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L'incontro con Miele. Come un cane mi ha cambiato la vita

Miele e noi - Come un cane ci ha cambiato la vita
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Consegna prevista Novembre 2022

Luca è alla ricerca di un posto nel mondo: tra stati d’animo altalenanti, trascorre le giornate nella speranza logorante che qualcosa cambi. Finché, un giorno, fa irruzione nella sua vita Miele, un simpatico meticcio con un ciuffo di peli in cima alla testa e un mantello ispido, occhi grandi, un muso dolcissimo, barba e sopracciglia che gli donano un’espressione quasi umana.

Da quel momento, è un susseguirsi di vicende spassose, ma anche commoventi, di cui Miele è assoluto protagonista.

Con Miele sempre al suo fianco, Luca troverà una nuova serenità che lo condurrà a una vera rinascita, imparerà a lasciar andare preoccupazioni e affanni inutili, ad apprezzare il presente.

Perché ho scritto questo libro?

Questo libro nasce dalla richiesta della community di oltre 110mila persone che segue Miele sulla nostra pagina Facebook e che ha richiesto a gran voce un libro che ne narrasse le vicende.

Raccontare di Miele è un modo per fermare su carta i ricordi più belli con il mio compagno peloso e per coltivare la passione per la scrittura che mi accompagna da sempre.

Nel momento in cui accogliamo un cucciolo nella nostra vita, si instaura un rapporto tale per cui si diventa “una cosa sola”, fino a raggiungere una trasformazione interiore che ci fa scoprire migliori.

Quell’amore gratuito e incondizionato che Miele ha saputo donarmi, diventerà anche il vostro, racconto dopo racconto, sino al termine del viaggio.

ANTEPRIMA NON EDITATA

PROLOGO

Sono sconfortato, è innegabile.

Me ne sto nascosto sotto il piumone, terrorizzato dalle giornate che mi attendono.

Forse mi crogiolo nell’autocommiserazione, dovrei reagire, risolvere questa mia situazione: non riesco a trovare un lavoro, o sarebbe più esatto dire che quel mio ingente investimento in tempo, denaro, sacrifici e studi non ha ancora dato i suoi frutti, in quanto le possibilità che io venga assunto come insegnante sono scarse: i posti disponibili, anche per questo anno scolastico sono stati assegnati quasi tutti.

Con Francesca, la mia fidanzata, viviamo in un monolocale in affitto lontani dalla nostra città di origine, lei impegnata con lezioni da seguire ed esami universitari da sostenere, io vinto da stati d’animo altalenanti che mi vedono ora afflitto ora euforico.

Franci, come amo chiamarla, è sicura che un amico a quattro zampe potrà guarirmi.

“Un cane farà meraviglie per te!”, mi ripete di continuo.

Io sono alquanto scettico che ciò possa accadere e l’idea di dovermi occupare di un altro essere vivente mi angoscia. Non sono pronto: al pensiero di adottare una creatura indifesa, da proteggere e della quale avere la massima cura mi sento raggelare il sangue. E poi, la sua vita così breve rispetto alla nostra è un qualcosa di inaccettabile. Uno strappo, un addio tremendo che non riuscirei mai a superare, così come non ho ancora superato quello del mio compagno di liceo, che in un giorno cinereo se ne andò per sempre. E da allora mi sono chiuso in me stesso, in un pianto fatto di silenzi senza fine, privi di lacrime.

Nel cuore del mio cuore,
io ho scelto te.

(S. Lawrence)

LA SCELTA

“Ho cerchiato gli annunci che fanno al caso nostro”, esclama Franci con occhi che brillano. “Proviamo con questi. Parlano di cucciolate numerose e sembrano tutti intenzionati a regalare i cani”, mi soppesa per un istante, poi conclude eccitata: “Provo a fare qualche telefonata”.

“Mi sembra una scelta avventata!”, sbotto, “nessuno di noi due ha un lavoro. Adottare un essere vivente che dipende in tutto e per tutto da noi comporta una responsabilità che in questo momento non mi sento di affrontare”, affermo, quasi sottovoce, perché anche soltanto dover puntualizzare come la mia vita ancora non abbia trovato realizzazione, per un incarico come insegnante che tarda ad arrivare, mi fa soffrire oltre modo.

“Un cambiamento può scuoterti, sarai meno concentrato su te stesso e ciò ti gioverà, fidati di me”, mi dice Franci amorevolmente, scostandosi una ciocca di capelli biondi dal viso e rivolgendomi uno sguardo seducente.

