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L’urlo dell’odio

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Consegna prevista Novembre 2024
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Il Detective Pietro Trevisani è il migliore nel suo campo, l’attenzione e la cura con cui segue i suoi casi lo posiziona uno scalino sopra gli altri, ma a volte, purtroppo, si affoga in un bicchiere d’acqua. Uno sbaglio irreversibile gli tormenta la coscienza e lo fa sprofondare nell’abisso. Così costretto a cambiare aria, viene mandato a Todi, una piccola città nel cuore verde dell’Umbria, per riscattarsi e combattere i propri fantasmi. Indagherà su una serie di efferati omicidi e scoprirà che sui corpi ritrovati vengono incisi dei strani simboli. Un puzzle criptico e oscuro attende qualcuno che rimetta in ordine i tasselli. Pietro dovrà fare una corsa contro il tempo per sventare le follie di un pazzo omicida prima che sia troppo tardi.

Perché ho scritto questo libro?

Ho sempre amato i libri che catturassero la mente. Credo che il genere thriller ha lo scopo di coinvolgere il lettore attraverso la tensione psicologica, spronandolo a continuare a leggere per scoprire cosa succede pagina dopo pagina.

ANTEPRIMA NON EDITATA

«Non si vede ancora nessuno Pietro, forse è meglio richiamare i nostri uomini»

«No, arriverà sicuramente, deve concludere il suo affare a breve altrimenti andrà tutto in malora».

Eravamo rinchiusi in quella macchina da ore al freddo della notte, mentre i nostri colleghi erano là fuori in attesa di catturare lartefice del rapimento;

«Pietro ci sono troppi agenti in borghese, il rapitore non è uno stupido, non si avvicinerà mai alla macchina per prendere la valigetta con il riscatto, la cosa puzza, richiamiamo tutti e continuiamo a sorvegliare da lontano»

« Assolutamente no, dobbiamo farci trovare pronti quando arriverà, se ci sfugge sarà la fine per la moglie di Corsi»

«Se restiamo fermi su questa posizione allora si che morirà! Pietro questo non scherza, ha già recapitato al marito un dito della moglie per fargli capire chi comanda e per ottenere dei soldi, se intuisce che siamo qui appostati per catturarlo gliela rimanda a pezzi»

«Per questo che dobbiamo fermarlo subito! Sono io che prendo le decisioni qui e io dico che dobbiamo rimanere fedeli al piano prestabilito».

Vidi lagente ormai rassegnato e stanco di continuare a sbattere contro un muro, si riposizionò comodo sul sedile e tornò a guardare fuori per monitorare gli eventi. Avevo anni di esperienza in appostamenti, doveva fidarsi di me, se fossi riuscito a risolvere questo caso avrei finalmente riconquistato la fiducia di tutti, non potevo sbagliare.

Attendemmo unaltra ora, le nostre esche erano sparse lungo la strada, alcuni seduti al pub, altri a fumare sulle panchine, e qualcuno che fingeva di amoreggiare dentro a un vicolo, tutti in attesa che qualcuno si avvicinasse alla Mercedes per prendere i soldi. La macchina era parcheggiata lungo la strada come aveva richiesto il rapitore e apparteneva al Signor Corsi, laveva lasciata lì aperta e poi se ne era andato via come gli avevamo ordinato, era stato riportato in centrale in attesa di ricevere aggiornamenti da noi.

D’un tratto la radiolina che era rimasta muta fino a quel momento iniziò a parlare Detective un uomo in tenuta sportiva si sta avvicinando, ha appena svoltato dal vicolo

Aguzzai la vista per intercettarlo, finalmente riuscii a vederlo, era in tenuta sportiva: indossava leggings attillati neri e una maglietta termica giallo fosforescente, il viso era coperto da un passamontagna che impediva di riconoscerlo, era una buona copertura

Tenetelo docchio, forse è il nostro uomo, fatevi trovare pronti avete capito?

Certo!

L’uomo stava andando proprio in direzione della macchina, avevo il cuore a mille, posizionai una mano sullimpugnatura della pistola e una sulla maniglia dello sportello, volevo essere io il primo a prenderlo, volevo prendermi tutto il merito della cattura.

