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Consegna prevista Novembre 2024
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Un mondo distrutto, un clima incontrollato, la natura si sta riprendendo tutto ciò che è stato conquistato.
I pochi sopravvissuti sono riuniti in cittadelle chiamate muraglie, e fuori da esse la più grande piaga che il pianeta avesse mai vissuto: i Lich.
Ma qualcosa sta per cambiare, un Lich, un essere sovrannaturale si schiererà dalla parte degli umani per cercare di sterminare i suoi simili.
Il mondo sarà di nuovo spettatore di un evento fuori dal comune, una ragazza, un Lich divergente, un gruppo di amici che tra avventure e un turbinio di sentimenti, faranno tutto ciò che possono per portare l’umanità a riprendere il controllo della terra.

Perché ho scritto questo libro?

Ho iniziato a scrivere questo libro spinta da mio marito perché da sempre leggo libri, soprattutto fantasy, e perché mi piace tanto raccontare storie. Ho sempre avuto una fetida fantasia e ho pensato “perché non mettere per iscritto uno dei miei tanti racconti?” ed ecco che piano piano, una parola dopo l’altra ho iniziato a scrivere questo romanzo.

ANTEPRIMA NON EDITATA

La festa stava procedendo bene, tutti si divertivano e chiacchieravano animatamente.

  Dik era incuriosito nel vedere madri e padri ballare con i propri figli, per lui era tutto così nuovo. L’aria aveva un sacco di odori tutti mischiati insieme: sudore, cibo, umidità, calore. Ma ad un tratto uno odore particolare gli attraversò le narici, incominciò a guardarsi attorno frenetico. L’aria sapeva di etere, non riusciva a capire da dove venisse per via della troppa gente presente. Un urlo fece azzittire tutti i presenti e attirò la sua attenzione, oltre la moltitudine di persone che si erano all’improvviso fermati dal ballare davanti a lui, iniziarono una serie di grida terrorizzate che spezzarono il suono dolce della musica che usciva dall’altoparlante. Alcune persone in fondo alla mischia iniziarono a indietreggiare verso la porta sotto i sguardi perplessi di altre persone che essendo più indietro non vedevano cosa stesse accadendo, Endena guardò Dik con espressione interrogativa e lo vide fissare un punto preciso. Mentre tutti indietreggiarono si aprì lentamente uno spiraglio verso un signore in piedi che abbracciava un ragazzino con la sua testa  appoggiata al collo di quest’ultimo, in quel istante il tizio lasciò il ragazzo che cadde a terra con un tonfo e un enorme pozza di sangue si allargò dal suo corpo. L’adulto era vestito con un abito da sera nero e aveva chiazze di sangue fresche sulla giacca, le mani e il volto che erano in bella vista erano ricoperte da tagli, le labbra erano sporche di sangue del povero mal capitato e i suoi occhi erano completamente bianchi e sembravano stessero fissando quelli castani di Dik.

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   Davanti a loro c’era un Nin-ja.

    <<Com’è entrato?>> sussurrò terrorizzata Endena.

  Il Nin-ja prese la rincorsa verso l’Alfa ignorando tutte le persone presenti, Dik si tolse la camicia e gliela pose alla ragazza dicendole che era un peccato rovinarla, quindi si trasformò. Le vene si colorarono di viola e gli occhi divennero rossi, dopo di che corse nel varco creatosi dalla folla in direzione del nemico.

  A pochi passi l’uno dall’altro il Nin-ja si fermò di scatto, si girò su se stesso e si diresse verso la balconata per poi saltare giù. L’Alfa rimase un po’ sorpreso non se lo sarebbe aspettato un comportamento del genere, ma lo seguì comunque giù. Quando sparirono dalla visuale Endena corse ad affacciarsi e cercò di capire dove fossero diretti, assai difficile avendo le case in mezzo alla visuale, ma da lontano ci fu una piccola esplosione e poi fumo, a quel punto la ragazza intuì che si stavano avvicinando alle porte della muraglia est. Si mise a correre verso l’entrata del terrazzo dando spintoni per passare attraverso la gente che era in preda al panico. Una mano all’improvviso le afferrò la spalla.

    <<Dove stai andando?>> era Sasa visibilmente preoccupato.

    <<Non è ovvio? Da Dik!>>

    <<Ma sei pazza!>>

    <<No, ma non posso lasciarlo solo!>>

    <<Se la sa cavare benissimo da solo, è forte.>>

    <<E se il Nin-ja non fosse solo? Potrà essere forte quanto vuole ma sarà comunque solo in mezzo a molti Lich… ti prego…>> insistette.