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È palese che sta facendo tutto questo perché io riconquisti la serenità di un tempo e non è facile trovare la forza per replicare di fronte a questa sua prova d’amore, senza contare che quando si mette in testa una cosa non c’è modo di dissuaderla, ma non sono convinto che questa possa essere la soluzione migliore al mio stato d’animo di perenne avvilimento e scoramento.

“Nessuno ci costringe a fare questo passo, ma in ogni caso andiamo a vedere una di queste cucciolate. Potresti anche cambiare idea!”, esclama.

La partita è chiusa.

Fra le persone con le quali riusciamo a metterci in contatto, una ci colpisce più di tutte le altre. Si tratta di una ragazza che ci prega calorosamente di recarci a casa sua, e pure con una certa urgenza, perché dal tono della nostra voce ha percepito che siamo le persone giuste a cui affidare il suo cucciolo, quelle persone che stava aspettando da sempre.

“Ho ricevuto numerose telefonate”, ci dice, “negando a tutti un incontro, perché sono buddhista, riesco a sentire quando sta per verificarsi un fatto importante!”, e accenna a l’Enso (in giapponese, cerchio), un simbolo che unisce il visibile e l’invisibile, il vuoto e il pieno, il semplice e il profondo. Insomma, era in attesa che NOI la chiamassimo e ora è giunto il nostro momento. Considero tutto ciò davvero bizzarro e a tratti mi sento infastidito dalla sua insistenza. Allo stesso tempo sono incuriosito e sarà forse che mi sono lasciato suggestionare, ma un qualcosa dentro di me dice che devo recarmi a questo appuntamento o me ne pentirò per sempre.

Quando arriviamo all’abitazione, Giulia ci attende sulla porta d’ingresso. Ci sorride, esibendo una quantità di denti bianchissimi, in contrasto con i suoi capelli castano scuri, quasi corvini, lisci e lunghi fin sotto la vita, con un grosso fermaglio a forma di fiore di loto, segno di purezza e illuminazione, a raccoglierli su un lato della testa.

Ci fa accomodare in salotto, dove un barboncino bianco e un jack russell terrier a pelo ruvido si rincorrono gioiosamente.

“Presto potrete vederlo, ma prima lasciate che vi dica di lui!”, esclama Giulia spalancando gli occhi per la felicità, e ci racconta che il suo barboncino femmina, con quel caratteristico manto morbido e arricciato, ha avuto un’avventura con uno spinone di passaggio, dal pelo duro e ispido, e così è nato un simpatico e raro incrocio, quel cane che la Ruota dell’esistenza ha messo sulla nostra strada.

Mentre Giulia incomincia a illustrare le massime teorie buddhiste, la mia attenzione è assorbita da un uomo corpulento in un angolo della sala. È su una sedia a rotelle, con lo sguardo fisso sulla TV, e gesticola nervosamente ora con il telecomando ora con il telefono.

La conversazione tra Giulia e Franci continua, ma io non posso fare a meno di osservare gli strani comportamenti di quell’anziano signore che adesso perde l’equilibrio, brancola in avanti, dimena le braccia, senza riuscire a trovare alcun appiglio, e cade bocconi sul pavimento. Mi alzo di scatto per intervenire, quando un ragazzo mi precede risollevando con prontezza da terra il pover’uomo che in maniera spasmodica cerca di riacciuffare il telecomando e il telefono finiti chissà dove durante la pericolosa caduta.

Si tratta del padre di Giulia, uno stimatissimo neurochirurgo che, beffa del destino, è costretto da un male inguaribile a una vita simile a quella dei suoi pazienti.

“Trascorre intere giornate incollato davanti al televisore a seguire ogni tipo di televendita per poi ordinare gli oggetti che mano a mano vengono presentati”, ci dice Giulia sconsolata. E poi aggiunge che negli ultimi mesi si sono visti recapitare a casa materassi, panche per esercizi ginnici, gioielli di dubbio valore, e sono stati costretti a pagare la merce ordinata e a tenersela. Quando va meglio riescono a rimandarla indietro, con tante scuse.

“Sono desolato Giulia, spesso la vita è ingrata proprio con le persone migliori”, dico dispiaciuto. “Anche con noi finora non è stata foriera di belle cose, almeno dal punto di vista professionale, ma chissà, con questo nuovo inquilino che ci attende…”, faccio una pausa, come per rimarcare la nostra smania di poterlo incontrare. “tutto potrebbe cambiare in meglio!”.