Si stava avvicinando, 5 metri… 3 metri… intanto la mano stringeva sempre di più l’arma, vidi che tutti i miei colleghi erano in allerta, 1 metro… poi, luomo oltrepassò il veicolo con nonchalance, la rabbia iniziò a bollire dentro di me, mi era sbagliato

È solo uno che va a correre dopo cenagracchiò la radiolina, nel tono della voce sentii lennesima delusione tra le parole.

Mentre vidi luomo che si allontanava notai che inciampò sopra un tombino, perse lequilibrio per qualche secondo e iniziò a camminare a gattoni per non cadere, poi riprese la sua andatura sparendo poco dopo dietro una curva, peccato pensai, potevo farmi una risata se ti fossi spiaccicato a terra.

Ok, per sta sera basta così” dissi alla radiolina Il nostro uomo ha deciso di non farsi vedere per questa notte, rientriamo in centrale e facciamo rapporto

«Forse lha già uccisa, e noi siamo qui a seguire i fantasmi»

«Non credo, lui ha bisogno dei soldi e finché non li avrà l’ostaggio gli serve vivo, tu torna in centrale con questa macchina, io prendo quella di Corsi»

«Ok Pietro, il Comandante non sarà felice di com’è andata»

Lo guardai, non risposi e scesi dallauto. Laria fredda della notte iniziò subito a pizzicarmi le guance, la rabbia che avevo prima si trasformò in delusione quando vidi i volti dei miei colleghi guardarmi con disprezzo; era lennesima delusione che gli avevo dato, mi sentivo come dentro ad un pozzo, ogni volta che penso di vedere il fondo scopro che posso ancora precipitare più in basso.

Ignorai tutti e mi avvicinai alla macchina, mentre camminavo vidi il tombino dove prima luomo era inciampato, notai qualcosa sopra, così oltrepassai anche io lauto e mi avvicinai per capire cosa fosse: un pezzo di carta giaceva a terra ben ripiegato, sbarrai subito gli occhi, sentii i muscoli tirarsi per la tensione, mi chinai per raccoglierlo, lo spiegai lentamente, era quello che pensavo, adesso siamo nella merda

Sbirri bastardi credete davvero che io sia così stupido da cadere in un trucco da film scadente? Ditemi, adesso quale parte del corpo preferite che vi impacchetti?”.

Tornato a casa le mani mi tremavano, corsi subito in bagno e aprii il mobile accanto allo specchio dove erano riposti i medicinali, il mio psicanalista si era raccomandato di seguire il giusto dosaggio di psicofarmaci per non abusarne. Presi la scatolina di Tavor poi quella di Xanax, le aprii e ne feci cadere un mix sulla mano, aprii lacqua del rubinetto e iniziai ad ingoiarle un poper volta, volevo smettere di pensare e di stare male. Alzai gli occhi, mi vidi riflesso nello specchio, quello non ero io. Avevo il viso pallido come un lenzuolo e zuppo di sudore, solo le labbra donavano quel poco di colore roseo che mi distingueva dallessere un morto, sentivo gli occhi stanchi, le tempie iniziarono a tamburellare e tutto intorno a me girava come una giostra, le gambe dun tratto cedettero e crollai a terra addosso alla porta.

Corro… corro senza sosta, senza sapere dove andare, vedo che nella mano ho una pistola, che cosa ci devo fare? Poi alzo lo sguardo: sono in mezzo ad una strada che sembra infinita,

vedo di fronte a me unombra nera, anche lei sta correndo, così miro per colpirla e inizio sparare, uno, due, tre, ma non riesco a prenderla, ho il fiato corto e inizio a rallentare, lei invece corre veloce come se non sentisse minimamente la fatica; si allontana sempre più da me fino a quando la vedo sparire nel nulla, mi fermo, cado in ginocchio stremato dalla fatica. Quando il rumore dei miei respiri inizia ad attenuarsi sento un rumore, qualcuno sta piangendo, credo sia una donna, mi guardo in torno ma non vedo nulla, ma il pianto si fa sempre più forte, come se si stesse avvicinando, metto le mani sulle orecchie perché quel suono si sta facendo fastidioso, irritante. Poi dun tratto uno sparo potentissimo.

