Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Maschera d'asino

Maschera d'asino
65%
71 copie
all´obiettivo
68
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Giugno 2023
Bozze disponibili

In una fredda sera di Dicembre, sul sentiero che da Berceto porta al Passo della Cisa, lungo il cammino parmense della via Francigena percorsa dai pellegrini, tre giovani amici fanno una scoperta sconvolgente.
Così una telefonata alla questura di Parma coinvolge il commissario Baldi e la sua squadra investigativa in una nuova indagine, dove il male toglie l’ultimo respiro alle sue vittime con agghiacciante violenza, ma si maschera con modi eleganti e non si fermerà fino a quando non avrà trovato l’unica in grado di distruggerlo.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto la seconda indagine del commissario Baldi e della sua squadra investigativa non solo perché mi sono affezionata ai personaggi, ma anche per descrivere altri luoghi della provincia di Parma (e non solo), che hanno ispirato gli avvenimenti che li vedranno protagonisti. Non manca un riferimento alla letteratura, questa volta è la poesia italiana della prima metà del Novecento.

ANTEPRIMA NON EDITATA

1

                                                                                     “Omnia vincit Amor et nos cedamus amori”.

                                                                                                                                                     Virgilio, Bucoliche X,69

Un rumore sordo interrompe il lavoro dell’uomo che sta verniciando un’ asse ricavata da un tronco di pino, “diventerà una panca, e sicuramente don Cesare la metterà nella stanza dell’oratorio” pensa  soddisfatto. Il rumore si ripete una seconda volta più forte della prima. L’uomo va verso la porta e la apre: il passato torna come una bufera tempestosa.

“ Ermanno, il falegname o… il grande attore”.

  Entra, puoi anche mettere via la pistola, sapevo che prima o poi avrei smesso di fuggire”.

“ I conti si pagano, anche con gli interessi”.

“ Sono pronto”.

“ Perché ti sei voluto immischiare?”

Continua a leggere

Continua a leggere

“ Perché l’amore vince tutto”.

“ Belle parole, poetiche. Ma non ti salveranno”.

“ Non ho paura”.

“ Lei dov’è?”

“ Al sicuro”.

“ La troveremo. Ma tu non potrai fare più niente . Usciamo adesso, prima però brindiamo al tuo ritrovamento. Hai un bicchiere? Ho portato il liquore delle grandi occasioni”.

Ermanno porge all’uomo il bicchiere e l’uomo versa il liquido chiaro da un’elegante fiaschetta che estrae dalla tasca del giaccone. Mentre beve, Ermanno si guarda intorno, i libri di don Cesare sono in ordine sul tavolo, li troverà facilmente, la panca deve essere solo inchiodata, lo faranno i ragazzi dell’oratorio, e lei…lei saprà la verità solo quando tutto questo sarà finito.

2

“ Cammina cammina  ho ritrovato il pozzo d’amore”. “ Questa è la felicità” pensa don Cesare, mentre appoggia il libro di poesie di Ungaretti aperto sul tavolo e prende in mano il bicchiere di vino rosso frizzante. Nella piccola sala della canonica il camino è acceso e in sottofondo una melodia al pianoforte di Ludovico Einaudi riempie il silenzio. Per il sacerdote è un rito, la sua mezz’ora di pausa quotidiana in compagnia del suo poeta preferito.

Don Cesare ha trentaquattro anni ed è stato nominato da un anno parroco a Berceto, un piccolo centro dell’Appennino parmense. Il suo destino, pensava lui, era quello di diventare professore di Lettere in qualche liceo della provincia, poi a venticinque anni la sua vita aveva preso una strada diversa. “Dio mi ha fatto un regalo, mi ha chiesto di lavorare per lui” diceva sempre a chi gli chiedeva come mai avesse fatto quella scelta.

La quiete del tardo pomeriggio viene interrotta dal campanello della porta che suona con insistenza.

“ Arrivo, un attimo”.

“ Don Cesare, apri, apri”.

“ Ragazzi cosa sta succedendo? Cos’è tutta questa agitazione?”

“ Vestiti don, mettiti anche gli scarponi devi vedere una cosa subito”.

“ E’ uno scherzo? Dai ragazzi”.

“ No, vieni!”

Don Cesare si infila gli scarponi e la giacca a vento e segue i tre giovani che, passando sulla strada in ciottoli della via Francigena, raggiungono il sentiero che porta al Passo della Cisa.

“ Ragazzi se è uno scherzo…”.

“ Vieni don ci siamo quasi”.

“ Ecco, guarda”.

Al centro del sentiero, sullo strato fitto di foglie, c’è un grosso masso. Poi i ragazzi accendono le torce dei loro cellulari e lo illuminano : è un corpo immobile.

“ Oh Signore! Ma cosa gli è successo?” dice il sacerdote sconvolto.