    <<D’accordo ma vengo con te, però devi promettermi che se la situazione dovesse peggiorare non ti farai coinvolgere ulteriormente. Andiamo, prendiamo la mia auto.>>

    <<La tua auto? Da quando questa novità?>>

    <<Da quando il generale non sopporta più i miei ritardi spostandomi a piedi, dai muoviti!.>>

  Altre urla echeggiarono tra la folla. Il ragazzo che era stato morso si era alzato da Z e stava camminando lentamente verso i presenti, Endena non aveva ne pistola ne altro tipo di arma per fermarlo, si guardò attorno agitata e a quel punto gli venne un idea. Si guardò i suoi tacchi, se li tolse, tenne una scarpa in mano come fosse un pugnale e corse verso il Lich, stupido com’era non si era nemmeno accorto di lei che stava giungendo alle sue spalle e conficcò la punta del tacco nella sua tempia spingendo con tutte le sue forze. Lo Z cadde di peso davanti con ancora la scarpa nella testa. Endena a quel punto si voltò verso il fratello il quale gli fece un cenno con la mano che era ora di andare, la ragazza andò verso Sasa a piedi scalzi.

  Corsero entrambi fuori dalla palazzina, Sasa indicò l’auto e fece entrare la sorella. <<Aspetta qui, vado a recuperare una cosa!>>

    <<Non abbiamo tempo!>> disse Endena, ma Sasa sparì di nuovo all’interno del palazzo.

  Pochi minuti dopo ne uscì con in mano un arco e una faretra con quattro frecce dentro, entrò in auto e partirono. <<A cosa ti servono, non le sai usare.>> domandò perplessa Endena. <<Infatti le userai tu, purtroppo non ho trovato una pistola. Comunque meglio di nulla, a meno che tu non abbia una riserva di tacchi sotto il vestito….>> rise di gusto.

    <<Guarda bene i miei piedi, scienziato!.>> rispose Endena facendo una linguaccia al fratello.

    <<Dove andiamo?>> domandò il ragazzo con le mani sul volante.

    <<Porta est della muraglia!>>

  Sasa guidò per le vie della cittadella a tutta velocità. Endena nel tragitto poté vedere alcune case  parzialmente distrutte, possibile che avessero una tale forza quei due Lich?

  La gente si era riversata per le strade in preda al panico e al caos, nelle loro facce si poteva leggere lo smarrimento e l’incertezza di ciò che stava succedendo. Molti di loro non avevano assistito agli eventi che avevano causato i vari disastri all’interno delle mura e non avevano il minimo sospetto che in giro c’erano due Lich, anche perché le guardie non avevano ancora attivato la sirena.

  Giunti nella piazza scesero dall’auto e la prima cosa che videro erano i corpi senza vita dei soldati riversati a terra e nella parte alta della muraglia non era rimasto un solo soldato di vedetta. Un boato attirò la loro attenzione, vicino al portone d’ingresso c’erano il Nin-ja e l’Alfa che stavano lottando. Quello che la ragazza poté vedere fu che Dik aveva riportato dei graffi su braccia e torace mentre al nemico mancava un braccio.

    <<Riesci a capire come si sta evolvendo la situazione?>> domandò Sasa alla sorella. <<Sono troppo veloci, non riesco a stare dietro alla loro lotta…>>

    <<Endena?>> la chiamò con voce tremolante il fratello.

    <<Che c’è?>>

  Sasa indicò con un dito davanti a lui. A pochi metri da loro quattro soldati si stavano alzando lentamente da terra insanguinati e con la bava alla bocca.

    <<Oh merda, si stanno trasformando tutti!>> esclamò Endena guardandosi attorno.

  I Lich si stavano avvicinando e la ragazza corse in auto, prese arco e frecce e ne incoccò una.

  <<Sasa sali in auto, sarai al sicuro!>> prese velocemente la mira e una freccia centrò il rinato più vicino dritto in fronte.

    <<E tu?>>, la ragazza prese un’altra freccia e si preparò. <<Non posso lasciare che questi vaghino per la città, Dik è troppo preso per occuparsene.>> e un’altra freccia andò a segno.

    <<Ok, ma non ti basteranno le frecce che hai!>>

    <<Le recupero dai cadaveri!>>

    <<Non ce la farai da sola. Tu pensa a colpire, io le recupero!>> e così i due fratelli iniziarono a eliminare uno a uno gli Z. Endena ringraziò che suo fratello avesse insistito che prendesse lezioni di tiro oltre che con la pistola anche con l’arco, e così riuscirono a diminuire gli infetti dalla piazza.