Apro gli occhi, la luce mi brucia la vista, ma li costringo a restare aperti, sono ancora vivo, era un brutto incubo, lennesimo. Provo ad alzarmi lentamente, mi aiuto aggrappandomi al lavandino, sento un forte dolore dietro la testa, allungo la mano sopra i capelli e sento una protuberanza, mi sono fatto un bel bernoccolo. Che ore sono? Da quanto tempo sono rimasto svenuto a terra? Prendo il cellulare che avevo in tasca, lo sbocco e trovo quaranta chiamate del Commissario Baccagli, erano le 16:45 del pomeriggio, avevo passato più di dodici ore in queste condizioni! Trovo anche un suo messaggio, lo apro Vieni subito in centrale!. Nonostante io e Marco Beccagli eravamo amici, da molto prima che fossimo colleghi, ma il suo tono non sembrava per niente amichevole. Decisi di andare subito, zoppicando mi avvicinai alla porta, presi la giacca e uscii.

Non riuscivo a guidare, ero ancora stordito dal mix di farmaci che avevo preso la sera prima, forse un buon caffè mi avrebbe aiutato un po, tanto la ramanzina me la sarei presa comunque, altri cinque minuti di ritardo non avrebbero cambiato la situazione. Accostai lungo la strada, vicino ad un piccolo bar con un insegna rossa con la scritta Galletti’s Bar”: allinterno si vedeva molta gente uscita dagli uffici che si riuniva per un aperitivo, entrai anche io. Il frastuono di chiacchiere e risate mi rimbombò nelle orecchie, invidiavo quella spensieratezza nei loro volti, mi avvicinai al bancone

«Salve, posso avere un caffè corto? Grazie» «Buonasera signore, arriva subito»

Il barista si mise subito allopera, mi porse il piattino con la tazzina davanti. Iniziai a sorseggiare, il sapore amaro ridestò i miei sensi, mi sentivo come un vecchio motore che dopo vari tentativi finalmente era riuscito ad accendersi.

«Mi scusi…»

Sentii alle miei spalle, mi voltai di scatto per capire chi fosse, una donna che prima avevo notato fare laperitivo insieme ai suoi amici si era avvicinata a me, il cervello iniziò subito ad associare il suo volto a qualcuno che conoscessi, ma non riuscivo a capire che fosse e non so cosa voleva da me, così glie lo chiesi

«Buonasera, ci conosciamo?»

«No no, mi scusi se la disturbo, e che lei mi sembra quel Detective famoso che è riuscito…»

«No si sbaglia, arrivederci» non le lascia finire la frase, sapevo già dove sarebbe andata a parare. Misi la mano in tasca e raccattai tutti i spicci che avevo, li lasciai sul balcone e me ne andai, la donna mi guardò sbigottita e tornò al tavolo dai suoi amici.

Arrivato alla centrale attraversai il corridoio, ogni collega la dentro mi fissava come fossi un fenomeno da baracconi, mi diressi di corsa alla mia scrivania, sapevo che dovevo andare nellufficio di Beccagli ma avevo bisogno di un minuto. Mi sentivo come un appestato nel 1576 a Venezia, sentivo addosso il disgusto di tutti nei miei confronti

«Pietro» mi disse lagente con cui ero stato in appostamento ieri sera «Si»
«Il Commissario ti sta aspettando nel suo ufficio»
«Tra un povado»

«Subito»

Bussai due colpi, la risposta non attese molto ad arrivare «Avanti», entrai. Vidi Beccagli seduto alla scrivania mentre stava parlando al telefono, mi indicò con il dito di mettermi seduto difronte a lui, così mi accomodai. Avrei voluto tanto che quella telefonata non finisse mai, lo vedevo che parlava mentre guardava fuori dalla finestra che era alle sue spalle. Evitò di guardarmi per tutta la durata della chiamata, poi quando concluse il peso dei suoi occhi piombò su di me «Pietro ma che cazzo hai nella testa?»