Don Cesare si avvicina di qualche passo e nota che la testa dell’uomo è coperta con una maschera d’asino, il corpo è completamente nudo, piegato in posizione fetale. Il sacerdote fa un segno di croce sul cadavere senza toccarlo.

“ Claudio, lo ha visto qualcun altro oltre a voi?”

“ No, don. Lo sai che d’inverno a quest’ora non ci passa nessuno dal sentiero della Cisa”.

“ Va bene ragazzi. Devo chiamare un amico, speriamo sia ancora in polizia, voi tornate a casa e per qualche ora non dite niente a nessuno”.

“ Pronto, Riccardo?”

“ Sì, chi parla?”

“ Ciao sono Cesare Lolli. Ti ricordi?”

“ Cesare, ma certo, il nostro grande alzatore. Come stai? Scusami ma non avevo salvato il tuo numero.”

“ Non preoccuparti. Sto bene, grazie. Senti sei ancora in polizia?”

“ Sì, qualcosa non va?”

“ Ecco… sono a Berceto e abbiamo appena trovato il corpo di un uomo, è nudo e indossa una maschera. Dimmi cosa devo fare”.

“ Calmati Cesare, ascolta informo il commissario Baldi e arriviamo. Tieni il cellulare a portata di mano, non toccare niente e non fare toccare niente a nessuno”.

“ Grazie Riccardo”.

“ Ci vediamo tra un’ora”.

Montero entra nell’ufficio del commissario, informa rapidamente lui e l’ispettore Ruggeri del contenuto della telefonata appena ricevuta.

“ Montero andiamo a Berceto, dall’auto informiamo la Asoli. E’ inutile portare il vice procuratore con noi, quando non sappiamo con chiarezza cosa sia successo, inoltre dobbiamo chiamare la scientifica e il medico legale”.

“ Chi è Cesare Lolli?” chiede l’ispettore.

“ Eravamo compagni di squadra, giocavamo nella Volley Tricolore di Reggio Emilia lui era un ottimo alzatore. Ricordo che voleva fare il professore di italiano, e suonava la chitarra da dio”.

“ Dove ci aspetta?”

“ In piazza, al pub”.

Giunti a Berceto, i tre colleghi entrano nel pub, su un piccolo palco un gruppo di musicisti sta facendo le prove di un concerto. Montero si guarda intorno poi osservando il chitarrista del gruppo riconosce Cesare anche se ora i suoi capelli mossi gli sfiorano il collo e gli circondano il viso.

“ Eccolo là” fa segno Montero agli altri due.

Appena la canzone termina, Cesare affida la chitarra ad un altro musicista e si dirige verso Montero. I due salutandosi, si danno una reciproca pacca sulla spalla poi Riccardo dice “ Cesare ti presento il commissario Baldi e l’ispettore Laura Ruggeri”.

“Piacere Cesare Lolli, ma per tutti qui sono solo don Cesare”.

“ Cosa?!”

“ Sì Riccardo sono un prete, cioè sono il parroco di Berceto”.

“ Ma dai, e i capelli? Sei un prete veramente rock”.

“ Riccardo vedo, con piacere, che non sei cambiato per niente, ma venite vi mostro il posto e…il resto”.

Il sacerdote accompagna i tre colleghi sul sentiero in cui si trova il cadavere.

“ Don Cesare ha trovato lei il corpo?”, chiede il commissario.

“ No, tre ragazzi dell’oratorio che mi sono venuti a chiamare subito”.

“ Li dobbiamo interrogare”.

“ Certo commissario, li faccio venire in canonica”.

“ La maschera Deniz, hai notato? Copre tutta la testa. Qui intorno mi pare tutto molto ordinato, troppo, come se le foglie e la neve fossero state sistemate ad arte”.

“ Sì, hai ragione Laura”.

“ Sta arrivando la scientifica con il medico legale. Vado loro incontro”.

“ Va bene, Montero”.

3

“ Dottor Vasari, buonasera”.

“ Caro Baldi, che bel posto per incontraci, come due pellegrini penitenti”.

“ E’ sempre un piacere per me. Cosa ci può dire? Può ipotizzare l’ora e la causa della morte? Vorrei che la scientifica potesse togliergli la maschera dalla testa”.

“ La temperatura qui è sotto zero, ma la rigidità del corpo non deriva solo dal freddo, mi fa pensare che ci sia una stretta relazione con la causa della morte. Non ci sono segni di arma da fuoco o da taglio, penso ad un avvelenamento ma sarò più preciso dopo l’autopsia. Può fare togliere la maschera a questo poveretto”.

Un agente della scientifica si avvicina al corpo e toglie delicatamente la maschera dalla testa.

“ Commissario guardi qui”, il medico legale continua “ è stato picchiato con molta violenza, il volto è completamente tumefatto ma non si è difeso, le sue mani non hanno graffi o tracce di sangue. Si sono accaniti su di lui”.