Franci è sorpresa da questa mia ultima affermazione, visto che fino a poco prima mi ero dimostrato contrario alla sua proposta. Non ha forse inteso che io voglio sbrigare la faccenda il più in fretta possibile, per poi tornare a rinchiudermi di nuovo in casa e in me stesso, in quello stato di autocommiserazione che mi accompagna da un po’, mentre Giulia non è per niente toccata dalla mia richiesta, sebbene fatta con garbo. È ancora imbarazzata per la scena a cui abbiamo assistito e così ci fa segno di spostarci in cucina a gustare un buon caffè.

“Sapete”, attacca raggiante, “ho un’ambizione che mi accompagna fin da quando ero bambina: diventare un’attrice di cinema!”. I suoi occhi brillano, è visibilmente emozionata, poi un’ombra appare improvvisa lasciandola incupita e confusa.

“Mia madre e le mie sorelle non condividono questo sogno”, la sua delusione è palese. “Sono costretta a vivere per lunghi periodi lontana da casa, a Roma, ed è forse per questo che i miei familiari si preoccupano così tanto per me, ma nella capitale ho il piacere di frequentare molti attori italiani e di conoscerne i più piccanti pettegolezzi”, e nel pronunciare le ultime frasi ammicca maliziosa.

Cerco di dimostrarmi interessato a queste sue aspirazioni, ma la curiosità di vedere il cucciolo è senza dubbio più forte. Giulia sembra non accorgersene affatto, perché coinvolta dal racconto dell’ultimo lavoro cinematografico al quale sta prendendo parte: il seguito de Il pianeta delle Scimmie, il film di fantascienza che da adolescente mi aveva impressionato, con il mitico Charlton Heston e la scena della Statua della Libertà sommersa per metà in una spiaggia deserta di un pianeta Terra irriconoscibile.

“È fantastico essere nel cast di un film così importante!”, dice Giulia esaltata. Quest’informazione mi arriva di traverso, poi riesco a metterla a fuoco perché Franci mi rifila una gomitata per richiamarmi all’attenzione. Riemergo d’improvviso e, per dimostrarmi cortese, ma soprattutto con l’intenzione di tagliar corto, cito personaggi, ambienti e scene più significative del film in questione. Nel rievocare tutto ciò affiora la mia passione genuina per quel pezzo di storia in pellicola, ma anche per il cinema in generale.

“Quale ruolo ricoprirai?”, chiedo col massimo trasporto di cui in questo momento sono capace, dato che la mia esigenza è quella di poter vedere quanto prima il cane. “Ti assicuro che il giorno di uscita del film sarò in prima fila a vederti recitare”, infine dico, per chiudere il discorso.

“Interpreterò…”, prova a rispondere radiosa, ma non le lascio terminare la frase, per evitare che si perda in nuove e logorroiche chiacchiere.

“Ma certo! Sarai la signorina Stewart!”, la precedo convinto che si stia riferendo all’unica donna dell’equipaggio impegnato nella missione coraggiosa di scoprire altri pianeti abitati nell’universo.

“No, farò la comparsa!”, mi corregge perentoria. In definitiva, sarà dunque una delle tante scimmie che popoleranno il film e per questo motivo vestirà un costume di scena.

“Beh, se le cose stanno così, credo che non sarà facile riconoscerti…”. La frase mi esce monca perché Franci mi stende con una seconda gomitata, e stavolta non certo per invitarmi a partecipare alla conversazione.

Giulia non sembra far caso neppure a questo, non si scompone, ma continua a renderci partecipi di alcuni aspetti del mondo del cinema finché decide di cambiare improvvisamente argomento e opta per la sua recente conversione alla religione buddhista, mentre io e Franci ci scambiamo occhiate eloquenti. Di questo passo faremo mattino!

“La vita non è fatta di casualità, ma di una serie di circostanze collegate fra loro da un filo sottile”, ci dice con voce ipnotica, “le stesse circostanze che vi hanno condotto fino a me, per farvi incontrare e prendere in custodia questo adorabile cane”.

Già, il dolce e simpatico cane che ancora non siamo riusciti neppure a intravedere.

Mandiamo giù, insieme alle teorie buddhiste, un caffè oramai divenuto freddo perché rimasto dentro la caffettiera per il tutto il tempo occupato dai lunghi racconti di Giulia.