«Io…»

«FAI SILENZIO!» non lo avevo mai visto così incazzato, solitamente era sempre un tipo composto e pazziante e raramente perdeva le staffe

«Ieri sera hai fatto una cosa stupida, hai messo in serio pericolo la vita della persona sequestrata, adesso abbiamo le spalle al muro, in attesa della decisione di un folle che spedisce pezzi di corpo al marito. Sai con chi stavo parlando? Con il suo avvocato! Ci vuole far causa per nel condotta delle indagini»

«Marco io ho fatto il mio dovere, volevo quanto te riuscire a fermare quel pazzo, ho preso tutte le precauzioni possibili per essere pronto a fermarlo»

«Sai qual è il colmo per un Detective? Farsi scoprire» la battuta era veramente di cattivo gusto, ma purtroppo era vera «Perché hai ignorato il consigli del tuo collega?»

«Perché ero io a capo delloperazione, non dovevo certo prendere ordini da qualcuno…»

«Non erano ordini! Era un consiglio che una persona lucida avrebbe per lo meno valutato i pro e i contro, invece tu sei stato testardo e hai mandato tutto a puttane. Adesso non sappiamo se ci ricontatterà più»

«Certo, vuole i soldi, chiamerà ancora»

«Ma non vuole finire in galera, se capisce che il gioco non vale la candela la ucciderà e sparirà dalla circolazione, non avevi pensato a questa conseguenza?»

Rimasi in silenzio, anche perché avevo finito i possibili appigli a cui aggrapparmi

«Senti Pietro, siamo amici da tanto tempo e io sono preoccupato per te, hai laspetto di un morto che cammina e non riesci più ad essere lucido nel seguire un caso»

«Dove vorresti arrivare?» «Devo toglierti il caso Corsi»

«Che cosa?! Ho seguito tutto dallinizio e sai di che cosa sono capace! Non puoi farmi questo, finirai per distruggere tutta la mia carriera»

«Tanto se non te lo tolgo io lo farà Corsi, principalmente è lui che non ti vuole più a comando delle operazioni, io lo sto solo anticipando»

«Questa doveva essere la mia rinascita, adesso che farò

Vidi che aprì il cassetto di fianco alla scrivania, tiro fuori una cartella rossa e una busta, me la pose davanti

«Verrai traferito momentaneamente a Todi, affiancherai altri colleghi con un caso che gli sta dando molte rogne»

«E dove cazzo sta Todi?!» la notizia mi scioccò

«Sta in Umbria, starai lì per tutta la durata dellindagine, le tue doti saranno molto utili laggiù, ho già parlato con il Commissario Greco, è ben accetto di avere una mano in più»

«Mi stai cacciando da Milano, non ho diritto di replica in questa storia!»

«Ti sto dando lopportunità di cambiare aria, dopo il caso… lo sai, non ti sei mai più ripreso, forse andandone via di qui riuscirai a riprenderti»

«E quando dovrei partire?»

«Questa notte, questi sono i biglietti del terno» indicando la busta «Sarai giù in mattinata, e questi sono i documenti sul caso. Ti auguro il coraggio di ricominciare da zero Pietro» non risposi, presi tutto e me ne andai.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. Maddalena Gimignani

    Ho avuto la fortuna di poter essere la prima a poter leggere questo romanzo e ne sono rimasta stupefatta, ogni capitolo ti lascia con la voglia di leggerne un altro, lo consiglio a tutti gli amanti del genere (e non)!

  2. Un libro coinvolgente, che tiene con il fiato sospeso! La grande descrizione dei personaggi ti da la possibilità di immaginarli sia nel loro aspetto fisico che nel lato del carattere. Anche i luoghi sono descritti in modo molto dettagliato e questo offre la possibilità di crearsi una piantina mentale dei luoghi in cui si svolgono le vicende. Consiglio la lettura di questo libro per tutti gli appassionati del genere!

  3. (proprietario verificato)

    Un libro che una volta preso in mano non riesci a smettere di leggere! Consigliato

  4. (proprietario verificato)

    Ottimo libro!! Molto coinvolgente…

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Marina Giontella
Mi chiamo Marina Giontella nata Todi nel 1993, sono cresciuta in un piccola paese di montagna chiamato Camerata, poi nel 2021 mi sono trasferita a San Rocco Basso. Mi sono diplomata all’Istituto Ciuffelli per Geometri. Attualmente lavoro come commessa in un forno/pasticceria a Todi. Leggo molti generi diversi, ma prediligo più i thriller.
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