“ Grazie, dottore. Lo hanno torturato. Montero fai avvicinare don Cesare vediamo se lo conosceva”.

L’agente scelto chiama il sacerdote che si trova ancora oltre la zona delimitata con il nastro bianco e rosso.

“ Cesare puoi venire. Mi dispiace, ma devo chiederti se per caso riconosci quest’uomo”.

L’uomo avanza seguendo il poliziotto, e si ferma per qualche istante ad osservare il volto cianotico e gonfio del corpo senza vita, ancora adagiato sul tappeto di foglie e neve.

“ Oh, no, non può essere…è , credo che sia Ermanno il custode della Madonna della Guardia. E’ che ridotto così io non…scusatemi” don Cesare si allontana mentre il commissario fa un cenno a Montero di seguirlo per non lasciarlo solo.

“ Va bene, direi che possiamo andare”, dice il commissario rivolto all’ispettore.

“ Sentite, dice il sacerdote, venite in canonica, abbiamo bisogno di scaldarci, stanno arrivando anche i ragazzi”.

Don Cesare prepara la tavola, taglia un salame, scalda il pane fatto in casa e appoggia  una bottiglia di vino rosso frizzante. “ Lo so è tardi ma questo ci scalderà. Commissario, siete ancora in servizio o potete fare una strappo alla regola?”

“ Possiamo, dice Baldi con gli occhi della fame, è passata da poco l’ora di cena”.

I tre ragazzi raccontano ai poliziotti che avevano deciso di camminare lungo il sentiero del Passo della Cisa, sapendo che non avrebbero trovato anima viva, d’inverno non è frequentato dai pellegrini che camminano lungo questo tratto della antica via Francigena che conduce verso Roma. I tre amici,  a causa dello studio universitario non si vedevano da un po’ di tempo, per cui si erano organizzati per passare insieme quel pomeriggio. Il corpo lo avevano trovato al rientro ed erano corsi subito da don Cesare.

“ Sono tre ottimi ragazzi, posso garantire io per loro, dice il sacerdote, quando non sono impegnati con lo studio mi danno una mano in oratorio, sai Riccardo, si gioca a pallavolo, e si impara a suonare la chitarra. Vorrei però dirvi chi era Ermanno…non posso ancora crederci”.

“ Ermanno e poi?” chiede l’ispettore.

“ Ermanno Brogi, risponde il giovane parroco, era arrivato qui la settimana di Pasqua, sembrava uno dei tanti pellegrini che io incontro in primavera e soprattutto d’estate. Mi disse che cercava un posto tranquillo dove fermarsi per qualche tempo, era solo ed era disponibile a fare qualsiasi lavoro per guadagnare qualche euro. Era vestito in modo semplice quasi dimesso. Così gli ho offerto il monolocale vicino alla Madonna della Guardia,  teneva in ordine il santuario e lo chiudeva tutte le sere poi dava una mano dove capitava”.

“ Sai da dove veniva?”

“ No Riccardo, diceva che prima o poi mi avrebbe raccontato perché era arrivato qui, ma non ha fatto in tempo”.

“ Che idea si era fatto di lui?” chiede l’ispettore.

“ Un uomo buono ma molto solo. Ermanno la cercava la solitudine, era cortese con tutti ma non parlava con nessuno. Qualche volta lo invitavo a pranzo in canonica e lui desiderava che gli parlassi dei poeti della letteratura italiana che amava, gli ho prestato molti libri era un lettore appassionato”.

“ Bene don Cesare, grazie. Noi torniamo qui domani mattina verso le dieci e mezza e le chiedo di venire con noi lungo il sentiero della Cisa, ci potrà dire se nota qualcosa di diverso rispetto al solito e vorrei vedere il monolocale dove viveva Ermanno”.

“ Certo commissario, ma a una condizione”.

“ Dica”.

“ Possiamo darci del tu? Se a lei non dispiace si intende”.

“ Molto volentieri Cesare, mi chiamo Deniz”.

“ Grazie Deniz, lo stesso vale per l’ispettore?”

“ Sì, naturalmente.” dice Laura sorridendo.

“ Vi aspetto domani allora”.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Siamo tutti con il fiato sospeso in attesa che si rivelino i dettagli della seconda indagine del commissario Baldi: quali misteri dovrà risolvere questa volta?

Aggiungere un Commento

Condividi
Tweet
WhatsApp
Barbara Spotti
Sono nata e vivo a Salsomaggiore Terme in provincia di Parma, insegno da moltissimi anni Lettere nella scuola superiore, sono sposata e ho due figli, Marco ed Elena, la lettura, il mare e scrivere sono le mie grandi passioni. Scrivo spesso ascoltando la musica mi aiuta a concentrarmi, mi piace descrivere luoghi reali in cui la libertà dell'immaginazione fa accadere l'impensabile.
Barbara Spotti on FacebookBarbara Spotti on Instagram
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie