole scendevano lievi sugli altipiani, coricate sui lati, come perse, incastrare o dimenticate. In lontananza c’erano i ghiacciai, bianchi e brillanti, le vette innevate, i vulcani e il mare. I rilievi, che sembravano scolpiti seguendo un progetto preciso, squadrati, giovani e selvaggi, nascondevano qui e là cascate e sorgenti calde, in un susseguirsi di colori e di sorprese.

Lungo la strada, la natura regnava sovrana, prendendo continuamente il sopravvento sulle rarissime abitazioni e sulla presenza umana.

Sembrava un dipinto, immenso e vivido, dai colori sgargianti e contrastanti, dal basso verso l’alto e da destra verso sinistra. Addentrarsi in quei posti era come farsi scuotere da un gigante e poi aprire gli occhi per la prima volta su un mondo ideale, incontaminato e pieno di energia vitale.

Gabi era seduto accanto a lei, Anna gli aveva allacciato la cintura di sicurezza prima di partire dal parcheggio dell’hotel, e gli aveva ricordato che non era consentito slacciarla, neanche per andare a fare pipì.

“Mamma, Strooper deve andare in bagno, se non ti fermi subito la fa qui, sotto al tavolo.”

“Di’ a Strooper che appena posso mi fermo.”

“Strooper, ci fermiamo fra due minuti, non lasciarti andare, tieni duro.”

Si fermarono in una specie di area di sosta naturale, un punto in cui la strada si allargava ad arco per permettere ai viaggiatori di osservare la bellezza del posto.

“Gabi, vai a farla più in là, a favore di vento, girati, ti guardo le spalle.”

“Ok capitano! Strooper, andiamo a fare pipì alle due e mezza!”

Divertita, Anna lo vide allontanarsi e fermarsi qualche metro più in giù. Poi si voltò a guardare la strada. Nessuno all’orizzonte, né da una parte né dall’altra. Ogni tanto pensava che se avessero bucato una gomma avrebbero potuto invecchiare lì, sperduti nel nulla islandese, poi però si sentiva pervasa da quel sentimento di libertà che tanto amava. Poteva scegliere dove andare, cambiare itinerario, tornare indietro, rallentare, fermarsi e contemplare le nuvole.

“Mamma guarda, quello è un pesce gatto che sta ingoiando un pallone da rugby, lo vedi?”

Anna alzò la testa per scrutare il cielo. Era il loro gioco, il gioco delle nuvole, glielo aveva insegnato lei. Si sdraiavano sull’erba del giardino di casa e guardavano le nuvole per infiniti minuti.

“Signor Gabi, lei ha perfettamente ragione, quel dannato pesce gatto sta mangiando il nostro pallone da rugby! Per fortuna la mucca a due teste che arriva da lì non gli permetterà di farla franca!”

Gabi si mise a ridere e le prese la mano tirandola verso il camper. “Mi piace che siamo qui, mamma, mi piace passare il tempo con te.”

“Anche a me Signor Gabi, anch’io adoro stare con te amore mio.”

Anna si abbassò e gli accarezzò la testa, gli spostò una ciocca di capelli e gliela sistemò dietro l’orecchio. Lo guardò sorridendo e lo abbracciò stretto stretto.

“Mi sgretoliiii…”

Salirono sul camper e ripartirono.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Ilenia
Ilenia Scavone nasce a Catania nel 1978, dopo la maturità classica decide di partire alla scoperta della Francia.
Intraprende così degli studi di lingua all'Università di Nantes, poi di turismo in una scuola specializzata. Nel 2004 si trasferisce a Parigi, dove risiede attualmente.
Lavora dapprima come agente di viaggi, poi nell'e-commerce e nel 2012 inizia una carriera di coach sportivo, lavorando a suo conto e con le grandi insegne del fitness francese.
Nel frattempo viaggia tanto, in compagnia del suo zaino oppure con i suoi figli. E' un membro attivo della comunità Couchsurfing fino al 2009.
Dopo un grave malattia, che la obbliga a rallentare il corso della sua vita, inizia a scrivere sul suo blog personale Post It.
Nel 2019 parte insieme ai suoi figli più giovani alla volta dell'Islanda, in cerca d'ispirazione e di emozioni forti.
Al rientro scrive il suo primo romanzo.
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