Rimango inebetito di fronte a questa situazione e vorrei reagire, perché a questo punto non sono più sicuro che questo cane esista, o che le scene a cui sto assistendo siano reali o frutto della mia fantasia, magari di un sogno, sì, perché incomincio a sentirmi sempre più confuso e debole, la testa mi gira, poi percepisco come un gran movimento e un frastuono e una gran boccata d’aria arriva a scuotermi improvvisa, come se fossi stato in procinto di affogare e di colpo fossi riemerso in superficie. Il senso di pesantezza e di estrema spossatezza se ne vanno a poco a poco. Nel preparare il caffè, in estasi per le sue storie, Giulia ha lasciato accidentalmente il rubinetto del gas aperto ed è arrivata provvidenziale sua sorella a spalancare le finestre del cucinotto sventando una tragedia.

Sono ancora stordito quando avverto che qualcuno mi sta leccando una mano.

Mi chino e scorgo sotto la mia sedia un batuffolo di peli da cui spuntano due occhi neri che mi fissano con tenerezza.

“È lui il cucciolo in attesa di una famiglia”, dice Giulia, mentre si alza per prenderlo in braccio raccomandando a me e a Franci di averne cura e di donargli tutto il nostro amore, dando per scontato che lo accoglieremo con noi.

Prima che io riesca a pronunciare una qualsiasi frase la nuvoletta protende una zampina e l’appoggia sulla mia mano, conquistandomi.

In tante occasioni mi è capitato di raccontare ad amici e conoscenti il modo in cui io e Miele ci siamo incontrati, perché è stato caratterizzato da un insieme di situazioni stravaganti e divertenti. Ma ogni volta, nel momento in cui affermo di averlo scelto, mi accorgo che c’è ben poco di vero in tutto ciò.

Quel giorno, in realtà, fu lui a scegliere me, quando con la sua zampa toccò la mia mano.

Un patto di fedeltà reciproca, che dura tuttora.

Il mio piccolo cane – un battito di cuore ai miei piedi.
(Edith Wharton)

MIELE

Un batuffolo di cotone, sì, sembra proprio un batuffolo di cotone per quanto è morbido e bianco il suo pelo, fatta eccezione per le macchie di un colore marrone chiaro che ricoprono già parte delle orecchie.

Nel corso degli anni i bambini lo accosteranno a una nuvola, mentre altri lo paragoneranno a una pecorella e più di una volta, durante le vacanze in montagna, ho immaginato di assistere alla scena singolare del cane del pastore pronto a riportare Miele all’ovile insieme al resto del gregge.

Con Franci abbiamo pensato a vari nomi: da un banale Rocky, a un bizzarro Benzina, ma alla fine Miele sembra proprio quello più adatto a lui. Il colore del pelo, il corpo esile, quegli occhioni che esprimono un mondo di tenerezza e quel suo atteggiamento delicato che lo fa apparire fragile e bisognoso di coccole, riportano subito alla mente il sapore dolce del miele, e così la decisione è presto presa.

È bello vederlo gironzolare tra le nostre cose, incuriosito da ogni oggetto e affaccendato ad annusare nuovi odori, anche se di spazio da esplorare ne ha ben poco, visto che abbiamo affittato un monolocale di venti metri quadrati.

Ecco la stanzetta con il letto e il piano cucina, ed ecco qua il piccolo bagno. Vedrai, caro Miele, ti sentirai al sicuro tra queste quattro mura!

La sua cuccia è per adesso una scatola di cartone, un tempo contenente gustose merendine, con un’apertura su di un lato e il fondo imbottito con asciugamani e stracci per permettergli di stare comodamente sdraiato.

Mi sento come se fossi diventato padre. Sono spaventato e a disagio. Un dubbio mi attanaglia: sarò in grado di accudirlo con amore facendolo crescere sicuro di sé? Un improvviso stordimento mi fa vacillare e un nodo arriva a stringermi la gola, ma Franci si fa subito al mio fianco sussurrandomi parole di conforto.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Luca Piergiovanni
Insegnante di Lettere alla scuola Secondaria di I grado. Esperto di Tecnologie dell’apprendimento. Collaboro con università, case editrici, centri di ricerca e aziende per la formazione del personale.
Grazie ai miei progetti didattici ho ricevuto prestigiosi premi, tra i quali la Medaglia del Presidente della Repubblica, riconoscimenti all’ambasciata italiana di Washington e all’ufficio cultura dell’Unione europea a Bruxelles. Mi è stata conferita l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
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