  Nel frattempo Dik era impegnato con il Nin-ja e si chiedeva come mai lo vedesse perdere tempo: non faceva altro che attaccarlo e un attimo dopo stava scappando via. Con la coda dell’occhio l’Alfa continuava a controllare i due fratelli che lottavano contro gli Z e si tranquillizzava ogni volta che li vedeva avere la situazione sotto controllo, anche se i rinati erano di gran lunga più numerosi. Non avrebbero resistito tanto, doveva farla finita con il suo nemico e aiutarli. Prese la rincorsa e con un ringhio saltò sul Nin-ja, il quale all’ultimo istante si spostò, si girò verso il portone e con tutta la sua forza alzò il pilastro che lo teneva chiuso e spalancò le porte.

  Endena che stava scoccando una freccia vide la scena: <<Merda ha aperto il portone!>> urlò, scoccò un altra freccia e con il piede toccò qualcosa di metallico per terra, un fucile mitragliatore.

  Lanciò l’arco al fratello prendendolo alla sprovvista, raccolse l’arma e salì di gran fretta su per le scale che conducevano sopra la balconata delle mura: stranamente non c’era nessuno ad attenderla. Si affacciò nel cortile interno: <<Sasa vai dietro l’auto!>> e iniziò a sparare.

  Con un caricatore riuscì ad eliminare tutti i Lich al primo colpo. Fece qualche passo indietro e trovò a terra altri due caricatori, probabilmente li avevano persi le guardie, ne caricò uno e l’altro se lo mise nella tasca della giacca e si affacciò all’esterno. Fuori vide una ventina di Lich che stavano avanzando verso l’entrata, prese la mira e sparò. Purtroppo stavolta non ne prese nemmeno uno, il Nin-ja aveva abbandonato Dik, aveva staccato una portiera di un auto abbandonata che era situata nelle vicinanze oltre il portone, e la usò come uno scudo e protesse così gli Z.

    <<Che significa?>> sussurrò incredula Endena.

  Dik si fiondò fuori sul nemico il quale fece cadere lo scudo e fissandolo grugnì qualcosa, l’Alfa gli prese la testa e riuscì a staccargliela. Endena non perse altro tempo e iniziò a sparare agli Z più vicini all’entrata e Dik la aiutò strappando le teste degli altri: continuarono così fino a che non ne rimase in piedi neanche uno. A quel punto la ragazza abbassò il fucile e fece un bel respiro di sollievo guardando l’amico lanciare in aria l’ultima testa, ad un certo punto lo vide voltarsi di scatto verso la foresta accanto, un ringhio disumano echeggiò nell’aria ed Endena volse l’attenzione in quella direzione e vide un ombra muoversi leggermente sopra a un grosso ramo di un albero. Quando la luce della luna fece allontanare il buio della notte su quel ramo, una bellissima ragazza in jeans corti con un top nero era appollaiata a fissare Dik. Portava lunghi capelli rossi raccolti in una coda alta, gli occhi erano rosso fuoco e tutto il suo corpo era ricoperto di vene viola.

  Un altro Alfa.

  Incominciò a ringhiare forte e a grugnire contro il ragazzo, il quale rimase zitto ad osservarla a lungo, dopo di che l’Alfa femmina si voltò verso Endena, la guardò un istante e saltò giù sparendo nell’ombra della vegetazione.

  Dik nel frattempo tornò normale, si guardò attorno ed entrò nelle mura, chiuse tirando a sé le porte della muraglia e le barricò. Rimase un po’ a fissare il pilastro ripensando a quello che aveva detto nella loro lingua l’Alfa femmina: <<Finalmente ti ho trovato, maledetto traditore! E noto che il mio Nin-ja è riuscito a portarti allo scoperto facilmente, e come uno scemo sei caduto nella mia piccola trappola. Ora, cosa pensi di fare? Tu non appartieni a loro e che tu lo voglia o no tornerai da noi strisciando. Sono qui per avvertirti, stiamo per arrivare.>>

  Endena scese la scalinata e gli corse incontro: <<Tutto bene?>>

    << sì…>>

  La  ragazza guardò le sue ferite, per fortuna tutte superficiali, si tolse la giacca e gliela pose.

   <<Non mi serve, non sento né freddo né caldo. Tienila tu piuttosto e comunque complimenti, hai una buona mira.>> disse osservando i cadaveri nella piazza.

    <<Chi era quella?>> domandò incuriosita.

    <<Chi?>> disse Sasa raggiungendoli con in mano ancora l’arco.

    <<Fuori c’era un’altra Alfa..>> spiegò la sorella.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Jessica Busollo
Mi chiamo Jessica Busollo e sono nata nel 1987. Vivo in provincia di Milano con la mia famiglia: un fantastico marito e due adorabili bambini. Oltre il lavoro e i bambini, quando sono libera, mi dedico alla lettura e a scrivere. Incoraggiata da mio marito ho iniziato a scrivere questo primo libro, frutto delle mie idee e dei miei sogni, sperando che sia il primo di tanti.
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